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Pensieri sospesi … in mongolfiera


Sebbene il processo evolutivo gli abbia negato la dimensione aerea, quello del volo è un sogno che accompagna da sempre il genere umano tuttavia, l’ingegno che lo contraddistingue gli ha consentito di elevarsi comunque al di sopra della dimensione terricola e di guadagnare con dei congegni volanti un mondo che, per sua natura, non gli è congeniale.

Così, benché nel corso dei secoli della storia dell’umanità si annoverino molteplici tentativi di ascendere e solcare gli spazi sconfinati dell’atmosfera – alcuni più probabili, altri avvolti letteralmente dalla leggenda – la conquista dell’aria è avvenuta in epoca abbastanza recente. Se infatti consideriamo una macchina più pesante dell’aria (annuari della storia dell’aviazione alla mano) sappiamo per certo si è involata solo agli inizi del ‘900 mentre una più leggera dell’aria verso la fine del ‘700. Dunque una conquista agognata eppure sfuggente, tecnicamente assai complessa da conseguire.

Oggi sono milioni i passeggeri che viaggiano in lungo e largo attraversando la dimensione aerea a tutte le quote e latitudini, per motivi di lavoro o di piacere, con il risultato che il volo ha perso un po’ del suo fascino ancestrale.

Di sicuro questo scatto non è dell’autrice del racconto ma l’intenzione c’era di sicuro. E lo testimonia: “Mi estranio da tutto e ammiro il panorama. Tuttavia non posso esimermi dallo scattare qualche foto. Voglio immortalare nel tempo questa sensazione di sospensione, di attesa, d’immobilità.”

Esistono tuttavia diversi modi di volare: con gli autobus dell’aria, appunto, o con improbabili agglomerati di metalli leggeri assemblati in garage passando per minutissimi gusci d’uovo ma in materiali compositi o per finire ai grandissimi lenzuoli colorati pieni di funi e cordicelle … certo è che il volo rimane un’esperienza unica nel suo genere. E lo è tal punto che per alcune persone mantiene inalterato il suo fascino unico. Forse si tratta dei soggetti più sensibili oppure di quelli meno corrotti dall’abitudine o magari quelli più riflessivi. Semplicemente perché il volo comunica loro un senso di pace, è l’occasione per ritrovarsi di fronte alla visione della Terra dall’alto, per rimuginare sul proprio vissuto o pianificare il proprio futuro con rinnovato slancio.

C’è poi un altro aspetto di cui occorre tenere conto. Esistono molti luoghi sul pianeta Terra in cui ci si può involare. Dal Polo Nord, percorrendo i due emisferi fino a giungere all’altro Polo, è ormai possibile volare pressoché ovunque ma è pur vero che ci sono dei luoghi cosiddetti “speciali” dove l’esperienza di volo – già di per sé speciale – assume dei connotati davvero unici quanto memorabili.

Il volo in mongolfiera, “i camini delle fate”, il cielo … occorre altro?

Ebbene uno di questi luoghi è senz’altro la Cappadocia in Turchia e, in particolare, il parco nazionale di Goreme, una sorta di museo all’aperto che – non a caso – gode dello status di Patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

In quel luogo, la presenza di particolari formazioni rocciose denominate: “camini delle fate” e di una moltitudine di mongolfiere che svolgono voli turistici all’alba rende possibile a moltissimi visitatori l’opportunità di vivere un’esperienza memorabile che segnerà loro l’esistenza.

Non ci credete? … beh, allora leggete il racconto di  Paola Trinca Tornidor e di Agnese Pelliconi che – incredibile a dirsi – hanno descritto minuziosamente – ciascuna a suo modo, s’intende – la medesima situazione.

