Project 083 – Seventy years of Starfighter

titolo: Project 083

autore: Claudio Col

editore: autopubblicazione 

pagine: 421

anno di pubblicazione: 2025

ISBN: 9 791298 584013




Una doverosa premessa: l’autore, Claudio Col, non ha portato a compimento questa straordinaria missione, un’opera letteraria che qualcuno ha definito “enciclopedica”, volando in solitaria. La lista dei suoi compagni d’ala e degli specialisti che lo hanno accompagnato è lunga e distinta, occupa ben quattro pagine a margine del testo. In copertina figurano i nomi di Marco Tomassoni, Riccardo Vestuto e Aldo Zanfi; chiedo venia a tutti coloro che non sono qui menzionati, ma in questa sede è impossibile riportare tutti i nominativi dell’intero staff, la recensione assumerebbe le dimensioni di un Lockheed C-5M Super Galaxy.

Una formazione serrata scalare di F104 che erano in forza presso l’AMI. Il velivolo fu radiato dal servizio nel 2004 dopo essere stato operativo a partire dal 1963 e il IX Gruppo Intercettori di Grosseto (di cui facevano parte i velivoli ritratti) fu il reparto che li utilizzò più a lungo fra tutti quelli dell’AMI. Inutile ricordare che le altre Forze aeree che li utilizzarono (Germania, Giappone, Turchia, Danimarca, Canada, Belgio, Pakistan, Norvegia, Paesi Bassi, Norvegia e Spagna) li radiarono ben prima (foto proveniente da www.flickr.com)

Il “missile con un uomo dentro” ha solcato i cieli del nostro pianeta per settant’anni, così come il titolo del volume ricorda. In questa parentesi temporale, ha conquistato record imbattuti e operato nell’ambito di missioni di ogni genere. Soprattutto, continua a sopravvivere nella memoria degli appassionati di Aviazione come una leggenda. Il lettore o la lettrice che si stanno domandando il perché troveranno risposte esaurienti in queste pagine.

L’autore, il suo team e i numerosi collaboratori hanno raccolto con infinito amore e dedizione tutte le informazioni possibili, compresi i più minuscoli dettagli, per raccontare attimo per attimo la genesi, la nascita, lo sviluppo e l’evoluzione di un vero e proprio mito dell’Aviazione militare. Il rigore storico con il quale questa operazione è stata condotta è impressionante. Il medesimo attributo è applicabile alla descrizione tecnica delle differenti versioni di questo aeromobile e, cosa singolare, dei suoi concorrenti.

Sono molti nomignoli e i vezzeggiativi che sono stati attribuiti all’F104 nel corso della quarantennale attività tra le fila dei reparti di volo dell’AMI. Il più tenero ma anche il meno fantasioso fu “Spillone” oppure “Matitone” e il motivo è presto spiegato: la forma affusolatissima della fusoliera e l’ala minuscola che lo fa assomigliare appunto a uno spillo. “Bara volante” e “Fabbrica di vedove” sono invece i due nomignoli non proprio edificanti che sono altrettanto facilmente comprensibili a causa dei numerosi incidenti mortali che purtroppo hanno visto coinvolto molti velivoli di questo modello. D’altra parte l’uso non proprio consono che ne fece l’AMI non permise allo Starfighter di dimostrare le sue eccellenti qualità di intercettore a corto raggio che fu lo scopo per il quale fu progettato e costruito. E’ pur vero che l’ F104 fu uno di quegli aeroplani “da naso” in quanto richiedeva il religioso rispetto delle procedure d’impiego e dunque era per “alcuni piloti ma non per tutti”. Molti incidenti occorsero in fase di atterraggio ma anche in volo, diversi a causa di guasti, altri perché i piloti avevano un carico di lavoro notevole, poche assistenze per la navigazione o dei sistemi d’arma e, non ultimo, il 104 era un aeroplano talmente veloce che costringeva il pilota e volare, come si suole dire, con “la testa avanti il muso”. I piloti tedeschi della Luftwaffe lo definirono invece “Missile con un uomo dentro” e “Chiodo da terra” oppure “Picchetto da terra”, proprio a sottolineare le accelerazioni e le velocità folli di cui era capace ma anche la limitata manovrabilità a basse velocità che purtroppo non lasciava scampo alcuno ai piloti che non fossero stati capaci di gestire questa sua particolarità. Risultato? Il ben poco lodevole record di 270 esemplari tedeschi schiantati al suolo nel corso del suo impiego operativo: una strage! I piloti canadesi, viceversa, furono ben più affettuosi definendolo “Freccetta da prato” mentre quelli giapponesi videro nel 104 qualcosa di femminile tanto da chiamarlo confidenzialmente “Gloria”. E dire che il suo nome di battesimo era “Cacciatore di stelle” a testimoniare la sua vertiginosa capacità di salita in quota per intercettare bombardieri e caccia nemici che avessero invaso lo spazio aereo, ossia il famoso “scramble” (foto proveniente da www.flickr.com)

