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Una Donna con le ali





È un uggioso pomeriggio di fine anni Settanta. Anche oggi, l’immancabile cappa di foschia e di smog che gravitano quasi quotidianamente sulla città di Milano, fa sentire i suoi effetti rendendo l’aria particolarmente pesante.

Sulla pista dell’aeroporto Enrico Forlanini di Linate i decolli e gli atterraggi si susseguono con un ritmo incessante. Anche nella sala operativa vi è un continuo via vai: sono per la maggior parte piloti. Un’aquila, ricamata con un prezioso filo dorato, fa bella mostra di sé al di sopra del taschino sinistro dei loro eleganti abiti blu.

Gli equipaggi sono intenti a pianificare gli imminenti decolli, dando gli ultimi sguardi alle carte di navigazione e alle previsioni meteo.

Tra essi vi è anche una donna minuta, mora, con i capelli a caschetto. Due occhi di ghiaccio, uno sguardo penetrante, rivelano un carattere forte e risoluto. Indossa la divisa con la gonna e su ciascuna manica della sua giacca spiccano quattro galloni dorati: è Fiorenza De Bernardi, la prima donna in Italia a essere nominata pilota di un velivolo commerciale.

Fiorenza è giunta a Milano assieme al Comandante Luciano Nustrini, un tipo smilzo e stempiato. Lui è una persona poliedrica, di grande cultura e dopo essere stato docente universitario, ha dedicato la sua vita al mondo del volo.

I due piloti, che lavorano per la compagnia aerea Avio Ligure, in precedenza, hanno frequentato a Mosca il corso sul velivolo Yakovlev Yak 40EC. L’aereo è un piccolo trireattore, capace di trasportare ventiquattro passeggeri e di operare oltre che su piste brevi, anche su superfici semi-preparate.

Decollati da Firenze, dopo essersi recati a Fiumicino e aver fatto scalo nuovamente a Peretola, sono ripartiti alla volta di Milano. Imbarcati i passeggeri, in serata dovrebbero far rientro nel capoluogo toscano. Lei, con una certa preoccupazione, sta dando un’occhiata alla precaria situazione meteo che persiste da alcune ore sul Centro Italia, in particolare sulla pista dell’aeroporto fiorentino.

‹‹Niente da fare, Luciano, non ci sono le minime di visibilità e senza alcuna radioassistenza sul campo, non possiamo certo rientrare a Firenze. Non potremmo neppure tentare una procedura ILS sulla pista zero-quattro-R del San Giusto. Infatti, anche sull’aeroporto di Pisa non vi sono le condizioni per poterla effettuare. Non ci rimane altro che prenotare un albergo. Domani mattina vedremo il da farsi!›› commenta.

A bordo di un taxi, in breve, raggiungono un albergo del centro. Sistemati i pochi bagagli al seguito, i due si ritrovano nella hall e poco dopo siedono al tavolo del bar per sorseggiare un aperitivo.

‹‹Permettimi una curiosità!›› esordisce Luciano.

‹‹Dimmi pure!›› esclama Fiorenza.

‹‹Ma tu sei romana?››

‹‹Non proprio Luciano, direi che lo sono di adozione. Sono nata a Firenze nel ventotto ma mio padre, anch’egli pilota, a causa dei suoi impegni di lavoro, decise poco dopo di trasferirsi nella capitale. Mia madre Maria Vittoria Falorsi, che in precedenza era stata una crocerossina, come sempre, lo seguì. A Roma ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza, periodi molto felici dei quali conservo piacevoli ricordi!››

‹‹E poi hai seguito le orme di tuo padre!›› esclama Luciano.

‹‹Eh già! Devo confessarti che non avrei mai immaginato di fare questo mestiere poiché avevo altre passioni. Un giorno, per curiosità, andai in volo con papà e rimasi affascinata dal suo mondo tanto che a ventitré anni avevo già conseguito i tre brevetti di volo!››

‹‹Ah, sì lo so… tuo padre è stato senza dubbio un grande pioniere dell’aviazione! L’Aeronautica Militare ha persino intitolato alla sua memoria l’aeroporto di Pratica di Mare!›› afferma Luciano.

‹‹Ne sono orgogliosa! Quanti successi ha avuto! Originario di Venosa, un piccolo comune della Basilicata, si era brevettato nel millenovecentotredici e oltre a essere insignito di varie onorificenze, è stato detentore di numerosi titoli aeronautici. Nel ventisei vinse la Coppa Schneider ad Hampton Roads, nel sud est della Virginia e nel trentuno quella di acrobazia tenutasi a Cleveland. Inoltre, nel quaranta ha collaudato il primo velivolo a reazione italiano: il Campini-Caproni.››

‹‹Che soddisfazioni! È un onore per me essere tuo collega!›› esclama Luciano aggiungendo: ‹‹Fiorenza, lavoriamo nella stessa compagnia ma, a causa dei nostri turni, ci vediamo di rado. Non abbiamo neppure avuto il tempo di approfondire la nostra conoscenza. Non so neppure se sei sposata… scusami, non vorrei essere troppo invadente!››

‹‹Non preoccuparti, non lo sei affatto. Sì, sono stata sposata per alcuni anni con un pilota, un certo Sandro Carocci. Purtroppo, come ben sai, il nostro lavoro ci porta lontani per molte ore o addirittura per giorni e per questo motivo il nostro rapporto si è lentamente deteriorato fino a portarci alla separazione.››

‹‹Mi dispiace Fiorenza… avete avuto figli?››

‹‹No, Luciano, non ne abbiamo avuti… anzi, a dire il vero, non li ho voluti! I figli comportano impegno e responsabilità. Essendo sempre in giro per il mondo, come avrei potuto accudirli? Con tutta sincerità, non avrei mai rinunciato al volo per un figlio! E… tu? So soltanto che sei sposato con Giuliana, se ben ricordo… quanti figli avete?›› gli chiede Fiorenza.

‹‹Ne abbiamo cinque. Li ho avuti da giovane, quando insegnavo all’università di Firenze e già sognavo di fare il pilota! Grazie a lei, che li ha cresciuti, ho potuto svolgere questa attività!››

Trascorse alcune decine di minuti raggiungono il ristorante all’interno della struttura che li ospita. Tra l’andirivieni dei clienti e dei camerieri, siedono al tavolo loro riservato. Davanti a un fumante piatto di risotto allo zafferano, i due si abbandonano ad altre confidenze sulla loro vita privata e professionale.

‹‹Ma… dimmi, Giuliana è contenta di questo lavoro o ne è preoccupata? Che ne pensa del volo?›› gli chiede Fiorenza.

‹‹Agli inizi era un po’ perplessa, poi non mi ha più ostacolato, anzi, si è appassionata al nostro mondo a tal punto che ha conseguito il brevetto e spesso viene in volo con me!››

‹‹In volo con te? E… con quale aereo? Andate a volare all’Aeroclub di Firenze?›› chiede incuriosita Fiorenza.

