Dall’acqua al cielo

titolo: Dall’acqua al cielo – Storia della SIAI Marchetti e della sua gente

autore: Alberto Grampa 

editore: Macchione editore

curatrice: Elena Zeni

pagine: 87

anno di pubblicazione: 2012

ISBN: 88-8340-121-2




Nascita, crescita, declino e scomparsa di un’azienda aeronautica che ha lasciato un’impronta indelebile non solo nella comunità degli aviatori, ma anche nel territorio che ha ospitato le infrastrutture della “Società Idrovolanti Alta Italia”, nonché nella popolazione residente a Sesto Calende e nei Comuni limitrofi.

“Era quasi una mamma la S.I.A.I. Marchetti, ci dava sicurezza per il presente e certezza di un futuro”.

La bella IV di copertina che è stata realizzata da Erica Ferraro, presumibilmente nipote di quel Romano Zeni e di sua figlia Elena. L’azienda, come riporta l’autore, fu fondata “il 12 agosto 1915. Quel giorno, infatti, presso il notaio Bertoglio di Milano, si costituisce con un capitale di 100 mila lire” e ne fanno parte, tra gli altri, Aldo e Luigi Capè i quali insedieranno i laboratori della neonata impresa presso i locali della loro ex falegnameria “G&B Capè” di Sesto Calende dando così inzio a quel connubio che non si è mai spento tra la città e l’azienda aeronautica. In realtà la SIAI acquisì un’altra impresa, la Società Anonima Costruzioni Aeronautiche Savoia, semplicemente chiamata “Savoia” (in quanto autorizzata dalla famiglia reale Savoia a fregiarsi del nome dinastico per effetto di un brevetto reale). Ecco spiegato il motivo per cui il nominativo SIAI Marchetti spesso si sovrappone a quello Savoia Marchetti negli annali delle storia di Aviazione. L’unico dato certo è che nel 1997 l’azienda confluì definitivamente nell’ Aermacchi, poi diventata Alenia Aermacchi e in seguito confluita in Finmeccanica, oggi Leonardo.

Nata il 12 agosto 1915, in pochi anni la società è riuscita a impiantare un idroscalo, una scuola di volo destinata a brevettare 150 piloti nei primi sei mesi di attività, nonché le officine di produzione degli idrovolanti. Dopo aver fabbricato su licenza alcuni modelli concepiti da Schreck F.B.A., l’azienda ha avviato la progettazione di apparecchi propri, primi tra tutti gli idrovolanti S.8 e S.9. Negli anni del primo conflitto mondiale negli stabilimenti si produceva un idrovolante al giorno, destinato ai piloti della Regia Marina o del Regio Esercito. Il dopoguerra ha imposto una riconversione nel settore civile e una ricerca di mercato mirata all’esportazione dei velivoli nati a Sesto Calende.

Lo stesso nome, i successi e lo sviluppo della SIAI Marchetti sono indissolubilmente legati al nome di un ingegnere nato in provincia di Latina, a Cori per l’esattezza, classe ’84 (del 1800, s’intende). Ebbene questo nome è: Alessandro Marchetti, qui ritratto a bordo di uno dei suoi progetti di più grande successo. Proveniente dalla Vickers Terni di La Spezia, a partire dal 1922 prenderà il posto dell’ing. Raffaele Conflienti ed entrerà a pieno titolo nella storia dell’azienda di Sesto Calende in quanto a lui si ascrivono almeno sessanta progetti di velivoli e idrovolanti. Essi furono costruiti in gran numero in periodo di pace e di guerra ma anche esemplari unici utilizzati per voli record letteralmente memorabili che sono rimasti negli annali dell’Aviazione italiana e anche mondiale (foto proveniente dalla collezione personale di Elena Zeni)

Erano gli anni di quello che non mi stanco di definire “il bel volare”, l’epoca della Coppa Schneider e della Scuola di Volo ad Alta Velocità, dei raid aerei e delle trasvolate oceaniche.

Nel 1919, Guido Iannello, noto ai più come Jannello, vinceva l’edizione annuale della Coppa Schneider a Montecarlo pilotando un S.13; per dovere di cronaca, aggiungo che alla vittoria ha fatto seguito una squalifica per il presunto salto di una boa. Nello stesso anno, il pilota Émile Taddéoli ha valicato il Sempione volando a bordo di un idrovolante S.16 da Sesto Calende a Ginevra. Nel 1920, Luigi Bologna ha vinto la Coppa Schneider; la competizione in quell’anno è stata ospitata dalla città di Venezia.