Merita di essere sottolineato il fatto che lo Spillone sopravvive nei ricordi di chi lo ha amato e ammirato, ma anche in quelli dei suoi detrattori. Questi ultimi lo hanno stigmatizzato come “fabbricante di vedove”, in quanto protagonista di parecchi incidenti.

Dopo aver letto dalla prima all’ultima pagina questo libro, si è rafforzata in me la convinzione che un velivolo eccezionale merita un rispetto superiore e un’attenzione speciale, alla stessa stregua di un essere umano di elevato lignaggio. Nella sua straordinarietà, una macchina senza mezze misure non accetta compromessi, errori o distrazioni, non tollera sbadataggini o leggerezze. Illuminante a questo proposito è la presentazione del Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, della quale propongo qui di seguito uno stralcio.

Un F104 con la coccarda tedesca della Luftwaffe che ne utilizzò circa 800 esemplari fino al 1991 nelle due versioni G e F (foto proveniente da www.flickr.com)

“Il 104 è un velivolo che non lascia mai indifferenti. O lo si ama o lo si odia. È forse l’ultimo dei velivoli romantici, un purosangue generoso e dalle prestazioni incredibili, difficile da domare, ma che è in grado di regalare emozioni e sensazioni uniche e di soddisfare pienamente l’ego di un pilota da caccia”.

Già, i piloti! Fermo restando che il vero protagonista di questa trattazione è il 104, mentre scorrevo uno dopo l’altro i capitoli ripieni di eventi storici e dati tecnici non facevo altro che domandarmi quale tipo di rapporto può esistere tra una macchina volante sprovvista di computer e un uomo che non può far conto sull’intermediazione dell’intelligenza artificiale per comandarla. La mia curiosità si è stata soddisfatta nella parte finale del volume, quella in cui l’autore e il suo staff danno voce al pensiero dei “cacciatori”, dei bombardieri, dei ricognitori e degli istruttori, gli aviatori che con il 104 hanno avuto a che fare in prima persona.

Anche in questo caso, è impossibile rammentarli qui uno per uno in quanto i nomi e i volti che si susseguono sono davvero tanti, abbastanza da appagare la mia sete di riscontri umani.

Mi limiterò a proporre alcune citazioni estratte dalle interviste, o per meglio dire dalle chiacchierate, alle quali un numeroso gruppo di piloti militari si è concesso.

“In sostanza, il 104 è una macchina meravigliosa, un aereo in grado di regalare emozioni formidabili, ma richiede rispetto, umiltà, studio, esperienza e un po’ di Fattore C, che non guasta mai!”

(Col. Luigi Piccolo)

Il Lockheed F-104 Starfighter è stato un aereo monomotore ad altissime prestazioni capace di volare due volte la velocità del suono in quanto  sviluppato con il ruolo d’intercettore per conto dell’United States Air Force (USAF) ma in realtà vi rimase ben poco in servizio (dal 1958 fino al 1969) proseguendo poi la sua attività presso la Air National Guard fino a quando fu radiato definitivamente nel 1975. Nulla a che vedere invece con l’attività che svolse all’estero, presso diverse altre Forze Aeree, in particolare quella del nostro paese che lo utilizzò a lungo e in un gran numero di esemplari, la maggior parte costruiti dall’industria aeronautica nazionale. Lo utilizzò anche la NASA per degli studi ei regimi supersonici di volo e a supporto dei programmi spaziali. Fu uno degli aerei della “Century Series”. In questo scatto è ripreso duranti i primo voli di sperimentazione armato di missili aria-aria.  Il nome di Chuck Yeager, il primo uomo a superare il muro del suono, è indissolubilmente legato a questo velivolo in quanto per poco non ci lasciò la cotenna. Era a bordo di un NF-104A e, durante un tentativo di record di quota, rimase fortunatamente ferito (perse la punta di due dita e riportò ustioni a causa del lancio a mezzo di seggiolino iettabile) ma se la vide brutta, molto più brutta che volare con l’X1 che in tema di proiettili volanti non era certo da meno del 104 … ma volavo solo a Mach 1! (foto proveniente da www.flickr.com) 

