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Racconti tra le nuvole – In volo la VIIᵃ edizione

Logo Racconti Tra Le NuvoleProsegue senza alcuna turbolenza il volo della VIIa edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, il premio letterario organizzato dall’associazione di velivoli storici HAG, Historical Aircraft Group, e dal sito di letteratura aeronautica VOCI di HANGAR con la collaborazione della rivista VFR AVIATION e della FISA, Fondazione Internazionale per lo sviluppo aeronautico e il supporto economico di VR MEDICAL, azienda farmaceutica che ha sviluppato dei prodotti per il trattamento non chirurgico dell’artrosi, fratture ossee, tendiniti e neuropatie, oltre alla salute della donna. Per ultimo si sta prendendo anche cura della nuova letteratura aeronautica italiana.

Al momento, la Segreteria del premio ha già ricevuto una mezza dozzina di racconti; vi ricordiamo che c’è tempo fino a domenica 30 giugno per inviare la propria composizione corredata di sinossi, biografia e scheda di partecipazione.

Ai fini squisitamente statistici, vi preghiamo altresì di comunicarci il canale attraverso il quale avete conosciuto il Premio (passaparola, sito web, Facebook, newsletter, ecc); potrete inserire questa informazione di servizio nella e-mail con cui invierete il materiale di partecipazione.

L’azienda farmaceutica che ha sviluppato lenti a contatto innovative e prodotti specifici per la loro cura, prodotti terapeutici e chirurgici per l’ortopedia e medicina dello sport e tecnologie avanzate per la guarigione delle lesioni cutanee

Vi ricordiamo che la leggibilità del testo (intesa come formattazione, punteggiatura, uso del discorso diretto e indiretto ecc ecc) costituisce un parametro di valutazione da parte della giuria e dunque vi preghiamo di rileggere attentamente il testo prima di inviarcelo; refusi ed errori di battitura non comprometteranno certo la bontà di un buon racconto ma è pur vero che un testo privo di intoppi verrà apprezzato maggiormente dai giurati e dunque valutato in modo più favorevole di altri.

VFR Aviation ogni mese ti porta in quota con informazioni, notizie, tecnica, curiosità su tutto ciò che vola. Che pesi pochi grammi o qualche tonnellata, voli a poche decine di metri da terra o nella stratosfera, sia costruito in catena di montaggio o in un garage, abbia volato un secolo fa o da poche ore. Aerei e piloti su VFR Aviation sono in edicola o a portata di click, perché la passione per il volo non si spegne quando le ruote toccano terra.

A questo scopo, sebbene non sia nostra intenzione insegnare a scrivere ad alcuno, permetteteci di suggerirvi di rinfrescarvi alcune semplici regole dattilografiche:

http://www.vocidihangar.it/w/norme-dattilografiche/

Invece, se vorrete, all’indirizzo web:

http://www.vocidihangar.it/w/40-consigli-per-scrivere-bene/

troverete 40 consigli (tra il serio e il faceto) per scrivere meglio di quanto facciate già – bene, ne siamo certi -.

L’associazione italiana che promuove lo sviluppo, la diffusione e l’approfondimento di tutte quelle tematiche inerenti il patrimonio culturale e tecnologico che gli aeromobili rappresentano. Un gruppo di piloti o semplici sostenitori simpatizzanti che si prefiggono di cercare, valorizzare e restaurare in condizioni di volo aeromobili storici

Alcuni autori ci hanno chiesto chiarimenti circa il personaggio storico, Celestino Rosatelli, novità di questa VIIa edizione.

I racconti che conterranno riferimenti alla vita e al lavoro dell’ingegnere reatino (ufficialmente nato a Belmonte, a pochi chilometri da Rieti) verranno premiati dalla giuria con una valutazione proporzionale all’entità e alla bontà del coinvolgimento del personaggio storico nel racconto: maggiore la bontà e l’originalità dei riferimenti presenti nel testo, migliore sarà la valutazione da parte della giuria.

