Celestino Rosatelli e la sua Belmonte

Il monumento dedicato a Celestino Rosatelli ancora coperto dal drappo, poco prima che venga svelato agli intervenuti. Lo custodiscono gelosamente il Sindaco di Belmonte e il picchetto d’onore dell’Aeronautica Militare italiana che era presente in forze all’evento.

Se in un prossimo domani potessi disporre di una macchina del tempo, ebbene l’ing. Celestino Rosatelli sarebbe sicuramente una di quelle persone che vorrei incontrare. Sul serio.

Il giovanissimo Sindaco di Belmonte in Sabina, Danilo Imperatori, prende la parola e apre il lungo susseguirsi di interventi dei vari prestigiosissimi relatori, non ultimo il padrone di casa (anzi di chiesa)

Lo vorrei conoscere di persona, in carne e ossa; gli porrei mille quesiti, sarei curioso di ascoltare la sua voce, osserverei i suoi modi e la mimica dei suoi gesti, le pieghe del suo viso austero con cui troppo spesso è ritratto nelle foto dell’epoca.

Le sig.re Rosatelli, (Luisa a sinistra e Silvia a destra) nipoti di Celestino Rosatelli assieme al loro consanguineo, anche lui Rosatelli, che vive a Belmonte. L’occhio vigile della nostra fotografa Irene Pantaleoni, li ha colti mentre sono fuori dalla chiesa di San Salvatore, accanto alle ali del CR1 in costruzione a cura dell’ARCA di Rieti. Impressionante la somiglianza della sig.ra Luisa con il suo illustre nonno di cui riprende alcune linee del viso e, probabilmente, anche un po’ il carattere che, riportano le poche cronache disponibili, pare fosse assai giocoso, serissimo sul lavoro ma un vero buontempone nella vita familiare e con gli amici, famiglia Agnelli compresa di cui era spesso ospite. Le sig.re vivono a Torino ed è stata la loro prima volta a Belmonte in Sabina … speriamo che non sia l’ultima!

Perché di Rosatelli, celeberrimo capo progettista della FIAT non ci è dato sapere granché. Purtroppo, aggiungo costernato.

Una vera e proprio perla ha impreziosito la cerimonia in onore di Celestino Rosatelli. E’ stata la presenza di alcuni studenti, di un docente e della preside dell’Istituto Tecnico “Celestino Rosatelli” che hanno presentato il frutto del loro progetto di costruzione di un velivolo CR1. Inquadrati in una società dal nome dal sapore biblico come l’ARCA (Azienda Reatina Costruzioni Aeronautiche) si prefiggono di realizzare una replica volante del famoso biplano progettato dall’ing Celestino Rosatelli, il primo di una lunga serie che troverà nel CR42 Falco la massima espressione della formula biplana dell’aereo da caccia. In primo piano la semiala realizzata sulla base dei pochi disegni oggi disponibili.

Le sig.re Rosatelli, cordiali e curiose, a colloquio con il Direttore generale dell’ARCA

Benché apparteniamo – volenti o nolenti – all’epoca delle informazioni digitali, delle immagini in tempo reale, benché il nostro sia ormai il mondo in cui tutti sanno di tutto di tutti (dove siamo in vacanza, cosa stiamo mangiando, chi sono i nostri amici e via discorrendo) del sig. Celestino non sappiamo praticamente nulla. Eppure non stiamo citando un personaggio storico che si perde nei meandri oscuri del tempo o che trascorse la sua esistenza all’altro capo del mondo. Egli visse a cavallo del 1900 e in una città come Torino, moderna e dall’alto grado di civilizzazione – non c’è che dire -. Eppure del nostro progettista visionario sappiamo davvero pochissimo.

La Chiesa di San Salvatore, gremitissima di ospiti durante la cerimonia organizzata a Belmonte in Sabina per omaggiare il più celebre belmontese: l’ing aeronautico Celestino Rosatelli.

Se avessi davvero a disposizione una macchina del tempo, l’unico dubbio da cui potrei essere attanagliato potrebbe essere: in quale anno incontrarlo?

Il Direttore generale dell’ARCA, Leo Pitotti, ha illustrato agli intervenuti le attività dell’azienda che dirige. Ha stupito per i suoi 17 anni e per il suo intervento che è stato davvero  impeccabile.

Quando era bambino nella sua rustica Belmonte? E allora potrei trovarlo all’ombra della grande quercia mentre, gli occhi persi nell’azzurro candido e nel bianco lattiginoso, fantastica sulle mutevoli forme delle nuvole. 