“Il fattore umano era essenziale, perché la tecnologia non poteva aiutarti. Penso, oggi come allora, che questo debba essere sempre il pilastro fondamentale per ottenere i massimi risultati”. (Cap. Gianantonio Fogliani)

“L’uomo arriva veramente a fare dei miracoli, anche se uno dei difetti del tanto amato F-104 è che richiedeva davvero tanto ai suoi piloti, a volte troppo”. (Ten. Col. Mario Bellini)

“Ho imparato una cosa importantissima per un pilota: se l’istinto ti dice che c’è qualcosa di sbagliato in quello che stai facendo, bè… dagli ascolto perché probabilmente ha ragione!” (Ten. Col. Fabio Consoli)

“Per chi amava volare, lo Spillone era una festa: non mi sono mai divertito così tanto perché dovevo solo volare, volare, volare”. (Cap. Roberto Valoti)

Può bastare? Sono riuscita a incuriosirvi? Sappiate che questi sono solo degli assaggi di una corposa serie di “torte” sapientemente confezionate e abbondantemente infarcite di emozioni ad alta, bassa e bassissima quota. Sessantaquattro pagine di voci di uomini che raccontano le loro esperienze più memorabili con il mitico Spillone. Cosa chiedere di più? Ah, certo: le immagini!

Preparatevi a rimanere senza parole: in questo volume sono raccolte la bellezza di oltre milleduecento fotografie, alcune centinaia delle quali sono inedite. Ne troverete di tutti i colori, ma anche in bianco e nero. Alcune sono più che spettacolari, occupano lo spazio di due pagine affrontate. Considerando che le dimensioni del volume sono imponenti, ventiquattro centimetri per trenta, vi imbatterete in quanto basta per satollare lo sguardo, mozzare il fiato e far spalancare la bocca.

Benché si trattasse di un velivolo letteralmente avveniristico per l’epoca, la Lockeed non si risparmiò di adoperarsi affinché le varie Forze Aeree europee lo adottassero … in altri termini elargì fiumi di denaro ai potenziali acquirenti con il risultato che causò una serie di scandali che rimangono memorabili. In Giappone il primo ministro, al secolo Kakuei Tanaka, fu costretto alle dimissioni e finì anche in carcere per qualche settimana mentre nella irreprensibile Germania l’addetto all’ufficio acquisti del Ministero tedesco, certo Heinrich Sellschopp, ricevette una tangente di un milione di marchi per avallare l’acquisto del velivolo. Poi la ragion di stato prevalse e i documenti relativi all’indagine furono “accidentalmente” distrutti cosicché la vicenda si risolse in una grande bolla scandalistica e nient’altro. Ma la beffa più grande fu che il famoso “asso degli assi” della seconda guerra mondiale Erich Hartmann, in qualità di consulente della Luftwaffe, dichiarò che l’F-104 era un aereo pericoloso e si oppose con tutte le sue forze all’acquisizione da parte della Luftwaffe. Mai profeta fu più visionario! Anche nei Paesi Bassi non andò meglio perché ne risultò coinvolta la stessa monarchia, in Italia invece il nome della Lockeed è associato alla fornitura non dei 104 bensì di un altro tipo di velivolo da trasporto assolutamente valido e preziosissimo: i C-130 Hercules. Lo scandalo conseguente provocò le dimissioni – uniche nella storia della nostra repubblica – del presidente della Repubblica Giovanni Leone. Poi scagionato. Lo scatto ritrae un F104 in forzo al V Stormo/102 Gruppo che era di stanza a Rimini (foto proveniente da www.flickr.com)

Incontrerete personaggi del calibro di Chuck Yeager e scoprirete che lo Starfighter si è arreso ai comandi di qualche bella signora, prima tra tutte Jacqueline “Jackie” Cochran, ma anche la meno celebre Toni Ann LeVier, figlia di un pilota collaudatore della Lockheed, ribattezzata “Miss Mach 2”, la quale ha dichiarato in merito alla sua impresa: “Mi sto ancora pizzicando, non ci credo”.

Persino la NASA si è interessata allo Spillone e Neil Armstrong è stato uno dei piloti che hanno preso parte ai progetti di ricerca dell’agenzia spaziale statunitense di cui il 104 è stato protagonista.

Tra i tanti aspetti incredibili che caratterizzano questa pubblicazione, c’è un progetto più incredibile di ogni altro, tutto made-in-Italy. Volete sapere di cosa si tratta? Non ve lo dico, sarebbe fare spoiler. Scopritelo da voi a pagina centoquarantotto.