Naturalmente ciascun autore potrà dare libero sfogo al proprio estro creativo tuttavia, trattandosi di un personaggio storico, vi suggeriamo di rispettare una certa verosimiglianza storica affinché il protagonista non assuma dei caratteri improbabili o addirittura grotteschi.

FISA – Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Aeronautico. E’ un’associazione che promuove la disciplina sportiva e ricreativa del volo con particolare riguardo al Volo a Vela come strumento di educazione e formazione personale e sociale .

Ci teniamo a precisare che il racconto con Rosatelli quale protagonista non è obbligatorio ma è suggerito caldamente. Lo scopo malcelato è quello di portare all’attenzione dei lettori una notevole personalità della storia dell’aviazione italiana che, con i suoi velivoli, ha dato lustro alle costruzioni aeronautiche del nostro paese ma che, purtroppo, è per lo più ignorata o addirittura dimenticata.

In verità, nelle precedenti edizioni, la giuria esprimeva la sua valutazione seguendo ben dieci parametri … il personaggio storico è diventato semplicemente l’undicesimo parametro di valutazione.

Per intenderci: immaginate un racconto scritto benissimo, originale nei contenuti e brillante nella trama, realistico nei personaggi, azzeccato nel prologo e nel finale, con un ottimo titolo. Ebbene, questo racconto verrà valutato come ottimo anche se non conterrà una sola parola riferibile al personaggio storico. Allo stesso modo – sempre ad esempio – immaginate un secondo racconto che riporti la vita di Rosatelli minuto per minuto, ne elenchi morte e miracoli, parole e pensieri ma, purtroppo, fosse scritto malamente, senza capo né coda, sgrammaticato e pessimamente formattato … beh, sarebbe valutato comunque come modesto.

E’ un editore con una valida collana a carattere aeronautico nella quale vicende moderne e piu`lontane nel tempo si alternano. Si è occcupata della stampa e della diffusione dell’antologia del Premio.

Purtroppo, in rete, non sono disponibili granché informazioni a proposito del nostro personaggio storico … motivo in più per procedere ad una lodevole divulgazione storico/aeronautica, non vi pare?

Attendiamo fiduciosi i vostri racconti.

Per qualsiasi informazione: www.raccontitralenuvole.it





Ecco invece il bando :

Logo Racconti Tra Le Nuvole Bando Premio letterario Racconti fra le nuvole 2019



e la scheda di partecipazione: 

Logo Racconti Tra Le Nuvole

Scheda di partecipazione Racconti fra le nuvole 2019

 



 

Di padre in figlio

Esame scritto d’italiano. Tema dell’esame maturità del ’87 (1900, beninteso).

Citazione di un certo Noberto Bobbio (prima d’allora, almeno per me, un perfetto sconosciuto).

Sulla base della citazione di Norberto Bobbio esprimere concetti e considerazioni personali.

Ancora oggi mi domando cosa diavolo m’inventai o che caspita di boiate scrissi … fatto è che, all’esame orale d’italiano, la professoressa della commissione esterna mi sorrise.

Che provenisse da uno dei più prestigiosi licei classici romani era certo mentre io, ancor più certo, ero un’insignificante studente di uno corso di costruzioni aeronautiche in uno dei più vecchi (e disastrati) istituti tecnici statali romani.

“Il suo tema “ mi disse compiaciuta “è ottimo, il migliore del corso … e sa perché?”

“Perché?” le domandai come un babbeo.

“Perché mi sono riposata.”

Il P-38 Lightning è uno dei due velivoli evocati in questo racconto. La sua vista frontale, immortalata da Geoff Collins (https://www.flickr.com/photos/geoffsphotos/249683193) in questo formidabile scatto del 2006, rende onore alla strepitosa originalità del progetto della Lockeed. Il “fulmine”, traduzione letterale di lightning, era un caccia pesante bimotore statunitense a largo raggio d’azione che trovò un massiccio impiego durante tutta la Seconda Guerra Mondiale.

 

All’inizio non compresi cosa intendesse dire; provò a spiegarmelo ma, onestamente, ero troppo preso dalla prova orale per darle ascolto.

