Amelia Earhart: il volo verso l’immortalità

titolo: Amelia Earhart: il volo verso l’immortalità

autore: Eleanor Finch

editore: autopubblicazione 

pagine: 275

anno di pubblicazione: 2025

ISBN: 979-82-6249-6860  




Nel panorama editoriale italiano, complice una squallida politica commerciale che predilige il mero risultato economico piuttosto che la divulgazione culturale (specie quella a carattere aeronautico o astronautico), sono individuabili ben pochi volumi che hanno come protagonista un personaggio di primissimo piano nella storia dell’aviazione umana nonché simbolo ineguagliato e ineguagliabile del mondo del volo declinato al femminile: Amelia Earhart.

Amelia Earhart davanti al Lockeed Vega, il velivolo monomotore e monoplano con il quale compì la trasvolata atlantica senza scalo in solitaria e che la consacrò definitivamente un’eroina del volo. In realtà Amelia era già famosa e lo divenne ancor di più in seguito perché fu “la prima donna”. Espressa in questi termini sembra quasi offensivo ma è un dato storico ineccepibile perché, secondo gli almanacchi della storia dell’aviazione mondiale Amelia fu:  – la prima donna a raggiungere il record di quota femminile con il “Canarino” (biplano Kinner Aister) nel 1922, – la prima donna a volare sull’Atlantico come passeggera, 1928,  – la prima donna a stabilire un record mondiale di quota con autogiro con 5 613 metri, 1931, – la prima donna a volare sull’Atlantico come pilota solista senza scalo con aeroplano monomotore nel 1932 , – la prima donna ad attraversare in volo gli Stati Uniti, da Los Angeles a Newark (New Jersey) nel 1932, – la prima donna a volare attraverso l’Oceano Pacifico, da Oakland in California a Honolulu, nelle Hawaii nel 1932,  – la prima donna a volare da Los Angeles a Città del Messico nel 1935, – la prima donna a volare dal Mar Rosso all’India nel 1937, – la prima donna a volare attorno al mondo sulla rotta equatoriale di 47 mila km nel 1937 … e purtroppo questa impresa non riuscì a portarla a compimento.(foto proveniente da www.flickr.com)

Ebbene, fatto salvo l’autobiografia “The fun for it” tradotta in italiano con il titolo: ”Felice di volare – Ricordi della mia vita in volo e di altre aviatrici” e le due lodevoli biografie come “Amelia Earhart” di Anna Consilia Alemanno e “Amelia Earhart – L’intrepida aviatrice che conquistò il mondo con le sue imprese” della collana Grandi Donne, non sono disponibili testi che descrivano con dovizia di particolari, aneddoti, aforismi, frasi e pensieri articolati la personalità alquanto variegata di questa eccellente pilota di un vicino passato che tanto contribuì allo sviluppo aeronautico statunitense e mondiale in generale.

Veramente sarebbe più corretto precisare che “non erano disponibili” perché,  giusto a partire dall’agosto 2025, la grave lacuna del settore editoriale del nostro Paese ha trovato finalmente soluzione nel volume “Amelia Earhart: il volo verso l’immortalità – La straordinaria storia della pioniera che ha sfidato i cieli” della scrittrice statunitense Eleanor Finch che fornisce a qualunque lettore e – spero – soprattutto alla lettrice più curiosa, un ritratto vivido e autorevole di quello che fu, cosa fece, cosa disse, cosa provò la nostra eroina statunitense. Eroina che reca un cognome assonante con la parola anglosassone “heart – cuore”, e che perciò chiameremo confidenzialmente la nostra “Amelia del cuore”.

Amelia. Non già una donna e neanche una donna pilota bensì una “pilota” che, solo incidentalmente – come lei stessa soleva spesso proclamare – era una donna.

La copertina di una delle due biografie in lingua italiana dedicate alla grandissima pilota statunitense la cui recensione è già ospite del nostro hangar (https://www.vocidihangar.it/w/amelia-earhart/)

Non ci credete? Ecco la frase incriminata:

Non voglio essere la donna che vola, voglio essere semplicemente riconosciuta come una pilota che, incidentalmente, è anche una donna”

oppure:

“Non penso come un uomo né come una donna, penso come una pilota”

Una donna cui ci azzardiamo di associare alcuni aggettivi come: splendida, determinata, carismatica, volitiva, tenace, singolare, complessa e chi ne ha più ne metta.

Se infatti le sue imprese aviatorie costituiscono senza dubbio alcuno le pietre miliari del progresso tecnologico dell’umanità, nondimeno lo sono nell’ambito di quello che è stato (ed è tuttora in corso) il lento processo di equiparazione dei diritti del genere femminile rispetto a quelli di cui gode il genere maschile sin dalla notte dei tempi.

Benché sia disponibile una notevole mole di materiale fotografico in cui è ritratta Amelia Earhart in tutte le sue apparizioni pubbliche o in quelle ad uso propagandistico/pubblicitario, il curatore/curatrice di questa ottima biografia ha preferito affidarsi a una ricostruzione grafica di dubbia attendibilità e di cui peraltro non è stata dichiarata la paternità o maternità che dir si voglia. La scelta ci appare alquanto discutibile in quanto, in virtù della totale assenza di reportage fotografico all’interno del volume, ci saremmo aspettati almeno una foto originale di Amelia in copertina e in retrocopertina, quanto meno per consentire al lettore/lettrice del tutto ignaro/a delle fattezze di Amelia di associare un viso realistico al nome e cognome della protagonista assoluta del volume. Possibile che l’autrice, in regime di autopubblicazione, abbia preferito risparmiare sui diritti d’immagine conseguenti la pubblicazione di una foto di Amelia coperta da copyright? Poco credibile. Anche perché – lo ammetterete anche voi – occorre una certa immaginazione per trovare la somiglianza del soggetto disegnato in copertina con la vera Amelia, sebbene in IV di copertina il risultato sia molto più riuscito.Siete d’accordo, vero? Eppure sarebbe stato sufficiente un software di manipolazione grafica di bassa lignaggio per conferire un taglio artistico (ll classico effetto vintage o effetto pastello) a una foto originale. Strano. Inoltre ci suona come una vera e propria indelicatezza non aver precisato all’interno del volume l’autore o l’autrice del disegno, il curatore/curatrice della copertina, dell’impaginazione e infine del traduttore/traduttrice che ha provveduto all’adattamento in lingua italiana del testo originale dell’autrice. Possiamo sbilanciarci in una congettura assai fantasiosa? Che la copertina e la traduzione sia opera dell’intelligenza artificiale? Possibile. Anzi, in tutta confidenza, ci viene da dubitare anche della stessa identità dell’autrice. Perchè? Ci suona alquanto oscura: non sono disponibili sue foto, interviste, sito personale o pagine social. Molto strano in un’epoca e soprattutto in un settore, quello editoriale, in cui la visibilità è fondamentale quanto la qualità dei testi dati alle stampe. Ci aspettavamo che la “googlelata” di Eleanor Finch avrebbe prodotto una sfilza di materiale e invece … praticamente nulla di concreto. E vogliamo parlare della scelta ugualmente discutibile di non inserire uno straccio di nota biografica dell’autrice nella IV di copertina? Che si tratti di una scelta stilistica oppure siamo davvero di fronte a un volume che di autarchico ha pure l’autrice? Se poi ci aggiungete che, al momento della pubblicazione della presente recensione, il volume è inspiegabilmente scomparso dalla piattaforma di vendita che ha provveduto anche alla sua stampa, beh … il mistero s’infittisce ancor di più!