Tra i grandi cambiamenti intervenuti negli Anni Venti del Novecento, preme segnalare l’ingresso nell’azienda aeronautica sestese dell’Ingegner Alessandro Marchetti, avvenuta nel 1922. Un anno dopo, nasceva la Regia Aeronautica. Dal 1924 in avanti, la combinazione del genio dell’Ingegner Marchetti e delle ambizioni dei piloti della neo-costituita Arma Azzurra ha consentito di collezionare una serie di imprese aviatorie straordinarie per quell’epoca. Francesco de Pinedo con Ernesto Campanelli e l’idrovolante S.16ter denominato “Gennariello”, ancora De Pinedo con Carlo del Prete e Vitalino Zacchetti con l’idrovolante S.55 “Santa Maria”, Arturo Ferrarin accompagnato da Carlo del Prete a bordo di un S.64 sono stati i pionieri di tali avventure in volo, ben note a tutti gli amanti della Storia dell’Aviazione.

Non ci è dato sapere se la convinzione che un velivolo terrestre, ossia un aeroplano e non un idrovolante, potesse sfondare il tetto degli ottomila km volati senza scalo fu prima di Arturo Ferrarin oppure di Alessandro Marchetti, fatto certo è che dalla matita dell’ingegnere di Cori (nonchè in parte proprietario della SIAI) uscì il disegno del famoso S.64 qui ritratto sull’aeroporto di Cameri per i primi voli di collaudo. L’aeroplano, di costruzione completamente lignea (come nella tradizione SIAI) che riprendeva alcune soluzioni tipice degli S.55, era stato realizzato appositamente per dare lustro alla Regia Aeronautica e dunque la necessità di disporre di un aeroporto dalla pista molto lunga e addirittura con il primo tratto in discesa in modo che l’abbrivio fosse più deciso, fu brillantemente risolto dal Ministero dell’Aeronautica dotando il nascente aeroporto di Guidonia (nei pressi di Roma) di una pista di lunhezza adeguata e di una sorta di scivolo in testata pista, un piano inclinato che consentiva di guadagnare subito velocità orizzontale in quanto il rateo di salita dell’S.62 era di meno di mezzo metro al secondo: uno stillicidio! In effetti nel tardo pomeriggio del 3 luglio 1928, l’aeroplano decollò stracarico di carburante per atterrare due giorni dopo sulla spiaggia di Natal in Brasile.  Per la cronaca Arturo Ferrarin e Carlo del Prete, seppure tra notevoli diffoltà, riuscirono a volare ininterrottamente per 8’100 km, ma il record venne omologato in base alla distanza ortodromica tra Montecelio e Natal: soli 7’188 km. Ah, sempre per la cronaca, all’atterraggio fu rilevata la presenza nei serbatoi di soli 15 litri di carburante! (foto proveniente dalla collezione privata di Elena Zeni)

Nel 1929 iniziava l’epopea delle grandi crociere aeree, protagonisti indiscussi delle quali sono stati l’idrovolante S.55 nelle sue diverse versioni e il supremo trasvolatore Italo Balbo.

Nel 1931, Alessandro Passaleva ha conquistato il record mondiale di altezza in volo a bordo di un idrovolante S.66.

Nel 1934, sull’aeroporto di Cameri, volava il trimotore terrestre S.79 con Adriano Bacula ai comandi. Era l’inizio di una nuova era. Ben presto ha fatto seguito la produzione di un quadrimotore, denominato S.74.

Tre anni dopo, l’azienda sestese ha modificato la propria denominazione sociale in “Società Italiana Aeroplani Idrovolanti Savoia Marchetti S.A.” e uno degli ultimi nati nello stabilimento di Sesto Calende, il trimotore S.M. 79, si è aggiudicato la vittoria della corsa aerea Istres-Damasco-Parigi. Mentre l’azienda espandeva le proprie strutture con la realizzazione di un campo di volo e un nuovo stabilimento, l’apparecchio S.79 effettuava un volo da primato dall’Italia al Brasile con un unico scalo tecnico presso l’Isola del Sale. Nel 1940 ha preso il volo il trimotore S.M.82.

