La via del cosmo – Non c’è nessun Dio quassù

la via del cosmo copertina

titolo: La via del cosmo

autore: Juri Gagarin

editore: Editori Riuniti

collana: Enciclopedia tascabile

anno di pubblicazione: 1961

ISBN: non disponibile




12 Aprile 1961, Juri Gagarin è il primo uomo a volare nello spazio. L’URSS aveva battuto sul tempo gli USA.

A due mesi dall’epico volo, a giugno, viene pubblicato in Italia, edito da Editori Riuniti “Juri Gagarin, La via del cosmo” traduzione dal russo a cura di Augusto Pancaldi del titolo originale “Doroga k kosmosu”. Nel 2013 la Red Star Press ripubblica il testo con il titolo “Non c’è nessun Dio quassù – L’autobiografia del primo uomo a volare nello spazio”. Oggi, a 55 anni da quel 12 aprile, abbiamo voluto leggere, dopo averlo rintracciato via internet, proprio l’edizione originale del 1961. Avere tra le mani il libro è stato fare un salto indietro nella storia, non solo per quello che racconta. Pubblicato all’interno della nuova collana popolare degli Editori Riuniti “Enciclopedia tascabile”, che, come scritto in quarta di copertina

“[…] vuole offrire al lettore un solido ed organico strumento di conoscenza legato, alla problematica più viva del mondo moderno e sostanziato dai migliori risultati delle correnti più avanzate del pensiero contemporaneo”,

si presenta con copertina in cartoncino, e le pagine color sabbia ruvide al tatto.

la via del cosmo copertina interna
La copertina interna del volume scritto ufficialmente dallo stesso Juri Gagarin con l’aiuto di un giornalista della Pravda

Ciò che salta subito all’attenzione e ci fa riflettere è il breve lasso di tempo tra l’evento e la stampa dell’edizione italiana. Siamo nel 1961, l’URSS vuole sfruttare questa occasione per mostrarsi al mondo intero come il paese dove il comunismo aveva portato benessere, opportunità, dove le persone erano felici di vivere e di lavorare per il bene della Patria. Nello stesso tempo voleva apparire al mondo occidentale come una nazione all’avanguardia nella tecnologia e nelle conoscenze scientifiche, capace di fronteggiare e minacciare l’altra metà della Terra. Siamo in piena Guerra Fredda. La macchina della propaganda si mette all’opera, o forse era già all’opera.

Mentre Gagarin si preparava al volo nello spazio, altri stavamo scrivendo la “storia”, quella da presentare alle televisioni ed ai giornali di tutto il mondo.

Anche la scelta editoriale di non aggiungere alcuna prefazione o presentazione del testo da parte dell’editore italiano, vuole rafforzare l’impressione al lettore che sia stato veramente Gagarin a scrivere, o meglio, a raccontare a un giornalista della Pravda la sua storia:

“Il giorno in cui […] portai a compimento il primo volo nel cosmo […] un inviato speciale della Pravda – sul terreno stesso di atterraggio – mi chiese se volevo raccontargli la mia vita e il mio volo nello spazio […] Accettai con gioia, e questo è il mio racconto.”

La vita di Gagarin appare troppo perfetta. La vita al colcos, la potremmo definire oggi da “famiglia del Mulino Bianco”; gli studi, la scuola, più in generale, il sistema scolastico dell’URSS appare perfetto, pronto a sostenere anche i più umili con insegnati premurosi che si preoccupavano di ciascun singolo studente. Mai una sbavatura.

In seguito si esalterà il lavoro in fabbrica:

“[…] i ragazzi non amavano molto le lezioni in classe. Ciò che li attirava di più era il lavoro pratico di fonderia […]”

Un’altra stranezza che ci lascia un po’ perplessi é quando ci parla dell’ammissione alla scuola di volo dell’Aero Club di Saratov:

“[…] l’allievo doveva effettuare almeno un lancio col paracadute prima di cominciare i voli di allenamento.”

E fin qui ancora accettabile, ma poi prosegue che il lancio avveniva di notte e solo con qualche nozione teorica, per di più ad apertura comandata e non a strappo. Un po’ irrealistico!!