Amelia, classe 1897, comprese subito che l’aviazione, nata idealmente il 17 dicembre 1903 allorché Orville Wright fece il primo balzo in aria a bordo di una macchina volante più pesante dell’aria, costituiva una nuova frontiera per l’universo femminile. Talmente nuova che si sarebbe potuta aprire più e meglio di altre attività umane alle donne giacché non ancora del tutto abbrutita irrimediabilmente dal maschilismo o comunque dallo strapotere maschile.

La stessa Amelia sosteneva con fervore che:

“L’accesso al cielo è un diritto umano, non un privilegio maschile”

Peraltro corroborato anche dall’affermazione:

“L’aviazione è una delle ultime frontiere della libertà. Non possiamo permettere che venga chiusa alle donne prima ancora che abbiano avuto la possibilità di esplorarla pienamente”

Oppure da un’altra assolutamente attinente:

“L’aria è l’ultimo spazio di libertà rimasto sulla Terra. E la libertà non dovrebbe essere negata a nessuno in base al genere”.

E’ notorio che il buon George Putnam, divenuto consorte di Amelia Earhart solo al settimo tentativo, fosse un abilissimo gestore dell’immagine della moglie, un eccelso organizzatore di eventi pubblici, conferenze e incontri con la stampa, nonchè un incommensurabile manipolatore di sponsorizzazioni e finanziatori vari. In altre parole fu quello che oggi chiameremmo un esperto di marketing o di pubbliche relazioni. Fu proprio George a pretendere che Amelia fosse costantemente seguita da un giovane e promettente fotografo che la immortalò in ogni occasione possibile giacchè se la stampa chiedeva foto di Amelia da accludere ai vari articoli giornalistici, servizi speciali di riviste ed esclusive da pubblicare a corollario delle imprese di Amelia, perchè mai lasciare l’incombenza al caso o al buon occhio di un fotografo non autorizzato? Ebbene il giovine divenne a tutti gli effetti un membro della famiglia Earhart-Putnam al punto che, secondo il gossip dell’epoca, fu additato come uno dei tanti amanti di Amelia. D’altra parte ella aveva preteso esplicitamente completa libertà sessuale nel suo contratto prematrimoniale … che poi l’abbia praticata davvero, beh ancora oggi è ancora tutta da dimostrare. Mi piace pensare invece che Amelia fosse profondamente innamorata di George ma che, emula delle pratiche pubblicitarie messe in atto dal marito, la scaltra pilota non smentì mai e neanche confermò i suoi costumi sessuali affinché l’alone di anticonformismo che aleggiava attorno alla sua persona fosse ancora più fitto. Lo scatto che vede Amelia appollaiata sul dorso della cabina di pilotaggio del Lockeed Electra utilizzato per la sua “circumvolazione” del globo  rientra appunto in questa logica dello “scatto ad arte” da dare in pasto alla stampa dell’epoca. E dei posteri come noi (foto proveniente da www.flickr.com)

Pur tuttavia, questo era e rimase un sogno di Amelia perché nella sua epoca, come pure ancora oggi, sono assai poche le esponenti di sesso femminile che praticano il volo nell’ambito militare, civile, commerciale e sportivo. Assai poche rispetto agli uomini, intendo. Ce n’erano pochissime a tempi di Amelia (anni ’20 e ’30 del secolo scorso) tanto da meritare l’appellativo di “Ninety nines” (novantanove) a indicare il numero delle fondatrici dell’associazione presieduta dalla stessa Amelia che si prefiggeva di creare una rete di aiuto e sostegno a quelle donne che si sarebbero volute cimentare nelle attività di volo attraverso una mutua assistenza e un tangibile supporto economico (con borse di studio per i corsi di pilotaggio). E ce ne sono ancora troppo poche anche a tutt’oggi, anno del signore duemila e decenni spiccioli.

Di questa rincorsa impari Amelia era ben consapevole tanto che con tommasea rassegnazione ammise:

A volte mi sento come se stessi cercando di spostare una montagna con un cucchiaino da tè

Un insuccesso di Amelia? Non direi perché se è vero che numericamente oggi si è ancora lontanissimi dalle pari opportunità nel settore aeronautico (siamo intorno al 5% di presenza femminile), è innegabilmente vero che l’operato di Amelia, il messaggio ultimo di tutta la sua esistenza, la sequela di imprese impossibili che portò a compimento con lo scopo dichiarato di farne uno sprone per tutte le donne … beh, si sono concretizzate in qualcosa di ben più profondo e diffuso: una vera e propria evoluzione sociale, un cambiamento epocale di usi e costumi in tutti quei paesi occidentali dove le donne hanno recuperato quasi completamente il ruolo che spetta loro: lo stesso degli uomini, appunto.