Nustrini, sorridendo le confessa:

‹‹No, è una lunga storia… non te l’ho mai raccontata. Devi sapere che alcuni anni fa, libero dagli impegni, mi ero recato presso l’aeroporto di Lucca e, parlando con il Comandante Beppe Orsini, mio grande amico che quel giorno si trovava là per caso, appresi che vi era un velivolo Falco F.8L in vendita. Costruito nel giugno del cinquantasei dalla Aviamilano e immatricolato I-ERNA, era il secondo esemplare di produzione. Dapprima era stato acquistato dal trentino Tullio Candioli che, nel settantadue, l’aveva venduto a quell’Aeroclub. Decisi di provarlo ed ebbi modo di apprezzare la sua maneggevolezza compiendovi alcuni looping e qualche tonneau. Già nel luglio del sessantaquattro, avevo collaudato per la Siai Marchetti il velivolo SF-260, altro gioiello dell’ingegner Stelio Frati ma il Falco, suo predecessore, era senza dubbio molto più economico! Ne rimasi affascinato oltre che dalla linea, anche dalle sue prestazioni. Devo ammettere che fu un amore a prima vista. Non ci pensai molto e, su due piedi, decisi di acquistarlo. Adesso è ricoverato in un hangar dell’aeroporto di Peretola. Spesso con Giuliana vi partecipo ad alcune gare. Ma… tu, nel corso della tua attività di volo, non hai mai avuto modo di fare il passaggio sul Falco?››

‹‹No, non ho mai avuto il piacere di ottenere l’abilitazione su quell’aereo. Mi hai fatto incuriosire… mi piacerebbe provarlo!››

‹‹Appena ne avremo l’occasione faremo un po’ di doppio comando… promesso!  Su quali aerei hai volato?››

‹‹Il mio primo amore è stato un FL3, poi ho conseguito l’abilitazione su vari monomotori quali l’FL53, 54, 55, il Rondone F7 e l’Auster 5.

‹‹Hai partecipato anche tu a competizioni aeree?›› le chiede incuriosito Luciano.

‹‹Certamente!›› esclama Fiorenza aggiungendo: ‹‹le esperienze più belle le ho fatte con l’amica Graziella Sartori, in seguito diventata anche lei pilota commerciale e assunta dalla Ignis. Devi sapere che Graziella aveva acquistato, in comproprietà con il giornalista Enrico Meille, un Macchi 308 immatricolato I-TALY, avendo così diritto a effettuarvi annualmente un certo numero di ore di volo. Lei bionda, io mora, abbiamo stupito molti appassionati, vincendo numerose gare aeree e battendo gli altri equipaggi, per la maggior parte maschili!››

‹‹Complimenti! Ma quale sesso debole! Vi siete fatte onore, dimostrando che anche le donne non sono da meno degli uomini!›› commenta Luciano.

‹‹Altroché! Eravamo delle avventuriere. Pensa che avevamo ciascuna poco più di trecento ore di volo all’attivo quando, con quell’aereo, abbiamo raggiunto il Portogallo impiegando ben ventuno giorni in condizioni meteo spesso avverse! Avevamo persino tolto il terzo sedile per ricavare lo spazio ove sistemare i nostri bagagli e un serbatoio supplementare di quaranta litri. Così facendo, potevamo avere ben sei ore di autonomia, volando a circa centocinquanta chilometri orari. Atterrate a Cascais, nei pressi di Lisbona, ebbi persino modo di portare i saluti di mio padre al Generale Graziani che era stato suo istruttore e tramite lui, fummo invitate a pranzo da Re Umberto II di Savoia che era là in esilio. Ho fatto coppia in alcune gare anche con la cara amica Maria Teresa Cassini. Lei aveva una grande esperienza essendosi brevettata nel trentacinque, a soli diciannove anni. Partecipavamo alle competizioni con un FL3 di proprietà dell’imprenditore Carlo Francesco Lombardi che all’epoca li produceva nella sua azienda.››

‹‹Ah… sì, era stato un asso dell’aviazione, si faceva chiamare Francis e se ben ricordo, aveva fondato l’Avia Lombardi a Vercelli! Ho volato anch’io a bordo di un FL3. Con il suo motore di sessanta cavalli non aveva grandi prestazioni ma era molto docile e affidabile, tanto che gli istruttori erano soliti chiamarlo con l’appellativo di “Padre di famiglia!”›› asserisce Luciano.

‹‹Proprio così!›› esclama Fiorenza e aggiunge: ‹‹in seguito sono stata la prima donna a conseguire l’abilitazione al volo in montagna a bordo di un Piper PA-18, volando spesso con il pluridecorato Comandante Martino Aichner! Se non erro… hai fatto anche tu quel corso, vero?››

‹‹Altroché! È molto impegnativo e poi… atterrare in salita con i pattini sulle nevi dei ghiacciai è emozionante!›› ribatte Luciano.

Fiorenza, con enfasi, riprende a narrare: ‹‹Ricordo che un giorno, con il Comandante Erich Abram siamo rimasti bloccati sull’Adamello a causa delle nuvole che ci avevano improvvisamente precluso la visibilità e abbiamo trascorso la notte a meno venti gradi. Per ripararci abbiamo costruito un igloo con la neve e vi abbiamo dormito dentro, ognuno con il nostro sacco a pelo. Anche quella è stata una bella esperienza! Bimotori a parte, ho volato anche a bordo del Macchi 416 e dello Stinson L5 che un tempo venivano utilizzati quali addestratori militari e poi furono ceduti agli Aeroclub, ma il Falco proprio mi manca! Accidenti… non me ne avevi mai parlato!››

Giunti quasi al termine della cena, mentre nella sala sono rimasti pochi avventori, viene servito loro un caffè. Luciano sembra distratto, assorto nei suoi pensieri e, aggiunto un cucchiaino di zucchero, continua a girare la sua bevanda nella tazzina.

‹‹Come mai sei così pensieroso? Hai perso il tuo buonumore?›› gli chiede Fiorenza.

Lui, osservandola per qualche istante con il volto corrucciato, le esprime la sua preoccupazione riguardo il loro lavoro:

‹‹Chissà quanto tempo voleremo ancora per questa compagnia?››

‹‹Perché?›› chiede stupita Fiorenza, appoggiando la tazzina sul tavolo. Poi prosegue: ‹‹Luciano, anche se abbiamo in linea solo il velivolo I-JAKI, spero di poter volare ancora per molto. Certo, se avessimo avuto anche il gemello I-JAKE, come ai vecchi tempi, sarebbe stato meglio. Ricordi i nostri timori quando il ventotto maggio del settantasette apprendemmo del suo incidente sull’aeroporto di Genova? L’aereo non è stato più rimesso in linea di volo ma noi, fortunatamente, abbiamo continuato a volare e andremo avanti anche con un solo velivolo! Stai tranquillo!››

‹‹Certo che mi ricordo! L’I-JAKE arrivò “lungo” in atterraggio al Cristoforo Colombo. Fortunatamente non vi furono feriti. Come potrei dimenticare? Sono molto preoccupato poiché i nostri vertici stanno acquisendo un velivolo turboelica Fokker 27 ma le finanze della nostra società, secondo alcune indiscrezioni ricevute, purtroppo, non godono di ottima salute!›› le risponde Nustrini aggiungendo: ‹‹Ti faccio una confidenza: avrei intenzione di mollare tutto e di trasferirmi con Giuliana e i ragazzi ad Auckland, in Nuova Zelanda!››

‹‹In Nuova Zelanda? Ma dai, stai scherzando?›› chiede sorpresa Fiorenza.

