La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina

La Coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina

titolo: La coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

autore: Felice Trojani

editore: Mursia

anno di pubblicazione: 1964

ISBN: 88425310499788842531043





Nel 1928 l’aviazione mondiale, non solo quella italiana, impiegava aerei terresti, idrovolanti e dirigibili allo stesso tempo, in quanto non era ancora ben chiaro quale fra questi mezzi avrebbe preso il sopravvento sugli altri nel futuro.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Retro
La retrocopertina del libro che, pubblicato per la prima volta nel 1963, era giunto alla bellezza della sua ottava edizione nel 2007 e dunque, occorre ricordarlo, costituisce a tutti gli effetti un classico della letteratura aeronautica italiana. Che sia il morboso desiderio di conoscere la vera storia del dirigibile Italia ad attirare così tanti lettori? In realtà la stesura di questo libro si deve fondamentalmente allo psichiatra statunitense George Simmons che nel 1960 contattò Felice Trojani allo scopo di raccogliere informazioni per il suo volume “Target: arctic”, dedicato alla storia della corsa verso il Polo Nord. Simmons riuscì a convincerlo a scrivere la sua versione dei fatti che accaddero prima, durante e dopo la sua partecipazione alla sfortunata spedizione polare. Così facendo “La coda di Minosse” divenne di fatto una sorta di autobiografia di Felice Trojani di cui, inevitabilmente, la missione del dirigibile Italia costituisce un’episodio molto saliente, anche e soprattutto in termini di estensione di pagine impegnate. Per inciso, Trojani fu l’ultimo, tra tutti i sopravvissuti ai 48 giorni sul pack, a rivelare le sue verità circa la drammatica esperienza polare.

Il pallone libero aveva ormai ceduto il posto ad altre forme di volo. Il motivo principale stava nella sua quasi nulla “dirigibilità”. Viceversa, proprio dall’intuizione che un pallone libero di forma allungata e più aerodinamica si potesse “dirigere”, scaturisce il nome di dirigibile.

Molti degli aviatori dirigibilisti, negli anni a venire, sarebbero passati all’aeroplano, conseguendo il brevetto per aeromobili ad ala fissa e diventando personaggi storici per eccellenza.

Umberto Nobile, però, era un ingegnere e cominciò con il costruire i primissimi dirigibili. Nel quartiere Prati, a Roma, nella stessa area che alcuni anni prima si era chiamata Piazza d’Armi e che era costituita essenzialmente da campi pianeggianti lungo il corso del Tevere, c’erano grandi capannoni dove parecchie persone svolgevano la loro opera quotidiana. Erano operai, impiegati, tecnici, ingegneri.

Uno di questi, neolaureato, si era presentato al capo dello stabilimento con la speranza di essere assunto. Si chiamava: Felice Trojani e ad assumerlo fu Umberto Nobile in persona.

Trojani portava gli occhiali da vista e all’epoca questo costituiva un handicap per chi avesse voluto volare come pilota di qualsiasi mezzo volante o anche come semplice equipaggio di volo.

Negli anni, però, lo sviluppo del dirigibile fu rapido e inesorabile. Uno dei primi dirigibili costruito in quelle officine da Umberto Nobile, da Trojani e dalla loro squadra, arrivò a sorvolare il Polo Nord, con a bordo il capo della spedizione Roald Amundsen. Il dirigibile era il N1-Norge.

L’eco dell’impresa portò al secondo tentativo con un altro dirigibile, stavolta con Nobile come capo spedizione e Felice Trojani come ingegnere membro dell’equipaggio, a dispetto del suo problema visivo.

Era il dirigibile Italia che si schiantò sul ghiaccio nel percorso di ritorno. La navetta si staccò e rimase sulla banchisa con alcuni uomini. Gli altri, quelli che in quel momento si trovavano all’interno dell’involucro del dirigibile, si dispersero nel cielo e non furono mai più ritrovati.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina
La copertina del libro con foto, in primo piano, delle gondole motore del dirigibile Italia. Siamo certi che, salvo che per i cultori della mitologia greca, il titolo del libro apparirà alquanto ermetico. In effetti “La coda di Minosse” riporta in primo piano un personaggio legato alla mitologia greca, o meglio, Trojani si riferisce al personaggio dantesco che, giudice infernale, arrotolava più volte la coda per indicare ai dannati il numero del girone al quale erano destinati. Questo per far comprendere ai propri lettori che solo un essere soprannaturale avrebbe potuto esprimere un sereno giudizio su quanto accadde sulla banchisa polare. In realtà il volume, nella sua prima stesura, aveva per titolo: “Gli occhiali” ma l’editore Ugo Mursia, ben più navigato e assennato di Felice Trojani circa gli aspetti di carattere editoriale, fece notevoli pressioni sull’autore affinchè lo sostituisse con qualcosa di più consono ed evocativo. Il libro fu un successo, sancito anche dal Premio di Cultura della Presidenza del Consiglio.

 

 

 

 

Una tragedia.

I superstiti restarono sul ghiaccio e furono salvati dopo tanti giorni da una nave rompighiaccio russa, dopo che alcuni aerei li ebbero avvistati, tra cui un idro italiano con a bordo due piloti del gruppo di Italo Balbo.

Felice Trojani, che era tra i superstiti, negli anni successivi, scrisse questo libro nel quale narra la storia intera. Una storia sensazionale che consiglio a tutti di leggere.

Il suo racconto inizia proprio dalla Piazza d’Armi, da Delagrange che annuncia il suo primo balzello con un aereo di legno e tela e prosegue fino a quando non andò in pensione, dopo aver progettato e collaudato altre macchine aeree, dirigibili e aerei. Narra la storia del naufragio e del recupero, le conseguenze che tutto ciò ebbe negli anni successivi, quando Nobile soprattutto dovette misurarsi con il regime fascista di Mussolini. Dal libro si può respirare l’atmosfera di quei giorni.

Occorre tenere presente che Trojani, in qualità di ingegnere, aveva progettato tutto quanto fu utilizzato durante la missione al Polo Nord, compresi gli hangar aperti e i piloni necessari all’attracco del dirigibile lungo le tappe del percorso. Anche la tenda, dove trovarono rifugio i superstiti dell’Italia, la famosa “tenda rossa” (che rossa non era affatto, come si apprenderà durante la lettura del libro), era stata progettata da lui.

Consiglio questo libro a tutti gli studenti di ingegneria. Ci troveranno soprattutto la mentalità di un ingegnere. Oggi, nell’era dei computer, conoscere quella mentalità è ancora determinante.

Nel libro c’è molto, molto di più di queste cose essenziali che ho appena detto.

Sul naufragio del dirigibile Italia di Umberto Nobile esistono metri cubi di libri; Nobile stesso ne ha scritti diversi … ma questo è veramente, se non il migliore come penso io, uno dei migliori.

Esistono sul mercato diverse ristampe e non dovrebbe essere difficile trovarlo.



Recensione a cura di Evandro Detti

Didascalie delle foto a cura della Redazione


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