Lo storico aeronautico prof. Gregory Alegi, già docente presso l’università Luiss di Roma e l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, ha consentito ai presenti di conoscere alcuni aspetti della vita professionale di Celestino Rosatelli, compresi aneddoti assai sfiziosi come quello della formula matematica per definire lo stato di cottura degli spaghetti basata sull’osservazione del loro grado di curvatura quando infilzati nella forchetta. Pare che Giovanni Agnelli e gli altri commensali facessero di tutto pur di farsi svelare l’equazione ma che Celestino, schernendosi, evitasse rigorosamente la risposta trincerandosi dietro un inattaccabile: “segreto professionale”!

O forse – mi domando – sarebbe più utile sanare la mia curiosità incontrando il sig Rosatelli in età più adulta, quando era ufficiale del Genio Aeronautico? Forse potrei sgattaiolare in aeroporto e intrufolarmi in hangar mentre è in corso il volo da record del suo biplano R70. 

Chissà.

 

Una delle numerosissime autorità militari presenti alla cerimonia di commemorazione di Celestino Rosatelli. Si tratta del Tenente Colonnello Adelio Roviti, direttore del Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, sulle rive del Lago di Bracciano di Roma. L’alto ufficiale, pungolato nell’orgoglio dagli interventi precedenti in cui è stato auspicata la necessità di far volare gli aeroplani custoditi all’interno del Museo – perché gli aeroplani soffrono a star chiusi là dentro – , ha spiegato che la stragrande maggioranza di essi non potrebbe mai più involarsi perché ormai troppo vetusti e inabili al volo per motivi di stabilità strutturale o di sicurezza in generale. Infine ha replicato bonariamente, rivolto in particolare ai vertici dell’HAG (che gli aeroplani d’epoca li restaura e li fa volare sul serio), pregando il presidente Rossetto e il vicepresidente Gambaro di lasciare al Museo qualche nuovo aeroplano storico da aggiungere alla preziosissima flotta già presente. L’intervento, ovviamente, ha strappato il sorriso a tutti i presenti e ha confermato che il direttore è persona sagace oltre che arguta.

Oppure, in virtù della convinzione comune che, un istante prima che l’ultimo anelito di vita ci lasci, la nostra esistenza scorra nei nostri occhi, potrei essergli accanto poco prima del suo trapasso.

Potrebbe essere un’idea … 

Ma – mi domando – avrei il tempo di chiedergli, di farmi spiegare, avrei modo di ricevere confidenze o rivelazioni preziose mai confessate ad alcuno?

Ad esempio gli chiederei della sua famiglia, di mamma Apollonia e del papà Bernardino. Vendettero davvero il piccolo podere di famiglia per mandarlo a scuola a Rieti? Erano severi? Che ricordi aveva dei genitori?

E poi vorrei sapere tutto a proposito della quotidianità di Celestino bambino nella piccola e rustica Belmonte in Sabina (che all’epoca faceva parte dell’Umbria) alle soglie del fatidico 1900.

Il suo gioco preferito era davvero imbrattare i muri appena calcinati con strane forme di uccello – forse i suoi primi progetti di macchine volanti – oppure si tratta di una leggenda?

Dietro al monumento eretto a Belmonte in Sabina per celebrare Celestino Rosatelli c’è l’idea di un creativo visionario e la realizzazione pratica di un artigiano altrettanto esperto a manipolare i materiali. Costui è Roberto Melchiorri che, anche grazie ai suoi collaboratori della sua azienda Labart,  ha supportato gli organizzatori per tutto quanto ha riguardato la cartellonistica, gli inviti, le locandine e, non ultimo, la stampa dell’antologia dedicata a Rosatelli. Brevissimo, quasi timido il suo intervento, segno evidente che Roberto preferisce lavorare con le mani piuttosto che con le parole.

Alcuni storici riportano la vicenda – anche questa grottesca per alcuni versi – secondo la quale il capofamiglia fu convocato dall’allora sindaco di Belmonte dopo l’ennesima denuncia di un concittadino che s’era visto impiastricciare i muri di casa appena imbiancati con una serie di strane linee e forme. L’abile amministratore era riuscito a far rientrare la denuncia e anzi aveva convinto i paesani a raccogliere dei fondi per mandare a scuola quel vero talento che portava il nome di Celestino. Gli chiederei se anche questa è una leggenda.