‹‹No, non sto scherzando affatto! Ho avuto modo di visitare quei luoghi e ne sono rimasto affascinato. Il clima è meraviglioso, con estati piacevolmente calde e inverni miti! Un vero paradiso di quiete! Hai mai avuto modo di andare là?›› le chiede Luciano.

‹‹Certo che sì! Ci sono stata da quelle parti. Nel settantuno ero appena giunta in Aertirrena quando dalla Russia, l’ingegner Yakovlev chiese alla compagnia di fare un volo dimostrativo con lo Yak 40 in Estremo Oriente per poi raggiungere l’Australia. Non mi persi quell’occasione e pianificai la missione assieme al Comandante Sergio Sette! Sono giunta a Canberra con l’I-JAKA, dopo un numero imprecisato di tappe! Sai, il “bambino” beve molto combustibile Jet A-1 e non ha molta autonomia. Tra andata e ritorno impiegammo quarantacinque giorni totalizzando centosedici ore di volo! Quante avventure ho avuto con quell’aereo! Un giorno, con lo stesso Yak, sono atterrata persino sulla piccola striscia in erba di soli ottocento metri dell’aeroporto di Mantova – Migliaretto. Peccato che poi il Kilo Alfa, al quale ero molto affezionata, fu venduto alla compagnia russa Aeroflot! Acqua passata! Ma tornando a noi… tu non finisci mai di sorprendermi! Vorresti veramente appendere la cloche al chiodo? Non ci credo!›› ribatte Fiorenza meravigliata.

‹‹Sì, magari continuerò a volare con il mio Falco!›› asserisce Luciano ed esternando il suo stato d’animo: ‹‹non vorrei avere qualche altra delusione!››

‹‹Delusione? Perché? Che cosa ti è accaduto?›› chiede stupita Fiorenza.

 ‹‹Dal mondo del volo ho avuto molte gratificazioni, ma anche forti amarezze, come a esempio il progetto che stilai per il nuovo aeroporto di Peretola. Firenze, come ben sai è una città d’arte, visitata ogni anno da milioni di turisti che per raggiungerla, oltre a usare l’auto, devono prendere il treno o devono atterrare all’aeroporto San Giusto di Pisa. Ma dico… ti rendi conto? Da Pisa a Firenze con i mezzi pubblici! È proprio inammissibile! Pensa che fin dagli anni cinquanta, quando ero architetto all’università, ho cercato una soluzione a questo problema che per me è d’importanza vitale, soprattutto per salvaguardare l’economia fiorentina.›› le risponde Luciano.

Fiorenza, con il suo intercalare romanesco, lo interrompe:

‹‹A Lucià, si va bè ma la pista de Peretola che adesso è de mille metri, nun se può allungà più de tanto… da na parte ce sta l’autostrada e da n’altra ce sta er monte Morello!››

‹‹Esattamente Fiorenza, è quello che ho sempre cercato di spiegare a quanti avrebbero voluto allungare l’attuale pista, ma di quanti metri? Non credo molti, a causa dei limiti orografici! Proprio per questo motivo, assieme agli ingegneri Ciulli e Mazzanti, avevo messo a punto il progetto per una nuova pista della lunghezza di duemilaquattrocento metri le cui testate avevano l’orientamento uno-due e tre-zero. In pratica si discostava di soli pochi gradi dalla vicina autostrada A11, praticamente era quasi parallela. Di certo i velivoli commerciali non avrebbero avuto alcun problema. Avevo persino svolto un’accurata analisi sull’orientamento dei venti, sull’impatto ambientale e uno studio sul cono di rumore, al fine di evitare il centro storico della città. Inoltre, il nuovo aeroporto sarebbe stato provvisto di un radiofaro VOR, di un NDB e di un ILS di CAT II o meglio ancora di CAT III, assicurando la piena operatività anche in condizioni meteo marginali. Non ci saremmo trovati tagliati fuori come stasera! Quanto tempo vi ho dedicato! Purtroppo, la macchina infernale della burocrazia, fatta di inutili lungaggini e soprattutto il lassismo dei politici, hanno reso vano tutto l’impegno profuso! Che delusione!››

Fiorenza lo sta ascoltando rammaricata e, comprendendo perfettamente lo stato d’animo del collega, gli rivela le sue esperienze.

‹‹Dai Luciano, non te la prendere! Tutti noi abbiamo attraversato momenti non proprio felici! Sapessi quante delusioni ho provato anch’io, soprattutto per la mia condizione di donna! Quando conseguii il brevetto di terzo grado, non c’era alcuna possibilità di lavoro quale pilota commerciale. Tutti erano prevenuti, specialmente i vertici delle compagnie aeree: “Una donna pilota di linea?” si chiedevano dubbiosi. Fortunatamente il Generale Garetto, che all’epoca era a capo di Civilavia, si interessò per farmi entrare in linea con l’Aeralpi. Rivolto al capo pilota, gli chiese di accertare scrupolosamente le mie capacità e non lo delusi. Accettai con entusiasmo quel lavoro, ma gli stessi colleghi mi trattavano con indifferenza e mi evitavano. Stufa di quei comportamenti così ostili verso una donna, un giorno sbottai: “Che vi vada o no io sono qui e non me ne vado!” Da allora compresero con chi avevano a che fare. Inoltre, di proposito, chiesi al sarto della compagnia di confezionarmi la divisa con la gonna perché si vedesse che c’era una donna tra i piloti. Solo grazie alla mia tempra e alla mia faccia tosta riuscii a vincere la loro diffidenza! La compagnia effettuava alcune rotte interne per conto dell’Alitalia. Operavamo con il biturbina DHC 6 Twin Otter nel collegamento di Cortina d’Ampezzo con Bolzano, Milano e Venezia. Che soddisfazione! Ero la prima donna a trasportare passeggeri per la nostra compagnia di bandiera! Mi sembrava veramente di toccare il cielo con un dito! Ai vertici della società c’erano il conte Cesare d’Acquarone, Giovanni Ferrari e Umberto Klinger. Dopo l’uccisione del conte, avvenuta ad Acapulco in circostanze oscure, la compagnia fu costretta a chiudere e tutti i piloti furono assunti dall’Alitalia, tranne la sottoscritta, e sai perché? Ero un pilota di sesso femminile!››

‹‹Accidenti! È proprio inammissibile!›› esclama sorpreso Luciano.

