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IL VOLO DI INDIANA JONES A GUIDONIA


Supportato da un mirabolante supporto pubblicitario, già da qualche giorno è approdato in tutte le sale cinematografiche del nostro paese il V capitolo (e probabilmente anche l’ultimo)  della saga di Indiana Jones intitolato appunto Indiana Jones e il quadrante del destino.

Il particolarissimo archeologo immaginario, tanto cervello e anche qualche muscolo, è personificato per antonomasia dall’attore statunitense Harrison Ford che, a onor del vero, è uno dei pochi attori hollywooddiani capace di ritagliarsi una carriera chilometrica non ancorata al primo successo mietuto con la sua memorabile partecipazione alla saga di Guerre stellari. Chi non ricorda infatti il mitico Ian Solo, scapestrato filibustiere intergalattico pilota del Millenniun Falcon assieme al pelosissimo amico  Chewbecca? Lui, proprio lui!

Il Ford Trimotor è il velivolo protagonista delle scene pirotecniche del film di Indiana Jones girate a Guidonia. Nella finzione cinematografica, dopo che gli occupanti si saranno lanciati con mezzi di fortuna, si schianterà contro il costone di una montagna innevata (foto proveniente da www.flickr.com)

All’epoca giovanissimo.  Harrison fu scelto da quel buongustaio di Seven Spielberg che – secondo la leggenda – lo notò mentre era indaffarato nel montaggio di una scenografia. Figlio di un attore e a sua volta diplomato in un corso di arte drammatica frequentato durante il college, Harrison si era infatti ritagliato il lavoro di falegname di scena in quanto scontento e sfiduciato a causa delle minuscole parti che era riuscito a strappare fino a quel momento presso di Studios. E invece quell’incontro si tradusse nella sua e la nostra fortuna …

Un altro scorcio originale del Ford Trimotor che, nella finzione del film, è l’ambientazione di un rocambolesco episodio in cui i piloti lo abbandonano lanciandosi con il paracadute mentre gli occupanti, Indiana Jones compreso, sonnecchiano tranquilli. Da notare la peculiare lamiera ondulata Junkers che contraddistingue il rivestimento del velivolo. Una soluzione adottata, per esempio, anche sul Junker JU-52 e che, nonostante l’indubbio aumento della resistenza aerodinamica, consentiva una notevole rigidità, ossia grande resistenza agli impatti localizzati (foto proveniente da www.flickr.com)

Harrison Ford, classe 1942, alla stregua del suo famoso collega John Travolta, nella vita reale è  anche un pilota di aerei ed elicotteri, dunque oltremodo appassionato di aviazione  nonostante nel marzo 2015 sia rimasto coinvolto in un incidente aereo nelle vicinanze di Venice (vicino Santa Monica – Californi) a causa di un guasto tecnico occorso al suo Ryan PT-22, rarissimo velivolo monomotore a elica degli anni ’40.

Ciò premesso si comprende facilmente, come, dovendo giare delle riprese aeree all’interno di un aeroporto in cui all’epoca si praticava il volo a mezzo di alianti, il buon Harrison non abbia saputo fare a meno di provare la fantastica esperienza del volo silenzioso.

Il velivolo qui ritratto fu esattamente quello utilizzato nelle scene del film di Idiana Jones (tranne quella dello schianto, s’intende) . Il “City of Philadelphia” fu inizialmente di proprietà della Trans-Continental Air Transport; ma al momento è basato negli Stati Uniti a Polk City in Florida (foto proveniente da www.flickr.com)

Il racconto stringato (e forse fin troppo asettico) di Giulio Cesare Chiarini si riferisce proprio a questo singolare episodio, uno dei tanti avvenuti all’interno dell’aeroporto di Guidoni di cui furono testimoni i cosiddetti “guidoniani” appunto, ma che – nello specifico – rimasero del tutto ignari di quanto accedeva sopra di loro.

Lo scatto pone in evidenza la configurazione alquanto singolare del Ford Trimotor in cui il motore laterale costituisce un tutt’uno con il carrello anteriore. Niente male per il “The Tin Goose”, cioè Oca di latta, come venne soprannominato e che fu progettato nel lontanissimo 1925 (foto proveniente da www.flickr.com)

Per interposta persona, Giulio ci racconta il retroscena delle funnamboliche immagini che noi – semplici fruitori dell’arte cinematografica – abbiamo potuto ammirare all’inizio del secondo film della saga di Indiana Jones (forse il meno riuscito rispetto agli altri) che reca il titolo: Indiana Jones e il tempio maledetto.

