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Le due rondini

Era una volta una coppia di rondini che stranamente in inverno, anziché migrare verso paesi più caldi, abitavano nella soffitta di una casa e d’estate facevano il nido sul tetto di quella stessa casa. “Sono degli uccelli davvero bizzarri!” dicevano quelli che le osservavano, non conoscendone la storia. In realtà non erano uccelli bizzarri, strano era ciò che era capitato loro. Ma vedremo cosa ne penserete voi bambini dopo che avrete letto questa favola.

“Mamma, mi compri un palloncino?” disse il bimbo mentre passeggiava con la mamma in una via del centro un sabato pomeriggio. “Va bene. Quale vuoi?” “Quello a forma di delfino.” “Grigio o azzurro?” domandò al bimbo il venditore di palloncini. “Azzurro, per favore. Quello più grosso!” Il bimbo prese il palloncino e lo osservò. “Guarda come va in alto!” esclamò. “Attento a non farlo volare.” si raccomandò la mamma. Il bimbo tirò giù il filo fino a prendere il palloncino tra le braccia. “Mamma, posso salirci sopra?” “Ma non è un canotto …” “Dai, solo un attimo. Dammi la mano.” “E va bene, baby stranezza.” La mamma prese il filo, se lo legò al polso e poi aiutò il bimbo a salire a cavalcioni sul palloncino. “Che bello!” esclamò il bimbo felice “Lascia andare un po’ il filo, mamma, voglio andare in alto.” “Si, ma solo un poco.” Purtroppo il filo le scappò di mano e il palloncino si alzò nel cielo, ma quel che è peggio è che il nodo che la mamma si era fatta intorno al polso si sciolse ed il palloncino volò via insieme con il bambino. “Aiuto! Aiuto!” gridò la mamma “Il mio bambino sta volando via. Aiuto!” Tutti alzarono gli occhi e videro l’incredibile scena del bambino che volava cavalcando un delfino finto. Il bimbo non aveva paura, anzi si divertiva un mondo perché era una cosa straordinaria, ma … dove sarebbe arrivato? In men che non si dica il palloncino raggiunse le nuvole e si arenò all’ingresso della baia del Regno delle Rondini. “Oh, oh, abbiamo ospiti.” disse la rondine incaricata della sorveglianza del Regno. “Buongiorno e benvenuto nel Regno delle Rondini.” “Il Regno delle Rondini? Oh, che meraviglia! Buongiorno.” rispose il bimbo. “Cerchi qualcuno?” chiese la Rondine. “Be’ se c’è qualcuno che può aiutarmi a tornare sulla terra …” “Che cosa ti è successo?” Il bimbo le raccontò l’episodio del palloncino e la sorvegliante chiamò la squadra del Pronto Intervento, il cui capo era una rondine grassa, un po’ stupida e dai modi spicci. “Sai volare?” chiese al bimbo. “No, io … no.” “E il tuo amico?” “Ma lui è … un palloncino.” “Be’ sa volare o no?” “No, no … cioè sì, ma solo verso l’alto … credo …” “E’ necessario l’esercizio! Qui siete tutti pigri. Esercizio costante ci vuole: costante! Fuori le ali!” Il bimbo aprì le braccia. “Ma … dove sono le ali?” “Non ha ali.” s’intromise la sorvegliante “E’ un bambino!” Quest’ultima conosceva fin troppo bene la stupidità del capo della squadra del Pronto Intervento. “Un bambino? E cosa ci fa qui? E’ un nemico del Regno?” “No, no, calma. E’ una storia troppo lunga per raccontartela.” La sorvegliante sapeva che se gliel’avesse narrata, l’altra le avrebbe chiesto di ripeterla quattro o cinque volte prima di capirne meno della metà, tanto era ottusa. “Ciò che il bambino desidera è tornare a casa. Sulla Terra.” aggiunse. “Potevate dirmelo subito! Squadra, attenti! Posizionate la scala.” La squadra eseguì prontamente ed ecco una robusta scala di corda penzolare dalla nuvola. La capo-squadra, rivolgendosi al bambino, disse: “Basterà che tu metta il piede qui e scenda.” Quando la scala fu ben sistemata, ci si accorse che era troppo corta e che non arrivava fino alla Terra. Il bambino e la sorvegliante si scambiarono uno sguardo desolato. Intanto sulla Terra, la mamma in preda all’ira si era avvicinata al venditore di palloncini e, gridandogli delle parole molto cattive, gli aveva rotto tutti i palloncini. Questi, arrabbiatissimo, dimenticò di essere un gentiluomo e, contro tutte le regole della cavalleria, le diede un grosso calcione sul sedere, ma così grosso che la fece volare in alto in alto nel cielo. Fortuna volle che anche lei approdasse nel Regno delle Rondini. “Mamma!” esclamò il bambino non appena la vide. “Amore mio!” I due si abbracciarono forte forte forte. “E’ la mia mamma! E’ la mia mamma! Evviva! Evviva!” Il bimbo non stava in sé dalla gioia; mai avrebbe immaginato di veder arrivare la mamma nel Regno delle Rondini. Anche la mamma era felicissima ed era grata al venditore di palloncini per il calcione nel sedere che, stranamente, non le faceva già più male. Ma ora bisognava risolvere il problema del ritorno a casa. “Come possiamo fare?” domandò la mamma alla Rondine sorvegliante. Fu interpellata la Rondine scienziato, la quale non trovò altra soluzione che quella di trasformare la mamma ed il bimbo in due rondini affinché potessero tornare a casa volando. La mamma accettò e così immediatamente, dopo che ebbero bevuto un intruglio misterioso, avvenne la metamorfosi. Le due neo rondini salutarono affettuosamente le loro