‹‹Sì, un vero e proprio affronto! Uno sciocco pregiudizio verso le donne! Credo sia stato un comportamento assolutamente scorretto, anzi lo reputo ancora oggi un’assurda discriminazione. Ero furiosa e manifestai il mio dissenso in tutte le sedi, ma non ci fu nulla da fare! Non per questo gettai la spugna e fortunatamente approdai in Aertirrena! Dopo la sua chiusura, ho continuato a volare con l’Avio Ligure che aveva acquisito gli Yak. Vedi che ognuno di noi ha attraversato periodi bui? L’importante è non mollare mai! Fortunatamente i tempi stanno cambiando e già ci sono altre colleghe anche in Italia!››

La loro conversazione si è protratta a lungo e dopo lo scambio di qualche battuta scherzosa, Fiorenza, dando un colpetto amichevole sulla spalla di Luciano, esclama:

‹‹Andiamo a riposare… ne abbiamo bisogno. Domani saremo di nuovo operativi!››

Si salutano dandosi appuntamento di buonora nella hall dell’albergo. Fiorenza ha raggiunto la sua stanza. La stanchezza per la lunga giornata si fa sentire e in breve lei si addormenta.

Nel sonno profondo, alla sua mente riaffiorano molti ricordi di gioventù ed ha la percezione della presenza di una persona che le è vicina: è suo padre, quella figura che ha rappresentato molto nella sua vita. Nel silenzio avverte un sospiro e la sua voce che le sussurra:

‹‹Cara Fiorenza, anche se sono quassù vivo al tuo fianco, ti ho vista crescere e diventare donna, animo i tuoi sorrisi e mi bagno delle tue lacrime. Stai volando in alto anche tu, vienimi a cercare tra le nuvole. Non so se mi scorgerai perché gli angeli sono invisibili, ma ci sarò anche se tu non mi vedrai!››

‹‹Babbo, ti penso sempre! Ricordi quante aspirazioni avevo da bambina?››

‹‹Certo che mi ricordo! Eri una ragazza vivace, sempre alla ricerca di nuove esperienze! Amavi la montagna a tal punto che dopo il corso di roccia fatto sul monte Morra, a nord est di Guidonia, andasti a esplorare anche le alte vette del Nord! Io e tua madre non ti ostacolammo, comprendendo la tua passione. Prima che scoccasse in te la scintilla del volo, compiuti i diciotto anni, volevi addirittura aprire una baita in alta quota per poi vendere polenta e panini con salsiccia!››

Fiorenza vorrebbe abbracciarlo e sorridendo commenta:

‹‹Sì, è vero, poi mi guidasti nel tuo mondo, quel mondo che hai amato e che mi ha coinvolta, dandomi grandi soddisfazioni. Forse la passione per il volo me l’hai trasmessa con il tuo DNA. Non dimenticherò mai quando volavamo assieme. A volte tu, con una mano, mi nascondevi la vista dell’anemometro o dell’altimetro, altre del variometro per vedere se riuscivo a condurre l’aereo anche senza l’ausilio degli strumenti.››

‹‹Sì, era un ottimo esercizio per aver sempre il controllo dell’aereo e tu eri bravissima! Avevi una particolare predisposizione per il pilotaggio!›› asserisce il padre.

‹‹E… quel ventuno luglio del cinquantuno quando ti mentii? Quella calda mattina ti avevo assicurato che sarei andata in volo con il tuo amico, il Comandante Morici, del quale ti fidavi ciecamente e, invece, mi infilai dentro il piccolo FL3 con il quale avevo acquisito oramai una certa dimestichezza. Misi in moto e me ne andai in volo per la prima volta da sola, su Roma. L’avevo combinata proprio grossa, vero?››

‹‹Eh sì… come potrei dimenticare! Me la facesti sotto il naso!››

‹‹Comunque mi perdonasti! Forse avrei meritato qualche bella lavata di testa, ma non ho mai dimenticato l’emozione di quei momenti e tutto questo, grazie a te! E poi… ricordo ancora quel giorno che a bordo di un Macchi 308, mentre eravamo in volo sulla capitale e stavamo lanciando dei manifestini, improvvisamente il motore iniziò a tossire per poi “piantare.” Eravamo a bassa quota nei pressi del Gianicolo e inutili furono i frenetici tentativi di riavviarlo. Solo grazie alla tua perizia, lo facesti stallare sulle chiome di alcuni alberi che attutirono la caduta. Finimmo dentro il parco di Villa Abamelek, sede dell’ambasciata russa, tra lo stupore dei diplomatici. L’aereo andò distrutto e noi fummo scaraventati fuori dall’abitacolo. Fortunatamente ci ritrovammo sul prato senza alcun graffio. Quanti ricordi!››

Fiorenza ha l’impressione che suo padre sia ancora lì, presente e annuisca sorridendo per la sua narrazione. Si sofferma qualche attimo e prosegue:

‹‹E … quando con l’ingegnere Leandro Cerini brevettasti il “correttore di rotta” come lo chiamavi tu? Un congegno che automaticamente correggeva ogni piccola deviazione dell’aeroplano! Grazie a te e al tuo amico oggi voliamo tutti con l’autopilota. Eri sempre alla scoperta di cose nuove che avrebbero certamente rivoluzionato il mondo dell’aviazione! Purtroppo, con grande dolore, ricordo anche quel triste otto aprile del cinquantanove! Avevo trentuno anni. Quella mattina, dopo aver bevuto un caffè, ci salutasti sorridendo. Lasciasti la nostra casa, in via Panama ottantasei, indossando un impermeabile bianco. Eri felice poiché stavi andando all’aeroporto dell’Urbe dove era prevista la presentazione della tua creatura: un piccolo aereo ad ala bassa, ideato sia nella versione monoposto sia in quella biposto, che avevi chiamato Aeroscooter. L’avevi progettato minuziosamente e già era molto apprezzato sia in Italia sia all’estero, ricevendo molti ordini. Purtroppo non avevi la disponibilità economica per poterne iniziare la produzione di serie!››

‹‹Sì, avevo forti difficoltà finanziarie. Con lo stipendio da pilota come avrei potuto affrontare una simile spesa! Il mio volo dimostrativo sarebbe servito a smuovere l’interesse di qualche imprenditore che si facesse carico dell’impresa!›› ribatte il padre.

Fiorenza, con le lacrime agli occhi, continua a parlargli:

‹‹Stavi entusiasmando i presenti con le tue acrobazie quando accadde l’imprevisto. Il tuo cuore grande e generoso aveva subito un infarto. La tua tempra, la tua forza di volontà evitarono una strage e portasti l’aereo a terra con un atterraggio perfetto. L’aereo rimase fermo sulla pista, con il motore in moto ma tu non scendevi per salutare la folla festosa che era in attesa di esprimerti il suo affetto e stringerti la mano. Trascorso qualche attimo i meccanici, intuendo che c’era qualcosa di strano, corsero verso il velivolo e ti estrassero dalla carlinga. Purtroppo avevi già perso i sensi. A nulla valse la corsa a sirene spiegate a bordo della camionetta dei Vigili del Fuoco verso l’ospedale San Giacomo. Tu eri già salito in cielo! Caro babbo, quanto piansi!››

‹‹Non temere! Sono felice che tu abbia realizzato l’ambito sogno di affermarti nell’aviazione commerciale e continui a volare. Ti sarò sempre vicino!›› le risponde.