Non sappiamo dire se Agnese e Paola abbiamo partecipato assieme allo stesso viaggio, tuttavia entrambe hanno descritto il loro volo in mongolfiera con la medesima vividezza. Così, se la prima ci ha regalato un racconto di più ampio respiro e dal taglio più intimista, la seconda ha preferito un breve racconto dai toni giornalistici piuttosto più che da quelli psicologici; eppure entrambe incuriosiscono il lettore e lo inducono a documentarsi oltremodo.

Di fronte a un simile spettacolo, queste sono i sensazioni che attraversano la protagonista del racconto di Paola Trinca Tornidor: “Da quassù i pensieri sono diversi, rarefatti. Forse non penso nemmeno ma lascio emergere solo le sensazioni. È incredibilmente affascinante.” Sottoscriviamo!

Poco male, cara Agnese e Paola perché ci è stato concesso l’onore di ospitarvi entrambe nel nostro grande hangar. Perciò ci permettiamo di affermare: grazie giuria!Un altro aspetto le accomuna: hanno partecipato entrambe alla VII edizione del premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE e, purtroppo, entrambe non hanno ricevuto un giudizio benigno da parte della giuria giacché non sono state ritenute meritevoli di accedere alla fase finale del Premio. Peccato.

E’ la prima volta che accade ma, a questo punto, con un’unica recensione vorremmo accennare contemporaneamente al racconto “L’alba delle fate” e a “Pensieri sospesi … in mongolfiera”. Come metterle a fattor comune.

 

“Nell’aria frizzante di un’aurora primaverile in Cappadocia, imbaccuccata negli unici abiti caldi trovati nello zaino, salgo …” comincia così il racconto di Paola Trinca Tornidor e, con l’aiuto di questo scatto, preveremo a esserci anche noi

La mongolfiera è un aerostato, ossia una macchina volante più leggera dell’aria, evoluzione di quella che i fratelli Mongolfier fecero volare nel 1783 e rimane ancora oggi un aeromobile non direzionabile, alla mercé dei venti e capace solo di ascendere o discendere a discrezione del pilota. Il volo della mongolfiera è morbido, il suo distacco da terra è dolce e anche la salita in quota avviene nel più completo silenzio (fatto salvo il rumore del bruciatore che provvede a immettere nell’involucro aria calda e i prodotti della combustione del propano) con una fluidità che è tutta una sua prerogativa.

Se questo volo si svolge alle prime luci dell’alba sopra un territorio come quello della Cappadocia con lo sfondo dei “camini delle fate” la magia è compiuta, E se poi ai colori dei primi raggi del sole riflessi sulle rocce si unisce una distesa a perdita d’occhio di mongolfiere multicolori che s’innalzano tutte assieme e tutte attorno, beh … la magia si amplifica a dismisura.

A questo punto però, la recensione si biforca e quella che segue è relativa solo al racconto “Pensieri sospesi … in mongolfiera” di Paola Trinca Tornidor.

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Così come nella musica esistono sette note per creare una melodia, allo stesso modo nella narrativa esistono le parole – decisamente molto più di sette, è vero – per creare un racconto. Altro discorso è poi nutrire una personale preferenza per un melodia piuttosto che per un’altra e, in parallelo , per un racconto piuttosto che per un talaltro.

Racconta la protagonista del racconto di Paola Trinca Tornidor: “È ancora buio e s’intravvedono dei bagliori. Non sono fuochi, ma le fiammate che fuoriescono dalle mongolfiere, come scopriamo giungendo nella vasta radura.”

Ora, mettendo a fattor comune con una moltitudine di scrittori e scrittrici l’esperienza di volo in mongolfiera nonché la fantasmagorica vista di una miriade di mongolfiere sopra i camini delle fate nel parco dell’aria di Goreme, è ovvio che Paola Trinca Tornidor ci ha regalato un racconto – il suo – diverso da chiunque altro faccia parte di quel fattor comune.

Il suo talento narrativo è sintonizzato sul canale giornalistico. Il suo racconto è più vicino ad una cronaca che ad un tentativo di riflessione introspettiva della protagonista. D’altra parte sarebbe stata nient’altro che la fotocopia del racconto “L’alba delle fate” di Agnese Pelliconi, non trovate?

