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Ultima aria

La distesa blu notte è interrotta a perdita d’occhio da creste spumose sferzate dal vento, decine di arcobaleni guizzano spinti da raffiche ghiacciate. Gocce sottili come spilli mi bagnano il viso e l’uniforme: in piedi ritto nel mezzo del piatto isolotto respiro l’aria carica di salsedine. Scatto sull’attenti, il generale mi fissa severo, la grossa automatica nichelata che porta al fianco manda lucidi bagliori di morte. -Hai compiuto il tuo dovere? Cerco di rispondere, voglio che sappia il perché di tutto questo ma le parole non escono, inchiodate nel buio dell’anima. Il generale sorride. -So che lo hai fatto, tutti noi siamo fieri di te. Si avvicina sollevando una mano, la medaglia brilla nell’aria carica di umidità. Ho uno scatto improvviso all’indietro. -No! Lasciami in pace! Il freddo mi fa lacrimare gli occhi, il vento si insinua sotto la divisa azzurra, rabbrividisco conficcando le unghie nella pelle. La donna e la bambina si tengono per mano, muovono le labbra ma nessun suono rompe il fischio della tempesta. Cerco ancora una volta le parole, tendo le braccia in avanti le palme rivolte verso l’alto, il sangue gocciola sul terreno roccioso. La donna e la bambina annuiscono lentamente, un vago sorriso illumina i visi devastati. Mi aggrappo con forza a quel sorriso, forse potrò riposare.

I due uomini in camice bianco osservano il vecchio disteso nel letto, il più giovane solleva lo stetoscopio dal petto raggrinzito. -E’ la fine, non passerà la notte. Il colonnello medico si avvicina e prende il polso con delicatezza controllando le pulsazioni. -Ora sembra più tranquillo. Le rughe sul viso del vecchio si distendono, le labbra si aprono lentamente ad assaporare l’ultima aria; sul comodino alla destra del cuscino sei giovani in tenuta di volo sorridono all’obbiettivo in una foto d’epoca, alle loro spalle la scritta ” Enola Gay ” scintilla sulla fusoliera del mastodonte d’acciaio.


#proprietà letteraria riservata#


Umberto Bertani

Ultima aria

gargoilC’è un momento nella vita di qualsiasi creatura umana in cui, inevitabilmente, la natura gli impone un bilancio definitivo della propria esistenza. E’ il momento in cui gli occhi vedono per l’ultima volta la luce del mondo, le dita stringono per l’ultima i propri affetti e i polmoni respirano … l’ultima aria, appunto. Ma se a farlo non è un uomo qualsiasi, e se la sua esistenza non è stata del tutto anonima, beh … allora aspettatevi un racconto davvero unico. Ebbene questo è “Ultima aria”. L’ennesima dimostrazione, semmai ve ne fosse il bisogno, che dietro il pilota soldato rimane sempre e comunque l’uomo, con le sue debolezze e suoi sensi di colpa. Breve ma intenso, da leggere lentamente e rileggere più volte per apprezzarne a pieno la profondità narrativa e per divenire partecipi del dramma prima, e poi della liberazione poi,  vissuta dal protagonista.


Racconto / Breve Pubblicato nel sito: “Scrittura fresca 2”.