Il cane e l'arte del volo a vela - Maurizio Landi - Copertina

Il cane e l’arte del volo a vela

Il cane e l’arte del volo a vela Il cane e l’arte del volo a velaMaurizio Landi; Neftasia 2008WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

Un giornalista televisivo italiano, un cane meticcio dal muso lupoide e un vecchio aliante tedesco in legno e tela.

Sono fondamentalmente questi i protagonisti del romanzo di esordio di Maurizio Landi dal titolo: “Il cane e l’arte del volo a vela”. E sono dunque le vicende relative a questi tre soggetti, peraltro alquanto singolari, che, incrociandosi e sovrapponendosi, costituiscono il cuore del romanzo.

Il cane e l'arte del volo a vela - Maurizio Landi - Terza Copertina
Terza Copertina con la foto dell’autore e brevi note biografiche

Il giornalista, di cui non è dato sapere il nome di battesimo, è il rampollo di una casata benestante che per generazioni ha vissuto nello stesso luogo e che, dalla coltivazione della terra, in particolare dalla spremitura delle olive, e poi dal classico emporio di paese, ha tratto la propria ricchezza.

E’ un pilota di alianti e di aeroplani, grande amante dei cani quanto del volo. Giunto alla soglia dei quarantanni e disgustato dall’esistenza vuota e artefatta della grande città, decide di tornare nel paese di origine dei nonni materni.

Ugo, il cane meticcio dalla notevole mole, è invece un randagio intelligente e astuto che le amorevoli cure del giornalista hanno riportato alla vita dopo che “[…] gli stenti e la calura dell’estate l’avevano ridotto ad un agglomerato di insetti […]”. E’ un animale sornione benché vivace che ha instaurato con il padrone una perfetta simbiosi, un compagno di vita ideale, prodigo di slinguazzate e di affetto ma bisognoso anche di passeggiate quotidiane e di rincorse sfrenate.

Il D-4654 è infine un L55 Spatz (che si traduce letteralmente dal tedesco in un italianissimo:“Passero”), un aliante costruito nel 1957 (dunque ben più datato del giornalista) che era stato “[…] dimenticato in fondo all’hangar, con le ali smontate dalla fusoliera e ricoperto da decennali depositi di polvere […]”, acquistato dal giornalista al prezzo simbolico di un semplice caffè in quanto bisognoso di riparazioni e di un restauro radicale.

Pilot Sabine Bergner
Lo Scheibe L-Spatz 55 in volo. Si noti la struttura lignea esaltata dall’intelaggio trasparente

Ecco allora che i tre protagonisti si ritrovano nell’ogliara (lo stanzone che per due secoli era stato utilizzato dalla casata come frantoio) in quella che sarà un lenta e faticosa opera di rinascita dell’aliante. E non solo. Sì, perché l’istante in cui la macchina volante tornerà finalmente a librarsi nel cielo sancirà definitivamente anche il ritorno del suo restauratore ad una sana vita, semplice, scandita dai cicli delle stagioni e dai ritmi del lavoro manuale.

In realtà, il vento di rinascita lambirà anche l’uliveto, l’ogliara, e la cascina del nonno del giornalista giacché l’astrologo (questo è il nomignolo che i paesani hanno affibbiato al giornalista, oggettivamente un po’ matto e un po’ sognatore) e il contadino con i baffi alla Stalin, decideranno di creare, proprio in quei locali, un museo della cultura contadina vivo e fruibile, ove i visitatori potranno soggiornare, raccogliere le olive, spremerle personalmente e portarsi a casa l’olio prodotto.

Il cane e l'arte del volo a vela - Maurizio Landi - Copertina
La copertina del romanzo che mostra un improbabile dalmata pilota

Ovviamente il restauro del fantomatico aliante è solo un artificio narrativo che, come un metronomo, scandisce i tempi della narrazione. Il risultato è un romanzo dai ritmi lenti tipici della vita rurale e lontanissimi da quelli frenetici cui è abituato il protagonista. E sono proprio questi tempi a consentire all’autore una serie di considerazioni circa il mondo dell’informazione, il proprio lavoro di giornalista, il volo, la vita moderna con le sue nevrosi e contraddizioni, la vita in provincia, il ritorno alla terra.

