Avventure di un Pilota nella Compagnia di Bandiera - Guido Enrico Bergomi - Copertina

Avventura di un pilota nella compagnia di bandiera negli anni 60-70

Avventura di un pilota nella compagnia di bandiera negli anni 60-70 Avventura di un pilota nella compagnia di bandiera negli anni 60-70Guido Enrico Bergomi; Veant 2010WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

Dove eravate nell’arco di tempo che intercorre tra dal settembre 1958 a tutto il 1976? Di sicuro scorrendo le pagine di questo volume scopriremo facilmente come lo ha trascorso il suo autore.

Al momento è il terzo libro (in una serie di quattro) che, in ordine di pubblicazione, egli ci ha concesso. Ma confidiamo fiduciosi che se ne aggiunga un quinto, poi un sesto e così via.

Così, dopo “La mia vita con il mustang” e “La mia vita in Aeronautica militare” ecco finalmente il racconto di quei 18 anni di lavoro che hanno visto il nostro Comandante Guido Enrico Bergomi impegnato assai intensamente quale pilota civile della nostra Compagnia di bandiera. Dapprima come copilota del turboelica Vickers Viscount poi, passando ai più moderni DC 8/43 e al DC 9/30 per chiudere brillantemente la sua carriera sul DC8/62.

18 anni che lo hanno visto coprire il corto, il medio e il lungo raggio, svolgere il ruolo di Secondo Pilota, poi Comandante, nonché Istruttore e Controllore. Un’attività febbrile che si concretizza in poco meno di 10’000 ore di volo alle quali andrebbero aggiunte, per correttezza statistica, circa altre 1’000 ore svolte al simulatore.

Da qui è facilmente immaginabile la sequela impressionante di episodi, vicissitudini e situazioni particolari che il nostro autore ha vissuto in prima persona o di cui è stato testimone e che, ne siamo sicuri, lasceranno esterrefatto il lettore più smaliziato.

Copertina dell'edizione Bibliotheka 2015 di Avventure di un Pilota nella Compagnia di Bandieraì
La copertina del libro: “Avventure di un pilota nella Compagnia di bandiera” nell’edizione Bibliotheka pubblicato nel 2015

Un esempio? … quella di un pescatore che, a Palermo, durante un assolato pomeriggio estivo, si dilettava nella pesca “a bomba”. Ebbene sì, avete letto bene: a b-o-m-b-a. Ossia: l’allegro pescatore, confidando di non essere scorto da nessuno, a bordo della sua barchetta e all’interno di una stretta caletta irraggiungibile da terra, raccoglieva un notevole bottino lanciando in acqua degli ordigni imprecisati anziché delle convenzionali reti. Ora vi chiederete cosa c’entra in questa vicenda il nostro autore? C’entra. Dovete sapere che egli, in qualità di istruttore stava addestrando un gruppo di piloti a bordo di un DC9/30 per il rilascio delle abilitazioni su quel velivolo. Ora il caso voleva, meschino, che la fase finale del circuito di atterraggio dell’aeroporto di Palermo, costeggiasse quel tratto di costa, deserta e molto frastagliata. Ebbene, immaginate di volare quello stesso circuito per dozzine di volte, a bassa quota e a bassa velocità ed ogni passaggio vediate esplodere una nebulosa colonna d’acqua -probabilmente mista a pesce, aggiungiamo noi -. Cosa pensate che sia accaduto al fantasioso pescatore? … non riuscite ad immaginarlo, vero? Allora perché non leggerlo?

E la volta che a Colonia … e quell’altra volta a Philadelphia? … beh lo scoprirete sempre leggendo questo volume.

Venendo allo stile dell’autore: è quello cui ci ha abituato già nei precedenti volumi. Ossia evita rigorosamente qualsiasi orpello letterario, rifugge inutili descrizioni ambientali o connotazioni fisiognomiche, non si dilunga in considerazioni personali, riporta in modo asettico episodi ed avvenimenti quasi fosse un resoconto giornalistico. Ne risulta un volume godibilissimo che fa venir solo voglia di leggere il quarto volume della serie. Certo, in qualche capitolo la narrazione appare fin troppo distaccata, e talvolta vi chiederete – ne siamo certi – se l’eccessiva stringatezza del testo sia dovuta alla feroce autocostrizione di voler racchiudere 18 anni di vita professionale (a dir poco così variegata) in sole 150 pagine oppure ad una scelta – discutibile – dell’editore … no, niente di tutto questo: Bergomi è così e il suo stile è un marchio letterario depositato. Non è il classico Comandante che si loda (e inevitabilmente poi si sbroda) né il pilota che si autoincensa raccontando “ho fatto, ho visto”. Egli, invece, è uno di quei pochissimi piloti che anzitutto “si racconta” – e non è poco, aggiungiamo noi – e poi narra con tono pacato, venato da una modestia viscerale. Per questo motivo gli perdoniamo il suo scarno modulo letterario, il suo raccontare ma non romanzare, la sua schematicità anche nel divagare tra le memorie di una vita .

Immancabili come sempre, le originalissime foto che costituiscono un valore aggiunto alle vicende narrate. Alcune ritraggono anche l’autore ed è pure un gran bel pezzo di autore – le lettrici ne converranno – .

In ultima analisi: un ottimo libro di ricordi che, pagina dopo pagina, ci svela un epoca in cui quello di diventare un pilota era il sogno più frequente dei bambini. Ebbene, Bergomi questo sogno lo ha coronato e, come tutti i bravi nonni, è qui a raccontarcelo. E noi, tutti ad ascoltarlo, come fosse una grande favola.



Recensione a cura della Redazione

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