La sua prosa è ponderata, non necessariamente essenziale ma neanche poetica; è semplice, diretta. Si comprende che l’autrice – donna di mondo rotta alle forti emozioni e dunque non facilmente impressionabile – non rimane affatto folgorata dalla lenta ascesa, dai riflessi dei raggi solari e dal roboante silenzio del cielo della Cappadocia. Sì, non è indifferente a quanto le accade e a quanto vede attorno a sé, questo è certo …  ma non è quel genere di autrice che si scortica i polpastrelli sulla tastiera per descrivere quanto vissuto in prima persona.

Il suo scrivere è misurato, la sua narrazione non si lascia andare a sbrodolamenti romantici o a considerazioni profondamente esistenziali. E di questo non possiamo certo fargliene una colpa.

Paola è così, è così che lei mescola le sette note. Questa è la sua melodia.

Quale migliore commento a questo scatto se non le parole che esprime la protagonista del racconto “Pensieri sospesi … in mongolfiera”? Eccole: “Siamo sospesi nel vuoto, in un caleidoscopio di 150 palloni aerostatici che popolano il cielo. È l’alba: il sole si alza e rischiara il cielo rosato e azzurro, delicato acquerello di un pittore innamorato. Sotto di noi, lo spettacolo della Natura si rinnova in un’alternanza di verde e di rocce, e avvistiamo i Camini delle Fate, coi loro comignoli e tetti aguzzi, nei colori sabbiosi del tufo.”

Arriviamo a dire che, se la sua cronaca non fosse stata genuinamente inedita, avremmo giurato di averla letta in qualche guida turistica o in qualche blog di viaggi del parco di Goreme o della Turchia. Forse è per questo che la giuria l’ha relegata fuori dalla rosa dei finalisti della VII edizione. D’altra parte il contenuto a carattere aeronautico abbastanza blando deve aver ugualmente pesato nella valutazione generale.

Pazienza, Paola, avrai occasione di rifarti.

A noi, in tutta verità, il racconto è piaciuto sebbene si tratti di un flash, di un’istantanea di dimensioni ridotte come quelle che scattavano tanti anni fa certe macchinette fotografiche, un cameo di buona fattura che – speriamo – sia il prologo di qualcosa di più sostanzioso per la prossima edizione del Premio.

Paola, vogliamo provare con un lancio con il paracadute?

 


Recensione  a cura della Redazione


Narrativa / Breve

Inedito;

ha partecipato alla VII edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2019;

§§§§ in esclusiva per “Voci di hangar”§§§


NOTA: le foto di copertina e quelle presenti nella recensione sono di proprietà esclusiva dei proprietari e provengono da Flickr.com 

Di padre in figlio

Esame scritto d’italiano. Tema dell’esame maturità del ’87 (1900, beninteso).

Citazione di un certo Noberto Bobbio (prima d’allora, almeno per me, un perfetto sconosciuto).

Sulla base della citazione di Norberto Bobbio esprimere concetti e considerazioni personali.

Ancora oggi mi domando cosa diavolo m’inventai o che caspita di boiate scrissi … fatto è che, all’esame orale d’italiano, la professoressa della commissione esterna mi sorrise.

Che provenisse da uno dei più prestigiosi licei classici romani era certo mentre io, ancor più certo, ero un’insignificante studente di uno corso di costruzioni aeronautiche in uno dei più vecchi (e disastrati) istituti tecnici statali romani.

“Il suo tema “ mi disse compiaciuta “è ottimo, il migliore del corso … e sa perché?”

“Perché?” le domandai come un babbeo.

“Perché mi sono riposata.”