Fiorenza si sveglia di soprassalto, è sudata, ha la bocca secca e per un attimo crede che realmente suo padre sia ancora vicino a lei. Accende la luce, ma nella stanza non c’è nessuno. Si ricopre con le lenzuola che nel frattempo sono cadute a terra e cerca di riposare di nuovo ma non ci riesce.

Il turbinio di emozioni generato da quel sogno, il loro dialogo l’hanno colpita profondamente. Attende pressoché insonne l’alba.

La fitta, impalpabile nebbia che ha gravato per tutta la notte sull’aeroporto di Milano Linate, lentamente si sta dissolvendo facendo filtrare i primi timidi raggi di sole che, con i loro giochi di luce, stanno impreziosendo di riflessi argentei le minutissime gocce della rugiada notturna.

Anche la natura attorno ai raccordi e alla pista dell’aeroporto si è risvegliata con i suoi tipici ritmi e suoni. L’incessante cinguettio degli uccelli che spiccano i primi voli della giornata, viene improvvisamente interrotto dal sibilo dei velivoli che stanno iniziando a decollare.

Fiorenza e Luciano, dopo una lauta colazione, hanno raggiunto di nuovo la sala operativa dell’aeroporto. Dato un rapido sguardo alle procedure SID per l’uscita in volo IFR da Linate e ai bollettini meteo, lei commenta: ‹‹Ieri sera Peretola era chiuso per nebbia ma oggi, fortunatamente, sul campo c’è tempesta di sereno!››

I due, con al seguito l’immancabile trolley da viaggio e le borse stracolme di carte di navigazione, si incamminano all’interno dell’aerostazione per poi raggiungere il piccolo Yak parcheggiato dal giorno precedente sul piazzale di volo. A bordo è già ad attenderli l’assistente di volo.

Durante il tragitto gli sguardi incuriositi dei presenti sono rivolti verso quel pilota che indossa la divisa blu con la gonna. Volti meravigliati, altri addirittura intimoriti al pensiero d’incappare in quel Comandante sul loro volo. Qualcuno borbotta lasciandosi andare a qualche esternazione:

‹‹Acc… non salirei mai su un aereo con una donna ai comandi!››

Non sanno che dietro quella figura minuta e all’apparenza fragile vi è un pilota di notevole esperienza.

Fiorenza li nota ma è oramai abituata a quelle espressioni e prosegue con indifferenza. Il suo collega lo è un po’ meno e, forse preso da un po’ d’imbarazzo, si lascia andare ad alcune considerazioni:

‹‹Fiorenza, hai visto come ti guardano? Sembra che abbiano visto un extraterrestre!››

‹‹Luciano, guarda avanti e non ti curar di loro, oramai sono abituata!›› ribatte.

Lasciato il gradevole tepore dell’aerostazione, la fredda aria che vi è all’esterno li costringe ad alzare il bavero del soprabito. Fiorenza ha qualche brivido di freddo, ma i suoi occhi sono intenti a guardare quel piccolo trireattore, divenuto oramai per lei una seconda casa.

Raggiunta la cabina e controllata la lista d’imbarco, i due fanno un rapido calcolo sul loro peso massimo al decollo.

Il sibilo delle tre turbine Ivchenko echeggia nell’aria: è l’inizio di una giornata come tante altre per Fiorenza e il suo amico Yak.


Nota dell’autore

Purtroppo, le carenze logistiche quali la difficoltà di approvvigionamento del combustibile Jet A-1, la precarietà del servizio antincendio e la mancanza di radioassistenze sulla base toscana causarono, negli anni ottanta, la chiusura della società Avio Ligure.

Proprio in quel periodo Luciano Nustrini, soprannominato “l’architetto dei cieli,” si trasferì definitivamente con la famiglia in Nuova Zelanda portando al seguito anche il suo Falco. Ad Auckland continuò la sua attività di docente universitario.

Nel novantanove, un crudele destino lo attendeva. Dopo aver eseguito alcuni passaggi a bassa quota per salutare l’amico Giovanni Soldini, noto navigatore, impegnato in una regata della Coppa America, Luciano e la moglie Giuliana, si inabissarono in mare con il loro aereo. Per loro non vi fu alcuna speranza di salvezza.

Grazie all’interessamento dell’allora amministratore delegato Maurizio Maspes, Fiorenza riuscì ad ottenere l’abilitazione sul quadrigetto DC-8 presso il centro di addestramento dell’Alitalia. Il muro insormontabile per una donna di sedere ai comandi di un aereo della nostra compagnia di bandiera, era stato finalmente infranto.

Nell’ottantacinque, un brutto incidente d’auto la costrinse a una lunga convalescenza e ad abbandonare definitivamente il pilotaggio ma rimase sempre attiva nel mondo del volo fondando, dapprima, con l’amica Graziella Sartori l’Associazione delle Donne Pilota divenuta, in seguito, Associazione delle Donne dell’Aria.

Contrariamente a quanto possiamo pensare, le donne, pur essendo precluse per molti anni dal mondo dell’aviazione, considerato esclusivo degli uomini, si sono sempre messe in evidenza nel campo aeronautico e Fiorenza ne è stata un esempio.



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

## proprietà letteraria riservata ##

+++ Racconto di Claudio Di Blasio dedicato alla Com.te Fiorenza De Bernardi +++



Claudio di Blasio


NOTA: in copertina un ritratto della Com.te Fiorenza De Bernardi a bordo del suo Yak

Nuvole

titolo: Nuvole

autore: Claudio Di Blasio 

editore: Ali ribelli

pagine: 167

anno di pubblicazione: 2024 (tascabile ed e-book)

ISBN: 9791-256330577




Stilare la recensione dell’ultima fatica letteraria di Claudio Di Blasio è stato quanto di più piacevole e anche rapido ci potesse capitare. Semplice: ci è stato sufficiente sbirciare l’indice in coda al volume!

Non scandalizzatevi: non si tratta di un’affermazione presuntuosa e neanche di una battuta infelice; non è merito del canale diretto (modello Kremlino-Casa Bianca) che ci vantiamo di avere immeritatamente con l’autore, e neppure delle capacità strabilianti del servizio di intelligence di cui è dotato il nostro hangar … niente di tutto questo. Semplicemente in “Nuvole” sono fondamentalmente racchiusi i racconti – eccellenti, neanche a dirlo – con i quali, nel corso degli ultimi dieci anni, il buon Claudio ha partecipato al Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE di cui VOCI DI HANGAR si fregia di essere l’ideatore e l’organizzatore assieme agli amici di HAG (Historical Aircraft Group). Svelato il piccolo mistero.