Nella vita privata appare come un marito affettuoso e un padre premuroso. Ci descrive poi la sua emozione nel chiedere l’iscrizione al partito comunista, secondo la tradizione sovietica, prima di compiere una grande impresa.

la via del cosmo prefazione
La breve prefazione firmata dallo stesso autore in cui ci svela come nacque questo volume

Nelle pagine in cui narra del suo periodo di preparazione all’epico volo, fa una breve storia dei lanci dei satelliti artificiali con a bordo animali. Tutto era già ben conosciuto nel mondo occidentale e quindi divulgabile. Le spiegazioni vengono date senza l’uso di termini tecnici.

Abbondano, invece, i riferimenti ad una politica pacifica dell’URSS, e alla grandezza del sistema socialista. Elenca le grandi opere che si andavano a completare nel campo dell’industria e dell’agricoltura. Dedica anche alcune pagine a ciò che intanto succedeva in campo americano, quasi a far pensare ad un sano sportivo agonismo tra le due super potenze. Occorreva tranquillizzare l’opinione pubblica che le missioni nello spazio non avevano carattere militare, e non erano di minaccia per nessuno.

Il 12 aprile 1961 alle ore 9:07, ora di Mosca, il razzo, che porterà in orbita Gagarin a bordo del Vostok, si stacca dalla rampa di lancio. Alle 10:55, ora di Mosca, dopo 1 ora e 48 minuti e aver percorso un orbita intorno alla Terra, il Vostok, con a bordo Gagarin, atterra senza danni.

Ciò che realmente provò Gagarin, chiuso nell’angusta capsula, non lo sapremo mai. Quello che è narrato nelle pagine è ciò che era “giusto pensare” per un uomo sovietico che rappresentava un’intera nazione davanti agli occhi del mondo, ma soprattutto davanti agli Americani. Non c’è paura né esultanza! Non c’è smarrimento né commozione! […]La mia missione non consisteva nell’ammirare il paesaggio ma nel trasmettere informazioni utili […]”. Infatti ci descrive bene i parametri tecnici del volo, permeandoli di ringraziamenti per il lavoro di tanti uomini: dagli operari delle fonderie che avevano forgiato il metallo per la costruzione del Vostok agli ingegneri che l’avevano progettata:“[…] Cercai di immaginare gli uomini e le donne che avevano preso parte alla costruzione del Vostok, allora, davanti ai miei occhi, vidi sfilare colonne di lavoratori […]

Questo lo spirito del socialismo, dove non si deve esaltare il singolo ma il gruppo. Dove la squadra lavora per portare il singolo a méta. Dove il singolo è rappresentazione della Patria. Dove il successo è il successo dell’intera nazione. Dove l’insuccesso non è accettabile perché rappresenta la sconfitta di un intero popolo.

Possiamo pensare che sia stato realmente un suo sentimento quando, al termine del racconto, Gagarin afferma:

“[…]La via del cosmo! Che felicità essere stato il primo a percorrerla, il primo ad effettuare un volo che gli uomini sognavano da tanto tempo […]”

Avrà provato paura e smarrimento. Avrà esultato e si sarà commosso. Ha obbedito agli ordini come ogni bravo soldato, ha letto discorsi che altri avevamo preparato. Ma comunque siano andate le cose Lui quel volo l’ha fatto!

La ripubblicazione nel 2013 da parte della Red Star Press, sia in formato cartaceo che eBook, all’interno della Collana “Tutte le Strade”, presenta alcune differenze editoriali: le note che nell’originale del 1961 si trovano a fondo pagina, vengono qui elencate al termine del testo; viene aggiunta una prefazione al testo. La scelta di spostare al termine le note si rivela subito poco pratica, soprattutto nell’edizione eBook, diventando più un fastidio che un aiuto.

Ma quello che lascia stupiti e perplessi è il tenore della prefazione aggiuntiva, sia pure molto breve.