Una rara immagine di Amelia in età adolescenziale che sembra più un ritratto disegnato che uno scatto fotografico. Amelia nacque ad Atchison, nello stato del Kansas, una di quelle lande anonime e sconfinate del cosiddetto Midland, ossia la zona centrale degli Stati Uniti, quasi equidistante dalla costa atlantica e pacifica. Un luogo che, senza volere essere offensivi, ancora oggi appare come dimenticato da Dio, figuriamoci nel 1897 quando nacque Amelia. Il piccolo centro oggi è infatti abitato da sole 11 mila anime e la sua unica attrattiva è costituita dal museo dedicato proprio ad Amelia Earhart, peraltro ricavato nella casa natale di Amelia ma che in realtà apparteneva a nonni paterni di Amelia. Il museo si deve alla lodevole iniziativa di un medico che negli anni ’80 donò una cospicua somma di denaro necessaria per la ristrutturazione ed erogata a favore delle “Ninety Nines”, l’associazione fondata da Amelia nel 1929 che ancora oggi lo gestisce alla stregua di santuario: quello delle pilote associate e di tutte le pilote statunitensi. (foto proveniente da www.flickr.com)

Espressa in questi termini appare quasi una blasfemia tuttavia, a ben leggere il libro di Eleonor Finch, si comprende chiaramente che la nostra Amelia del cuore non volò per sé bensì per tutte le donne, non intraprese voli difficilissimi e assai rischiosi per la sua gloria personale bensì per costituire un esempio in carne e ossa rispetto alle potenzialità intrinseche delle donne, specie nel mondo del volo. Questa è almeno è la chiave di lettura che ci vene fornita dall’autrice che pure ammette come Amelia fu sicuramente una femminista ma non una di quelle che scese in piazza, insomma fu una fervente attivista dei diritti delle donne ma in realtà non si prestò mai a farsi strumentalizzare da un movimento di emancipazione che, nel nostro paese – lo ricordo – consentì alle donne di esercitare  il diritto di voto solo nel 1946 (in occasione del referendum monarchia-repubblica) e che ebbe la sua massima espressione solo sul finire degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70.

D’altra parte la nostra cara Amelia soleva dire:

La mia ambizione è che questo mio meraviglioso talento produca risultati pratici per il futuro del volo e per le donne che potrebbero volare sugli aerei di domani.

Un’immagine molto intensa di Amelia che, occorre chiarirlo, è stata colorata elettronicamente ma ci consente di apprezzare il profilo davvero affascinante della pilota statunitense. (foto proveniente da www.flickr.com)

Occorre aggiungere altro? Certamente che occorre, eccome! Si trova tutto negli altri 23 capitoli di questa biografia preziosissima e alquanto originale giacché, oltre ai soliti prevedibili cenni biografici, sono collocate, come fossero delle piccole perle, i pensieri, le battute e gli aforismi provenienti dalla stessa voce di Amelia, scritte di suo pugno in quanto collocate all’interno delle sue tre autobiografie date alle stampe, oltre che ai suoi diari o infine a dichiarazioni pubbliche nel corso di conferenze e seminari di vario genere. Ed ecco allora che ai capitoli squisitamente storico-divulgativi se ne aggiungono altri che riguardano l’eredità lasciataci da Amelia, oppure l’alone di mistero che ancora oggi aleggia attorno alla figura di questa pilota statunitense scomparsa appena quarantenne e che – diciamolo senza possibilità alcuna di essere smentiti – l’ha trasformata nel misto di mito e leggenda che sopravvive più vivido che mai fino ad oggi.

Nel libro “Amelia Earhart: il volo verso l’immortalità – La straordinaria storia della pioniera che ha sfidato i cieli”, questo aspetto è mirabilmente sintetizzato nel capitolo intitolato:

“Oltre il tempo: Amelia e il mito della scomparsa”

di cui vi propongo proprio il prologo a testimoniare la bontà del testo della bravissima biografa Eleonor Finch:

“Esistono due tipi di eroi: quelli che tornano per raccontare le loro imprese e quelli che svaniscono nell’ignoto, lasciando dietro di sé solo domande senza risposta. I primi vengono celebrati per i loro traguardi, i secondi diventano leggenda”

… e a quale categoria credete appartenga la nostra beniamina alata?

Intendiamoci, anche questa biografia, ligia alla tradizione più consolidata delle biografie convenzionali, contiene una dettagliatissima ricostruzione della vita di Amelia a partire dalla sua nascita in quel di Atchison, Kansas – Stati Uniti d’America, alla sua prematura scomparsa in qualche angolo remoto dell’Oceano Pacifico oppure descrive i retroscena delle sue notevolissime e variegate imprese aviatorie tuttavia, contrariamente alle biografie usuali, riesce a scendere in profondità nella figura di donna, di pilota, di scrittrice, di moglie e quanto altro fu o che fece la nostra Amelia del cuore. Contrariamente alle altre biografie sopracitate, questa infatti ne tratteggia in modo mirabile la personalità, mostra le pieghe delle sue convinzioni e ci consegna un quadro autentico di Amelia, scevro da quell’aura di religiosa ammirazione derivante dalla portata colossale delle sue gesta aviatorie. Vi anticipo perciò che, dopo aver scorso le pagine di questo volume, anche voi ammetterete che Amelia fu davvero molto poliedrica, fu tante persone assieme, tante professioni e ruoli svolti nel corso della sua seppur breve esistenza che – permettetemi – definire intensa è davvero un eufemismo.

Una rara immagine di Amelia Earhart in “abiti borghesi” (femminili e non di volo) in compagnia del marito George Putnam. Difficile dire se Amelia, contando solo sulle sue forze, sarebbe riuscita a compiere tutti i voli pionieristici che le si ascrivono. Sicuramente il sodalizio Amelia-George fu anzitutto economico e poi sentimentale, peraltro confermato dalla tesi avanzata dall’autrice delle biografia che, analizzando le testimonianze di amici intimi e la corrispondenza intercorsa tra i coniugi, così riassume il loro rapporto: “una partnership complessa basata su rispetto reciproco , interessi condivisi e una filosofia comune sull’indipendenza personale all’interno della relazione” (foto proveniente da www.flickr.com)

Aggiungo che, al di là della rigorosa ricostruzione storica, di questa biografia ho apprezzato, primo fra tutti, il corposo capitolo intitolato:

“L’amore e la libertà: il matrimonio con George Putnam”

dedicato appunto al suo rapporto singolare con il marito, alla scelta alquanto combattuta di Amelia di accettare la di lui proposta di “convolare a nozze” (espressione più che mai pertinente) dopo averne rifiutate ben sei, ai retroscena della loro relazione di coppia che definire moderna è un’offesa e classificarla come “aperta” è alquanto riduttivo. Anche in questo caso le parole dirette di Amelia ci rendono edotti a proposito del suo pensiero e sono di questo tenore:

Il matrimonio mi sembra una gabbia e io sono nata per volare, non per essere ingabbiata.