Quanta storia e quante storie sono raccolte in questo libro! Vicende vissute nei cieli di tutto il mondo. In Italia, l’epopea dello Starfighter è iniziata nella primavera del 1963, quando l’allora Colonnello Giorgio Bertolaso, padre del celebre funzionario e medico Guido Bertolaso, è atterrato al IV Stormo Aeroplani da Caccia di Grosseto ai comandi del primo F-104 assegnato ai reparti di volo del nostro Paese. Poiché tutto quello che ha inizio ha fine, l’impiego operativo dello Spillone in seno alla nostra Arma Azzurra si è concluso il 27 luglio 2005 con il volo del Colonnello Lupinacci.

Tanta storia, tante storie, tante informazioni tecniche, tante livree, immagino tutte quelle che hanno caratterizzato lo Starfighter. Tanti applausi da parte mia a una squadra di amanti del cielo che hanno assortito un’opera letteraria unica nel suo genere e, credo, senza precedenti.

Una nota divertente: l’autore non ha voluto far mancare nulla, ma proprio nulla, ai lettori e alle lettrici: nelle ultime pagine del volume rimanda alla memorabilità dello Starfighter nell’oggettistica, nei fumetti e nel cinema.

Il potentissimo motore  turbogetto General Electric J79-GE-11A fumava come una ciminiera affinché potesse spingere l’F104 a velocità supersonica e, per consentirgli un’accelerazione bruciante, era dotato anche di un potentissimo postbruciatore. Inutile ricordare il rumore assordante che produceva e che veniva soprannominato “l’urlo del contribuente” giacché, al di là del consumo spropositato di carburante, i costi di manutenzione del 104 erano davvero notevoli (foto proveniente da www.flickr.com)

Per coloro che non hanno dimestichezza con la terminologia tecnica e gli acronimi aeronautici dell’epoca dello Starfighter è stato inserito un glossario.

Tutto perfetto dunque? Quasi. Assaporare questo osanna al “missile con un uomo dentro” richiede un sacrificio da parte di coloro che, come la sottoscritta, appartengono alla stessa epoca di questo meraviglioso velivolo.

I caratteri di stampa sono minuscoli e la lettura impegna non poco, a dispetto dell’uso degli occhiali. Mi rendo conto che la scelta di un formato tipografico diverso avrebbe comportato la stampa di un volume di almeno ottocento pagine, dunque comprendo la scelta dell’autore.

Meno comprensibile è l’adozione di un supporto cartaceo bianco lucido; a mio avviso, tutti i contenuti sarebbero risultati ottimamente anche su uno sfondo patinato opaco, il quale ha il potere di rendere più leggibili i caratteri di formato ridotto.

Trovo che il prezzo di vendita al pubblico, pari a quarantacinque Euro, sia giustificato dalla consistenza dell’opera letteraria e dalla straordinaria quantità di materiale fotografico che in essa è raccolto.

Valutazione complessiva: 104 stelle, non una di più, non una di meno.





Recensione di Angelarosa Wieler.

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.






Project 083 - Seventy years of Starfighter

Un commento su “Project 083 – Seventy years of Starfighter”


  1. Credo che tra gli innumerevoli testi aeronautici sul leggendario Starfighter tradotti in molte lingue, ne manca sempre uno, sarà questo l'ultimo? Non credo e perlomeno non lo spero.
    Ho avuto la fortuna di lavorare come specialista elettronico di bordo sullo Spillone per quindici anni al IX Gruppo del IV Stormo di Grosseto, prima che venisse ufficialmente rimosso dalla linea volo.
    Piloti e Specialisti operanti su questo velivolo hanno vissuto un'esperienza unica, diversa da quella che si poteva provare con altri aeroplani, tipo il TORNADO e il G91.
    Ricordo con lucidità la scritta Lockeed che tutte le mattine leggevo sulla pedaliera quando entravo in cabina di un F104 al consueto prevolo ... ricordo che quando pioveva e gli aerei erano parcheggiati sul piazzale, chiudevo il tettuccio e lo bloccavo per non far entrare l'acqua all'interno. In quel momento, sognavo ad occhi aperti le emozioni che i piloti potevano provare domando quei selvaggi cavalli di razza.
    Un velivolo incredibilmente discusso e allo stesso tempo venerato.
    Grazie Claudio Col, per questa pubblicazione, non mancherà nella mia biblioteca aeronautica.

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