Di certo l’operazione di restauro dell’aliante viene raccontata con una tale dovizia di particolari e proprietà di esecuzione che appare credibile che il buon Maurizio Landi l’abbia compiuta veramente o, quantomeno, abbia assistito ad una tale iniziativa.

Anche la spy-story che avvolge invece gli ultimi proprietari “volanti” dell’aliante appare del tutto verosimile e, se non lo fosse davvero, è un espediente narrativo che riesce a creare un clima di tensione tale da indurre il lettore a giungere quasi fino all’ultima pagina del romanzo anche se – occorre ricordarlo – non si tratta di un tipico romanzo giallo.

Scheibe L-Spatz 55
Con il L-Spatz 55 si è riusciti a coprire una distanza di oltre 600 km in singolo volo

L’identificazione autore/protagonista è invece naturale e automatica già dalle primissime pagine giacché il Landi non si prende neanche la briga di attribuire un nome fittizio al suo personaggio principale. Egli, di fatto, non viene mai nominato nel libro. Stesso dicasi per alcuni personaggi secondari o la località ove si svolge tutto il romanzo: una mite località collinare italiana con il mare poco distante, seppure imbiancata di neve nel corso dell’inverno, che si trova a mezz’ora di automobile da una grande città. Insomma un modo per proteggere quanto di più caro l’autore ha e al contempo metterlo in primo piano.

Il tema si ripete anche per quanto riguarda i capitoli relativi ai voli compiuti dal protagonista a bordo dell’aliante biposto (per prepararsi al pilotaggio di un aliante vetusto come lo Spatz) e quello finale proprio con il redivivo Spatz. Tutto è estremamente verosimile perché l’autore ha raccontato nient’altro che le sue esperienze di pilota di volo a vela; eppure nessun cenno all’aeroporto, alle persone che lo animano: tutto appare sbiadito in un alone di mistero seppure vivido e verosimile.

Da qui la conferma, se ce ne fosse bisogno, che il romanzo di esordio di uno scrittore è sempre fortissimamente autobiografico.

Il cane e l'arte del volo a vela - Maurizio Landi - Seconda Copertina
La II di copertina con la breve sinossi del romanzo

Mario Landi è davvero un giornalista professionista e la sua confidenza con le parole, la facilità di costruzione di periodi elaborati seppure snelli lo confermano allo stesso modo delle sue buoni doti di restauratore o di pilota.

Certo è che scrivere un intero romanzo senza uno straccio di discorso diretto, con una voce narrante sempre e costantemente presente … beh, risulta una scelta audace e, in certe situazione, il lettore quasi sente la mancanza di un dialogo tra i personaggi, uno scambio di battute … e invece niente. Pazienza.

In verità le 148 pagine del romanzo, peraltro stampate con un carattere minuto e dunque fittissime di testo, filano lisce e, salvo qualche considerazione di natura filosofica, tranne qualche riflessione che ha necessità di un ritmo ancora più lento della narrazione, il libro si legge che è un vero piacere.

Purtroppo – occorre ammetterlo – pur non essendo un testo per soli “addetti ai lavori”, verrà apprezzato particolarmente dai piloti di alianti d’epoca e dai filantropi canini più che dal lettore generico in cerca di un’occasione di riflessione. Ma questo è un limite di tutti i testi di “nicchia” e a Maurizio Landi non possiamo farne una colpa.

Un ultima annotazione non può non riguardare la copertina del libro: indubbiamente pertinente, simpatica e accattivante … peccato che il cane dalmata con occhialoni da pilota della I guerra mondiale e sciarpa di seta rossa disegnato da Giovanni Nori, non corrisponda minimamente a Ugo, il co-protagonista del romanzo. Peccato davvero.



Recensione a cura della Redazione

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