Il mio cielo

Innanzitutto si dovrebbe precisare che si sbaglia a chiamarlo al singolare: secondo me è più adeguato “I cieli”. Ebbene sì, non esiste un cielo singolo, un cielo che è quello lì e basta, sarebbe fin troppo facile descriverlo o quanto meno trovare degli aggettivi adeguati a renderlo in parole. Potrei descrivere innanzitutto il più bel cielo che abbia mai visto: quello che ammiro quando mi sveglio all’alba. Il cielo mattutino è all’apparenza indescrivibile: esco fuori ancora sonnecchiando e alzo il naso verso l’infinito. Un’immensa tavolozza di colori appare all’improvviso: una miriade di poltiglie colorate che il pittore, autore del quadro più bello in assoluto, ha lasciato sbadatamente a impastarsi tra loro. Dopo un primo smarrimento comincio ad osservare con attenzione: riesco a distinguere il magico intreccio che il giallo tesse con l’arancio e il rosso fuoco … è il sole che, come un fiero condottiero, manda in avanscoperta le truppe con lo scopo di annunciare il suo arrivo. Sullo sfondo fanno capolino i gregari che hanno lo scopo essenziale di esaltare la magnificenza dell’esercito in arrivo: azzurro, celeste, grigio fumo e persino rosa pesca si affannano, si accavallano l’uno sull’altro nel disperato tentativo di prevalere sul vicino. Impresa impossibile per nostra fortuna: infatti pur essendo mischiati tra loro, ogni colore riesce a trovare la giusta allocazione, l’esatta posizione dove esaltare la perfetta sfumatura, la precisa gradazione che contraddistingue ciascuno di questi gregari. Mentre me ne sto lì, quieta, quieta a contemplare la semplicità e al contempo lo splendore di quest’opera d’arte, pensando che non manca niente, che nessuna cosa può essere aggiunta a tale perfezione, ecco che quatte, quatte, silenziose, cominciano a sfilare e allo stesso tempo a sfilacciarsi come fili di un maglione ormai un po’ vecchiotto, quelle che io considero “la ciliegina sulla torta”: le nuvole!!!! Bianche come la panna o rosa come un confetto, ognuna trova la sua giusta posizione per farti raggiungere in un certo senso il paradiso: eh sì, il paradiso. Il paradiso più paradiso che ci sia: quello che più mi piace, fatto di pace, silenzio e calma assoluta!!!! Ogni pensiero, ogni angoscia, ogni preoccupazione si dissolvono come fossero gocce di rugiada sulle foglie che, allo spuntar del giorno, si aprono alla vita. Abbiamo detto i cieli … eh sì, “I CIELI”… “Ce ne saranno altri allora?”… purtroppo per me, che mi sto cimentando nell’impresa di descriverli, ci sono ancora altri tetti celesti. Quello della notte, ad esempio, sembra un coperchio nero, nero che attanaglia il cuore. “Sembra” perché in fondo non è così. Bisogna saper osservare: gli occhi alzati verso il cielo notturno in un primo momento non percepiscono nulla, domina solo il buio più assoluto. A poco, a poco però, le pupille si abituano all’oscurità e, come per magia, cominciano a spuntare tante piccole lucciole … le stelle. Ognuna brilla di un’intensità personale, nessun luccichio è pari per luminosità a quello della compagna, vicina o lontana che sia. Inizialmente sembrano sparse, rade, poche: poi, piano, piano, come se stessi pigiando una miriade di interruttori, una dopo l’altra cominciano a risplendere fino a trasformare il cielo in un manto pieno di coriandoli iridescenti. Regna su tutte la Luna sovrana. Una sola espressione mi esalta quando cerco di definire il cielo … se mi chiedessero: “Cos’è per te il cielo?” io senza esitazione risponderei candidamente: “La coperta del mondo!!!!”.

 


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Rosaria

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