Nel 2013 l’URSS non esisteva più; i suoi archivi di stato erano stati aperti e moltissimi atti de-secretati, anche quelli riguardanti le missioni spaziali, permettendo agli studiosi di attingere informazioni e portare a conoscenza del pubblico la vera storia su molti eventi. L’Editore sembra invece noncurante che le falsità della propaganda politica sono oggi conosciute, e arriva addirittura a mettere in bocca a Gagarin:

“[…] riportando dalle orbite spaziali frasi di meraviglia e stupore destinate a restare famose per sempre: – Non c’è nessun Dio quassù – […]”

Questa frase non fu mai pronunciata dal cosmonauta, né tantomeno viene riportata nel suo racconto. Ripresentarlo oggi con la stessa filosofia propagandistica del 1961 è fuori luogo e storicamente inaccettabile; tutte le inquietudini e le nebbie che hanno avvolto la vera ragione della corsa allo spazio si sono dissolte, gli uomini e le donne che vi hanno partecipato meritano il giusto riconoscimento storico delle loro azioni.

L’Editore ha perso l’occasione di arricchirlo di una valida prefazione, soprattutto alla luce di tutte le vicende storico-politiche intervenute da quel lontano 12 aprile 1961, che ne avrebbe sicuramente aumentato il valore, aiutando il lettore odierno a meglio comprendere il testo originale nelle sue implicazioni storico-politiche.

Un libro da leggere perché rappresenta un documento della nostra storia più recente: quel volo è stato il primo lancio verso la Stazione Spaziale Internazionale ISS.




Recensione a cura di Franca Vorano











Non c'è nessun Dio quassù copertina

titolo: Non c’è nessun Dio quassù

autore: Jurij Gagarin

editore: Red Star Press

collana: Tutte le strade

anno di pubblicazione: 2013

ISBN: 978-88-6718-041-7




La data: il 12 aprile del 1961 L’orario: le 9:07, ora di Mosca Il luogo: il cosmodrono di Bajkonur, Kazakistan La nave cosmica: Vostok 1 Il Cosmonauta: Jurij Alekseevič Gagarin

Sono questi i dati salienti del giorno più memorabile nella storia della cosmonautica: il primo volo ufficiale di un uomo nello spazio.

Il volume dal titolo ”Non c’è nessun Dio quassù”, pubblicato nel maggio 2013 dalla Red Star Press, ha come sottotitolo: “L’autobiografia del primo uomo a volare nello spazio” e dunque dovrebbe contenere la cronaca di quel giorno memorabile raccontata in prima persona proprio dal diretto protagonista. E non solo. Dovrebbe essere anche la narrazione, secondo un impeccabile ordine cronologico, di tutta la sua esistenza, a cominciare dal 9 marzo del 1934, giorno in cui vide la luce nello sperduto paesino di Klušino, (regione di Smolensk, nell’allora Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), fino all’indomani di quel grande evento che costituisce indubbiamente il cosiddetto “punto di origine” della storia della cosmonautica.

Dovrebbe.

la via del cosmo pagina interna
La II di copertina in cui l’editore rende il giusto merito al traduttore, a chi ha curato l’aspetto grafico nonchè al titolo originale dell’opera

Il condizionale è d’obbligo perché, in verità, sono doverose numerose precisazioni.

Anzitutto a cominciare dal vocabolo cosmonautica che – ne siamo certi – a taluni suonerà inconsueto. Ebbene, non si tratta di un neologismo bensì del sinonimo russo della parola astronautica di origine occidentale/statunitense. Per l’esattezza è la scienza che si occupa della navigazione umana al di fuori dell’atmosfera terrestre, ossia la disciplina scientifica che studia in forma teorica e pratica la tecnologia dei viaggi spaziali svolti con l‘ausilio di sonde automatizzate o astronavi, pardon cosmonavi, dotate di equipaggi anche umani oltre che animali (come ai suoi primordi).

Altra precisazione riguarda l’aspetto autobiografico di questo volume. Nella prefazione a cura dello stesso Gagarin, egli ci informa che:

“Il giorno in cui […] portai a compimento il volo nel cosmo […], un inviato speciale della “Pravda” – sullo stesso terreno di atterraggio – mi chiese se volevo raccontargli la mia vita e il mio volo nello spazio, di anticipargli i miei progetti. Accettai con gioia, e questo è il mio racconto”.

