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Emergenza in volo

jet giganteIn una bella giornata di primavera trascorsa durante il suo servizio nella Foresta Umbra del Gargano, un ufficiale dell’aeronautica d’improvviso vola con la mente al primo volo effettuato su un piccolo jet (MB326) con il suo amico pilota Walter e la bella – visto il lieto fine – disavventura capitatagli durante detto volo al suo rientro da Pisa. Rivive con dovizie di dettagli, i momenti di panico trascorsi prima dell’atterraggio a Grosseto dove fu costretto ad atterrare a causa di un’avaria al jet. Quel ricordo, fermo nella sua mente, lo porta ad apprezzare ancora di più l’importanza dell’Aeronautica Militare che con tutto il suo personale (logistico, amministrativo, tecnico ed operativo) quotidianamente assicura la sicurezza dei cieli della nostra Italia. Divertente è il finale che lo vede immerso nel ricordo anche dopo la divertente battuta dell’autista dell’autobus. La routine quotidiana, però, subito lo afferra e chiude definitivamente, per il momento, la sua mente a quell’avventura a lieto fine.


Narrativa / Breve Inedito; ha partecipato alla II edizione del premio letterario “Racconti tra le nuvole”, 2013-2014; in esclusiva per “Voci di hangar”



Ritorno dall’Islanda

Si passò una mano sul viso, lo sentì bagnato di sudore e l’asciugò meccanicamente con la manica della camicia. Faceva caldo, un caldo insolito, perché il giardino era sempre fresco, anche d’estate. Qualche goccia gli scivolò sulla camicia e sul collo, alzò la testa e si accorse che cominciava a piovere. Proprio in quel momento la sua attenzione fu attratta dal rumore di un aereo in atterraggio presso la vicina base aerea dove aveva prestato servizio per tanti anni: era un “AWACS” (Airborne Warning And Control System).

L’inconfondibile rombo dei motori del Boeing 707 lo portò di colpo a quel lontano 1989 quando fu assegnato per un breve periodo in Islanda per svolgere attività operativa presso la base aerea di Keflavik. Carlo – maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana assegnato alla Nato – vi trascorse ben quindici giorni tra attività di volo e momenti di diporto che gli consentirono di visitare parte di quella fantastica isola dove tutto è strano e tutto sembra anormale anche ciò che non lo è.

Il giorno prima dell’effettiva attività di volo – otto/nove ore continuative -, preparava il piano di volo e pianificava la missione operativa nei minimi dettagli in stretto coordinamento con tutti i membri dell’equipaggio del velivolo suddiviso in due grosse branche: il “flight crew” ed il “mission crew”.

La prima branca si prendeva cura di portare il velivolo nell’area di orbita e mantenerlo ad una quota costante per tutto il tempo necessario: era costituita da due piloti, un navigatore ed un “flight engineer” (FE) – supervisore di tutta la parte tecnica del velivolo.

La seconda branca, diretta dal Tactical Director (responsabile dell’esecuzione della Missione Operativa) era suddivisa, a sua volta, in tecnici ed operativi che avevano il compito di far funzionare i sistemi radar di bordo e di utilizzarli per l’avvistamento ed il controllo del traffico aereo nell’area di competenza in coordinamento con i siti radar terrestri. L’incarico di Carlo era appunto quello di garantire l’efficace esecuzione della missione operativa.

Nei momenti di riposo tra un volo ed un altro Carlo con il suo collega Miguel – un ufficiale dell’Aeronautica Militare Portoghese – visitò le aree più accessibili dell’Islanda vicino alla loro base aerea. Era il periodo in cui in Italia i fiori vivono la loro stagione migliore, il cielo diventa sempre più azzurro e il mare invita con maggior insistenza i timidi bagnanti a tuffarsi nelle acque calme e calde. In Islanda, invece, la temperatura in maggio è tutt’altro che gradevole. Il più grande parco nazionale dell’Islanda (Skaftafell), sito vicino Reykiavik, presenta un panorama molto simile a una veduta alpina con la terra desolata e sabbiosa, è di una tristezza indescrivibile; di erba neanche a parlarne.

Mentre passeggiavano vedendo alcuni cavalli chiusi in un recinto, Carlo disse a Miguel: “Vedi come sono tutti infreddoliti e con gli occhi pieni di tristezza”.

“E’ vero” rispose Miguel, “sembrano senza vitalità. La loro espressione denota un senso di rassegnazione alla vita in una stalla sapendo che per loro non sarà mai possibile scorrazzare liberi nelle pianure piene di erba verde, fresca e dal profumo inebriante”.

Finito il periodo di rischieramento, iniziò il volo di ritorno verso la base aerea di provenienza: la missione era di solo trasferimento e non operativa, quindi doveva essere semplice e senza alcun problema.

L’imprevisto, però, a volte è in agguato. Stavano sorvolando il tratto di Oceano Atlantico compreso tra l’Islanda e la Gran Bretagna, quando cominciarono ad avvertire un forte odore di bruciato.