E aggiunge:

Non si può mettere in gabbia un uccello destinato a volare

Inutile sottolineare che l’uccello destinato a solcare i cieli del pianeta fosse proprio lei medesima, Amelia. Eppure alla fine è lei stessa ad ammettere che:

Il paradosso più interessante della mia vita è che ho trovato la libertà più completa proprio in una relazione che temevo potesse limitarla.

Come a dire: sono una progressista, una feroce sostenitrice dell’autonomia delle donne, adoro la mia indipendenza, intendo coronare i miei sogni a costo di vivere un’esistenza solitaria, non derogo dai miei progetti … e pur tuttavia sono disposta a vivere assieme a un uomo, a condividere con lui il mio tempo, i miei sentimenti oltre che il mio corpo.

Così facendo, nonostante la nostra beniamina costituisca il simbolo assoluto di un’inarrestabile forza di volontà, di un profondo desiderio d’indipendenza, di una completa autonomia economica ed emotiva del genere femminile, dimostrò che una donna della sua caratura era in grado di coniugare i suoi progetti ambiziosissimi con una banale vita coniugale. Magari non proprio tradizionale – ne convengo – ma pur sempre una relazione di coppia stabile. Come? Semplicemente manifestando a GP (così lo appellava normalmente nella quotidianità) quelle che furono le sue condizioni prematrimoniali. Eccole:

“Ti prego di comprendere che non posso garantirti né pretendere da te la fedeltà convenzionale che la tradizione richiede agli sposi. Io mi riservo di mantenere relazioni amichevoli con chiunque mi piaccia, indipendentemente dal sesso.”

Oppure con la famosissima affermazione:

“Voglio che tu capisca che non mi atterrò ad alcun codice medioevale di fedeltà, né mi considererò vincolata a te in modo simile”.

La classica immagina iconica di Amelia consegnata all’immaginario collettivo: pantaloni da uomo, stivali, caschetto di volo e giubbotto di pelle. A proposito di quest’ultimo la storia narra che Amelia, acquistatone uno nuovo agli inizi del suo corso di pilotaggio, affinché somigliasse il più possibile a quello dei piloti, lo stropicciò a dovere dormendoci per tre notti di seguito e infine, sporcandolo con dell’olio motore esausto, lo rese sufficientemente “vissuto”. Come pure altra storia affascinante è quella secondo la quale Amelia assoldò una sarta affinché cucisse per suo conto e sulla base dei bozzetti disegnati di suo pugno, dei capi di abbigliamento in stile aeronautico destinati alle gentildonne. Erano frutto della sua personalissima visione dell’abbigliamento di volo coniugato al femminile. Ovviamente questo non fu mai il vero business di Amelia tuttavia, la sua linea di moda fece tendenza e Amelia si può definire un’influencer oltre che una femminista ante litteram. A proposito di questo aspetto ci teniamo a riportare una frase alquanto significativa di una storica citata in questa biografia e che sintetizza l’approccio particolare che Amelia ebbe rispetto al movimento femminista. Ebbene “Amelia Earhart rappresentava un femminismo individualista piuttosto che collettivista, dimostrando con l’esempio personale piuttosto che attraverso la mobilitazione politica”. Effettivamente, come ricorda ancora l’autrice della biografia la nostra eroina “Non partecipò mai attivamente ai movimenti  femministi organizzati del suo tempo, ma le sue azioni e scelte di vita incarnavano principi femministi fondamentali” (foto proveniente da www.flickr.com)

Insomma, come si suole dire, la nostra Amelia mise letteralmente “le mani avanti” mettendo in chiaro come avrebbe agito sotto il tetto coniugale e nell’alcova dimostrando una modernità di costumi che nella sua epoca era letteralmente fantascienza. Un po’ meno oggi, trascorsi quasi cento anni, di certo non usuale.

E GP? Beh, la storia (ma anche il gossip dell’epoca) ci conferma che accettò in tutto e per tutto le condizioni paventate dalla sua consorte al di là dell’interesse economico che un editore rampante come lui potesse avere nei confronti di quella donna longilinea, slanciata, dal fascino sottile, con occhi intelligenti e luminosi, sebbene dai tratti mascolini sottolineati dall’abbigliamento spesso da uomo, che non mostrava mai imbarazzo di fronte agli esponenti del sesso maschile ma al contempo non appariva spavalda pur essendo sempre sicura di sé. Perché, non dimentichiamoci che George era un abilissimo imprenditore prim’ancora di essere un uomo sensibile al fascino femminile e che Amelia era sicuramente la puledra di razza su cui puntare tutta la posta. D’altra parte fu proprio quello che fece esattamente George sin dal loro primo colloquio a New York, a seguito del quale Amelia poté partecipare come passeggera a bordo dell’idrovolante Friendship, prima donna a sorvolare l’Oceano Atlantico aprendole così le vie del cielo e della notorietà planetaria.

In tutta sincerità, preferisco pensare che GP fosse profondamente innamorato di Amelia e che, pur di starle accanto, di godere della sua presenza, di ricevere i suoi baci e suoi abbracci nella più religiosa intimità, egli accettò di buon grado di sostenerla incondizionatamente nel concretizzare i sogni di lei facendoli propri, rassegnandosi all’idea di poterle solo telegrafare spesso all’altro capo del mondo e addirittura di perderla per sempre in uno di quei suoi voli pionieristici. Come poi, purtroppo, accadde.

E poco importò a George se la sua consorte mantenne il nome da nubile o se, pungolato dall’ennesimo giornalista impertinente, dichiarò di chiamarsi George Puntnam in Earhart. Egli la sostenne sempre, economicamente, emotivamente, fisicamente, logisticamente. Lo fece ogni volta come il migliore dei mariti non avrebbe potuto mai fare, come solo un uomo – ma questa è una mia personalissima considerazione – che adorasse letteralmente la propria compagna di vita, farebbe davvero.

