titolo: Storia di un pilota 3. Dall’estremo oriente al ritorno nella città eterna
autore: Ivan Anzellotti
editore: Cartabianca Publishing
pagine: 192
anno di pubblicazione: giu 2026
ISBN: 9788888805689
Ho atteso a lungo l’uscita di questo libro e finalmente eccolo qui.
Avevo recensito gli altri tre libri di Ivan Anzellotti per il sito www.vocidihangar.it e quest’ultima sua opera aveva già un posto riservato insieme agli altri.
Leggerlo è stato un piacere. Non soltanto perché Ivan scrive bene e sa catturare magistralmente l’attenzione del lettore, ma proprio per il contenuto di altissimo interesse.
In “Storia di un pilota 2” eravamo rimasti con la sensazione che l’argomento, anzi, gli argomenti trattati fino a quel punto fossero stati esposti in maniera certamente chiara ed esauriente, ma suscettibili di successivi sviluppi. E avevo la sensazione che stavolta la narrazione sarebbe stata addirittura più cruda, più forte, più decisa e più determinata.
Infatti il mio presentimento trova subito riscontro già nella pagina che precede la prefazione:
“Il peggior nemico di un pilota è un altro pilota, soprattutto se diventa manager”

Una frase sintetica, poche parole, ma che aprono una finestra su un vastissimo mondo.
Quel mondo Ivan lo aveva già descritto nei suoi libri precedenti. Ma nella prefazione, oltre a fare un riepilogo veloce sulle proprie esperienze operative passate, dichiara che il mondo dell’aviazione non smette mai di stupirlo. Perché quando si pensa di averle viste tutte e ci si può rilassare e svolgere al meglio la propria professione impiegando tutta l’esperienza accumulata nei decenni passati in volo in giro per il mondo,
“scopri personaggi inverosimili che dovrebbero occuparsi di tutt’altro e che invece ricoprono ruoli di vertice determinando le sorti non solo della compagnia stessa, ma dei naviganti che vi lavorano”.
Si riferisce ai cosiddetti “yesman”, personaggi che lasciano l’amaro in bocca e un grande senso di desolazione. Certi loro comportamenti rendono evidente quanto si sia caduti in basso, nonostante il fatto che proprio chi fa attività di volo si trovi invece a volare in alto tutti i giorni. Parole sue, le ho solo riportate in maniera leggermente ridotta. Parole che condivido e che, riferendole ad altri ambiti, avrei potuto scrivere io stesso.
La degenerazione degli ambienti di lavoro, ma direi di tutti gli ambienti, ormai, è stata una costante di questi ultimi tempi. Personalmente l’ho vista in maniera evidente già prima di andare in pensione anche nel mio ambiente di lavoro, che era quello dei controllori del traffico aereo.
E anche nell’ambiente degli Aeroclub, molti dei quali ho frequentato nel corso degli anni e che ancora frequento. Sono entrati personaggi che in breve tempo hanno cambiato le cose rendendo invivibile l’ambiente, costringendo molti ad andarsi a cercare qualcosa di meglio altrove. Ma dappertutto, ormai, ci sono elementi di disturbo. La loro presenza e il loro operato vanno a deteriorare l’armonia, l’amicizia, il piacere dello stare insieme nella condivisione di una passione comune.
E inesorabilmente, spesso, vanno a deteriorare perfino la sicurezza.
Invece di affrontare le problematiche che si presentano, cercando di risolverle, promettono tanto, ma poi si scopre che non hanno fatto niente. O che hanno fatto l’opposto, lasciando i problemi irrisolti o addirittura peggiori di prima.
Ormai è diventato normale dichiarare un obiettivo da raggiungere che sia accettato perché sentito e desiderato da tutti, per poterne invece perseguire un altro, nascosto e dissimulato ad ogni costo, ma voluto da pochi.

