titolo: Dall’acqua al cielo – Storia della SIAI Marchetti e della sua gente
autore: Alberto Grampa
editore: Macchione editore
curatrice: Elena Zeni
pagine: 87
anno di pubblicazione: 2012
ISBN: 88-8340-121-2
Nascita, crescita, declino e scomparsa di un’azienda aeronautica che ha lasciato un’impronta indelebile non solo nella comunità degli aviatori, ma anche nel territorio che ha ospitato le infrastrutture della “Società Idrovolanti Alta Italia”, nonché nella popolazione residente a Sesto Calende e nei Comuni limitrofi.
“Era quasi una mamma la S.I.A.I. Marchetti, ci dava sicurezza per il presente e certezza di un futuro”.

Nata il 12 agosto 1915, in pochi anni la società è riuscita a impiantare un idroscalo, una scuola di volo destinata a brevettare 150 piloti nei primi sei mesi di attività, nonché le officine di produzione degli idrovolanti. Dopo aver fabbricato su licenza alcuni modelli concepiti da Schreck F.B.A., l’azienda ha avviato la progettazione di apparecchi propri, primi tra tutti gli idrovolanti S.8 e S.9. Negli anni del primo conflitto mondiale negli stabilimenti si produceva un idrovolante al giorno, destinato ai piloti della Regia Marina o del Regio Esercito. Il dopoguerra ha imposto una riconversione nel settore civile e una ricerca di mercato mirata all’esportazione dei velivoli nati a Sesto Calende.

Erano gli anni di quello che non mi stanco di definire “il bel volare”, l’epoca della Coppa Schneider e della Scuola di Volo ad Alta Velocità, dei raid aerei e delle trasvolate oceaniche.
Nel 1919, Guido Iannello, noto ai più come Jannello, vinceva l’edizione annuale della Coppa Schneider a Montecarlo pilotando un S.13; per dovere di cronaca, aggiungo che alla vittoria ha fatto seguito una squalifica per il presunto salto di una boa. Nello stesso anno, il pilota Émile Taddéoli ha valicato il Sempione volando a bordo di un idrovolante S.16 da Sesto Calende a Ginevra. Nel 1920, Luigi Bologna ha vinto la Coppa Schneider; la competizione in quell’anno è stata ospitata dalla città di Venezia.
Tra i grandi cambiamenti intervenuti negli Anni Venti del Novecento, preme segnalare l’ingresso nell’azienda aeronautica sestese dell’Ingegner Alessandro Marchetti, avvenuta nel 1922. Un anno dopo, nasceva la Regia Aeronautica. Dal 1924 in avanti, la combinazione del genio dell’Ingegner Marchetti e delle ambizioni dei piloti della neo-costituita Arma Azzurra ha consentito di collezionare una serie di imprese aviatorie straordinarie per quell’epoca. Francesco de Pinedo con Ernesto Campanelli e l’idrovolante S.16ter denominato “Gennariello”, ancora De Pinedo con Carlo del Prete e Vitalino Zacchetti con l’idrovolante S.55 “Santa Maria”, Arturo Ferrarin accompagnato da Carlo del Prete a bordo di un S.64 sono stati i pionieri di tali avventure in volo, ben note a tutti gli amanti della Storia dell’Aviazione.

Nel 1929 iniziava l’epopea delle grandi crociere aeree, protagonisti indiscussi delle quali sono stati l’idrovolante S.55 nelle sue diverse versioni e il supremo trasvolatore Italo Balbo.
Nel 1931, Alessandro Passaleva ha conquistato il record mondiale di altezza in volo a bordo di un idrovolante S.66.
Nel 1934, sull’aeroporto di Cameri, volava il trimotore terrestre S.79 con Adriano Bacula ai comandi. Era l’inizio di una nuova era. Ben presto ha fatto seguito la produzione di un quadrimotore, denominato S.74.
Tre anni dopo, l’azienda sestese ha modificato la propria denominazione sociale in “Società Italiana Aeroplani Idrovolanti Savoia Marchetti S.A.” e uno degli ultimi nati nello stabilimento di Sesto Calende, il trimotore S.M. 79, si è aggiudicato la vittoria della corsa aerea Istres-Damasco-Parigi. Mentre l’azienda espandeva le proprie strutture con la realizzazione di un campo di volo e un nuovo stabilimento, l’apparecchio S.79 effettuava un volo da primato dall’Italia al Brasile con un unico scalo tecnico presso l’Isola del Sale. Nel 1940 ha preso il volo il trimotore S.M.82.