Non ci è dato sapere quanti chilometri di pellicola furono girati per poi vedere solo pochi minuti di film, di certo, grazie al racconto  del nostro autore, siamo in grado di apprendere una chicca che è sfuggita ai rotocalchi cinematografici o ai periodici di pettegolezzi del mondo dello spettacolo.

 



Narrativa / Brevissimo

Inedito

Ha partecipato alla X edizione del Premio letterario “Racconti tra le nuvole” – 2022

 


 

Il volo di Indiana Jones a Guidonia


Era l’anno 1984 e si giravano a Guidonia alcune scene del film: “Indiana Jones e il tempio maledetto”. Si era costruito in aeroporto, zona hangar militare, un aereo degli anni ’30, al cui interno, nella trama del film, Indiana Jones, mentre precipitava, ormai senza guida e senza piloti, lottava per la sopravvivenza sua e della sua accompagnatrice cantante; la lotta per altro era ben riuscita, perché in maniera rocambolesca, potevano Indiana e compagna separarsi dall’aereo, che invece all’impatto si distruggeva.

Noi piloti guidoniani ignoravamo la presenza in aeroporto, sia degli attori che di tutta la troupe che girava il film…e si giustifica perciò, come in un giorno, in cui si volava normalmente con gli alianti dell’aeroclub di Roma, ci fosse la presenza di Harrison Ford a Guidonia e il suo arrivo improvviso, presso la biga di Antonietta e di tutti noi piloti e istruttori.

Quel giorno l’istruttore di turno era Giovanni Quai.

Harrison Ford amante del volo, come tutti sanno, con il suo “slang americano”, chiese se fosse possibile fare un volo in aliante.

Il bello è che nessuno lo riconobbe un po’ per la faccia un po’gonfia e arrossata, (un po’ diversa da quella perfetta presentata nei film) un po’ perché chi se l’aspettava mai: era un tizio” americano che chiedeva, come spesso accade, un “volo turistico”. Tanto meno Giovanni Quai lo riconobbe ma, primo perché parlava inglese meglio di tutti, poi perché era il pilota più rispondente dei presenti, decise di portare in volo quello strano tizio.

Il volo ebbe luogo, l’americano si divertì, fece i complimenti per la bellezza dell’esperienza e magnificò il volo a vela e gli appassionati piloti, che lo praticavano. Si congedò salutando i presenti alla biga e in linea e non fece nulla, per farsi riconoscere …

Tutto ciò fino a sera, quando apparve alla tv di stato, in un’intervista, proprio quel “tizio americano, dalla faccia ora pulita, rimessa a posto e ben pettinato.

Intervistavano il famoso attore Harrison Ford, che parlava del nuovo film di Indiana Jones, che lo vedeva protagonista e che in quel momento era a Roma, perché giravano all’aeroporto di Guidonia, dove avevano costruito un modello di aereo, anni trenta, per girare delle scene importanti.

Allora Giovanni Quai, ritornato a casa guardando la tv serale, disse alla figlia presente in quel momento: “Io quello oggi l’ho portato in volo”, e di rimando la figlia gli confermò che aveva portato in volo “Indiana Jones” alias Harrison Ford”.

Giovanni raccontava l’evento come una storia curiosa e ricordo in alcuni stages di volo a Rieti a inizio anni 2000, che i guidoniani facevano in “gruppo”, che, quando ciascuno raccontava fatti accaduti in volo e a terra a Guidonia con protagonisti sempre piloti dell’Aeroclub, lui Giovanni ricordava la sua storia con: Indiana Jones …. 



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

## proprietà letteraria riservata ##


Giulio Cesare Chiarini


NOTA: in copertina la cabina di pilotaggio e i comandi di volo originali del Ford Trimotor

 

Giulio Cesare Chiarini


Classe 1947, ha sempre vissuto a Roma dove ha studiato (fisica), lavorando poi nel campo dell’automazione.

Sposato, tre figlie e oggi 6 nipoti.

Ha cominciato a volare con l’Aeroclub di Roma (licenza di pilota a  motore e a vela), poi transitato nell’Aeroclub Volovelistico Gallicano sebbene voli regolarmente a Rieti con il suo Duo Discus assieme ad altri due amici di vecchia data. 

Attualmente vola da più di 30 anni come trainatore di alianti e volovelista appassionato.

Nel corso della sua lunga vita professionale ha giornalmente preso nota delle sue vicissitudini in un diario tanto che ne ha accumulati diversi. Quelli che riguardano le sue esperienze di volo li chiama affettuosamente “I diari di Guidonia” e chissà che prima o poi non ne tiri fuori qualcuno per raccontarci altre avventure memorabili …


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gcchiarini (chiocciola) gmail.com




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