nuove amiche e si diressero verso la Terra. Approfittando della nuova condizione fecero dei lunghi giri intorno al mondo e videro un sacco di cose bellissime che mai avrebbero potuto immaginare. “Mamma, sai che mi piace di più essere una rondine che un bambino?” disse il bimbo. “Be’, ti dirò che anche a me non dispiace. Siamo liberi, possiamo andare dove vogliamo e … guarda lì che lago meraviglioso!” “Non lo avremmo mai visto se non fossimo diventati rondini.” “E’ vero, ma ora andiamo a casa. E’ passato molto tempo.” “Se proprio dobbiamo …” Quando arrivarono a casa, però, si accorsero che non sapevano come fare per trasformarsi nuovamente in una mamma ed un bambino. La Rondine scienziato non aveva dato loro niente da prendere per tornare com’erano prima, né aveva detto se sarebbero rimaste rondini solo per un periodo di tempo limitato. “Dovremo tornare al Regno delle Rondini per chiedere cosa fare.” disse la mamma. “Ma il bimbo non era d’accordo. “Mamma … io preferirei rimanere così. Non ho voglia di tornare ad essere un bambino, quel letto così grande … io non so più dormirci, tutti quei giocattoli … io non so più giocarci …” Anche la mamma provava le stesse sensazioni e le piaceva molto poter essere libera e girare il mondo quando e come voleva. “Be’ in fondo … non siamo obbligati a cambiare … se stiamo bene così …” “Oh, sì, io sto benissimo!” disse il bimbo. “Allora … va bene … restiamo così” “Mamma, sei la mamma più straordinaria e la rondine più fantastica che esista. Anzi sei la mamma rondine più straordinariamente fantastica.” “Quanti complimenti … grazie. Ma questa casa? Non possiamo lasciarla abbandonata.” “No. Diamola ai poveri.” “Giusto! Aspettami qua. So già a chi darla.” La mamma rondine uscì, percorse tutta la via fino all’angolo e lo vide. Era sempre lì, tutti i giorni, con il caldo e con il freddo, da mesi e mesi. Chi era? Chiederete voi. Un mendicante. La sua era una brutta storia, una storia di guerra, di miseria e di umiliazioni. Abitava nel suo paese, non lontano dall’Italia, con i suoi quattro bambini. Era vedovo perché la moglie era morta in un incidente d’auto. Una mattina all’alba i soldati avevano fatto irruzione nella sua ed in tutte le case vicine ed avevano obbligato tutti gli abitanti ad uscire così come si trovavano. Il pover’uomo era riuscito a prendere solo qualche coperta per proteggere i bambini dal freddo ed aveva dovuto fuggire, ma lui si riteneva fortunato perché aveva tutti e quattro i suoi figli con sé. Era stato costretto a fare un lungo viaggio a piedi fino al confine e spesso, non avendo di che sfamare i suoi bambini, dava loro da mangiare solo delle bacche selvatiche. Al confine era stato messo su un pullman insieme ad altri profughi e condotto in Italia. Qui aveva dovuto arrangiarsi da solo. Purtroppo la violenza della guerra gli aveva fatto perdere l’uso di un braccio e di una gamba che l’uomo si trascinava stancamente e, un po’ per questo, un po’ perché extra-comunitario, non era riuscito a trovare un lavoro. Così si era sistemato in un vagone ferroviario abbandonato e tutto il giorno chiedeva la carità all’angolo della strada. Questa storia la mamma rondine la sapeva già da prima perché vedeva il mendicante ogni mattina accompagnando il bimbo a scuola e si fermava a fargli l’elemosina. Quando gli si avvicinò, il mendicante, pensando che fosse solo un uccello affamato, le disse: “Vieni, ho solo quattro panini che sono per i miei bambini, ma te ne do volentieri un pezzetto, rondinella affamata.” Ma la mamma rondine disse di no con la testa e gli fece cenno di seguirlo. Il mendicante si alzò e la seguì. Arrivati alla casa, la rondine gli indicò lo zerbino, il mendicante lo sollevò e vide una chiave. “Devo … devo aprire?” chiese. La rondine annuì. L’uomo aprì la porta ed entrò, ma rimase fermo e intimidito in un angolo dell’ingresso. La rondine allora, con grande sorpresa e spavento del mendicante, parlò e gli spiegò tutta la storia; poi disse che, da quel momento, quella casa era per lui e per i suoi bambini. L’uomo prese la rondine tra le braccia e la baciò. “E’ un miracolo!” esclamò sbalordito. “E’ ciò che ti meriti. Tu sei un uomo buono e la vita è già stata tanto ingiusta con te. Hai perso tua moglie, la tua casa e tutto ciò che avevi. Ora il Signore vuole ridarti una casa. Va’ a prendere i tuoi figli e portali qui.” “Lo farò solo ad un patto.” “Quale?” “ Che anche tu resti qui.” “Ma io ho scelto di restare rondine proprio per essere libera, per andare dove voglio.” “Vorrà dire che, quando avrai finito di girare tutto il mondo, tornerai qui ed abiteremo insieme.” E così accadde. Le due rondini girarono in mondo in lungo e in largo e scoprirono posto incantevoli che purtroppo né io né voi vedremo mai (non tutti almeno). Mantenendo l’accordo fatto, alla fine di ogni viaggio esse tornavano a casa e restavano lì fino alla partenza successiva. E così ora che hanno finito di viaggiare e viaggiare e viaggiare sono tornate definitivamente a casa e, come vi ho detto all’inizio, in inverno abitano in soffitta e d’estate fanno il nido sul tetto.