Dunque questo volume non è propriamente un’autobiografia, quanto semmai una biografia la cui stesura – occorre precisarlo – avvenne a cura di un giornalista (peraltro del tutto ignoto) del quotidiano organo del Partito Comunista dell’URSS, in un epoca in cui il regime e la stampa sovietica non brillavano certo per la trasparenza, la famosa glasnost di gorbacioviana memoria. Ma di questo parleremo lungamente dopo.

In definitiva, rimane il dubbio: si tratta di una vera autobiografia scritta a mezzo d’interposta persona, oppure di una biografia “addomesticata” avendo come fonte il diretto protagonista? … a voi la scelta.

Un’altra annotazione doverosa riguarda lo stesso titolo del volume. Parrebbe – e sottolineiamo, parrebbe – che l’affermazione ”Non c’è nessun Dio quassù”, non sia mai stata proferita dal buon Gagarin ma si sia trattato semplicemente di un’invenzione della propaganda politica dell’epoca. Non occorre certo ricordare il proverbiale ateismo del credo comunista né la feroce politica antireligiosa allora praticata del regime sovietico.

Di sicuro, senza ombra di smentita, all’interno della biografia non ce n’è traccia, salvo che nella prefazione a cura dell’Editore; al contrario, il racconto di Gagarin rivela il suo misurato stupore di fronte al mirabile spettacolo della Terra vista dallo spazio, non certo di fronte all’assenza di Dio.

Ad ogni modo, il cosmonauta non dichiara assolutamente nulla di lontanamente associabile a quanto gli fu attribuito. Tra l’altro appare quantomeno improbabile che un tecnico metalmeccanico nonché valente pilota militare, padre e marito amorevole, ligio alla disciplina e allo stato, membro del partito più per necessità che per convinzione, abbia potuto esprimersi in modo così lapidario e, per giunta, in momento in cui aveva tutt’altro di cui occuparsi.

Molti furono infatti i compiti cui dovette ottemperare nel corso della missione: l’osservazione attraverso gli appositi oblò della cosmonave, le comunicazioni con il centro controllo sulla Terra, la supervisione dei sistemi di navigazione e di supporto vitale, la compilazione del giornale di bordo e, non ultimo, la registrazione audio delle proprie impressioni corredate da note tecniche.

Ebbene, a distanza di tanti anni, grazie ad un nuovo corso politico, quasi tutti questi documenti sono stati resi pubblici. E tutti lasciano propendere per la tesi che il cosmonauta, in vita sua, non affermò nulla a proposito di Dio nello spazio. Oggi ci domandiamo perciò: a che pro attribuire il titolo a un libro sapendo che, quasi certamente, si tratta di una frase falsamente proferita da Gagarin?

D’altra parte, il titolo originale di questa biografia è: “Doroga k kosmosu” che, tradotto, suona come: “La strada per lo spazio”. Dunque ci è d’obbligo stigmatizzare la scelta operata dall’Editore italiano (e, ne siano certi, non già del traduttore del testo) sulla questione “titolo”. Insomma più una scelta infelice che uno strafalcione storico.

la via del cosmo retrocopertina
La retrocopertina de: “La via del cosmo” che contiene solo una sorta di pubblicità relativa alla collana editoriale di cui fa parte il volume. Peccato. Forse questo spazio avrebbe meritato un migliore destino, soprattutto a beneficio del lettore, potenzialmente acquirente .

Ma non finisce qui … nel corso di una vivace riunione di Redazione, abbiamo scoperto che questa non è la prima edizione del libro di Gagarin. Nel 1961, a distanza di pochissimi mesi dall’evento cosmonautico, la casa editrice italiana Editore Riuniti, pubblicò il volume “La via del cosmo” a firma di … Juri Gagarin, appunto. Ebbene, si tratta della medesima biografia, salvo alcune variazioni – riteniamo del tutto peggiorative – del volume oggetto di questa recensione.

A proposito dell’Editore poi, un’ulteriore spigolatura non può non riguardare la fantomatica prefazione in cui – ce lo consenta – incappa in uno svarione clamoroso come:

“[…] compiere un’impresa mai tentata prima: raggiungere lo spazio e – finalmente – riuscire a vedere la Terra dalla Luna […]”.