Una pagina a dir poco esaltante delle storia della SIAI Marchetti è costituita dalla vicenda dell’idrovolante biplano monomotore S.16ter, soprannominato affettuosamente “Gennariello” in onore del santo patrono di Napoli, che nel lontano 1925 recò i colori dell’Italia (e l’insegna crociata dell’azienda di Sesto Calende) nei cieli di mezzo mondo grazie all’audacia, all’incoscienza ma anche alle capacità indiscusse di Francesco De Pinedo e del suo fido meccanico motorista Ernesto Campanelli. I due temerari, decollati proprio dall’idroscalo S.Anna di Sesto Calende, raggiunsero l’Australia e il Giappone attraversando all’andata e al ritorno tutto il bordo meridionale del continente asiatico per poi fare trionfalmente ritorno a Roma, presso l’idroscalo ricavato lungo le rive del Tevere che ancora oggi si fregia del nome del pilota napoletano. Nel volume è presente la copertina memorabile della Domenica del Corriere che ritrae il “Gennariello” sopra il golfo di Perth in Australia. Si noti nel lato in alto a destra della fotografia la presenza di un sacerdote: sta impartendo la benedizione all’idrovolante e ai suoi due occupanti. Ne avranno bisogno! (foto proveniente dalla collezione privata di Elena Zeni)

In questa escalation, si è inserita nel 1939 l’entrata in guerra del nostro Paese. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’azienda aeronautica sestese è stata occupata dalle forze armate tedesche e dagli uomini della Xa MAS. Nel 1944 la denominazione aziendale è stata cambiata in “S.I.A.I. Marchetti S.p.A.”. Veniva avviata la produzione degli aeromobili S.M. 91, S.M.92 e S.M. 93. Un anno dopo, nel mondo tornava la pace e dal mondo scompariva uno dei fondatori di S.I.A.I., Luigi Capé. Con il trapasso di quest’ultimo, ha avuto inizio il lento declino aziendale.

Un evento di risonanza commerciale planetaria per la Siai Marchetti fu senz’altro costituito dalla Crociera Atlantica del Decennale voluta fortissimamente dal regime fascita e in particolare dal suo esponente più aeronautico: il Ministro dell’Aria Italo Balbo. Egli organizzò e partecipò personalmente all’evento operando una scelta quasi obbligata: i SIAI Marchetti S.55 che in quegli anni erano disponibili nella versione “X” migliorata e meglio potenziata e che avevano già compiuto nelle versioni precedenti dei voli strabilianti in occasione di altre crociere o voli record dimostrando tutta la loro affidabilità e robustezza. Lo scatto risale alla vigilia dell’evento che avvenne dal 1º luglio al 12 agosto 1933. La didascalia presente nel libro lo colloca a: “Orbetello, fine giugno 1933 […] Si riconoscono (da sinistra) il cav. Luigi Capè, il gen Italo Balbo e l’ing Alessandro Marchetti” mentre sullo sfondo è facilmente identificabile un idrovolante S.55X. (foto proveniente dalla collezione privata di Elena Zeni)

E non poteva certo mancare la cartolina celebrativa della Crociera Aerea del Decennale che fu possibile grazie alla disponibilità di un idrovolante per l’epoca rivoluzionario e assai originale nella sua architettura: il Savoia Marchetti S.55X. Nell’immagine in alto a sinistra è possibile individuare la coppia di motori disposti in tandem installati in un pilone collocato sul dorso alare dell’idrovolante tutt’ala dotato di una coppia di scafi affiancati (oggi lo chiameremmo “catamarano” ) e doppio trave di coda. In alto a destra avrete sicuramente riconosciuto il ritratto di colui che fu l’organizzatore e l’indubbio protagonista della Crociera: Italo Balbo che diede un impulso fortissimo all’Aviazione italiana e alla neonata Regia Aeronautica. Infine, in basso, ecco l’immagine degli “Atlantici”, ossia i membri degli equipaggi che presero parte alla Crociera e il luogo da cui prese avvia l’impresa: l’idroscalo di Orbetello, in provincia di Grosseto (foto proveniente dalla collezione privata di Elena Zeni)

La riconversione della produzione per soddisfare le esigenze civili si è rivelata insufficiente per garantire il mantenimento del posto di lavoro ai quasi undicimila dipendenti. I primi licenziamenti si sono palesati già nel 1945. La fabbricazione dei velivoli da trasporto civile S.M. 95, S.M. 101, S.M. 102 e S.M. 105 ha ottenuto un riscontro favorevole, ma insufficiente per impedire ulteriori tagli del personale addetto. Le vicissitudini negative, alternate a momenti di successo, sono culminate con la scomparsa dell’Ingegner Alessandro Marchetti nel 1966. La società sestese ha continuato a operare in autonomia fabbricando nuovi apparecchi e lavorando su macchine altrui su commissione; alcuni dei nuovi progetti non hanno raggiunto la produzione di serie, altri hanno rappresentato un successo, primo tra tutti il monoplano da addestramento basico SF260 derivato da un progetto dell’Ingegner Stelio Frati. Nel corso di questa parabola discendente, spicca la commemorazione della crociera aerea del 1933, ripetuta a cinquant’anni di distanza con nove velivoli SF260C. Così sino agli anni Novanta del Novecento. Quando l’11 giugno 1997 alle tredici la sirena della S.I.A.I. ha risuonato per l’ultima volta nell’aria e sull’acqua di Sesto Calende, non solo la fabbrica si è fermata, ma anche una parte della memoria e del cuore degli abitanti della città. I ritmi della vita quotidiana dei sestesi erano regolati dalla “voce” della fabbrica.