In questa escalation, si è inserita nel 1939 l’entrata in guerra del nostro Paese. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’azienda aeronautica sestese è stata occupata dalle forze armate tedesche e dagli uomini della Xa MAS. Nel 1944 la denominazione aziendale è stata cambiata in “S.I.A.I. Marchetti S.p.A.”. Veniva avviata la produzione degli aeromobili S.M. 91, S.M.92 e S.M. 93. Un anno dopo, nel mondo tornava la pace e dal mondo scompariva uno dei fondatori di S.I.A.I., Luigi Capé. Con il trapasso di quest’ultimo, ha avuto inizio il lento declino aziendale.


La riconversione della produzione per soddisfare le esigenze civili si è rivelata insufficiente per garantire il mantenimento del posto di lavoro ai quasi undicimila dipendenti. I primi licenziamenti si sono palesati già nel 1945. La fabbricazione dei velivoli da trasporto civile S.M. 95, S.M. 101, S.M. 102 e S.M. 105 ha ottenuto un riscontro favorevole, ma insufficiente per impedire ulteriori tagli del personale addetto. Le vicissitudini negative, alternate a momenti di successo, sono culminate con la scomparsa dell’Ingegner Alessandro Marchetti nel 1966. La società sestese ha continuato a operare in autonomia fabbricando nuovi apparecchi e lavorando su macchine altrui su commissione; alcuni dei nuovi progetti non hanno raggiunto la produzione di serie, altri hanno rappresentato un successo, primo tra tutti il monoplano da addestramento basico SF260 derivato da un progetto dell’Ingegner Stelio Frati. Nel corso di questa parabola discendente, spicca la commemorazione della crociera aerea del 1933, ripetuta a cinquant’anni di distanza con nove velivoli SF260C. Così sino agli anni Novanta del Novecento. Quando l’11 giugno 1997 alle tredici la sirena della S.I.A.I. ha risuonato per l’ultima volta nell’aria e sull’acqua di Sesto Calende, non solo la fabbrica si è fermata, ma anche una parte della memoria e del cuore degli abitanti della città. I ritmi della vita quotidiana dei sestesi erano regolati dalla “voce” della fabbrica.

“Quel fischio rappresenta per me qualcosa di indimenticabile”.
S.I.A.I. non è stata una fabbrica impiantata in una città, bensì una parte del tessuto architettonico e sociale del contesto geografico di appartenenza. Generazioni diverse, genitori, figli e figlie, si sono dati il cambio negli uffici e negli stabilimenti, si sono ritrovate nel dopolavoro aziendale per condividere svago e amicizia nel tempo libero, hanno letto la rivista “ZIC”, il notiziario dove trovavano spazio le vicende di tutti. Per i ragazzi e le ragazze degli Anni Venti del Novecento che hanno vissuto la fase ascendente della parabola di S.I.A.I. sollevando il naso per osservare quell’oggetto affascinante che è l’aeroplano, il declino e la cessazione dell’attività produttiva sono stati fenomeni il cui superamento ha implicato il ricorso a un atto di coraggio. Una testimonianza in tal senso è fornita nell’intervista a Romano Zeni, dipendente S.I.A.I., inserita all’interno di questo volume.
“Coraggio, su, coraggio”.

Parimenti interessanti sono le notazioni in fatto di vita quotidiana e di rapporto tra l’uomo e la fabbrica fornite a margine delle dettagliate nozioni storiche che costituiscono parte più sostanziosa della trattazione. Testimonianze preziose dalle quali emerge la raffigurazione di un rapporto simile a quello familiare vero e proprio.

L’opera letteraria è corredata e impreziosita da un’abbondante dose di materiale fotografico in bianco e nero. Ogni immagine è accompagnata da una didascalia che aggiunge ulteriori informazioni a quanto già esplicitato nel testo.
Nella sua semplicità, la copertina ha un aspetto attraente. Per la stampa è stato utilizzato un carattere di formato superiore a quello usato nell’editoria italiana contemporanea, un sollievo per la vista del lettore. Unica pecca è la qualità della carta; una possibile giustificazione della tipologia utilizzata potrebbe essere la ricerca di una maggiore affinità con il supporto delle illustrazioni, le quali sono davvero numerose.
Il volume è ormai reperibile solo nel mercato dell’usato, pertanto il prezzo di vendita al pubblico varia a seconda del fornitore.
Recensione di Angelarosa Weiler.
Foto fornite dalla sig.ra Elena Zeni
Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.
Un sincero ringraziamento alla sig.ra Elena Zeni per il prezioso il materiale fotografico fornito con il permesso di pubblicarlo
Il prezioso commento di una figlia di oggi di Sesto Calende alla storia di quella che fu per decenni la storia, la vita, l’anima stessa della città.
Grazie all’autore del libro, alla sua commentatrice, alla redazione di Voci di Hangar e a chi ha fornito le suggestive immagini che corredano il libro e questo articolo.