Ora ditemi, bambini, pensate anche voi che sono due rondini bizzarre?


# proprietà letteraria riservata #


Alessandra Libutti

Loredana Limone

Le due rondini

rondini“Nell’antica Roma era ritenuta di buon augurio; si credeva che gli spiriti dei bambini defunti s’incarnassero in questi uccellini per poter visitare la loro casa e ancora oggi, nell’Europa centrale (specie in Germania e Ungheria) si raccomanda di lasciare una finestra aperta perché se una rondine entra in casa porta ogni sorta di felicità.”

Così recita il “Volario – simboli, miti e misteri degli esseri alati: uccelli, insetti e creature fantastiche”, splendido volume scritto da Alfredo Cattabiani (Mondadori) e questo scrive, in buona sostanza, Loredana Limone. Ma mentre il buon Cattabiani, studioso di storia delle religioni, simbolismi e tradizioni popolari, si limita a divulgare queste informazioni iconografiche, la nostra dolcissima Loredana invece, ne trae spunto (e che spunto!) tanto da regalarci una toccante favola che ha come protagonista una mamma e il suo bambino. E le due rondini allora, cosa c’entrano? Beh, leggete la fiaba e capirete … La favola che i fratelli Grimm o Andersen avrebbe voluto scrivere. Sublime!


