Un decollo risicato

Me ne stavo nel piazzale antistante l’hangar dell’Aeroclub di Palermo, crogiolandomi al sole mattutino in una comoda sdraio. Anzi, sonnecchiavo nell’attesa del primo allievo della giornata.

Arrivò, invece, un visitatore che non conoscevo, il quale mi fece aprire gli occhi; mi alzai a fatica, per usuale educazione, non senza averlo prima squadrato dalla testa ai piedi: era un uomo di mezz’età, con una folta barba nera, ben vestito e, per quello che si poteva vedere, abbronzatissimo.

Gli porsi la mano ed egli si presentò spiegandomi che era un commerciante di vini, che spesso si era recato in nave a Pantelleria, la bella isola a sud della Sicilia, dove aveva acquistato grosse partite di vino zibibbo (ecco perché mancava nei negozi di Palermo!) e, questa volta, se possibile, avrebbe preferito andarci in volo.

Gli spiegai che l’Aeroclub non poteva svolgere attività commerciale né trasportare fusti di vino a bordo dei propri piccoli apparecchi.

Mi rispose che lui li avrebbe solo contrattati mentre l’azienda vinicola, che anch’io conoscevo, glieli avrebbe spediti come sempre aveva fatto.

Trascurai, a questo punto, la faccenda “voli commerciali” e che, sì, potevamo andarci, purché pagasse, mio tramite, la tariffa oraria che avrei dovuto pagare io.

Non ebbe alcun problema ad anticipare quella stimata per le due ore previste, relativa al Cessna 206, quello con cui di solito lanciavo i paracadutisti. Speravo, peraltro, di comprare, a prezzo di commerciante, una cassa di bottiglie speciali che avrei potuto stivare a bordo.

Il giorno prima c’era stato scirocco violento; quel giorno calma piatta anche a Pantelleria: strano, lì è sempre ventoso. Rassicurato, comunque, dall’Ufficio Meteorologico Aeronautico, fatto il pieno al Cessna e tornato sul piazzale, un collega pilota mi chiese se poteva venire con noi. “Certo”, gli risposi, “ti siedi a destra e quello lo facciamo accomodare dietro”.

Allineato per pista 35 che punta più o meno a nord, verso le case a due o tre piani della Palermo periferica, osservai che la manica a vento era penzoloni, non un filo di vento perciò, e iniziai la corsa di decollo.

Appena staccato alla giusta velocità di 80 nodi (circa 150 Km/h, ndA) di colpo l’indice dell’anemometro scese a 40: stallo!

Giù il muso e un istante dopo tornò a 80!

Non potevo atterrare perché la pista è corta e per giunta in discesa.

– La cosa si ripeté un paio di volte; passai a pelo delle case e, qui, l’apparecchio iniziò una ripidissima salita. A quel punto, l’amico seduto accanto (che in seguito divenne pilota professionista), rimasto silenzioso avendomi visto lavorare con calma e decisione, mi disse: “Non ti voltare, a quello la barba è diventata bianca!”

Gli risposi di rassicurarlo perché saremmo subito rientrati per pista opposta.

Nessun problema, infatti, con le eventuali raffiche in prua: avevo subito capito che eravamo stati investiti in coda da forti raffiche di scirocco, con effetto wind shear che toglie velocità all’aeroplano!

Seppi poi che mentre staccavo le ruote dalla pista, in quell’istante era arrivata in Aeroclub (troppo tardi) una telefonata dall’operatore meteo che diceva pressappoco così: “ Non fatelo decollare, ci sono 70 nodi a Pantelleria!”

Giuro, meglio volare fra le nuvole che con un ventaccio così!



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

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Michele Gagliani

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