E Amelia? Beh, Amelia … anche se nel corso delle innumerevoli apparizioni pubbliche ebbe cura di non mostrare la benché minima manifestazione di affetto a beneficio di George, sappiamo per certo che lei, sempre dall’altro capo del mondo (Cina), gli scrisse la famosa frase:

“Stasera il cielo è pieno di stelle che sembrano così vicine da poterle toccare. Mi ricordano i tuoi occhi quando ridi. Torno presto, porta pazienza”

Personalmente mi sarei sciolto in un brodo di giuggiole. Perché voi no? Confessate! Una donna apparentemente così algida, forse addirittura frigida, una Virago, la personificazione stessa di un’amazzone o di una sacerdotessa che ha come unica fede il volo che si lascia andare a una simile tenerezza … beh, confesso che mi avrebbe mandato al tappeto peggio di un gancio in pieno viso! Quanto meno mi avrebbe fornito la forza di vivere per anni nella sua ombra e sarei diventato il suo primo adepto.

Il mantenimento nel tempo del mito di Amelia si deve anche alle periodiche notizie sensazionalistiche secondo le quali è avvenuto il probabile ritrovamento del velivolo o piuttosto delle tracce biologiche dell’equipaggio dell’Electra nell’atollo di Nikumaroro o nella talaltra isola sperduta nell’Oceano Pacifico. Di sicuro l’industria cinematografica statunitense ha svolto ugualmente un ruolo fondamentale giacchè, altrettanto periodicamente appaiono in film e telefilm personaggi o semplici apparizioni riconducibili alla figura di Amelia. Per non parlare poi di alcuni film dedicati proprio ad Amelia. L’ultimo in ordine di tempo è la notevole pellicola di cui vi riproponiamo la locandina e che vi suggeriamo di visionare non fosse altro per la splendida fotografia, le riprese aeree e, non ultimo, per l’interpretazione piuttosto aderente alla realtà storica che hanno reso i due attori protagonisti.(foto proveniente da www.flickr.com)

Lo so, sono un inguaribile romantico, lo ammetto. Eppure anche in questo frangente la storia mi viene in soccorso: quando ormai le ricerche della US Navy cessarono (con una spesa iperbolica calcolata attorno ai quattro milioni di dollari dell’epoca) e dunque Amelia e il suo navigatore/pilota Pat Noonan furono dichiarati ufficialmente dispersi, George Putnam non esitò a delapidare buona parte dei suoi averi per riprendere le ricerche a titolo personale, finché …

E’ pur vero che lo stesso George, a distanza di solo un anno e mezzo dalla dichiarazione di morte presunta di Amelia, contrasse di nuovo matrimonio … ma anche qui mi piace ricordare che la stessa Amelia, proprio nell’ambito delle sue famose promesse di matrimonio, definì un periodo di prova di un anno dopodiché, in caso di esito non favorevole della loro relazione, ciascuno sarebbe potuto andare per la sua strada come se nulla fosse mai accaduto. Anche in questo caso preferisco pensare che proprio Amelia avesse aggiungo il corollario: “valevole anche in caso di morte prematura dell’altro coniuge”.

No, dico: voi ve la immaginate Amelia vedova inconsolabile? Certo che no, anche se – occorre ammetterlo – era lei il coniuge che statisticamente rischiava molto di più pur considerando che il buon George non fu mai un manager da poltrona: partecipò a diverse missioni esplorative polari e aveva uno spiccato spirito di avventura pari a quello di Amelia. E forse proprio questo li unì più che mai.

Ma non divaghiamo … tornando al volume in questione, ci tengo a precisare la buona fattura del prodotto tipografico intesa come impaginazione, colore e grammatura della carta, dimensione dei caratteri di stampa nonché prezzo di copertina non proprio ragionevole (20 euro!); insomma un volume tutto sommato “onesto” nonostante si tratti di un prodotto secondo gli standard abituali della piattaforma Amazon che – è ormai risaputo – non sono proverbialmente eccelsi, anzi.

In conclusione: un volume che nei contenuti validissimi risponde alla summa di tutte le biografie disponibili (ben poche in lingua italiana, purtroppo) a proposito del simbolo universale di determinazione e coraggio contro le convenzioni della società prettamente maschilista – occorre ammetterlo – che reca il nome altisonante di Amelia Mary Earhart.

Benché sia nata sul finire del XIX secolo, Amelia visse e compi le sue memorabili imprese nel corso del XX secolo tuttavia, l’eco dei suoi insegnamenti, delle sue affermazioni e delle sue scelte di vita estremamente moderne è sopravvissuto anche nel nostro XXI secolo, dunque Amelia costituisce una di quelle leggende che, mantenendosi viva nel corso di ben tre secoli, dimostra di rinnovarsi di generazione in generazione. Se infatti, come ci fa notare Eleanor Finch, negli anni ’30 Amelia simboleggiava per antonomasia il pionierismo e la sfida tecnologica contro i limiti imposti dalla natura, negli anni ’40 divenne un’icona patriottica utile allo sforzo bellico statunitense, dopodiché negli anni ’60 e ’70 assunse i connotati  ideali dell’emancipazione femminile e della lotta della parità di genere. Ma non basta: negli anni ’90 divenne l’emblema dell’individualismo e del principio di autodeterminazione delle donne per poi trasformarsi oggi, nell’era digitale, come veicolo ideale di connessione interculturale e superamento dei confini geografici giacché, in effetti, chi meglio di Amelia potrebbe divenire veicolo del principio di globalizzazione planetaria? Nella foto, scattata probabilmente alla vigilia del suo ultimo tentativo  di volo attorno al mondo, è stata colta accanto allo sportello laterale del Lockeed Electra, il velivolo bimotore a bordo del quale lei e il suo navigatore Pat Noonan scomparvero nell’Oceano Pacifico nel luglio 1937. Fu allora che accanto alla celebrità universale si affiancò il mito e la leggenda di Amelia. Ecco perché ci auguriamo che i resti del corpo di Amelia siano consegnati per sempre alle profondità oceaniche: Amelia continuerà a vivere nei cuori di chiunque si appassioni alla sua storia umana e professionale, a prescindere dal sesso. (foto proveniente da www.flickr)

Si tratta di un libro destinato ai piloti e soprattutto alle pilote oltre che a semplici curiosi o appassionate di storia dell’aviazione; è altresì fortemente consigliato a quelle bambine, adolescenti e (perché no?) anche tardo adolescenti che siano alla ricerca di un modello di donna cui ispirarsi anziché alle sedicenti influencer del mondo digitale odierno più che mai effimero. Non ultimo – se mi permettete – anche a quelle donne abbondantemente adulte che, forti della propria indipendenza e della propria autodeterminazione ormai acquisita, possano trovare conferma o viceversa, vogliano mettere in discussione le loro scelte di vita osservando e valutando quelle che furono di una loro pari sesso ma di valore incommensurabile. Perché occorre ricordare che, in buona sostanza, Amelia sublimò la più alta forma di libertà femminile. Come, vi chiederete? Semplicemente nell’essere libera di scegliere di vivere niente popo’ di meno che … con un uomo. Ebbene, sì! Un uomo alla sua altezza, non c’è che dire, ma pur sempre un uomo con tutti i suoi difetti e i limiti dovuti alla sua miserabile natura, maschile appunto. Scelta di una modernità e di una trasgressività che – spero ne converrete – travalica di gran lunga il concetto più sfrenato di femminismo o di emancipazione delle donne.