Chi sarà “La signora del cielo?”. La risposta ce la svela Claudio Di Blasio nel testo del racconto omonimo. Noi possiamo anticiparvi solamente il velivolo co-protagonista di questa impeccabile ricostruzione storica: il famoso Caproni Ca-113AQ conservato presso il fantasmagorico museo dell’aria “Volandia” di Milano Malpensa. La scheda presente nel sito web della gigantesca area espositiva aerospaziale (e non solo) riporta la seguente descrizione: “L’esemplare esposto è l’unico esistente al mondo. Sopravvissuto alla guerra, fu ripristinato da Mario De Bernardi come I-MARY e partecipò a numerose manifestazioni aeree. Dopo essere stato impiegato per traino alianti a Rieti, l’I-MARY fu donato al Museo Caproni”. Il suffisso AQ – Alta Quota dovrebbe però aiutarvi nell’individuare l’uso recordistico che ne fece nel lontano 1935 una donna audace e a dir poco volitiva … ma non intendiamo aggiungere di più! (foto proveniente da: https://volandia.it/velivolo/ca-113/)

In altre parole questo volume costituisce idealmente un grande regalo che l’editore prima e l’autore dopo ci hanno voluto concedere a ridosso delle feste natalizie dell’anno 2024  e che, indipendentemente dall’evento pseudo commerciale, ci consente di godere dei numerosi racconti aeronautici di Claudio altrimenti disseminati in diverse antologie del Premio. Lode dunque all’editore e lode all’autore per averci concesso uno scrigno così prezioso.

Ovviamente noi conosciamo a menadito i racconti della raccolta per averli già letti nel corso degli anni in anteprima nelle vesti della Segreteria del Premio … che poi è l’unico privilegio che, nostro malgrado, ci è concesso … sicché è per noi altresì facile e spontaneo spendere parole benigne a favore di Claudio Di Blasio e di ALI RIBELLI. E questo a prescindere dal gusto personale o dei piazzamenti che le giurie, nel corso delle varie edizioni, hanno attribuito ai vari racconti. Piazzamenti che – ve lo anticipiamo – sono stati talvolta letteralmente strepitosi, talvolta “solo” eccellenti e che vi suggeriamo di apprendere leggendoli uno a uno. Giusto per creare un po’ di suspance.

E’ una ricostruzione grafica di pure fantasia … ma il fantascientifico velivolo su cui salirà Francesco, il protagonista dell’adrenalico racconto “Verso lo spazio”, potrebbe essere proprio questo. Leggere per credere! (foto proveniente da www.flickr.com)

Ad ogni modo – lo confessiamo – per noi è stato ugualmente piacevole rileggerli come se fossero ancora inediti. Perché in fondo questo è il grande merito di Claudio Di Blasio: aver elaborato una formula narrativa pressoché perfetta che coinvolge il lettore, lo lascia stupito per l’originalità del tema e della trama, che è inattaccabile dal punto di vista storico, che lascia spazio a pennellate di poesia dalle quali le lettrici o i lettori più sensibili non riusciranno a non rimanerne ammaliate/i, che fa dialogare con grande verosimiglianza i vari personaggi rendendoli vivi, che è snella (come la lunghezza limitata tipica del racconto impone) tuttavia non è ma mai affrettata giacché si dipana in un intreccio intrigante che non annoia.

Certo, i racconti sono tutti in chiave aeronautica … d’altra parte la raccolta non prenderebbe il titolo, (per inciso: azzeccatissimo) di “Nuvole” e la collana di cui fanno parte – immaginiamo del tutto nuova, vero editore? – non poteva chiamarsi che “Ventus”. Sono infatti racconti multiformi e mutevoli come solo le piccole-grandi nuvole possono essere, a volte spostate dal vento ma pur sempre vaporose e quasi impenetrabili che riservano al loro interno sorprese inimmaginabili …

Certo l’editore non ha trascorso notti insonni nel scegliere questo titolo né Claudio ha dovuto faticare granché nello scrivere i racconti perché li aveva già belli e pronti, fatto salvo per la prefazione che – così vorrebbe la tradizione – qualcuno/a di sua fiducia avrebbe dovuto stilare … altrimenti te la suoni e te la balli, caro Claudio! Invece l’autore ha sacrificato la prefazione per anticipare i temi toccati oltre a una doverosa spiegazione della provenienza dei racconti: il Premio letterario, per l’appunto. Ed è anche l’occasione per additare gli enti e le organizzazioni che generosamente supportano RACCONTI TRA LE NUVOLE ormai da anni. Grazie a nome loro.

“Nobili virtù” è il racconto in cui Claudio narra con mirabile verosimiglianza un episodio della II Guerra Mondiale. Il SIAI-Marchetti S.M.79, famoso trimotore soprannominato confidenzialmenrte “Gobbo maledetto”, e il temibile caccia tedesco Messerschmitt Bf 109 sono – loro malgrado – i due velivoli militari protagonisti.  La vicenda troverà poi il suo lieto fine in tempi più recenti e con una profonda morale che ancora oggi risulta universale e che, parafrasando il testo a chiusura del racconto, si può sintetizzare in questi termini: i sentimenti di amore della vita e di fratellanza tra esseri umani, nonostante le divise indossate dai piloti di diverse nazioni, sono inossidabili nel tempo e costituscono indiscutibilmente delle nobili virtù. Parola di Claudio Di Blasio 

Certo un editore che si chiama ALI RIBELLI “dovrebbe” disporre necessariamente di un catalogo a forte componente aeronautica … in effetti non è proprio così: ci auguriamo che Claudio costituisca l’apripista per tanti altri autori e autrici che si uniranno a lui in un prossimo futuro rendendo questo editore uno dei pochi che si vanno ad aggiungere ai pochissimi che già si cimentano nella pubblicazione di volumi dalla forte componente aero/astronautica.

Certo l’idea di dare alle stampe una raccolta di racconti che hanno partecipato a RACCONTI TRA LE NUVOLE non è del tutto originale … e in questo senso ricordiamo una certa Rossana Cilli, altra vincitrice di RACCONTI TRA LE NUVOLE, altra scrittrice con l’insano vizietto della narrativa, che più di un anno orsono ha pubblicato: “Avevo tredici anni … e altri racconti” … ma questo non può che inorgoglirci. Un po’ di vana gloria concedetecela, e che diamine!? Significa che RACCONTI TRA LE NUVOLE giova gravemente alla salute della narrativa aeronautica italiana così trascurata dagli editori, così ignorata dai lettori e lettrici del nostro paese.

Dunque giusto merito anche a Claudio che, in piacevole compagnia di Rossana, costituisce la sparuta schiera dei nostri paladini, difensori e divulgatori della cultura aeronautica attraverso la narrativa.