Favola/ Medio-breve Pubblicata: nella raccolta di racconti “Il Trenino Arlecchino e altre storie”,(Edizioni associate) e acquistabile c/o IBS

Loredana Limone

libellula cavalcataMi sono riavvicinata alla letteratura per l’infanzia con lo scopo meno nobile: far addormentare il mio bambino. Ma altro che addormentarsi! L’effetto prodotto sull’amato pargoletto era proprio il contrario! Così leggendo, commentando ed inventando … indovinate chi si addormentava prima?!? Sono solo una mamma qualsiasi: e vorrei essere una mamma perfetta.

Però questa intensa interazione serale ha dato due ottimi frutti: ho pubblicato un libro di fiabe mie dal titolo “Il Trenino Arlecchino e altre storie” (Edizioni Associate) ed ho scoperto l’impronta fossile lasciatami dai libri della mia infanzia.

Con le mie fiabe vorrei che il fanciullino che è in voi faccia echeggiare stridule fanfare di trombette e di pive, e in un cantuccio dell’anima di chi più non crede vapori d’incenso l’altarino che avete ancora conservato da allora. Vorrei farvi perdere il tempo, quando andrete per i fatti vostri, ora vedendo la cinciallegra che canta, ora cogliendo il fiore che odora, ora toccando la selce che riluce (con la benedizione, spero, del buon Pascoli).

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lorelimone(chiocciola)tiscali.it ,

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Le due rondini

Alessandra Libutti


Trasportata da una cicogna su un tetto della periferia romana nell’anno di grazia 1967, Alessandra Libutti ha imparato a volare prestissimo (soprattutto in conseguenza di un tentativo fraterno di gettarla dalla finestra quando era ancora in fasce). All’età di sei anni era già una supereroina e si aggirava con una gloriosa mantella ed un cucchiaio di legno per i terrazzi di Montesacro (sebbene ignorata praticamente da tutti tranne qualche passerotto di passaggio). Da allora il soprannome di Super-I. Avendo in quello stesso anno (sebbene gli insegnanti disperassero) imparato a scrivere, decise che, grazie alla sua natura di supereroe, nulla avrebbe potuto impedirle di ottenere (di lì a qualche lustro) il premio Nobel per la Letteratura. Si mise subito all’opera. A dieci anni completò la collezione di opere giovanili: si trattava di una serie di mini thriller in pieno stile pulp che la consegnarono direttamente nelle mani della neuropsichiatria infantile. Tra i quindici e i vent’anni compose una serie di strane elucubrazioni ancora adesso a lei del tutto incomprensibili (vaneggiamenti? Deliri?). Poi convinse qualche caporedattore di essere una giornalista. Di lì il patatrac. Emigrò a Londra e cominciò ad intervistare rock bands fino ad essere messa alla porta da praticamente la totalità delle case discografiche britanniche. Nonostante ciò, nel 1994 in qualche modo riuscì a pubblicare un libro sui Wire per “Stampa Alternativa” e a farsi assumere (riempiendo il curriculum di panzanate inumane) alla Virgin. Ha all’attivo due romanzi inediti (ma che verranno certamente rivalutati dalla posterità): “Thomas Jay” e “Il naufrago”, più un terzo “L’ascensore” (sempre inedito) scritto in collaborazione con Massimomiro Pux (autore certamente più degno di lei). Della sua cinquantina di racconti, alcuni sono comparsi sulle riviste Inchiostro e Tam Tam. Con il racconto “Attacco frontale”, ha vinto il primo premio al concorso “Scrivi Web in Italiano”. E’ sposata e prossimamente mamma.

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Al momento, un suo racconto sta partecipando al concorso indetto dal sito letterario “Bookcafè” … se intendete leggerlo (e magari votarlo o pubblicizzarlo) digitate: http://www.bookcafe.net/concorso/concorso_Detail.cfm?ID=47




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Nella cabina di pilotaggio