Ovviamente non avrei potuto chiudere questa recensione se non riportando il verbo di Amelia, ossia con uno dei suoi aforismi che sintetizza in modo eccellente quella che fu il suo sentire e il suo vivere. Eccolo:

Qualunque cosa accada so di aver vissuto pienamente. Ho assaporato la libertà del cielo e ho condiviso quella libertà attraverso le parole. Non si può chiedere molto di più alla vita”

Amen!

Lunga vita ad Amelia!





Recensione e didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.






Amelia Earhart: il volo verso l’immortalità

“A” come Amelia


Ieri sera siete andati al corso di Zumba?

Avete fatto bene!

Vi siete cimentati nel vostro primo torneo intercondominiale di burraco?

Avete fatto benissimo!

C’era la serata karaoke nel locale che vi piace tanto e dove c’è la barista che vi sorride in modo ammiccante?

Eccellente! Non avreste potuto mancare per nulla al mondo!

La locandina della puntata di Autori&Autori dal titolo alquanto inquietante: “A” come Amelia. Forse sarebbe stato più consona: Annamo bene!

Vi sieti gustati la partita di Champions League corredata da frittatona alla cipolla e birra gelata modello ragionier Fantozzi del 2025?

Abbasso la corazzata Potemkin!

Avete giocato tutta la serata alla dottoressa e al malato immaginario?

Che invidia!

Insomma, se ieri sera avete fatto qualcosa che vi ha reso felici … beh, sappiate che non vi siete persi nulla di strepitoso … solo una trasmissione a dir poco singolare che ha messo a fattor comune la lettera iniziale della città di Amelia (in provincia di Terni), la stessa lettera iniziale della radio web Ameriaradio e infine sempre la solita lettera iniziale di un grandissimo personaggio della storia dell’aviazione che reca il nome di Amelia Earhart.

Ed ecco la nostra Amelia, quella aeronautica. Grazie alla moderna tecnologia fotografica questa immagine risalente al 1932 ha acquisito come d’incanto la colorazione … ma il profilo e l’aspetto di Amela Earhart sono ancora inalterati come erano allora, al momento dello scatto. Splendida, non trovate? Amelia. E anche la foto che la ritrae (foto proveniente da www.flickr.com)

No, intendiamoci, non si è trattato di un compito di algebra, il mettere a fattore comune non era un esercizio da presentare l’indomani alla prof di matematica … è stata semplicemente un’idea – balsana, non c’è che dire – del nostro webmaster il quale non coglie mai l’occasione di tacere. E diciamolo una buona volta!

In che senso? Che  non pago di ravanare nel web, di imbrattare le antologie del nostro Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE con le sue prefazioni improbabili e di importunare una prestigiosa radio web a carattere squisitamente musicale attraverso la chat degli ascoltatori, si è lanciato pure in una provocazione che a Umberto e Paolo (i superboss di Ameriaradio) è suonata più o meno così: “Lo sapete che, oltre alla cittadina che ospita la radio e alla radio stessa c’è anche una strafamosissima Amelia che ha fatto la storia dell’aviazione umana? Potreste ricavarci una trasmissione dedicata”.

Ora, per quanto gli umbri siano tendenzialmente cioccolatosi a causa della materia prima che scorre a fiumi in quel di Perugia, è notorio che abbiano anche degli umori siderurgici (sono esattamente tosti come l’acciaio inox che producono nell’acciaieria di Terni) e dunque avrebbero mai potuto far cadere nel nulla una simile provocazione? Certo che no! Ed ecco qual è stata la pronta risposta: “No, non l’arsapemo … però una trasmissione si potrebbe fare. E la parte aeronautica la fai tu!”

Ecco, appunto, l’occasione di tacere una buona volta avrebbe risparmiato al losco figuro di doversi documentare come si conviene, andare in onda in diretta, evitare una figura barbina e, non ultimo, di accaparrarsi una carrettata di pernacchie e di improperi. E tutto questo ambaradam veicolato da quella santa donna che reca il nome di Rossana Cilli, eccelsa conduttrice e a breve “Santa Rossana Cilli da Perugina” giacchè solo chi è in odore di santità come la gentildonna in questione si sarebbe potuta prestare a un simile volo nel vuoto. E senza paracadute, per giunta.

La nefandezza in questione è andata appunto in onda giovedì 18 dicembre e se, fortunati voi, avete sfangato l’ascolto in diretta per i motivi di cui al prologo, sappiate che è disponibile il podcast (la registrazione) di cotanta meraviglia di puntata al seguente link:

Autori & Autori – A come Amelia

oppure:

Dunque se intendete cimentarvi nell’ascolto di un po’ di pettegolezzi, considerazioni a margine e qualche informazione storica circa le gesta della strepitosa Amerlia Earhart … beh, allora buon ascolto. Contenti voi!

Inutile aggiungere altro perchè vi spiegherà tutto la beata Rossana con la sua voce angelica.

Ah, dimenticavo … le pernacchie e gli improperi al sedicente ospite saremo ben lieti di pubblicarle nei commenti di questo NOTAM. Avanti, c’è carta per tutti!


Testo e didascalie della Redazione di VOCI DI HANGAR


Il Giallo Aeronautico


 

Sapevate che è stato ideato un nuovo genere letterario di cui, in tutta sincerità, ignoravamo clamorosamente l’esistenza?

La locandina dell’evento cui ha partecipato un notevole stuolo di ammiratori e ammiratrici dell’autore. A fare da cornice lo splendido Circolo Ufficiali del 72° Stormo che, in clima di riassetto delle basi operative dell’Aeronautica Militare, come ha confermato il Com.te Micheletti con una vena di malcelata malinconia, a breve verrà trasferito presso l’aeroporto di Viterbo

Anche voi, vero? Ebbene si tratta del “giallo aeronautico” o dell’ “aeronautico in giallo” che dir si voglia.