Il P-38 Lightning è uno dei due velivoli evocati in questo racconto. La sua vista frontale, immortalata da Geoff Collins (https://www.flickr.com/photos/geoffsphotos/249683193) in questo formidabile scatto del 2006, rende onore alla strepitosa originalità del progetto della Lockeed. Il “fulmine”, traduzione letterale di lightning, era un caccia pesante bimotore statunitense a largo raggio d’azione che trovò un massiccio impiego durante tutta la Seconda Guerra Mondiale.

 

All’inizio non compresi cosa intendesse dire; provò a spiegarmelo ma, onestamente, ero troppo preso dalla prova orale per darle ascolto.

Ebbene, seppure alla distanza siderale di tanti anni, quando ho letto il racconto di Davide Gubellini è nato in me lo stesso stato emotivo, ho provato la stessa sensazione che provò l’insegnante di allora. Giunto all’ultima riga ho esclamato: “Che riposante!”

Ecco il secondo velivolo che viene “nominato” tra le righe di questo racconto. In verità è’ qui ritratto il De Havilland  DH.113 NF.54 (con matricola militare MM 6152), versione biposto del blasonato DH.100. Ha le insegne della Scuola Caccia Ogni Tempo di Amendola e si trova esposto presso il Museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sulle rive del  Lago di Bracciano. Le sue condizioni,  complice anche la struttura in legno della fuoliera,non sono esaltanti e forse meriterebbe un restauro della livrea,

Intendiamoci: la VI edizione del Premio RACCONTI TRA LE NUVOLE ci ha regalato delle splendide composizioni –  le migliori di sempre, almeno a detta dell’editore – sebbene intricate, pregne di dettagli e di minuti indizi narrativi. Sono stati numerosi i testi lunghi e articolati (per non dire intricati) con finali pirotecnici e personaggi di grandissimo spessore storico. Potrei spendere diversi aggettivi a proposito dei racconti presenti all’interno dell’antologia 2018 … tutti fuorché riposanti.

“Di padre in figlio”, questo il titolo del racconto incriminato è invece davvero “riposante”.

Così l’autore riassume il suo racconto:

Questo invece è effettivamente un DH.100. La foto è stata scattata da Martin Wippel (www.Flickr.com) in occasione del 50° anniversario delle Frecce Tricolori, il 12 settembre 2010 a Rivolto, presso la base delle “Frecce”. Il Vampire costituì la ripresa delle attività aeronautiche non solo per la rinata Aeronautica Militare Italiana ma anche per la rediviva industria aeronautica italiana. all’indomani della fine del II conflitto mondiale, diverse decine di Vampire furono infatti costruiti o comunque assembalti dalla Macchi e dalla FIAT mentre nei reparti già erano giunti un cospicuo numero di macchine provenienti direttamente dalla Gran Bretagna. Non a torto, dunque, costituisce il velivolo della rinascita e anche il passaggio ad una nuova generazione di velivoli: i jet. 

“I1 servizio militare in Aeronautica é stato per Gabriele una scuola di vita.

Quasi trenta anni prima, anche il suo babbo Giancarlo assolse gli obblighi di leva in Aeronautica, imparandone un mestiere.

Il racconto descrive questo percorso condiviso, partendo dalla comune passione per il volo e il cielo in particolare. Al punto da divenire l’elemento caratterizzante i1 rapporto tra due generazioni.”

Il contenuto è di chiara matrice autobiografica mentre i protagonisti sono anticipati dal titolo. L’ambientazione è contemporanea; la trama si sviluppa su un solo piano narrativo ed è davvero priva di qualunque sussulto. Salvo il flashback iniziale, è assolutamente lineare.

La prosa è fin troppo giornalistica, di una semplicità esemplare che rasenta quella infantile sebbene sintassi e grammatica siano rispettate in modo invidiabile.

Dalle note biografiche dell’autore comprendiamo il suo stile essenziale e il suo narrare senza orpelli: egli è un giornalista pubblicista iscritto all’albo dei giornalisti da diversi anni e ha all’attivo alcuni libri di storia economica.