Ebbene, seppure alla distanza siderale di tanti anni, quando ho letto il racconto di Davide Gubellini è nato in me lo stesso stato emotivo, ho provato la stessa sensazione che provò l’insegnante di allora. Giunto all’ultima riga ho esclamato: “Che riposante!”

Ecco il secondo velivolo che viene “nominato” tra le righe di questo racconto. In verità è’ qui ritratto il De Havilland  DH.113 NF.54 (con matricola militare MM 6152), versione biposto del blasonato DH.100. Ha le insegne della Scuola Caccia Ogni Tempo di Amendola e si trova esposto presso il Museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sulle rive del  Lago di Bracciano. Le sue condizioni,  complice anche la struttura in legno della fuoliera,non sono esaltanti e forse meriterebbe un restauro della livrea,

Intendiamoci: la VI edizione del Premio RACCONTI TRA LE NUVOLE ci ha regalato delle splendide composizioni –  le migliori di sempre, almeno a detta dell’editore – sebbene intricate, pregne di dettagli e di minuti indizi narrativi. Sono stati numerosi i testi lunghi e articolati (per non dire intricati) con finali pirotecnici e personaggi di grandissimo spessore storico. Potrei spendere diversi aggettivi a proposito dei racconti presenti all’interno dell’antologia 2018 … tutti fuorché riposanti.

“Di padre in figlio”, questo il titolo del racconto incriminato è invece davvero “riposante”.

Così l’autore riassume il suo racconto:

Questo invece è effettivamente un DH.100. La foto è stata scattata da Martin Wippel (www.Flickr.com) in occasione del 50° anniversario delle Frecce Tricolori, il 12 settembre 2010 a Rivolto, presso la base delle “Frecce”. Il Vampire costituì la ripresa delle attività aeronautiche non solo per la rinata Aeronautica Militare Italiana ma anche per la rediviva industria aeronautica italiana. all’indomani della fine del II conflitto mondiale, diverse decine di Vampire furono infatti costruiti o comunque assembalti dalla Macchi e dalla FIAT mentre nei reparti già erano giunti un cospicuo numero di macchine provenienti direttamente dalla Gran Bretagna. Non a torto, dunque, costituisce il velivolo della rinascita e anche il passaggio ad una nuova generazione di velivoli: i jet. 

“I1 servizio militare in Aeronautica é stato per Gabriele una scuola di vita.

Quasi trenta anni prima, anche il suo babbo Giancarlo assolse gli obblighi di leva in Aeronautica, imparandone un mestiere.

Il racconto descrive questo percorso condiviso, partendo dalla comune passione per il volo e il cielo in particolare. Al punto da divenire l’elemento caratterizzante i1 rapporto tra due generazioni.”

Il contenuto è di chiara matrice autobiografica mentre i protagonisti sono anticipati dal titolo. L’ambientazione è contemporanea; la trama si sviluppa su un solo piano narrativo ed è davvero priva di qualunque sussulto. Salvo il flashback iniziale, è assolutamente lineare.

La prosa è fin troppo giornalistica, di una semplicità esemplare che rasenta quella infantile sebbene sintassi e grammatica siano rispettate in modo invidiabile.

Dalle note biografiche dell’autore comprendiamo il suo stile essenziale e il suo narrare senza orpelli: egli è un giornalista pubblicista iscritto all’albo dei giornalisti da diversi anni e ha all’attivo alcuni libri di storia economica.

Forse uno degli esemplari meglio conservat in museo in Italia. L’esemplare è esposto presso il Parco e Museo del Volo di Volandia (nei pressi dell’aeroporto di Malpensa – Milano) e mostra le insegne di un FB.52A del 154º Gruppo del 6º Stormo di Ghedi (BS). In realtà la sua provenienza e le sue origini sono tutt’altre … c’è da ammettere però che il suo restauro è stato davvero notevole. Lode a Volandia 

Certo il suo scrivere somiglia più ad un’autobiografia che a una composizione in cui, da regolamento, si può dare libero sfogo alla più sfrenata fantasia purché incanalata nell’ambito aeronautico; certo da Davide ci saremmo aspettati qualcosa di più, qualcosa di più ardito e originale, tuttavia siamo fiduciosi che, dopo qualche “rullaggio” incerto, saprà stupirci nella prossima edizione del Premio.