Tranquilli/e, anche noi lo abbiamo scoperto solo nel pomeriggio di giovedì 4 dicembre in occasione della presentazione del libro intitolato: “Tragica dydima”; l’iniziativa si è tenuta presso lo splendido Circolo Ufficiali del 72° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana Girolamo Moscardini dislocato sull’aeroporto di Frosinone. Per intenderci è lo Stormo che ormai dal lontano aprile 1955 è deputato all’addestramento dei piloti AMI (e non solo) sugli aeromobili ad ala rotante, volgarmente definiti “elicotteri”.

Perdonate la piccola parentesi … ma è stata più forte di noi! Dicevamo … e chi è il fautore, l’ideatore, il padrino di siffatto filone narrativo? E chi era anche il mattatore dell’evento di Frosinone? Curiosi, eh? Che domande! Nientepopodimeno che un insospettabile distinto e statuario signore di mezza età! Sempre e solo lui: il Com.te Stefano Micheletti!

La copertina del volume che ha destato in noi il maggiore interesse nella vasta produzione letteraria del Com.te Micheletti e che, sottratto alle grinfie degli altri ammiratori vogliosi, contiamo di recensire senza trucchi e senza “inganno”

E perché, vi domanderete, proprio a Frosinone? Perché al 72° Stormo? Perché si dà il caso che il Com.te Stefano Micheletti giochi in casa, anzi, perdonate, l’inesattezza, voli in casa. Costui è infatti uno degli istruttori di volo del Reparto benché ufficialmente – come ha tenuto a precisare – è distaccato provvisoriamente nella base ciociara da solo una vita, in quanto ufficialmente pilota dell’AVES, (la gloriosa Aviazione Leggera dell’Esercito, già ALE, già Cavalleria dell’Aria), che ha comando e sede principale a Viterbo.

Federica d’Accolti e Stefano Micheletti sono stati i mattatori incontrastati e incontrastabili della presentazione della vasta produzione letteraria del Com.te

Con l’ausilio altamente professionale dell’affascinante dott.ssa Federica D’Accolti, giornalista pubblicista specializzata nell’editoria del settore aeronautico, già presentatrice di prestigiosi eventi di volo e non ultima co-conduttrice della premiazione della XIII edizione del nostro Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE tenutasi all’ISMA di Firenze nell’ottobre 2025, l’autore ha avuto occasione di parlare anche del suo ultimo libro ma anche e soprattutto di sé e di tutta la sua produzione letteraria che, occorre ammetterlo, risulta essere davvero corposa per non dire notevole in termini di quantità e di qualità.

La retrocopertina del volume “Inganno” perfettamente in linea con la migliore editoriale che prevede una breve sinossi, un’immagine dell’autore e una breve biografia tuttavia, abbiamo notato subito un clamoroso svarione il colore di fondo! Cosa c’azzecca il nero se il libro è dichiaratamente un giallo aeronautico?

Supportato da una serie d’immagini strategicamente proiettate nella grande parete del Circolo, l’autore ha intrattenuto i presenti con un eloquio piacevole e cordiale benché incalzato senza tregua dalla relatrice con il risultato che l’incontro è volato via nel vero senso della parola.

Una parentesi apprezzabile della presentazione è stato dedicato alla collana “Città in giallo” con i casi di Alessandro Neri ambientati nella piccolissima cittadina di Varo (al momento il Com.te Micheletti ha confessato ben undici titoli inseriti nella collana) tuttavia, lo ammettiamo, la nostra attenzione si è fortemente ravvivata quando il Com.te ha accennato al suo romanzo giallo aeronautico che reca il titolo di “Inganno”. E cosa avrebbe mai potuto riguardare il volume? Lo abbiamo appreso dalla viva voce dell’autore: il ritrovamento dei resti di un elicottero caduto nei boschi delle Dolomiti cui fanno da cornice storie di turpi traffici, trafficanti, sentimenti e tradimenti. Inoltre egli ha aggiunto che il volume contiene diversi riferimenti autobiografici in quanto riprende alcune vicende vissute in prima persona. E di questo non ne avevamo dubbio alcuno, Com.te!

Nella moltitudine di volumi che costituiscono la sterminata produzione letteraria di Stefano Micheletti, stavamo quasi dimenticando il suo ultimo romanzo e che poi è stato ufficialmente il pretesto dell’incontro conclusosi, neanche a dirlo, con una piacevolissimo quanto gustoso apericena di arrivederci

Infine, sempre a proposto di “Inganno”, l’autore ha svelato in anteprima che, in un prossimo futuro, non esclude l’eventualità della stesura di un romanzo maggiormente ispirato a operazioni, esperienze e fatti vissuti in prima persona durante la sua lunga carriera professionale.

Drizzate così le antenne, al momento delle domande del pubblico, ci è venuto spontaneo chiedere all’autore quanto abbia influito nella creazione dei suoi romanzi il suo particolare incarico professionale, ossia se, nel caso assurdo in cui avesse svolto il lavoro di impiegato all’anagrafe, la sua vena creativa avrebbe dato vita comunque alla sequela di romanzi che recano il suo nome e cognome sulla copertina.

Ebbene, il Com.te Micheletti, senza neanche scomporre un capello (non ce l’ha perché è del tutto calvo), ha ammesso candidamente che il suo lavoro di pilota militare è stato determinante per la stesura dei suoi romanzi. Al che, in un modo che – lo confessiamo – è stato un po’ impertinente, abbiamo chiesto al Com.te Micheletti se si ritiene l’ideatore di un nuovo genere letterario … e sapete che risposta ci ha fornito? Un perentorio, sintetico: “Ci sta!”

Il Circolo Ufficiale del 72° Stormo di Frosinone è stato il contenitore assai accogliente della presentazione organizzata dal Com.te Micheletti. Probabilmente si è trattata dell’ultima occasione culturale del Reparto giacché tutta la struttura è destinata a smobilitare con destinazione Viterbo

Colpiti e affondati! “Becca e porta a casa”, si direbbe in queste situazioni.

Di fronte a una rivelazione di tale portata, terminata l’amabile presentazione, ci siamo impossessati proditoriamente del volume incriminato esposto sul grande tavolo del Circolo e abbiamo preteso dall’autore, dietro minaccia di farne una feroce recensione, il prezioso autografo.

