Quest’opera letteraria è un omaggio che l’autore ha voluto rendere a Franco Lucchini, aviatore appartenente al IV Stormo Aeroplani da Caccia della Regia Aeronautica, uno degli eroi della Novantesima Squadriglia.
Attorno a lui, in una rievocazione storica ineccepibile, si muovevano altri virtuosi dell’aria, uomini che, alla stessa stregua di Lucchini, hanno donato il cuore all’aviazione e hanno fatto del IV Stormo la loro casa. Occhi addestrati a scrutare il cielo e la terra alla ricerca di un compagno d’ala o di un avversario. Occhi che si sono chiusi su una fatalità inguardabile, l’abbattimento dello S.M.79 pilotato dal supremo trasvolatore Italo Balbo a opera del fuoco della contraerea italiana, a causa di un imperdonabile errore. Occhi capaci di inumidirsi con compostezza di fronte alle spoglie di un compagno e amico divenuto un fratello nella vita, nonché un angelo nella morte.
Uno splendido scatto che risale nientemeno che al luglio 1943 presso l’aeroporto di Capoterra (CA). Il velivolo ritratto in tutta la sua bellezza è un Macchi C.205V che all’epoca prestava servizio tra le fila della 352ª Squadriglia, 20º Gruppo, 51º Stormo. (foto proveniente da www.flickr.com)
Colonne di fumo, il deserto e le sue dune di sabbia, il soffio del ghibli, battiti d’ali per segnalare un avvistamento, battaglie furibonde, uno stato di costante tensione: questa era la guerra in Africa.
In quei giorni di fuoco, di lotte, di vittorie e di luttuose sconfitte, la mente di Lucchini e dei suoi compagni faticava a rivolgere un pensiero a un volto un tempo accarezzato, ma così distante, sbiadito nel ricordo dalla mancanza di notizie. L’unico oggetto di attenzione per gli aviatori schierati nel nord del continente nero era la squadriglia. Missione dopo missione, mentre il fisico dei piloti impegnati nei combattimenti era sempre più provato dalla stanchezza e dalle condizioni estreme, la figura di Franco Lucchini ha preso a emergere sino a meritare l’appellativo di Asso. Nel momento in cui l’ufficiale pilota ha intuito l’imminenza di un suo rientro in Italia per riequipaggiare la squadriglia con nuovi aerei, l’immagine dell’amata, sepolta in un angolo del cuore sotto il peso del dovere, è rinata, rivelandosi di nuovo pronta a esplodere nella sua vita. Il tempo breve concesso alla dolcezza di un incontro sfuma nella pena di una nuova separazione.
Se vi dovesse capitare di fare visita al Museo della Scienza e della Tecnologia Milano sappiate che potreste imbattervi in questo splendido esemplare di Macchi MC 205 V Veltro in strepitoso stato di conservazione. Si tratta di un caccia prodotto nel corso della II Guerra Mondiale dall’Aeronautica Macchi che reca il nome “Veltro” in onore del celebre cane da caccia che salverà l’Italia citato da Dante nella Divina Commedia. Universalmente considerato il miglior aereo italiano di quel conflitto al pari degli altri velivoli della “serie 5” (Fiat G 55 e Reggiane 2005), fu costruito in un numero di esemplari assai esigui (circa 300) e dunque incapace di fornire una svolta al conflitto tuttavia, in azione, fu estremamente efficace, distruggendo un gran numero di bombardieri alleati e in grado di scontrarsi con successo ad armi pari con i caccia Alleati come il North American P-51D Mustang. E laddove la macchina non fu al pari dei suoi avversari i piloti della Regia diedero fondo a tutta la loro audacia e capacità bellica compensando il piccolo divario (foto proveniente da www.flickr.com)
“Il suo Saetta era ormai pronto al decollo, i meccanici lo avevano preparato nei minimi dettagli per il volo di trasferimento lungo la penisola e il balzo fino a Trapani. Quel velivolo sarebbe stato il suo inseparabile compagno nei mesi a venire. Accarezzò i comandi, rivolse un ultimo pensiero alla donna che amava e si preparò a partire”.