Nel 1983, a giusto cinquant’anni da quella effettuata dagli idrovolanti S.55X, una stormo di nove SIAI SF260C rievocò in modo tangibile la Crociera Aerea del Decennale organizzata da Italo Balbo. A distanza di cinquanta anni velivoli realizzati dalla SIAI solcarono di nuovo l’Oceano Atlantico fino a toccare il continente americano. E questo scatto lo testimonia! (foto proveniente dalla collezione privata di Elena Zeni)

“Quel fischio rappresenta per me qualcosa di indimenticabile”.

S.I.A.I. non è stata una fabbrica impiantata in una città, bensì una parte del tessuto architettonico e sociale del contesto geografico di appartenenza. Generazioni diverse, genitori, figli e figlie, si sono dati il cambio negli uffici e negli stabilimenti, si sono ritrovate nel dopolavoro aziendale per condividere svago e amicizia nel tempo libero, hanno letto la rivista “ZIC”, il notiziario dove trovavano spazio le vicende di tutti. Per i ragazzi e le ragazze degli Anni Venti del Novecento che hanno vissuto la fase ascendente della parabola di S.I.A.I. sollevando il naso per osservare quell’oggetto affascinante che è l’aeroplano, il declino e la cessazione dell’attività produttiva sono stati fenomeni il cui superamento ha implicato il ricorso a un atto di coraggio. Una testimonianza in tal senso è fornita nell’intervista a Romano Zeni, dipendente S.I.A.I., inserita all’interno di questo volume.

“Coraggio, su, coraggio”.

Se è vero che il successo di un’azienda si deve alle scelte strategiche del suo gruppo dirigente e/o della proprietà, è altrettanto vero che molto di questo successo è legato alla dedizione e alla professionalità delle sue maestranze. Ebbene la SIAI deve di sicuro molto del suo successo agli uomini e donne che numerosissimi diedero linfa all’azienda. Qui sono ritratte all’uscita degli stabilimenti SIAI di Sesto Calende negli anni 30 o 40′ (foto proveniente dall’archivio personale di Elena Zeni)

Parimenti interessanti sono le notazioni in fatto di vita quotidiana e di rapporto tra l’uomo e la fabbrica fornite a margine delle dettagliate nozioni storiche che costituiscono parte più sostanziosa della trattazione. Testimonianze preziose dalle quali emerge la raffigurazione di un rapporto simile a quello familiare vero e proprio.

Ancora una bella immagine degli operai e operaie che si affollano all’uscita degli stabilimento SIAI (foto proveniente dalla collezione personale di Elena Zeni)

L’opera letteraria è corredata e impreziosita da un’abbondante dose di materiale fotografico in bianco e nero. Ogni immagine è accompagnata da una didascalia che aggiunge ulteriori informazioni a quanto già esplicitato nel testo.

Nella sua semplicità, la copertina ha un aspetto attraente. Per la stampa è stato utilizzato un carattere di formato superiore a quello usato nell’editoria italiana contemporanea, un sollievo per la vista del lettore. Unica pecca è la qualità della carta; una possibile giustificazione della tipologia utilizzata potrebbe essere la ricerca di una maggiore affinità con il supporto delle illustrazioni, le quali sono davvero numerose.

Il volume è ormai reperibile solo nel mercato dell’usato, pertanto il prezzo di vendita al pubblico varia a seconda del fornitore.





Recensione di Angelarosa Weiler.

Foto fornite dalla sig.ra Elena Zeni

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.

Un sincero ringraziamento alla sig.ra Elena Zeni per il prezioso il materiale fotografico fornito con il permesso di pubblicarlo






Dall'acqua al cielo

Un commento su “Dall’acqua al cielo”

  1. Il prezioso commento di una figlia di oggi di Sesto Calende alla storia di quella che fu per decenni la storia, la vita, l’anima stessa della città.
    Grazie all’autore del libro, alla sua commentatrice, alla redazione di Voci di Hangar e a chi ha fornito le suggestive immagini che corredano il libro e questo articolo.

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