Anche perché, ad onor di cronaca, la giuria della VI edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, non ha ritenuto meritevole “Di padre in figlio” di accedere alla fase finale relegandolo al XXI posto assieme a tutti gli altri non finalisti. D’altra parte, considerata la caratura media dei racconti finalisti – elevatissima -, sarebbe stato impensabile un risultato diverso.

 

La fotografia (tratta da https://forum.warthunder.com/index.php?/topic/413378-p-38g-captured-by-the-italians/) ritrae il primo velivolo Lockeed P-38 Lightining entrato in possesso della Regia Aeronautica. Sì, avete letto bene: Regia Aeronautica e non la rinata Aeronautica Militare Italiana. Dal forum apprendiamo che giunse in Sardegna, nell’aeroporto di Capoterra a causa di un grossolano errore di navigazione occorso al pilota alleato durante un volo di trasferimento da Gibilterra all’sola di Malta. Era il giugno 1943. In effetti, fatto salvo questo episodio, il P-38 furono poi consegnati agli aviatori italiani all’indomani della fine del II Conflitto Mondiale. Le condizioni dei velivoli erano piuttosto deteriorate e dunque la loro rimessa in efficienza fu lunga e laboriosa. Entrarono in servizio nel ’46 per essere radiati solo 10 anni dopo nel corso dei quali furono coinvolti in numeroso incidenti di volo. Premesso che ai piloti italiani non piacevano granchè (a causa della presenza del volantino al posto della cloche, del carrello triciclo anzichè biciclo e della elevata velocità di atterraggio) i Lightning italiani soffrirono molto i frequenti problemi ai motori Allison che, anche quando erano stati utilizzati dagli alleati, non avevano mai brillato in affidabilità.

Egoisticamente, a noi, questo risultato apparentemente sconfortante, giova in quanto ci consente di ospitarlo nel nostro hangar, convinti che si tratti solo il simulacro di un velivolo con ambizioni ben più stupefacenti, sicuramente da modificare e rendere volante.

Siamo infatti certi che Davide Gubellini sia in grado di scrivere col cuore e con la fantasia oltre che con il piglio e la schiettezza del giornalista, dunque, per il momento ci accontenteremo di un racconto “riposante” poi, siccome è conclamato che le vie del cielo siano infinite, confidiamo che  anche quelle della creatività lo siano. Messaggio ricevuto, Davide?


Recensione  a cura della Redazione


Narrativa / Breve

Inedito;

ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;

§§§§ in esclusiva per “Voci di hangar”§§§


NOTA: la foto di copertina ( di Henry Ryder su Flickr.comritrae lo splendido P-38F-5G basato a Salisburgo e che è anche l’unico P-38 volante in Europa; è stato acquistato anni fa dalla Reb Bull e sottoposto ad un mirabile restauro che l’ha riportato agli antichi splendori; da allora vola con i Flying Bulls e partecipa ai diversi saloni dell’aria o manifestazioni aeronautiche in giro per il continente europeo. Tirato inverosimilmente a lucido è davvero unico al mondo, anche in considerazione del fatto che di P-38, nel mondo, non ce ne sono di così belli e così ottimamente mantenuti

 

Di padre in figlio

Come tutti i figli coscienziosi, Gabriele parlava sempre volentieri di suo babbo Giancarlo, bolognese da sei generazioni.

Aveva seguito le orme del padre, assolvendo gli obblighi del servizio militare in Aeronautica.

Ambedue avevano terminato la leva con il grado di Primo Aviere.

Come il babbo, Gabriele amava osservare le nuvole.

Pensava che salendo dalla terra al cielo in quanto gocce terrestri condensate, le nuvole fossero un tramite tra noi e l’ignoto, forse anche tra la vita terrena e quella dello Spirito.

Grazie al servizio militare, sia il padre che il figlio avevano trascorso un periodo di tempo lontano da casa, rispettando i doveri e le gerarchie, imparando un mestiere.