Forse uno degli esemplari meglio conservat in museo in Italia. L’esemplare è esposto presso il Parco e Museo del Volo di Volandia (nei pressi dell’aeroporto di Malpensa – Milano) e mostra le insegne di un FB.52A del 154º Gruppo del 6º Stormo di Ghedi (BS). In realtà la sua provenienza e le sue origini sono tutt’altre … c’è da ammettere però che il suo restauro è stato davvero notevole. Lode a Volandia 

Certo il suo scrivere somiglia più ad un’autobiografia che a una composizione in cui, da regolamento, si può dare libero sfogo alla più sfrenata fantasia purché incanalata nell’ambito aeronautico; certo da Davide ci saremmo aspettati qualcosa di più, qualcosa di più ardito e originale, tuttavia siamo fiduciosi che, dopo qualche “rullaggio” incerto, saprà stupirci nella prossima edizione del Premio.

Anche perché, ad onor di cronaca, la giuria della VI edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, non ha ritenuto meritevole “Di padre in figlio” di accedere alla fase finale relegandolo al XXI posto assieme a tutti gli altri non finalisti. D’altra parte, considerata la caratura media dei racconti finalisti – elevatissima -, sarebbe stato impensabile un risultato diverso.

 

La fotografia (tratta da https://forum.warthunder.com/index.php?/topic/413378-p-38g-captured-by-the-italians/) ritrae il primo velivolo Lockeed P-38 Lightining entrato in possesso della Regia Aeronautica. Sì, avete letto bene: Regia Aeronautica e non la rinata Aeronautica Militare Italiana. Dal forum apprendiamo che giunse in Sardegna, nell’aeroporto di Capoterra a causa di un grossolano errore di navigazione occorso al pilota alleato durante un volo di trasferimento da Gibilterra all’sola di Malta. Era il giugno 1943. In effetti, fatto salvo questo episodio, il P-38 furono poi consegnati agli aviatori italiani all’indomani della fine del II Conflitto Mondiale. Le condizioni dei velivoli erano piuttosto deteriorate e dunque la loro rimessa in efficienza fu lunga e laboriosa. Entrarono in servizio nel ’46 per essere radiati solo 10 anni dopo nel corso dei quali furono coinvolti in numeroso incidenti di volo. Premesso che ai piloti italiani non piacevano granchè (a causa della presenza del volantino al posto della cloche, del carrello triciclo anzichè biciclo e della elevata velocità di atterraggio) i Lightning italiani soffrirono molto i frequenti problemi ai motori Allison che, anche quando erano stati utilizzati dagli alleati, non avevano mai brillato in affidabilità.

Egoisticamente, a noi, questo risultato apparentemente sconfortante, giova in quanto ci consente di ospitarlo nel nostro hangar, convinti che si tratti solo il simulacro di un velivolo con ambizioni ben più stupefacenti, sicuramente da modificare e rendere volante.

Siamo infatti certi che Davide Gubellini sia in grado di scrivere col cuore e con la fantasia oltre che con il piglio e la schiettezza del giornalista, dunque, per il momento ci accontenteremo di un racconto “riposante” poi, siccome è conclamato che le vie del cielo siano infinite, confidiamo che  anche quelle della creatività lo siano. Messaggio ricevuto, Davide?


Recensione  a cura della Redazione


Narrativa / Breve

Inedito;

ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;

§§§§ in esclusiva per “Voci di hangar”§§§


NOTA: la foto di copertina ( di Henry Ryder su Flickr.comritrae lo splendido P-38F-5G basato a Salisburgo e che è anche l’unico P-38 volante in Europa; è stato acquistato anni fa dalla Reb Bull e sottoposto ad un mirabile restauro che l’ha riportato agli antichi splendori; da allora vola con i Flying Bulls e partecipa ai diversi saloni dell’aria o manifestazioni aeronautiche in giro per il continente europeo. Tirato inverosimilmente a lucido è davvero unico al mondo, anche in considerazione del fatto che di P-38, nel mondo, non ce ne sono di così belli e così ottimamente mantenuti

 

Per puro caso

Contrariamente a quanto lascia ad intendere il titolo, questo racconto è tutto fuorchè nato “per caso”.