La Sicilia era la nuova casa che attendeva il IV Stormo, dispiegato sull’isola in condizioni all’insegna della carenza indiscriminata. Non per questo, gli aviatori resi fratelli dal senso di appartenenza alla squadriglia davano segno di volersi tirare indietro davanti al pericolo. Erano un’élite di uomini che avevano scelto di volare, per ognuno di loro affrontare il nemico in combattimento significava andare incontro a un appuntamento col destino al quale era impossibile sottrarsi. Non altrettanto si poteva dire della moltitudine di soldati che la guerra ha strappato a viva forza dalle pareti domestiche, dall’affetto di una madre, dalle braccia di una moglie. Tra questi, un giovane padre, di nome Franco Manzini.
Pur non avendo scelto di partire per l’Africa, pur non avendo mai allontanato il ricordo della moglie in attesa del primo figlio dal cuore, Manzini, a differenza d’altri, ha sempre fatto il suo dovere. Anche lui, come Franco Lucchini, è stato rimpatriato nel 1941. Mentre l’Asso dell’aviazione prendeva moglie, Manzini accarezzava per la prima volta la figlia primogenita.
Correva l’anno 1998 e si celebrava il 75° anniversario dell’istituzione dell’Aeronautica Militare Italiana (anche se all’inizio si chiamava Regia Aeronautica) sull’aeroporto di Pratica di Mare, vicino Roma. Per l’occasione i due velivoli Macchi MC.205 Veltro e MC.202 Folgore, normalmente collocati presso il Museo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle sul Lago di Bracciano (Roma) furono esposti uno accanto all’altro consentendo ai visitatori di constatare le differenze minime intercorrenti tra loro. Il Macchi MC 205 nacque infatti da una costola del MC 202 dal quale differiva principalmente per via del gruppo motopropulsore: un motore Daimler-Benz DB 605 A-1 costruito su licenza dalla FIAT con la denominazione FIAT RA.1050 RC. 58 “Tifone” con potenza dichiarata di ben 1470 cv. Un vero mostro di potenza che, associato a un armamento degno di un vero caccia moderno, consentiva al Veltro prestazioni e capacità offensive assolutamente paragonabili – finalmente – a quelle dei suoi avversari Alleati (foto proveniente da www.flickr.com).
“La giovane donna, che per l’emozione non era ancora riuscita a dire una parola, indicò Franco alla figlia e le disse che quello era il suo papà. La bambina sorrise, alzò il braccio verso di lui e con la sua vocina sottile pronunciò qualche incomprensibile sillaba”.
Due uomini, due storie diverse, una sola guerra, un conflitto interminabile pronto a richiamarli entrambi, a costringerli a una nuova separazione dal focolare domestico. Per Manzini il distacco è risuonato come un fatto insostenibile, straziante, ma ineluttabile; nel congedarsi dalla sposa, Lucchini mostrava un apparente stato di calma e serenità. Quest’ultimo si stava spostando da un amore all’altro, dalla donna della sua vita alle ali delle quali non poteva fare a meno, mentre Manzini si metteva in viaggio con un duplice proposito: sopravvivere alla guerra, che detestava, per far ritorno alla famiglia che amava. Le strade di due uomini accomunati dallo stesso nome di battesimo, ma resi estremamente diversi l’uno dall’altro in forza degli aneliti del cuore, erano destinate a incrociarsi in terra d’Africa il 10 luglio del 1942. Un incontro nel quale è riuscito persino a spuntare un sorriso. Conclusa quella parentesi, i passi di Lucchini e Manzini si sono nuovamente divisi per raggiungere, ciascuno per un sentiero differente, il traguardo dell’onore.
E non poteva certo mancare a Pratica di Mare nel 2023 al 100° anniversario delle fondazione dell’AMI il Macchi MC 205V Veltro dove, complice anche l’ambientazione realizzata attorno, ha sicuramente costituito un motivo di attrazione notevolissimo. E non poteva provvedere a una scelta diversa l’autore/editore di mostrare nella copertina del volume “Eroi dimenticati” proprio un Macchi MC 205 V Veltro che, secondo l’accezione statunitense, è definito “Greyhound” (foto proveniente da www.flickr.com)
In queste pagine si sentono il rumore, l’odore e la ruvidità della guerra, ma anche la forza dolce che un legame d’amore, per quanto sfuocato, riesce a infondere in chi è chiamato a scommettere sulla propria sopravvivenza ogni volta che sorge il sole, ogni attimo in cui cala la notte.
Si leggono qui parole di fratellanza che accomunano i combattenti dello stesso schieramento come un’inevitabile esigenza atta a superare la sensazione di fragilità individuale.
