Mi risulta difficile reperire nel vocabolario della lingua italiana un termine che possa attribuire una connotazione sintetica a questo evento letterario. In mancanza di meglio, l’aggettivo che mi risuona più consono è “originale”.

Con malcelata curiosità, mi sono messa in viaggio per raggiungere un ambiente che mai in vita mia avevo esplorato: un osservatorio astronomico.
Al mio arrivo a destinazione, sono stata accolta dal Comandante Pilota Alvaro Cottini, Vicepresidente di Associazione Arma Aeronautica presso il IV Stormo Aeroplani da Caccia di Grosseto, un Sodalizio del quale ho l’onore di far parte. Ho ben presto individuato altri colleghi, attirati come me dalla locandina che annunciava l’evento fatta circolare nella chat di gruppo. L’osservatorio astronomico mi è subito apparso come un luogo magico, un laboratorio di alchimia dell’Universo.
Pochi istanti dopo l’orario di inizio prestabilito, nella sala dedicata alla presentazione è andata in scena la magia del cinema. Uno dopo l’altro, sono apparsi sullo schermo due filmati, protagonista dei quali è stato il volo a vela. Le due proiezioni sono state inframmezzate da un discorso di autopresentazione tenuto da Alan Steve Russell in tenuta di volo.

Trascorsi così i primi quarantacinque minuti, le luci in sala si sono accese per illuminare l’autore, il quale ha scelto di presentare da sé la sua più recente fatica letteraria, “Ancora una volta Pete”, nonché i due volumi da lui già pubblicati: il romanzo “Un volo per l’eternità” (2021), del quale l’oggetto della presentazione è il sequel, preceduto dall’autobiografia “Il mio volo in aliante” recensito anche dal nostro hangar (2019).
Presentare il proprio libro senza dialogare con un relatore richiede un notevole impegno e un lavoro di preparazione accurato. In tanti anni di esperienza sul campo, mi sono imbattuta in altri scrittori, in particolare aviatori o ex aviatori, che hanno fatto questa scelta, supportando il monologo con la proiezione di diapositive o immagini caricate in sequenza prestabilita su computer.
Confesso che sono rimasta stupita nel momento in cui Alan Steve Russell ha iniziato a raccontare i contenuti della sua opera letteraria mediante la lettura di un testo preconfezionato; dalla prefazione ai ringraziamenti, l’autore ha dato voce a quanto lui stesso ha preventivamente messo nero su bianco per l’occasione, compresa una serie di domande da rivolgere al pubblico. È stata un’esperienza. C’è sempre una prima volta per tutto nella vita; in verità, mi auguro che una simile prima volta sia anche l’ultima.
La lettura del monologo di Alan Steve Russell è stata intercalata da quella di alcuni brani del romanzo in presentazione, nonché di alcuni spezzoni tratti dal suo progenitore.

L’evento letterario si è concluso con la stessa originalità con il quale ha avuto inizio.
Esaurita la serie di domande da parte degli astanti, alle quali Alan Steve Russell ha dato risposta dimostrando un’assoluta padronanza tecnica in materia di volo a vela, ha avuto inizio il rituale del firmacopie ed è stato offerto un rinfresco.
Sino a qui, niente di particolare. La vera sorpresa attendeva i partecipanti all’esterno della sala dedicata alla presentazione. Sono stati messi a disposizione del pubblico, sotto la sorveglianza del personale dell’osservatorio astronomico, due telescopi. Il primo era rivolto in direzione della Luna, la cosiddetta “Luna Blu d’Inverno”, molto ben delineata nei minimi dettagli. Il secondo strumento ottico era puntato verso il pianeta Saturno; in questo caso, l’osservazione è stata ben diversa, data la distanza del corpo celeste dalla Terra. È stato possibile individuare solo una minuscola masserella luminosa circondata da un anello. Molto ben più visibile il piccolo pianeta Mercurio, il più vicino al globo terrestre al di là del nostro satellite.

Si è così conclusa, in modo davvero “stellare”, una serata letteraria decisamente fuori dal comune. Ho acquistato i tre volumi prodotti dall’autore e li ho riposti in compagnia degli altri undici che attendono di essere recensiti, previa lettura da parte della sottoscritta. Un lavorone? Sì, è vero! Ognuno ha il volontariato che si merita: da quando sono stata messa con i piedi per terra, inseguo i voli degli altri con il naso all’insù, oppure con gli occhi all’ingiù, alla rincorsa di parole impregnate di emozioni celesti.
Un grande autore, Lord Byron, ha scritto:
“Non c’è istinto pari a quello del cuore”.
Il cuore mi dice che l’importante è andar per aria e le sensazioni descritte da chi ha la possibilità di farlo sono di grande conforto per rammentare l’esperienza più coinvolgente della vita: il volo.
Recensione di Angelarosa Weiler
Foto e didascalie della Redazione di VOCI DI HANGAR