A proposito dei racconti contenuti in questa antologia sappiate però che non vi anticiperemo granché … fatto salvo che sono assai variegati e collocati in diverse stagioni temporali: incontrerete grandi personaggi assurti alle pagine più prestigiose della storia dell’aviazione come pure anonimi piloti e pilote di Aeroclubs, piloti collaudatori che sfidano il cielo toccando lo spazio o diventano imprenditori di successo; leggerete storie strazianti che vorremmo non fossero mai accadute nella realtà oppure di donne speciali che costituiscono il simbolo vivente cui le giovani ragazze di oggi dovrebbero ispirarsi come esempio di caparbietà e di incommensurabile valore coniugato al femminile, altro che attricette improbabili, cantantucole sinuose o influenzer meteoriche. E questo solo per fornirvi una breve anticipazione.

L’immagine simbolo dell’eccidio che ha segnato in modo indelebile la storia centenaria della nostra Aeronautica Militare. Claudio Di Blasio ci narra nel toccante racconto “Eroi di pace” quella pagina terribile e lo fa a suo modo affinché venga conservata la memoria di quei martiri in divisa azzurra che furono barbaramente assassinati a Kindu durante una missione di pace, appunto, sotto l’egida dell’ONU (foto e ulteriori  informazioni in https://www.vocidihangar.it/w/leccidio-di-kindu/)

Viceversa non possiamo fare a meno di accennarvi brevemente al racconto di apertura che troviamo il più romantico in assoluto, il più toccante e intimo.

Il protagonista? Semplice: un Cessnino (come affettuosamente viene chiamato dai piloti il velivolo Cessna 150, compagno di scuola di moltissimi allievi piloti) che, in hangar, nel corso di una lunga notte, confessa i suoi sentimenti a un veterano dell’aria come il buon vecchio Stinson L5 Sentinel (altro velivolo storico che ha trainato i piloti di aliante italiani negli ultimi sessant’anni). Ebbene, udite udite, l’oggetto di questa confessione in punta d’ala è … una pilota! Si chiama Laura ed è un’allieva pilota dal fascino straripante sebbene non ostentato che, proprio a bordo di quel velivolo, intende compiere il suo lungo e accidentato percorso  addestrativo … ma lo farà  con la grazia, con la delicatezza che è prerogativa solo delle donne. Ed ecco allora che, a seguito delle parole confidenziali che la donna rivolge ogni volta alla sua macchina volante, il Cessnino si scioglierà in un brodo di giuggiole  (e noi con lui) tanto da accompagnarla amorevolmente prima al volo solista, poi all’esame per la licenza di volo e dopo nei suoi voli di allenamento periodici. Insomma un grande amore!

Della serie: chi l’ha detto che gli aeroplani non hanno un’anima e soprattutto un cuore? Chi l’ha detto che la sensualità femminile non sia capace di scuotere anche le lamiere e allentare i rivetti di un aeroplano navigato, anzi, volato come il nostro Cessnino?

Claudio Di Blasio, da noi interrogato sull’argomento, ha confessato che Laura non è mai esistita nella sua vita di pilota sportivo tuttavia, da vero gentiluomo qual è, non ci stupiremmo se ci avesse raccontato una piccolissima bugia, pur consapevole che forse gli sarà negato il Paradiso dei Carabinieri. Ne prendiamo atto e ciò nonostante auguriamo a qualunque aeroplano di poter volare a lungo con la propria Laura …

Un’anticipazione a parte merita invece lo splendido racconto collocato a mo’ di epilogo dell’antologia e che vede come protagonista una vera e propria icona vivente tutta italiana delle donne pilote: Fiorenza De Bernardi. E’ infatti costei “La donna con le ali” di cui parla Claudio accennando ad alcuni episodi della sua lunga esistenza che – lo ricordiamo – è stata la prima donna pilota commerciale nel nostro paese ed è giustamente Presidente onorario dell’ADA, Associazione Donne dell’Aria, organizzazione rigorosamente tutta al femminile con la quale ci fregiamo di collaborare  nell’organizzazione di RACCONTI TRA LE NUVOLE da alcune edizioni. Ebbene, proprio in occasione della cerimonia di premiazione della XII edizione del Premio letterario, il buon Claudio Di Blasio ha fatto dono alla Comandante Fiorenza di un’edizione speciale del suo racconto per il tramite della Presidente dell’ADA, l’adorabile Donatella Ricci.

Ecco lo scatto memorabile che testimonia la consegna da parte di Claudio a Donatella dell’esclusivissimo volume in carta pergamena, stampato in carattere generosi, con i loghi di ADA, VOCI DI HANGAR e HAG in chiaroscuro e rilegato in brossura con lettere dorate, esemplare unico da consegnare, a prezzo della sua stessa vita, alla Comandantissima Fiorenza De Bernardi. Incarico che dopo qualche mese la Presidente dell’ADA ha puntualmente ottemperato conferendo il prezioso plico (corredato da nastrino rosso con stampate delle candide nuvolette) nelle mani rugose ma ancora vigorose della Presidentissima onoraria dell’ADA, donna Fiorenza.(foto proveniente dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/photo?fbid=1079231510657935&set=pcb.1079237473990672 del Premio letterario ove troverete la videocronaca semiseria della premiazione della XII edizione tenutasi il 6 ottobre 2024 in quel di Trento, Museo Caproni)

Enorme è stato lo stupore dell’autore nonché dei presenti quando nella sala convegni del Museo Caproni di Trento (ove si è tenuta l’iniziativa) si è diffusa la flebile eppure vigorosa voce di donna Fiorenza che ringraziava Claudio del singolare omaggio e nel mentre apparivano le immagine della sua casa-museo in cui vive, ormai inabile nel corpo a causa della sua veneranda età ma lucidissima nella mente e soprattutto nei ricordi. 

Una commozione indicibile che – ne siamo certi – immaginiamo vi attanaglierà durante la lettura di questo racconto che rende onore, seppure nella limitatezza di poche pagine, a una donna con la “D” maiuscola. Grazie, Claudio. Grazie, Donatella. Soprattutto grazie, Fiorenza.

In tema di donne e a proposito della copertina non possiamo invece che apprezzare il sapore vintage e il “profilo egizio” della protagonista ritratta in posa davanti al muso di aeroplano; per quanto riguarda  la IV di copertina è ineccepibile, segno tangibile di professionalità da parte del curatore/editore del volume.

In verità avremmo qualche riserva a proposito della dimensione del carattere di stampa che preferiremmo un po’ più generoso, a prova di vista da sessantenni … ma sarà per il prossimo volume della collana! O per la prossima ristampa di “Nuvole”. Che ne pensa signor ALI RIBELLI? Ci possiamo sperare?

