Quattro amici in volo

“Comincia la festa ragazzi, divertitevi più che potete!”

Oggi non vi parlerò di volo, o meglio, non sarà lui il protagonista, oggi vi parlerò di quattro amici, quattro amici speciali, quattro amici che hanno scelto come luogo di ritrovo un posto inusuale: il monte Vettore!

Spegnete tutto e isolatevi dal mondo: vi poterò tra odori, suoni e colori!

L’avventura di oggi comincia da lontano, comincia da un volo di due ore sul monte Vettore il giorno prima, comincia con l’idea (assurda) di tornare in piana (piana di Castelluccio, ndA) nella speranza di replicare, se non addirittura migliorare un volo già molto bello di suo, comincia con la voglia di tornare lassù perché, per noi, stare “lassù” è qualcosa di speciale.

Siamo al parcheggio del Vettoretto in una stupenda giornata d’estate, oltre ai quattro irriducibili Ubaldo, Lorenzo, Gianni ed io, ci sono il fratello e la mamma di Gianni e Martina, i nostri controllori di volo di giornata! Poco dietro ci sono i prati multicolori della piana, i ghiaioni del monte Vettore, le rocce dello “Scoglio dell’Aquila” e più su la cima del Vettore; tutt’intorno il silenzio rotto solo dal fruscio del vento e dal ronzio di qualche ape. Salutiamo la “torre di controllo” e ci avviamo verso il decollo situato duecento metri sopra la strada. Salire in decollo oggi è una di quelle fatiche che farei mille volte senza mai pentirmene: è un salto nei sensi, tra le tinte dei prati e i profumi dei fiori appena sbocciati, tra il lento e tumultuoso fruscio del vento e il grido di un falco che vola alto sopra di noi, salire in decollo oggi è forse una delle fasi più belle del volo, quella in cui si riesce ad ammirare più da vicino lo spettacolo della natura, toccarlo, accarezzarlo …

Sì, per un attimo ho pensato di non decollare ma quando ho visto lo Scoglio dell’Aquila, alto e maestoso come mai mi era sembrato, mi è tornato in mente una citazione di Leonardo Da Vinci: Quando avrai provato l’emozione del volo, camminerai con lo sguardo rivolto verso il cielo, perché là sei stato e là agogni di ritornare … ho alzato la vela e senza pensarci due volte sono decollato!

Di solito non sono mai il primo a decollare, ma oggi sì, oggi ho qualcosa dentro che mi dice vai, parti, vola più in alto dei tuoi sogni!

Il fruscio del vento lascia spazio al “bip bip” frenetico del variometro che mi fa capire subito che oggi è giornata e subito dopo Ubaldo, Gianni e Lorenzo rompono gli indugi e decollano: “Comincia la festa ragazzi, DIVERTITEVI PIU’ CHE POTETE!”, urlo via radio mentre ho già raggiunto la base dello Scoglio dell’Aquila.

“Manuè che hai bevuto? Dieci minuti e sei già arrivato in cima!”, mi urla Ubaldo. “Sei un disgraziato, avevamo detto che saremmo saliti insieme!”, continua Gianni. “Siete voi che siete delle schiappe”, replico. “Allora quando ti prendiamo ti chiudiamo la vela cosi vediamo quanto sei bravo”, continua Lorenzo … Tiriamo avanti per una mezz’ora abbondante a prenderci in giro, incuranti della quota, delle termiche, dell’avanzamento, oggi proprio non ce ne frega nulla di fare quota, oggi vogliamo solo stare insieme e divertirci, prendendoci in giro come solo degli amici per la pelle sanno fare.

Esco un po’ fuori e mi metto in posizione buona per far foto; becco Lorenzo, metto lo zoom al massimo: “Un po’ più a sinistra, così, bene, ora FERMO, NON TI MUOVERE, FEEEEEEERMO!”

Lorenzo non mi risponde, ma dopo un po’ sento un anonimo insulto via radio … Le nostre traiettorie si incrociano e si allontanano mille volte sopra i prati del Vettore, mentre il sole si staglia alto nel cielo. Continuo imperterrito delle mia triplice attività di fotografo, operatore radio e pilota (vabbé pilota, si fa per dire!) ma sento che manca qualcosa: effettivamente un panino con la porchetta ed una birretta gelata in cima al Vettore ci sarebbero stati bene!

Questi sono i voli che preferisco, quelli poco tecnici ma che permettono di far foto e … di sparar cavolate! Ma sì, oggi non ce ne frega nulla di far quota o di andare da qualche parte, lo scopo di questo volo è quello di stare insieme lassù, tra fiori, prati e nuvole!

Il vento ci gioca un brutto scherzo, aumenta repentinamente quando siamo verso Forca Viola. Ubaldo, Gianni e Lorenzo escono subito senza problemi, io passo un brutto quarto d’ora ma riesco sempre a mantenere l’avanzamento sopra i 5 km/h. Sento la paura nelle loro voci mentre si prodigano nel darmi dei consigli, ma tengo saldi i comandi e scappo fuori. Ci togliamo d’impaccio e torniamo a salire, di nuovo, stavolta un po’ più guardinghi ma sempre determinati a restare sù il più possibile. La radio mi molla, e dire che l’avevo ricaricata la sera prima, ma oggi i miei amici sono particolarmente logorroici e questo è il risultato.

Sono passate due ore da quando siamo decollati, qualcuno inizia a dare segni di cedimento e alza bandiera bianca: “Scendo al Guaidone e atterro”. “Va bene, ti seguiamo” Parte Gianni ma appena trova una termica torna velocemente a salire e riaggancia la vetta: “Ma non dovevamo atterrare?”. “Sì però qui ancora tiene …” “Ho capito, era un tentativo di depistaggio” “Ma no io volevo veramente atterrare però ….” Parte Lorenzo, determinato ad atterrare, punta Forca ovest ma poi vira secco verso il Vettoretto: “Qui si sta su alla grande, venite qua!” “Ahò, ma tu non dovevi atterrare?” “Sì ma qui tiene, sai com’è …” “Torre di controllo a volatori, se non atterrate vi abbattiamo!” “Prima dovete beccarci … ” risponde Ubaldo.

Si va avanti cosi per un’ora abbondante, tra falsi buoni propositi e tangibili tentativi di riagganciare per l’ennesima volta il Vettore. Il sole ci regala uno dei suoi più bei tramonti, mentre noi continuiamo a volare in piena estasi mistica. Il silenzio della piana viene turbato da delle urla, sono urla di gioia, ma hanno un tono diverso dal solito: è il tono di un padre di famiglia che oggi è tornato bambino! La mia vela continua a salire mentre Gianni, dopo mille tentativi di depistaggio, atterra, Lorenzo lo segue a ruota, non prima di essersi disteso completamente sull’imbragatura quasi a volersi addormentare; pochi minuti ed anche io ed Ubaldo atterriamo sulla strada sfruttando le luci delle auto per centrare l’atterraggio.

L’euforia a terra è tangibile, ma per capire di cosa parlo dovreste osservarci, dovreste vedere i nostri occhi, osservare l’espressione del nostro viso, ascoltare la vibrazione profonda della nostra voce appena atterrati. Ci abbracciamo, ci diamo delle pacche sulle spalle, urliamo di contentezza perché questo per noi è un momento irripetibile!

Risaliamo in macchina, Lorenzo afferra la sua Canon per mostrarmi le foto scattate in volo e per prima appare la foto del suo frugoletto Alessio: “E’ inutile che mi state a dire, le emozioni che mi da mio figlio il volo manco tra tremila anni me la darà!”

… [SILENZIO]


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Manè

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