L’autore che subisce il terzo grado dalla super relatrice Federica d’Accolti. Siamo certi che se solo avesse avuto una qualche forma di capigliatura, egli si sarebbe messo le mani tra i capelli

Vi esortiamo dunque a visitare di nuovo il nostro hangar perché, a breve, vi forniremo la radiografia con contrasto, Tac ed ecografia corredata da elettrocargiogramma sotto sforzo del romanzo giallo aeronautico “Inganno”.

Per l’intanto ringraziamo il Com.te Stefano Micheletti per averci concesso l’opportunità di partecipare alla sua presentazione e di svelarci questa enorme novità. Le siamo riconoscenti, senza trucco e con “Inganno”, finalmente consapevoli che esiste anche il giallo aeronautico o l’aeronautico giallo.

Grazie Com.te, le siamo debitori di un po’ di colore! Grazie, Federica per averci suggerito di partecipare a un evento colorato e appetitoso.


Testo, foto e didascalie della Redazione di Voci di hangar


 

 

 

Cieli blu, ComAnDANTE DE BERNARDI


Con stupore misto a incredulità ho appreso della dipartita della Com.te Fiorenza De Bernardi, la decana delle pilote italiane, la prima pilota commerciale in Italia.

All’istante un velo di tristezza e di sincera commozione si è impossessato di me, benché non abbia mai avuto il privilegio di conoscerla se non attraverso interposte persone (piloti di Rieti suoi coetanei e mie amiche facenti parte dell’ADA – Associazione Donne dell’Aria), alcune video-interviste, e i libri di storia dell’aviazione che parlano di lei come di una pioniera, una grandissima appassionata di volo, nonché una fervida sostenitrice della parità di genere nel mondo aeronautico del nostro paese.

Il suo spirito, nato per librarsi in aria, si è dunque involato un’ultima volta verso il cielo (la sua dimensione più congeniale) in un radioso quanto gelido giorno di dicembre che lei – ne sono certo – avrebbe speso volentieri a bordo di un aeroplano o di un aliante, non certo a piangersi addosso in una cupa mestizia.

Dunque ha lasciato qui il suo corpo terreno fatto di materia, una materia consunta dall’età veneranda e segnata da tutti gli sforzi che ella non si è mai risparmiata per raggiungere i suoi sogni, gli stessi che furono anche delle consorelle dell’aria Rosina Ferrario, Carina Massone Negrone, Elisa Raymonde de Laroche o della grande Amelia Earhart.

L’ultimo decollo di donna Fiorenza, oltre ad addolorarci immensamente, viene a rammentarci però anche la tenacia e la convinzione con le quali lei percorse ogni giorno le vie terrene e soprattutto aeree della sua esistenza affinché sia di esempio imperituro per le pilote di oggi e soprattutto di domani.

Non potrò mai dimenticare quando, non più tardi dell’ottobre 2024, complice Donatella Ricci, presidente dell’ADA, organizzammo una sorpresa nel corso della premiazione della XII edizione del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE. Claudio di Blasio, plurivincitore del Premio e novello membro della giuria, ci aveva infatti regalato un racconto fuori concorso dedicato proprio alla Presidente onoraria dell’ADA Fiorenza De Bernardi. Ci venne spontaneo crearne un’edizione speciale (in carta pergamena e rilegata in brossura) che Claudio consegnò idealmente proprio a donna Fiorenza attraverso una postina d’eccellenza come Donatella Ricci. Ebbene lei, sorprendendo tutti noi in sala, era già stata a farle visita, le aveva già letto lo splendido racconto di Claudio e aveva addirittura raccolto le grandi emozioni che il racconto aveva scatenato in lei: i cassetti dei ricordi si erano aperti e la Com.te De Bernardi aveva rivissuto avvenimenti, persone e luoghi ormai dimenticati ma che appartenevano al lungo corso della sua esistenza di pilota professionista.

Magia della narrativa.

Ma la commozione più grande fu quando, ancora merito di Donatella, nella sala convegni del Museo Caproni di Trento echeggiò la voce di Fiorenza che ringraziava Claudio per il racconto e lo invitava a farle visita nella sua casa museo. In contemporanea apparirono nel grande schermo della sala le immagini dei cimeli storici che impreziosivano quell’abitazione e che raccontavano simbolicamente la sua vita e quella del suo celebre papà, Mario.

A ripensarci … una grande commozione gioiosa dilagò in sala, la stessa, ma stavolta venata di profonda tristezza, che mi ha afferrato apprendendo la ferale notizia dell’ultimo decollo della Com.te Fiorenza. Ora è compagna d’ala delle altre donne famose della storia dell’aviazione, quelle pilote che hanno segnato l’epoca del pionierismo del volo e di cui anche lei, di diritto e a suo modo, fa parte.

Alla Com.te De Bernardi posso rivolgere solo un’accorata preghiera: proteggere e guidare dalla sua nuova posizione privilegiata tutte le donne che si cimentano e si cimenteranno nelle attività volative, nelle più diverse discipline del volo, sportive e commerciali, italiane e non …  e in particolare le sue pilote dell’ADA, perché ancora molti cieli saranno da solcare prima di arrivare a una reale parità dei sessi in aviazione, prima di giungere cioè a quelle pari opportunità per le quali la donna Fiorenza, prima ancora che la pilota Fiorenza, ha sempre combattuto e lavorato in prima persona.

Mi piace infine salutare la grande pilota Com.te Fiorenza De Bernardi con le parole che spesso ripeteva una sua altrettanto grande collega, Amelia Earhart:

“Le donne devono cercare di realizzare l’impossibile proprio come hanno provato anche gli uomini. Quando falliscono il loro fallimento deve essere una sfida per altre donne.”

Fiorenza non ha fallito e men che meno potranno fallire le sue pilote ADA e le altre donne, pilote e non. Glielo devono.

Cieli blu, Fiorenza.


Il  gestore di VOCI DI HANGAR, Marco Forcina


Allo scopo di conservare vivida la memoria della Com.te Fiorenza De Bernardi, Presidente onoraria dell’ADA, siamo orgogliosi di ospitare in esclusiva il racconto “Una donna con le ali” di Claudio di Blasio nel nostro hangar.

L'unico sito italiano di letteratura inedita (e non) a carattere squisitamente aeronautico.