Insomma, erano partiti ragazzi ed erano tornati uomini.

In aeroporto il padre era stato autista, impegnato nel 1953-1954, prima a Como, poi a Vicenza.

Fu una esperienza utilissima perché una volta congedatosi, Giancarlo poté utilizzare l’abilitazione di guida conducendo autocarri per il trasporto merci.

Gabriele invece era stato dattilografo, nel 1980-1981, a Macerata e a Padova.

Anche per lui fu un periodo proficuo, perché per molti anni, dopo il servizio militare, lavorò come impiegato.

Purtroppo, a loro non era consentito di volare, appartenendo al personale impegnato a terra.

Motivi assicurativi, dicevano.

Però, l’amore per l’aviazione, e per il volo in generale, rimase sempre una costante, nella loro vita.

Il babbo Giancarlo, con i suoi modi socievoli, era riuscito a farsi benvolere anche da un paio di piloti che svolgevano servizio sui caccia in dotazione alla base.

Nel tempo libero, si mise a costruire modellini di aeroplani, in ferro pressofuso.

Allora si usava così, tra i militari di leva.

Erano pezzi unici, colati su uno stampo che riproduceva le proporzioni degli aerei allora più conosciuti.

I modelli più riusciti erano un bimotore a elica, il Lightning P38 della Lockeed, e il caccia Vampire, della De Haviland.

Giancarlo era molto giovane e sognava un futuro radioso, come tutti in quel periodo, e come poi accadde per il nostro Paese, cosa che ancora ricordiamo.

Di lì a poco, qualche giorno prima del congedo, la sua ragazza gli confidò di essere in dolce attesa.

Si sposarono immediatamente, come si faceva allora, e il loro fu un matrimonio felicissimo, allietato anche dal secondogenito, Gabriele.

Nella sua infanzia, Gabriele giocava spesso con i soldatini.

In definitiva, l’ultimo conflitto era concluso da poco tempo, e come tutti i bambini dell’epoca, poteva conoscere la storia della Seconda Guerra Mondiale grazie ai film che venivano prodotti in grande quantità.

Il babbo gli permetteva raramente di “usare” i suoi ricordi del militare.

In particolare, gli negava i due aerei di metallo, pesanti e potenzialmente pericolosi con le sporgenze contundenti in ferro battuto.

Quando però Gabriele riusciva ad ottenerne il consenso all’utilizzo, la sua fantasia di scatenava e si ritrovava immediatamente tra le nuvole, nel cielo più azzurro, come cantava una popolare canzone dell’epoca.

Passarono gli anni e venne anche per Gabriele il tempo della “cartolina rosa”, la chiamata alle armi.

Fu fortunatissimo, ricevendo l’invito dall’Aeronautica Militare, come il babbo.

Finita Ragioneria, si era iscritto con poco entusiasmo a Statistica, all’Università di Bologna.

Sapeva che, a breve, avrebbe dovuto partire per il militare.

Non ne aveva molta voglia, come quasi tutti del resto, all’epoca.

Gabriele aveva da poco iniziato a lavorare in banca, dopo aver vinto un concorso, e lasciare il posto gli sembrava una perdita di tempo.

“Vedrai che quando avrai terminato il servizio militare, ti sentirai arricchito dalla esperienza fatta”, disse il babbo per incoraggiarlo.

Furono parole profetiche.

Come per tanti allora, il servizio militare rappresentava la prima vera esperienza lontano da casa.

A Gabriele fu assegnato un ruolo presso l’Ufficio del Personale della 1° Aerobrigata, sezione Statistica.

Si impratichì con le logiche amministrative e gestionali.

Nel tempo libero, grazie all’aiuto dello stesso Ufficio Personale, organizzò per la truppa un “Corso per Quadri Intermedi a livello aziendale”, con il sostegno della Regione Veneto.

Per premio, ottenne un volo in elicottero, da Padova a Ghedi, il suo battesimo dell’aria, su un elicottero Agusta.

Fu lì che si innamorò del cielo, e delle nuvole, in particolare.

Cominciò a fotografarle a ore diverse, con luci e colori mai simili, sempre sorprendenti.