Eppure sembrerebbe facile cambiare le cose in meglio. Farle funzionare bene, apportando semplici modifiche e cambiando solo quelle modalità che, in tutta evidenza, costituiscono un ostacolo o una complicazione. I mezzi tecnici ci sarebbero, basterebbe impiegarli, ottimizzare il loro uso.
Invece niente, non si riesce. C’è sempre chi si mette di traverso e impedisce tutto, applicando invece altri criteri, altre priorità assurde e sconsiderate, fornendo giustificazioni talmente inverosimili e cavillose da lasciare basiti, amareggiati e desolati coloro che le ricevono.
Questo rivela che i problemi sono quasi soltanto di natura squisitamente umana.
Nel libro vengono riportate tantissime assurdità umane del tipo appena descritto.
Dopo la prefazione, il primo capitolo si intitola: “In partenza”.
Da Hong Kong Ivan è infatti in partenza con la moglie per raggiungere Fiumicino. Sembrerebbe un semplice trasferimento, il ritorno nel paese di appartenenza, il rientro a casa per una breve vacanza, prima di iniziare un nuovo capitolo della propria vita personale e lavorativa.

Ma siamo all’inizio della pandemia del Covid. E il viaggio si trasforma in una specie di odissea, intrisa di difficoltà che perdureranno nel tempo e che leggerete in questo libro pagina dopo pagina fino alla fine.
Stavolta Ivan, nel corso dei capitoli, mette un supplemento di enfasi nel descrivere le dinamiche che portano ai problemi di cui aveva già parlato nei libri precedenti. Li spiega in maniera precisa e ben vivida, sin dalla loro genesi, nel loro sviluppo e nei disagi che comportano.
Queste problematiche vanno a toccare tanti ambiti, personali, familiari, professionali, di carriera ed economici.
Ma purtroppo anche di sicurezza.
Ecco, la sicurezza. Proprio l’elemento più importante in tutte le attività, ma ancor di più in quella aeronautica.
Personalmente attribuisco a Ivan il grande merito di aver affrontato, elaborato e diffuso la conoscenza di qualcosa che pochi conoscono. In questi ultimi tempi i fatti di cronaca hanno portato all’attenzione del pubblico le condizioni di lavoro di molte attività professionali, comprese quelle aviatorie. Si sente parlare di piloti che si addormentano ai comandi e non rispondono alle chiamate dei controllori, della fatica operazionale dovuta a troppe ore di volo consecutive, della follia di lasciare un solo pilota a bordo nelle tratte brevi (fortunatamente rientrata, almeno per ora) e altre amenità simili.
Ivan parla di questo, nel suo ultimo libro. Ne parla con il solito modo professionale, educato, mai esasperato. Però stavolta è più esplicito e particolareggiato, più duro.

Questo è un libro di racconti veri. Tutti interessantissimi. Contengono cose che la gente non sa perché non se ne parla, se non occasionalmente e in maniera inadeguata.
Sono esperienze di vita vera, vissuta. Ce ne parla il protagonista.
A chi serve sapere queste cose?
A tutti. Tutti prendiamo aerei di linea e saliamo a bordo, con un misto di sentimenti che girano dentro di noi. Vediamo il personale di cabina, a volte vediamo i piloti. Sentiamo l’aereo muoversi, rullare verso la pista, sentiamo quando accelera e poi ci ritroviamo in volo.
Ma non sappiamo niente di preciso di cosa si cela dietro a tutto questo.
Ecco. Ivan ce ne parla. E talmente in maniera precisa da dissolvere quella specie di velo che ci nasconde troppe cose. Nel bene e nel male.
Sapremo di quanta professionalità serve al personale di bordo per affrontare le operazioni di routine e sapremo anche di quante problematiche gli stessi devono superare per mantenere proprio quell’elevata professionalità. Problematiche che provengono da personaggi che Ivan ben descrive nel libro.
Questo libro è dedicato a tutti, dicevo.
Nella prefazione, tuttavia, si fa cenno anche ai tantissimi colleghi che Ivan ha incontrato nella sua lunga carriera:
“Ragazzi giovanissimi che hanno reso speciale ogni viaggio nonostante le difficoltà…”
E magari anche a quelli che oggi si accingono a cominciare la scuola di volo per poi intraprendere questa carriera così difficile e comunque tanto meravigliosa.
Recensione di Evandro A. Detti (Brutus Flyer).
Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.