Pur vivendo il conflitto in modo diametralmente opposto, sia dal punto di vista operativo, sia dal punto di vista emotivo, Franco Lucchini e Franco Manzini sviluppano la capacità di trasformare una prova logorante e terribile in un momento di ricerca interiore, di scoperta dell’Amore nel senso più autentico e universale del termine. È questa scoperta che dona a entrambi il Coraggio necessario per affrontare percorsi impervi, per aria o per terra, nonché tragici addii. Due vite, intenzioni e aspirazioni diverse, un medesimo corso d’azione all’ombra di quell’estenuante scenario di lotta che è stato il secondo conflitto mondiale.
“Non riesco a immaginare come debba essere volare tra le nuvole”.
“Per me è la cosa più bella del mondo, non potrei mai farne a meno”.
Per ognuno di questi due eroi c’è un epilogo indimenticabile per il lettore, a dispetto dell’oblio al quale la Storia, a volte, consegna i propri attori.
Lo stile con il quale Paolo Fiorino descrive le vicende narrate è diretto, essenziale e garbato. Unica pecca: la parsimonia con la quale è stato fatto ricorso ai sinonimi.
La ricchezza dei dialoghi consente al lettore di assimilare pienamente il punto di vista dei protagonisti e dei personaggi che ruotano intorno a loro.
L’esposizione è logica, consequenziale, sostanzialmente esente da regressioni e digressioni.
Sia la ricerca storica, sia la descrizione degli ambienti ove si svolgono i fatti sono accurate e realistiche.
La lettura è fluida, scorrevole; ogni capitolo racchiude una porzione del racconto a sé stante, pertanto la narrazione può essere assaporata voracemente oppure a piccoli bocconi.
Non è un caso che al Macchi MC 205V Veltro siano associati indissolubilmente i nomi dei più grandi assi della caccia italiana. Tra loro, senza nulla togliere a Franco Lucchini, protagonista del volume “Eroi dimenticati”, ci corre l’obbligo di ricordare Adriano Visconti e Luigi Gorrini. L’immagine di copertina ritrae proprio Franco Lucchini mentre collauda un Veltro; naturalmente non poteva mancare lo stemnma del glorioso IV Stormo che da maggio 1933 fregia i velivoli del reparto nonchè il numero identificativo del velivolo del protagonista del volume. (foto proveniente da www.Flickr.com)
Il testo non è accompagnato da materiale fotografico, pertanto, per i lettori meno preparati in materia di Storia dell’Aviazione, può risultare difficile immaginare con gli occhi della mente i vari tipi di aeromobili descritti, nonché comprendere la tecnologia e le prestazioni dei velivoli da combattimento impiegati dalla Regia Aeronautica e in particolare dal IV Stormo a quasi cent’anni di distanza dal secondo conflitto mondiale.
L’impaginazione e la composizione del testo sono entrambe valide, non sono stati rilevati errori di stampa.
Il volume, nella forma cartacea, consta di 278 pagine. Il prezzo di vendita al pubblico è di 15 Euro.
La carta impiegata per la stampa è di discreta qualità, meno attraente è la copertina.
Il carattere tipografico utilizzato rientra negli standard tipici dell’editoria italiana, pertanto coloro che sono stati colpiti da quel missile micidiale che è il deficit visivo legato all’avanzare dell’età saranno costretti a giovarsi di occhiali da vista per poter discriminare parola per parola. Vale comunque la pena di affaticare gli occhi: l’opera letteraria contiene una notevole rievocazione delle imprese compiute dai piloti del IV Stormo negli anni compresi tra il 1940 e il 1943, accompagnate da una lucida visitazione degli stati d’animo di un aviatore che, per amore del volo, ha incarnato il ruolo di pilota di guerra in cambio di un paio di ali alle quali non poteva rinunciare.
Recensione di Angelarosa Weiler.
Foto e didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR
L'unico sito italiano di letteratura inedita (e non) a carattere squisitamente aeronautico.
Aforismi
Volare senza ali non è facile.
(Plauto)
Q.T.B.
PILOTA: Rumore proveniente da sotto il pannello della strumentazione. Sembra un insetto che picchia su qualcosa con il martello. MECCANICO: Martello sequestrato.
(Suggerita da Giorgio Galetto)
Check-In
PASSEGGERO cerca di passare i controlli di sicurezza con un barattolone di gel per capelli SECURITY: Questo non lo può portare PASSEGGERO: Eh cos’é, ha paura che pettini il comandante?