Crescendo, le foto più belle le scattava in volo, durante i numerosi viaggi che Gabriele si concesse, quando la professione intrapresa lo permetteva.

Canada, Cuba, Islanda, Egitto, Australia, Isole Samoa, Nuova Caledonia; in tutti i cieli era il passaggio del giorno la cosa che più lo entusiasmava.

Dalla luce all’oscurità, le nuvole e l’orizzonte assumevano colori imprevedibili, cangianti, con striature degne dei quadri più preziosi mai dipinti da alcuno.

La luce che si fa stupore.

Fu così, pubblicando quelle foto, che Gabriele volle rendere omaggio alla memoria di suo padre Giancarlo.

Ricordando una passione comune.

L’amore per il Cielo, più vicino a noi, grazie al volo.

Un amore da passare di padre in figlio.                                                                 


§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

# proprietà letteraria riservata #


Davide Gubellini

 

Davide Gubellini

E’ nato a Bologna nel ’59.

E’ un promotore sociale per le Acli di Bologna, presso le quali opera come volontario, essendo in pensione, dopo quaranta anni di lavoro in banca.

Conseguito il diploma di Ragioneria, ha vinto un concorso da impiegato presso un Istituto di credito.

Assolti gli obblighi di leva in Aeronautica, si è laureato in Scienze Politiche a Bologna con il massimo dei voti, quindi si è speciaizzato in Scienze Amministrative presso la SPISA di Bologna.

In banca ha ricoperto diversi incarichi: Direttore di Agenzia, Direttore di Distretto, Consulente Corporate e Consulente Piccole Imprese.

E’ giornalista pubblicista, iscritto all’albo da 1992; ha pubblicato alcuni libri, prevalentemente di storia economica. Nel tempo libero, ama viaggiare e scrivere.

Come dirigente sportivo, ha partecipato alle Olimpiadi di Torino 2006, in qualità di reporter per il Comitato Olimpico.

Nel 2010 è stato Presidente del Comitato Organizzatore della World Cricket League, svoltasi a Bologna.

Nel 2011 il Presidente del CONI Petrucci gli ha riconosciuto la Stella di Bronzo al merito sportivo.

Nel 2017 ha prodotto il film “Cuoio, erba, sudore”, sulla storia del Bologna Calcio. Il documentario è stato premiato a Milano, con la nomination al 35° Festival Mondiale della Cinematografia Sportiva.

 


Per inviare impressioni, minaccie ed improperie all’autore:

davgub(chiocciola)libero.it


Nel sito sono ospitati i seguenti racconti:


Di padre in figlio

 

T – meno

Certi racconti sorprendono, altri deludono, altri ancora suscitano perplessità. Poi ci sono quelli che ci lasciano indifferenti come pure quelli che emozionano. E non mancano, ovviamente, i racconti che entusiasmano al punto da chiederti a voce alta: “Perchè non l’ho scritto io?”

Ebbene la composizione con la quale Massimo Bencivenga ha partecipato alla VI edizione del premio fotografico/letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE non appartiene a nessuna di queste casistiche; è uno di quei racconti che sfugge ad ogni logica e a ogni schema convenzionale.

Diciamola tutta: è un testo davvero singolare in termini di formula narrativa e, in parte, anche nei contenuti. Perchè? Semplicemente perchè non capita spesso di poter leggere ben nove racconti nello spazio di uno; nel racconto intitolato: “T-meno” – questo il titolo già di per sè assai originale – è possibile, credeteci.

Titina è sicuramente la cagnolina più famosa nella storia dell’aviazione italiana. Era una splendida femmina di fox terrier che non si separava mai dal generale Umberto Nobile; lo accompagnava in ogni dove: al lavoro, a bordo delle aeronavi da lui progettate, in occasioni mondane o in visita presso le personalità dell’epoca. E’  qui ritratta in braccio al suo padrone in uno di quegli scatti che l’hanno consegnala alla celebrità, antesignana di quella famosa collega sovietica che portava il nome di Laika. Ma questa è tutta un’altra storia.

