![]()
![]()
La
farfalla uscì dal suo bozzolo in cui credeva di rimanere racchiusa per sempre,
destinata ad osservare quello che la circondava attraverso le pareti
semitrasparenti che la tenevano prigioniera. Aguzzava la vista, l'udito e la
propria sensibilità, provava sempre nuovi bramosi desideri per quel mondo che
non sembrava poterle essere concesso. Ah, se solo potesse... I suoi sensi si
esaltavano...
Ma
un giorno forse aiutata da qualcosa che lei stessa non è in grado di
identificare, il bozzolo che la teneva prigioniera si schiude. Vola libera verso
quello che aveva sempre agognato e sembrava non poterle essere accordato.
Può
finalmente attingere in prima persona attraverso la sua nuova vita... E' bella,
colorata e dispensa felicità tutt'attorno; è felice. Ma non è preparata a
riconoscere quello che la circonda per quello che è in realtà. Si trova adulta
con la corazza di una bambina in un mondo adulto che ha costruito con il tempo
le proprie difese spesse come una corazza di acciaio. E' una preda facile. Le
sembra che il mondo intorno la accolga ansioso, perché sembra abbattere le
stesse difese che hanno poi inaridito tutto quanto, grazie alla sua ingenuità.
Basta una carezza uno sguardo per farla sentire così importante e accettata,
lei che pensava non "essere nulla"...
E
vola, vive, vuole assaporare tutto e si dona senza riserve, fino a dimenticarsi
che la sua vita è fragile e breve, del tutto.
Un
cervo volante, che non godeva dagli altri della bellezza e leggerezza della
farfalla, abituato dietro la sua spessa corazza a ritagliarsi una vita lottando
per la sopravvivenza con le sue robuste corna che lo rendevano ancora più
brutto di quanto il suo corpo monocolore già non bastasse, aveva, attraverso un
percorso diverso sviluppato anch'esso una grande sensibilità. Osservava da
lontano la farfalla volteggiare leggera... Lui per cui volare significava dolore
ed era necessario tuttalpiù per mettersi al riparo da qualche insidia che lo
minacciava, sapeva sì apprezzare il volo di quei colori nell'aria.
Grazie
all'ingenuità della farfalla che riusciva a trovare qualcosa di interessante in
ogni cosa gratificando se stessa e alleviando così il grande dolore di un tempo
presente in qualche angolo ancora dentro di lei, il cervo volante ebbe il
coraggio di rivolgerle la parola.
Era
già l'estasi per lui. La farfalla amava ascoltarlo, acquisiva esperienza e
sicurezza da lui che, a sua volta sentiva la sua vita per questo meno inutile.
Il
cervo s'innamorò profondamente della farfalla, ma aveva molti dubbi per quando
lei si allontanava per volteggiare nell'aria attratta da un profumo o perché
non si sentiva abbastanza all'altezza di sostenere la sua bellezza. Fece del suo
meglio per dispensarle consigli, conferme e coraggio e proteggendola da alcuni
attacchi ricevuti.
C'era
però ancora tanto mondo da scoprire che attirava la farfalla, sì il cervo le
era stato d'aiuto e avrebbe dato la vita per lei, ma sentiva che ormai aveva già
acquisito la giusta esperienza per volteggiare leggera ed arricchirsi
maggiormente, senza dovere "dipendere dagli altri"...così come aveva
sempre dipeso dal suo bozzolo...
Non
riconosceva che a volte era il vento a portarla con se, pensando al contrario di
avere lei provveduto a spostarsi di sua iniziativa fino a trovare uno splendido
nuovo fiore su cui posarsi.
A
questo contribuiva altresì il fatto che a volte riconoscesse effettivamente un
pericolo in tempo e non le occorresse poi molto per tornare ad accucciarsi sotto
le grandi corna del cervo volante al sicuro. Smise poi di ringraziarlo per
questo, perché in fondo lei le concedeva già le sua presenza così acclamata
da tutto il resto.
Il
bosco e i prati osservavano sorpresi ma lieti quella strana ma altrettanto
naturale e così completa coppia volargli intorno. Non era usuale, ma sembrava
fossero stati creati l'una per l'altro.
Dalla
sua spessa, a volte dura esperienza il cervo volante non avrebbe mai potuto, e
in nessun modo intenzionalmente, farle del male. Amava dispensarle consigli, ma
anche riceverne, attraverso la sensibilità che la farfalla possedeva capace di
decifrargli sentimenti che anch'esso aveva provato ma senza riconoscerli così
profondamente, che lo miglioravano per se e per gli altri.
Sapeva che il dolore da lei provato nel bozzolo era stato grande ma non immaginava fosse così profondo come era stato in realtà, potendolo solamente paragonare al suo, di quando nascosto sotto una foglia su un ramo, rimaneva ad osservare la bellezza del mondo che lo circondava, che in sua presenza sembrava chiudersi a riccio.
Il
cervo, abituato a soddisfare i bisogni primari alla sopravvivenza, cresceva ogni
giorno grazie alla farfalla, comprendendo da lei sempre nuovi e migliorativi
comportamenti; le sue precedenti esperienze rendevano però più difficile
questo percorso, seppure a più riprese egli avesse riscontrato benefici
oggettivi da questi.