Ebbene, proprio nella parte finale della biografia, quella che riguarda il volo vero e proprio fuori dell’atmosfera, Gagarin racconta che la Luna, per una serie di combinazioni sfortunate, non gli fu mai visibile. E quasi si rammarica per questo, pur consolandosi per l’indimenticabile vista della Terra.

Inutile precisare che nella I edizione non c’è traccia di prefazione, viceversa gli Editori Riuniti resero un giusto riconoscimento al traduttore, certo Augusto Pancaldi, citandolo assieme al titolo originale e al nome del curatore della copertina.

Altra nota a margine riguarda le origini travagliate dell’astronautica al pari dell’aeronautica.

Occorre ricordare che Yuri Gagarin sta all’astronautica come Orville e Wilbur Wright stanno all’aeronautica. In altre parole, al di là dell’assonanza delle due discipline (assolutamente voluto), entrambe condividono delle pietre miliari piuttosto discusse. Se infatti l’aeronautica vede idealmente il punto di origine nel fatidico 17 dicembre 1903 a Kittyhawk (USA) con il controverso volo dei fratelli Wright, l’astronautica non è da meno con il volo nello spazio di Gagarin.

Ancora oggi taluni ritengono che il suo non fu in assoluto il primo volo del genere umano nello spazio bensì il primo volo di uomo atterrato vivo sulla Terra dopo un volo nello spazio. Solo una piccola sfumatura? … ci rimettiamo sempre al lettore.

Per amor di verità, ricordiamo che intercettazioni di presunte trasmissioni radio spaziali e la fitta cortina fumogena generata dal governo russo hanno sempre alimentato congetture di cosmonauti “perduti” o periti in voli precedenti a quello di Gagarin.

Il mistero dei cosmonauti perduti
La copertina del libro di Luca Boschini cui rimandiamo la lettura al fine di dipanare e chiarire , forse una volta per tutte, alcuni dei misteri che avvolgono l”impresa di Gagarin e le prime fasi della storia della cosmonautica in generale.

Sarà … ma di queste artifici complottistici ne riparleremo ampiamente nell’ambito della recensione del libro di Luca Boschini intitolato: “Il mistero dei cosmonauti perduti – Leggende, bugie e segreti della cosmonautica russa” che vi suggeriamo di leggere.

Tornando al nostro volume ”Non c’è nessun Dio quassù”, ci renderemo conto che il volo di Gagarin durò poco meno di due ore e che la cosmonave fu governata dal centro controllo o dai sistemi automatizzati di cui era dotata. Nondimeno, a tutt’oggi, nulla sembra aver sbiadito l’impresa del nostro cosmonauta.

Nessuno, anche il suo peggior detrattore, potrà mai disconoscere lo spirito di abnegazione con cui partecipò al programma di addestramento spaziale o la modestia e la serietà con cui affrontò l’impresa. Ciò che lo rese amatissimo dal popolo sovietico fu proprio la sua semplicità di figlio del popolo, un piccolo uomo (anche di statura fisica) che si era fatto da solo, prima pilota militare e poi cosmonauta, grazie alla sua passione disciplinata e alla ferrea dedizione.

Forse un uomo troppo perfetto? Il modello sovietico da contrapporre ai divi di Hollywood? Il simbolo di una nazione che aveva costruito il successo con il duro lavoro e la cieca fiducia nel comunismo? Ancora una volta, lasciamo al lettore il giudizio …

Rimanendo in tema di “lettori attenti”, non potevano non rendervi conto che questa biografia, già nelle prime pagine, dimostra di essere minata profondamente da una malformazione pressoché congenita: le sbavature propagandistiche che venano il racconto di Gagarin.

Come detto, si tratta di un testo elaborato, per non dire “manipolato”, da un giornalista di parte. Ciò si traduce in riferimenti, citazioni e riflessioni dal carattere squisitamente politico. Inizialmente ci appariranno del tutto fuori luogo, poi ci abitueremo alla loro presenza e infine ci strapperanno quasi un sorriso beffardo. Riteniamo che, usare una biografia di un personaggio della caratura di Gagarin a scopo demagogico, non può non suscitare prima un senso d’indignazione e poi di derisione.

Se infatti la I edizione ci può apparire come un’operazione editoriale divulgativa dal formidabile tempismo, l’edizione del 2013 risulta solo una riedizione nostalgica. Così nostalgica che mette in discussione l’attendibilità dello stesso evento e non solo del racconto indiretto fornitoci da Gagarin.