In circa 25 mila caratteri avrete modo di intravvedere, ad esempio, Wernher von Braun, creatore dei micidiali ordigni che flagellarono Londra durante il corso della II Guerra Mondiale. Sì, ma dal punto di vista del proiettile in canna all’arma da fuoco puntata contro il fratello di Wernher von Braun, certo Magnus, che sta giusto trattando la resa del famoso ingegnere missilistico tedesco. Per inciso, padre delle future missioni spaziali statunitensi.

C’è poi il resoconto drammatico di un giornalista della Pravda che ci confida i piccoli-grandi segreti di Korolev, il Capoprogetto del programma spaziale sovietico, e di Yuri Gagarin, il primo uomo ad aver raggiunto lo spazio e ad essere rientrato vivo sulla Terra.

La leggenda vuole – ma in realtà si tratta di storia documentata – che Nobile, divento famoso a seguito del grande successo della missione polare a bordo del suo dirigibile NORGE, quel giorno fosse alla casa Bianca, ospite del presidente degli Stati Uniti d’America. Titina, per nulla intimorita dall’austerità del luogo o dell’onore concesso al suo padrone beh, si … insomma, la mollò sul tappeto dello studio del presidente con fare assolutamente disinvolto. Non possiamo neanche immaginare quanto fosse contrito l’esploratore italiano, quanto grande fosse l’imbarazzo dello staff del presidente e del corpo diplomatico italiano presente. Invece il presidente Coolidge, proverbialmente uomo taciturno e severo, scoppiò in una irresistibile risata cui fecero eco tutti gli altri convenuti. Il giorno dopo l’episodio era su tutti i giornali d’America e Titina divenne ancor più popolare del suo padrone. La foto ritrae Titina o meglio il corpo di Titina che, dopo la sua morte, fu imbalsamato. Oggi si trova all’interno del Museo Storico dell’Aeronautica Militare italiana di Vigna di Valle (Roma) sul lago di Bracciano. E’ nella teca dove si conservano i cimeli della sfortunata missione polare del dirigibile ITALIA (fonte fotografia: Charter, presente in www.ilvolo.it)

Che dire poi del punto di vista a dir poco singolare di Titina, la cagnetta che accompagnò anche al Polo Nord l’ingegnere-generale-esploratore Umberto Nobile?

Certo, dal punto narrativo, è a dir poco audace far esprimere delle opinioni ad un o-ring (una guarnizione di gomma ad anello) circa il suo tragico legame con il disastro che occorse all’intero equipaggio dello Space Shuttle Challenger nel 1986.

Il sovietico Yuri Gagarin è ricordato come il primo cosmonauta ad aver “volato” nello spazio (e ad essere tornato vivo a terra). La sua missione ebbe successo grazie al lavoro, celato rigorosamente nel più profondo segreto, del Capo progetto spaziale Sergej Pavlovič Korolëv. La foto ritrae appunto Gagarin poco prima del decollo ed è diventata la copertina del libro di cui abbiamo fornito la recensione nella pagine del nostro sito GAGARIN

Vi ricordate poi – tanto per continuare – del famoso codice di errore che apparve nel computer di bordo durante le fasi allunaggio del LEM? Quello con a bordo Buzz Aldrin e Neil Armstrong, per intenderci? Beh, se non ci fosse stato un anonimo ingegnere informatico a confermare che si trattava di un codice di errore insignificante, forse la missione Apollo 11 non sarebbe mai assurta alla gloria dell’astronautica umana. Ebbene, troverete qui il racconto di quegli istanti di trepidazione e la voce ferma di quell’anonimo ingegnere che dichiara: “Go!”, potete allunare.

E questo solo per anticiparvene alcune.

L’unico dato certo che si evince da questo racconto a più voci e molteplici personaggi è la disinvolta capacità dell’autore nel compiere una vera e proprio scorribanda tra le pieghe della storia dell’aviazione e dell’astronautica. E non solo. Le vicende che porta alla nostra attenzione sono spesso delle vere chicche, dei sassolini assai minuti rispetto a episodi ben più noti e celebrati. Perciò fate bene attenzione: a guardarli bene quei sassolini brillano di luce propria, sono di un dorato accecante … caspita! Sono pepite vere!