Le
concedeva volentieri di potersi recare ogni volta lo avesse voluto in una
stanzetta segreta e ben nascosta da lui ricavata nel tronco di una grossa
quercia, in cui teneva gelosamente custodito alcuni per lui cimeli della sua
faticosa battaglia con la vita. L'aveva pregata solamente di fare attenzione a
maneggiare alcuni di questi, come tre uova disidratate di un grosso ragno da cui
era sfuggito alla morte, o, come un pezzo di corna che il tempo aveva ormai reso
fragilissimo, conquistato in un attacco subito da un forte e prepotente cervo
volante per strappargli il territorio, da cui era uscito vincitore con astuzia e
coraggio. La farfalla pure senza esternarlo, gli era grata di questa
concessione.
Insieme,
col tempo, la cupa corazza del cervo sembrava essersi assottigliata, le sue
corna sembravano addolcite, meno pungenti e minacciose, anche volare non gli
provocava più quel dolore fisico che aveva dovuto ogni volta per necessità
sopportare.
Una
volta la farfalla entrata nella stanza segreta, dove si sentiva partecipe alla
vita del cervo, mentre sognava, si fece scivolare dalle mani quel pezzo di corna
che finì sulle uova del ragno. Tutto andò in mille pezzi.
Non
ebbe il coraggio di confessarlo al cervo, non avrebbe dovuto temere la sua
reazione per tutto quello che le aveva fino ad allora dimostrato; piuttosto,
volle cancellare l'accaduto per evitare, come in altre occasioni, non di
sentirsi inferiore al cervo volante, ma di riconoscere a se stessa il proprio
errore, che l'avrebbe ricacciata nella lotta eterna che spesso ancora infuocava
dentro di lei e che lei stessa cercava di sedare con le sue stesse forze, senza
rendersi conto che il grande valore che lei credeva di assegnare alle cose che
la circondavano, era a volte superficiale; la sua estrema sensibilità, la sua
lotta interiore, le impediva di riconoscere il valore reale di queste, così
contemporaneamente a volte preferiva ritenere, credendo di comprendere sempre
tutto perché era quello che perseguiva maggiormente, di essere sempre nel
giusto, permettendole di giustificare ogni sua azione, pure di non ricadere
nelle sensazioni provate nel bozzolo.
Fu
così che partecipò con stupore insieme al cervo a quella scoperta. Fu sorpresa
della sua reazione; sapeva quanto lui tenesse a quelle cose: "sono
sconfortato, ma non è dipeso da me e non posso in alcun modo porvi
rimedio", disse, solo un velo di tristezza avvolse il suo viso mentre
raccoglieva i cocci per poi buttarli.
Quel
comportamento ebbe l'effetto di farla sentire ancora peggio. Ella avrebbe voluto
essere come il cervo, stava già combattendo per migliorarsi, ma le sembrava di
essere costantemente in ritardo o inferiore al proposito, benché il cervo
cercasse in cuor suo di confermarle ogni suo nuovo traguardo raggiunto o di
dimostrarle quanto fosse stata in realtà capace in diverse occasioni; lui
cercava di farglielo notare, ma nonostante avesse già compiuto passi importanti
che avrebbero dovuto rassicurarla, il suo stesso impegno
al
proposito la faceva sprofondare in un conflitto interiore sempre più grande.
Ella
avrebbe minimizzato tutto ad una veloce alzata di spalle, o, pianto per tre
giorni. Si sentì ancora peggio, per non essere neppure riuscita a confessarlo,
ma mentre lottava fra questi sentimenti, altri le impedivano di riconoscerli
razionalmente per la sua stessa sopravvivenza.
Ben
presto il cervo volante, contrariamente al suo volere, divenne il nemico
principale della stabilità della farfalla.
Il
suo senno, la sua esperienza, erano le stesse cose che avrebbe voluto vedere
riflesse di se stessa in uno specchio, le stesse per cui lei faticosamente
lottava ogni giorno con se stessa e ciò la rendeva ancora più fragile; i suoi
sentimenti contrastanti sviluppati durante la permanenza nel bozzolo, iniziarono
ad individuare ognuno di questi aspetti del cervo, che avrebbero potuto al
contrario essere da lei usati per se stessa positivamente, come attacchi
personali che il cervo le muoveva ogni giorno.
Avrebbe
potuto scegliere di approfittarne al meglio, ma accettarlo la avrebbe rimessa in
conflitto con se stessa provocandole dolore, quel dolore di cui disperatamente
cercava di sbarazzarsi; si limitò a constatare che stare insieme al cervo
volante la faceva stare male come un tempo ed iniziò ad allontanarsene.
La
farfalla volava, pensando, se pure fra qualche dubbio, di avere ora
finalmente in pugno la propria vita, senza più il malessere che il cervo le
provocava. Il vento, repentinamente rinforzatosi, continuava a trasportarla con
sé, furbescamente fiero di riuscire a farle credere di esserle invece d'aiuto.
La
stagione delle piogge stava per prendere il posto della primavera e dell'estate
fino ad ora vissute dalla farfalla.
Il
cervo volante tornato ad osservare i movimenti del bosco da un ramo nascosto
sotto una foglia, mentre continuava a pensare alla "sua" farfalla così
diversa e speciale da altre conosciute nel frattempo, ne uscì per qualche
istante.
Scelse
una foglia più grande e più vicina al ramo sotto cui si rannicchiò.
Malinconicamente
riconobbe come, ancora una volta, il primo pensiero prima che a se stesso ,
fosse andato a lei.
Stava
per arrivare un temporale.
Con
rimpianto ricordò di non avere avuto il tempo di metterla in guardia da
quell'insidia.
![]()
![]()