Usando un’espressione mutuata dall’idraulica fluviale, “ne sono passati di satelliti sopra i nostri cieli” e dunque l’ingenuità del lettore anni ’60 è quasi del tutto scomparsa in quello del secolo attuale. Per intenderci: vogliamo calarci nella vicenda storica? … e caliamoci pure – per carità -, ma non ci dovremo stupire se in, alcune pagine ci sembrerà di leggere una sorta di favoletta costruita ad arte. No, non si tratta di perfidia o diffidenza, è semplicemente buonsenso misto ad arguzia di un generico lettore dell’anno del signore 2016.

non c'è nessun dio quassù II di copertina
La pagina che contiene tutte le “coordinate editoriali” del volume “Non c’è nessun dio quassù”

A questo scopo – occorre ricordarlo – il nome tradotto dell’Editore italiano è proprio Stampa Stella Rossa. E la stella rossa, a beneficio degli sbadati, era giusto appunto il simbolo dell’URSS. Da qui si spiega anche la nota assolutamente inconsueta dell’Editore che dichiara: “La riproduzione, la diffusione, la pubblicazione […] di quest’opera […] è liberamente consentita e vivamente incoraggiata”. Lode alle intenzioni divulgative della Red Star Press, abbasso i maldestri tentativi propagandistici.

Ad ogni modo – ne siamo convinti – questa biografia deve essere comunque considerata un veicolo di conoscenza e diffusione di pseudo-verità storica. Se infatti dell’astronautica statunitense, nel bene e nel male, sappiamo praticamente tutto (o almeno supponiamo di saperne), della cosmonautica russa ci è noto ancora pochissimo. Anche in questo caso le due superpotenze agivamo – e in parte ancora oggi agiscono – esattamente agli antipodi. La NASA e la stampa statunitense rivelavano informazioni di ogni genere circa il programma spaziale, di contro, il governo russo non lasciava trapelare pressoché nulla, all’infuori dei successi e dei notevoli risultati già conseguiti. Da qui, a maggior ragione, il valore notevole del racconto di Gagarin, seppure da leggere e interpretare con le dovute cautele.

Per inciso, in lingua italiana, il panorama editoriale fornisce solo due o tre volumi sull’argomento e difficilmente ne fornirà altri in un prossimo futuro. Lo spazio non fa più “cassetta”.

non c'è nessun Dio quassù copertina interna
La copertina interna del volume pubblicato nel 2013 dalla RedStar Press, autobiografia (?) di Jurij Gagarin

In definitiva, a noi, questa biografia o autobiografia, veritiera o preconfezionata che sia, è piaciuta, nonostante tutto.

La prosa, tipicamente giornalistica, è molto scorrevole, alla portata di un adolescente per la sua semplicità tanto che, senza voler apparire provocatori, questo volume potrebbe essere annoverato tranquillamente nel genere “narrativa per ragazzi”.

C’è giusto qualche intoppo quando s’incontrano delle espressioni russe di cui però, viene fornita la traduzione o la spiegazione nelle note in appendice. Nella I edizione le medesime note erano presenti a piè di pagina risultando così molto più fruibili. Ma di questo non possiamo farne una colpa all’Editore quanto a chi (peraltro ignoto) si è occupato dell’impostazione grafica del testo.

La copertina è curata e pertinente; la foto scelta ritrae un Gagarin nella sua “tenuta di lavoro” cosicché il lettore possa conoscere i suoi lineamenti e possa comprendere quanto fosse “costipato” all’interno della cosmonave.

In conclusione: un volume da acquistare e conservare senz’altro nella propria biblioteca anche chi, come noi, è appassionato di aeronautica più che di cosmonautica. Ma, in fin dei conti, ricordiamoci sempre che Jurij Alekseevič Gagarin consumò le sue prime esperienze aviatorie presso l’AeroClub di Saratov e che, infine, fu un ottimo pilota di jet prima di diventare il primo cosmonauta nella storia dell’umanità. Vero o presunto tale, a noi piace pensare che lo fu davvero.







Recensione a cura della Redazione




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