Appurata la sua agevole gestione della sintassi, l’impeccabile utilizzo della punteggiatura e, indifferentemente, del discorso diretto e indiretto, Massimo Bencivenga dimostra di conoscere davvero la storia e di conoscerla a tal punto da potersi permettere dei punti di vista, delle voci narranti che dire originali è riduttivo.

28 gennaio 1986. In diretta televisiva, dalla piattaforma di lancio 39B dello Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida, decolla il Challenger. A bordo ci sono sette membri dell’equipaggio per svolgere la cinquantunesima missione nello spazio di una navetta Space Shuttle . 

Pochi istanti dopo, l’esplosione del razzo a propulsione solida di destra mette fine alle loro vite. L’inchiesta appurò il cedimento di una guarnizione tipo o-ring di alcuni centesimi di dollaro di costo. (fotografia NASA)

Forse è proprio questa la forza e il fascino di questo racconto. E forse anche un limite perchè, per dovere di cronaca, la giuria del Premio non lo ha ritenuto meritevole di entrare a far parte della rosa dei fantastici 22 racconti finalisti. Peccato per lui, bene per noi lettori, ammiratori del buon Bencivenga e degli storici dell’aviazione che si ritroveranno ai quattri angoli del pianeta, in epoche diverse, nello spazio temporale della lettura di un racconto.

Questo è un racconto speciale, troppo particolare che lo stesso autore ha così definito:

“T-Meno è un breve, incompleto e onirico viaggio attraverso alcuni momenti importanti dell’aeronautica e dell’astronautica, discipline che rappresentano sicuramente alcune delle più riuscite imprese collettive mai poste in essere dall’Umanità, quella con la U maiuscola, scevra da confini e bandiere.”

Margaret Hamilton, direttrice dell’Apollo Flight Computer Programming presso il Draper Laboratory del MIT, a distanza di qualche anno dell’allunaggio dell’Apollo 11, dichiarò che, probabilmente, se il codice di errore 1201 e 1202 non fosse stato ignorato dal software del computer di guida del LEM, probabilmente la missione non avrebbe avuto il successo che ebbe e dunque non sarebbe mai stata collocata in una delle pagine più memorabili della storia dell’astronautica. In effetti il merito di valutare in pochi istanti la bontà del messaggio di errore del computer di bordo fu degli specialisti all’interno del Mission Control Center di Houston in Texas e, in particolare, dell’ingegnere Jack Garman che diede l’autorizzazione a procedere con la discesa a Steve Bales, il cosiddetto “Guidance Officer”, il quale, a sua volta, confermò il continuare l’avvicinamento alla superficie lunare all’equipaggio del LEM. Fatto salvo l’episodio dei due codici, la cronaca di quegli istanti che precedettero il primo contatto con la Luna, ancora oggi mette i brividii: il LM arrivò “lungo” rispetto al luogo stabilito e il buon Armstrong dovette prendere il controllo del Modulo Lunare. Giunse a terra con solo 25 secondi di propellente utile per l’atterraggio. Questa è la targa che rimase sulla Luna, attaccata alla scaletta del LEM malgrado il codice 1201 e 1202.

 Noi una spiegazione ce la siamo data: siamo di fronte ad un creativo di alto livello, uno sperimentatore, un esploratore della narrativa aeronautica che usa i tasselli della storia per plasmare la sua creatura dalle tante facce, dalle tante storie di vita. E magari questo disorienta il lettore, specie quello che ammette solo consolidate formule classiche di narrazione.

Ovvio che per un tipo come Massimo Bencivenga un semplice solo racconto possa stargli gli stretto e ne voglia infilare nove in uno … che sia pronto per un romanzo? Beh, noi glielo auguriamo di tutto cuore. Nel frattempo però, facciamo in modo  che giunga in redazione la doverosa copia in visione, eh Massimo!?  Ma giusto per farne la recensione, che avete capito!


Narrativa / Medio-lungo

Inedito;

ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;


§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§



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