Subito i tecnici avviarono i previsti controlli delle apparecchiature radar accese per normale manutenzione. Intanto, Carlo diede l’ordine di indossare la maschera di ossigeno ed effettuò il previsto appello (“roll call”) per verificare che tutto il personale l’avesse indossata.

Completata positivamente tale verifica, il primo pilota (Aircraft Commander – AC) diede l’ordine ai tecnici di spegnere tutti gli apparati non necessari alla navigazione e al FE di avviare la procedura per far defluire l’odore di bruciato aprendo le valvole all’uopo preposte.

Nel giro di pochi minuti tutto ritornò normale e fu dato l’ordine dall’AC di togliere le maschere d’ossigeno essendo rientrata la situazione di emergenza.

Tutto ormai sembrava risolto ed il volo si stava avviando verso una tranquilla soluzione, quando scattò, come un fulmine a ciel sereno, il segnale di emergenza per depressurizzazione del velivolo. Tale situazione, di norma, richiede di indossare la maschera di ossigeno entro quaranta secondi per evitare situazioni di mancanza di ossigeno (anossia).

Carlo avviò, quindi, nuovamente la procedura per affrontare la nuova emergenza: tutti su ossigeno e “roll call” del personale.

“Possibile che il destino ha deciso che questo debba essere il mio ultimo volo”? pensava Carlo.

Tutti si guardavano senza riuscire a trovare la forza di parlare, anzi, lo facevano con gli occhi che mostravano di non essere ancora rassegnati ad una fine prematura.

Presi da tali funesti pensieri, la comunicazione da parte dell’AC di emergenza rientrata fece tirare un sospiro di sollievo a tutti e riportò il naturale colore su quei volti segnati da un pallore improvviso dovuto ad un inconscio senso di paura che, come una spada di Damocle, alberga nella mente di chi ben conosce i rischi derivanti dal proprio lavoro

. Cosa era successo? Il FE, per una mera dimenticanza, aveva lasciato aperte le valvole, utilizzate per far defluire l’odore bruciato della precedente emergenza, oltre il dovuto. Tanto era bastato per far scattare la nuova emergenza.

La pioggia, sempre più insistente, risvegliò Carlo che nel frattempo si era riparato sotto il gazebo godendo il profumo della terra appena bagnata e rallegrandosi alla vista delle gocce d’acqua che dissetavano i petali dei fiori rendendoli più luminosi e più puliti E mentre era ancora assorto nei suoi remoti pensieri, accarezzò con la mano il capo del nipotino più piccolo che stava giocando con un piccolo aereo simulando una situazione d’emergenza.


# proprietà letteraria riservata #

Dirigibile
Raffaele Carlino

Ritorno dall’Islanda

IE3A Sentryn una calda giornata di autunno, Carlo, sentendo l’inconfondibile rumore di un AWACS della vicina base aerea, torna indietro con la memoria a quando volava su quel velivolo ed, in particolare, alla missione operativa da lui svolta in Islanda. I ricordi sono tanti, ma in lui ritornano con forza le immagini di quell’isola così particolare e così diversa dalla nostra bella Italia ed il ricordo del viaggio di ritorno verso la base madre sita in Germania durante il quale, per pochi interminabili minuti, ha pensato che il suo destino stava per compiersi. La conclusione lo riporta alla realtà e vede nel nipotino, che sta giocando con un aereo, la continuazione della sua passione per il volo

 


Racconto / Medio – breve Inedito; ha partecipato alla I edizione del premio letterario “Racconti tra le nuvole”, 2012-2013; in esclusiva per “Voci di hangar

Raffaele Carlino

DirigibileSecondo di quattro figli, è nato nel ‘49 a Maddaloni (CE). Ha frequentato il Liceo Classico “Giordano Bruno” del suo paese natale con discreto profitto fino ad iscriversi alla facoltà di Lettere e Filosofia – indirizzo filosofico – presso l’Università di Napoli.

Arruolatosi nelle forze armate, quale ufficiale dell’Aeronautica Militare, ed interrotti gli studi universitari all’età di 20 anni, ha seguito il previsto profilo di carriera fino all’attuale Grado di Colonnello.

Nel 1987 si è laureato in Lingue e Letteratura Straniere presso l’università di Pescara-Chieti, per puro piacere di cultura, non avendo mai dimenticato la sua estrazione classica che in ogni momento della sua vita è venuta fuori con veemenza e lo ha supportato nelle varie vicende della sua vita densa di eventi e di soddisfazioni professionali.

Predilige scrivere in versi, in particolare sonetti, non disdegnando cimentarsi in racconti di vario genere.

Ha partecipato a vari concorsi di poesia ricevendo, in genere, commenti positivi per il contenuto e la forma dei suoi sonetti.

Ha partecipato alla:

  • I edizione del Premio letterario “Racconti tra le nuvole” 2012-2013 giungendo XVIII classificato nella classifica generale dei racconti ammessi alla fase finale del concorso.
  • III edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” 2015 giungendo XXI nella classifica generale della sezione letteraria
  • IV edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” 2016 giungendo XXI nella classifica generale della sezione letteraria.

Per inviare impressioni, minacce ed improperie all’autore:

racar49(chiocciola)gmail.com


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Una notte da dimenticare
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