In effetti l’autrice, alla ricerca di materiale utile con cui partecipare alla III edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole”,  è stata come folgorata da un vago ricordo: il diario del nonno. Da qualche parte della sua sconfinata biblioteca casalinga doveva essere custodito il diario che il nonno aveva compilato scrupolosamente … in pratica fino all’ultimo dei suoi giorni.

Da questo cimelio è nato appunto il racconto che ci fornisce un ritratto vivido di Umberto Facoetti, ufficiale pilota della Regia Aeronautica Italiana, volontario nella campagna di Spagna e lì scomparso nel corso di una missione.

Uomo valoroso e al contempo generoso, affettuoso nonchè molto religioso. Insomma un italiano d’altri tempi (i ’30) in quanto animato profondamente da quei principi morali che oggi appaiono a dir poco sbiaditi.

Ovviamente si tratta di un pretesto, un caso appunto, ma utile per riallacciare quei legami che il tempo, inclemente come il trascorrere del tempo sa essere, aveva quasi cancellato.



Narrativa / Medio-lungo Inedito; ha partecipato alla III edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2015; in esclusiva per “Voci di hangar”

I pirati del cielo

biplano sorridenteI pirati del cielo sono dei giovani ragazzi che navigano i cieli al termine della guerra di Città Ventosa.

Hancor fa parte del gruppo, è un ragazzo impacciato e insicuro e per questo poco simpatico ai compagni. E’ incaricato assieme ad altri di recuperare provviste e quanto di utile sorvolando con il proprio plano riadattato le zone abbandonate della città.

Deriso per i suoi scarsi risultati, trova sostegno nell’amico Pacifico che crede nelle sue possibilità tanto da proporgli di affiancarlo nell’imminente gara di volo.

Hancor reticente alla partecipazione avrà grazie a questa occasione la possibilità di riabilitarsi agli occhi dei compagni e soprattutto di sé stesso.


Narrativa / Medio-breve Inedito; ha partecipato alla III edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2015 classificandosi in XIV posizione ; in esclusiva per “Voci di hangar”



NOTA della REDAZIONE: a causa di un madornale errore di impaginazione, il presente racconto non fa parte – come di diritto – dell’antologia contenente i 20 racconti finalisti della III edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2015 organizzato dal nostro sito in collaborazione con l’HAG.

Il racconto verrà comunque pubblicato, fuori dalla rosa dei 20 finalisti, nell’ambito dell’antologia della prossima edizione (2016) del Premio tuttavia, nel frattempo, VOCI DI HANGAR ha il privilegio di ospitarlo e regalarlo ai suoi visitatori a titolo di riconoscimento morale per il torto subito dall’autrice.

Preghiera di un uomo che cade tra le nuvole

rapaceIl racconto ha un soggetto insolito: si tratta degli ultimi istanti di vita di un uomo che ha deciso di morire cadendo dalle nuvole.

La vicenda tratta di un uomo malato di cancro che ha deciso di morire a modo suo, cercando almeno di realizzare il suo sogno: volare.

Il racconto è strutturato come una preghiera, l’ultima preghiera che l’uomo rivolge a Dio nella consapevolezza che il suo tempo è finito. Il volare è visto come una metafora della morte, come un atto trascendente che porta l’uomo a identificarsi con la natura.

La composizione, necessariamente breve, ha una forte carica introspettiva e si basa essenzialmente sul monologo interiore del protagonista alle prese con le paure, le ansie e il senso di attesa di chi sta per affrontare la fine del proprio volo.


Narrativa / Breve Inedito; ha partecipato alla II edizione del premio letterario “Racconti tra le nuvole”, 2013-2014; in esclusiva per “Voci di hangar”