Poi gli chiederei della sua vita a Roma, delle ripetizioni tenute per sbarcare il lunario e mantenersi all’università. Del suo lavoro come assistente universitario: da allievo a docente. Che carriera!

Al termine della cerimonia di inaugurazione del monumento a Celestino Rosatelli non poteva mancare la foto di rito delle personalità presenti. Partendo da sinistra  verso destra riconosciamo: i vertici dell’HAG, Stefamo Gambaro e Andrea Rossetto; Luisa Rosatelli, il presentatore dell’evento, Luigi Aldini; la preside dell’Istituto Rosatelli, Daniela Mariantoni; Silvia Rosatelli, Dino Rosatelli, nipote del fratello di Celestino Rosatelli; il sindaco di Belmonte in Sabina, Danilo Imperatori

Si sentiva più un matematico o un creativo? 

Non mancherei di chiedergli perché, giovanissimo ingegnere alle prime armi, sopportò in silenzio il sopruso perpetrato da Savoia, Verduzio e dall’Ansaldo che firmarono con il loro nome il mitico biplano SVA 5 sebbene Celestino avesse calcolato e disegnato buona parte del velivolo.

Poi, a bruciapelo, gli chiederei di Giovanni Agnelli: com’era come persona, carismatico e austero come riportano le cronache del tempo? E’ vero che fu lui, in persona, a volerlo fortissimamente a capo dell’Ufficio Tecnico di progettazione della Fiat Aviazione?

E l’ing Gabrielli? Quale fu veramente il loro rapporto? Era davvero geniale oppure fu semplicemente l’uomo giusto al posto giusto al momento giusto? Divennero davvero amici o il loro fu solo un rapporto di lavoro animato dal reciproco rispetto?

Insomma gli farei una valanga di domande su tutti i fronti, alcune personali, altre sicuramente impertinenti e altre ancora solo per rivivere un’epoca, quella dei pionieri del volo, in cui egli visse e di cui fu protagonista.

A recare omaggio a Celestino Rosatelli, la mattina del 5 ottobre 2019, c’erano proprio tutti: autorità civili, aeronautiche e religiose. Lo testimonia questa foto che ritrae gli organizzatori con mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti che, nonostante altri impegni improrogabili richiedessero la sua presenza fisica altrove, non è voluto mancare all’inizio della cerimonia organizzata a Belmonte in Sabina. Grazie monsignore … d’altra parte come si fa a non rivolgere un pensiero o pronunciare una preghiera a favore di un personaggio che porta un nome come “Celestino”?

Non mancherei di chiedergli se l’ostinazione con cui progettò biplani fu una sua libera scelta o piuttosto un ordine di scuderia.

Non venne mai incuriosito dal mondo dei dirigibili? All’epoca ancora se la battevano alla pari con i sostenitori dei velivoli, aeroplani o idrovolanti che fossero.

Divenne ricco con il suo lavoro?

Ebbe davvero il rimpianto di non aver costruito ponti anziché aeroplani?

E ancora: perché non tornò mai a Belmonte in Sabina? Un caso o una scelta meditata? Possibile che il Celestino che da bambino riusciva a toccare le nuvole con le dita e sorridere al sole anche in pieno inverno si arrese alle lusinghe di una Torino gelida e brumosa?

E la sua famiglia? Sua moglie, suo figlio?

Dai racconti di chi lo conobbe appare quasi certo che fosse un buontempone,  un burlone che lavorava a testa bassa e con rigida discipina ma che nella vita privata era la gioia dei bambini e degli adulti sui amici. Perchè una riservatezza così ostinata a proposito della sua vita privata e del suo lavoro? Possibile che Celestino fosse un introverso, un timido?

Queste e altre mille domande gli porrei … ma riceverei risposta? Egli avrebbe la voglia o addirittura il desiderio di aprisi ad un suo estimatore? 

Sicuramente all’ing Rosatelli farei un’intervista serrata, minuziosa, quasi un interrogatorio … ma con garbo perché egli fu uomo vecchio stampo, classe 1885, non dovrei mai dimenticarlo.

D’altra parte potrei scegliere un qualunque altro periodo della vita di Rosatelli che, seppur breve, è stata costellata da giorni di lavoro intenso, di insuccessi ma anche di grandi soddisfazioni professionali

Che gli avversari politici debbano letteralmente temere le capacità oratorie del sindaco di Rieti se ne sono convinti tutti i presenti all’interno dell’antica chiesa di San Salvatore. Il primo cittadino della città “Centro d’Italia” ha infatti dato dimostrazione di un eloquio appassionato, per nulla retorico e storicamente ineccepibile. Egli ha infatti tratteggiato brevemente le figure dei grandi personaggi della storia dell’aviazione italiana originari della terra Sabina lasciando stupiti (per non dire estasiati) gli astanti. Non a caso, un applauso scrosciante ha salutato la fine dell’intervento del Sindaco Antonio Cicchetti che, probabilmente, ha incassato il rispetto degli avversari politici nonché un manifesto entusiasmo dei suoi sostenitori. Di sicuro ha mietuto diversi proseliti utili per il prossimo mandato. A noi, che di politica non sappiamo nulla né vogliamo saperne, l’idea di riaffidare il governo di Rieti ad un uomo colto e appassionato di aviazione non dispiace affatto. E questo a prescindere dal colore politico.

Ora però – in tutta onestà – siamo realisti: quando la inventeranno la macchina del tempo? Probabilmente mai … e il mio sogno di conoscere da presso il signor Rosatelli potrebbe svenire miseramente. Peccato.

Ma – a pensarci bene -, a cosa mi occorrerebbe un simile congegno se già ora posso rivivere quell’incontro, posso quasi toccare con mano una simile personalità storica attraverso il racconto – spesso di fantasia, non lo nego – di chi si diletta nella scrittura creativa? In effetti la grande forza dell’invenzione narrativa piega già la curva del tempo; l’intuizione letteraria, corredata da quelle scarsissime notizie biografiche, mi concedono già la possibilità di parlare con Celestino, di sapere di più, molto di più di quanto potrei apprendere da un gelido resoconto storico.

L’ex maestra della Scuola elementare di Belmonte “Celestino Rosatelli” che nel 1985, in occasione del centenario della nascita dell’ing Rosatelli, organizzò con i suoi allievi e allieve il primo lavoro di ricerca e rievocazione storica della vita dell’illustre cittadino. Non ultimo raccolsero le testimonianze orali di alcuni anziani che avevano conosciuto di persona il bambino Celestino nella sua Belmonte.

A pensarci bene Celestino Rosatelli – potenza della narrativa – è già tra noi. Questo grazie alla lodevole iniziativa del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE, di VOCI DI HANGAR e dell’HAG che hanno voluto rivolgere al progettista di Belmonte in Sabina la loro attenzione e, indirettamente, quella dei loro autori/autrici partecpanti al Premio.

Le nipoti di Celestino Rosatelli nel corso del loro breve intervento. In realtà ha preso la parola solo la sig.ra Silvia sebbene la sorella Luisa le abbia fornito alcuni preziosi suggerimenti e abbia continuamente annuito a sottolineare una piena condivisione. L’affascinante sig.ra Silvia ha spiegato che la loro estrema riservatezza e la loro ferrea volontà di non esprimersi mai con il tanto, troppo spesso abusato “siamo le nipoti di” è stato trasmesso loro dal padre Armando, figlio di Celestino, che del riserbo e della religiosa protezione della privacy familiare fece un vero e proprio credo. Ciò ha reso la figura del nonno Celestino assai nebulosa, per alcuni versi oscura agli occhi curiosi degli storici aeronautici in quanto nulla o pochissimo è trapelato sul suo conto da parte della famiglia Rosatelli nel corso di tutti questi anni. Che questo incontro rompa finalmente l’alone di mistero che avvolge la figura dell’ingegnere di Belmonte in Sabina? Silvia, Luisa … ci rimettiamo al vostro buon cuore!

E allora non occorre una fantomatica macchina del tempo per incontrare il nostro uomo. Lui è tornato tra noi e occorrerà solo sfogliare le pagine di:

“Belmonte in Sabina omaggia Celestino Rosatelli – raccolta antologica di racconti dedicati a Celestino Rosatelli”

per farlo vivere di nuovo. Oppure semplicemente per mantenerne viva la memoria.

“Piacere di conoscerla, ing. Rosatelli …”



A cura del gestore di VOCI DI HANGAR, Marco Forcina

Foto a cura di Irene Pantaleoni, foto di copertina di Clara Bartolini



In evidenza l’immagine del monumento dedicato a Celestino Rosatelli inaugurato a Belmonte in Sabina, sua città natale, lo scorso 5 ottobre 2019. Da  notare come il viso di Rosatelli, per una strana combinazione, sia attorniato dalle nuvole che si riflettono dal cielo fin dentro il monumento. Celestino è ora a casa e la sua Belmonte lo omaggia con un cielo pieno di nuvole bonarie.

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