La IV di copertina di “Nuvole” che, come nella migliore tradizione editoriale, riporta una illuminante sinossi del volume nonchè una breve biografia dellautore corredata da foto del medesimo con indosso il casco – è vero – ma con la visiera sollevata. Con grande gioia delle ammiratrici di Claudio Di Blasio

Di buona qualità la carta opaca non bianchissima utilizzata per le pagine nonché la consistenza della copertina (rigida ma non troppo); onestissimo il prezzo di copertina che nulla ha da invidiare ai volumi offerti da sedicenti piattaforme commerciali o di autopubblicazione, anzi … costituisce la chiara dimostrazione che un editore davvero onesto possa riuscire a pubblicare ottimi volumi (tipograficamente parlando) con un minimo di ritorno economico – si spera – per l’autore oltre che per sé senza nulla pretendere dall’autore, per l’appunto, diversamente da come molti editori “minori” hanno ormai l’abitudine vergognosa di praticare come politica aziendale.

In definitiva: una strenna natalizia che non può mancare sotto l’albero di chi, appassionato di aviazione, non ha avuto la costanza di acquistare le dodici antologie di RACCONTI TRA LE NUVOLE finora pubblicate, ovverosia un volume che non può mancare nella libreria di chi – come noi di VOCI DI HANGAR – ha spesso la testa tra le nuvole e, da oggi, anche dentro a “Nuvole”, l’ultimo libro di Claudio Di Blasio.

Buona lettura!

Ah, dimenticavo: comunicazione di servizio per Claudio. Attendo fiducioso l’identikit di Laura! O devo chiedere al Cessnino?






Recensione e didascalie della Redazione di VOCI DI HANGAR






La mia parte di cielo

Ali di fantasia

Emozioni in volo

Nuvole

 

Emozioni in volo

titolo: Emozioni in volo

autore: Claudio di Blasio

editore: Ali ribelli

anno di pubblicazione: aprile 2020

ISBN versione cartacea: 978-88-33465-70-8





In rigorosa osservanza del vecchio adagio popolare secondo il quale non c’è due senza tre, anche Claudio di Blasio, ha dato finalmente alle stampe – non senza difficoltà – il suo terzo travaglio narrativo, pardon … romanzo. Così dopo “Ali di fantasia”, mirabolante tomo di esordio e “La mia parte di cielo” raro esempio di narrativa recidiva, abbiamo la fortuna di leggere già da qualche ora il suo ultimo libro, ancora profumato di inchiostro fumante, “Emozioni in volo”.

Enunciato il titolo, non occorre certo una particolare arguzia per intuire che si tratta di un volume dai contenuti fortemente aeronautici e – precisa il nostro servizio di intelligence – dai risvolti morbosamente autobiografici. D’altra parte chi, come Claudio Di Blasio, emana dalla pelle vapori di kerosene, ha l’incedere pendolante di un elicottero, cerca nel sonno il comando del ciclico e del collettivo o esegue i controlli preaccensione quando carica la moca del caffè, … beh, cosa c’era da aspettarsi? Non certo un trattato sugli effetti terapeutici del ginkgo-biloba, non vi pare?

In effetti, giunti all’ultima pagina del romanzo, possiamo affermare che in questo libro di emozioni se ne vivono in quantità industriale. Intendiamoci: questa è un’opera letteraria che non nuoce gravemente alla salute dei cardiopatici o dei “terricoli” facilmente impressionabili, al contrario. Se c’è un libro che giova a tutti coloro che sono effetti da “aerite” acuta, beh questo è proprio il volume di Claudio di Blasio. Purtroppo non viene riconosciuto come presidio medico dal Servizio Sanitario Aeronautico e dunque per goderne di una dose a ciascuno verrà chiesto di accendere un mutuo ragionevole di 14 euro per la versione in pergamena (cartacea) e 3,49 euro per quella eterea (ebook).

Uno degli elicotteri più armoniosi nelle forme mai costruiti al mondo è l’italiano Agusta A109 alla cui famiglia appartiene questo esemplare AW-109N Nexus (versione dell’A109E con motori PW207C e modifiche a rotore principale, trasmissione e cellula, con nuova avionica) sviluppato appositamente per l’Arma dei Carabinieri che, al momento, ne ha in servizio 17. In realtà sono ben 48 gli elicotteri della serie A109 utilizzati al momento dalla Benemerita (26 esemplari A109A/A-II e i 3 soli esemplari A-109E Power peraltro impiegati per il trasporto VIP) costituendo così il nerbo principale della flotta a disposizione del Servizio Aereo Carabinieri.

Quanto al volo … beh in questo tomo ce n’è tanto, in tutte le stagioni e in tutte le possibili combinazioni meteorologiche, di giorno come pure all’alba o fino al tramonto inoltrato, in montagna come sul mare aperto. Ovviamente in elicottero. Perché se in “Emozioni in volo” di monotonia si può parlare, ebbene è relativa solo al tipo di macchina volante protagonista: gli elicotteri, appunto, solo e unicamente elicotteri. D’altra parte nessuno è perfetto, men che meno l’autore che, giunto alla venerabile età della pensione, non ha trovato di meglio da fare che raccontare alcuni episodi della sua millenaria carriera di tecnico di volo per la Benemerita. E non solo … perché sono conditi da una serie di gustose barzellette (sui Carabinieri, ovviamente), nonché brevi stralci di vita familiare o vicissitudini da libera uscita. Il tutto in un’alternanza strategicamente vincente.

L’Agusta Bell AB-206, nome commerciale Jet Ranger, è l’elicottero protagonista di alcune avventure, ops, emozioni in volo, vissute da Claudio di Blasio e dunque dai lettori del suo libro. Si tratta di una vera e propria famiglia di elicoteri giacchè, progettato negli anni ’60, il Jet Ranger è stato migliorato e modificato più volte nel corso della sua vita industriale dando luogo a numerosissime versioni sia civili che militari, anche biturbina e fino a 7 posti ma sempre con rotore a due pale. Ne sono stati costruiti migliaia di esemplari che sono stati e sono tuttora utilizzati nei quattro angoli del pianeta per gli usi più disparati: dal controllo del traffico stradale, le riprese aeree per i network affamati di immagini in diretta, elitaxi e così via. L’Arma dei Carabinieri, stando ai registri storici, ne ha ricevuti ben 42 esemplari a partire dal 1973 ma ad oggi risultano tutti radiati dopo anni di onorato servizio e di attività piuttosto logorante. Per la Benemerita l’AB-206 ha costituito per anni la spina dorsale del suo Servizio Aereo tanto che è manifesto l’affetto nutrito da piloti e manutentori, autore del libro compreso, nei confronti di questo onesto quanto prezioso compagno di lavoro, Se ne possono ammirare diversi esemplari ottimamente conservati in aeree museali come Volandia o a Pratica di Mare. Niente male per questo elicottero leggero, inizialmente monomotore con soli 5 persone a bordo, progettato per rispondere ad una richiesta dell’US Army e clamorosamente scartato. In seno all’Arma dei Carabinieri l’AB-206 è stato recentemente sostituito dagli Hughes NH-500 acquisiti con l’inglobamento degli esemplari dell’ex Corpo Forestale dello Stato (fotgrafia rapinata da Claudio di Blasio a un suo collega)

In effetti il pretesto iniziale del romanzo è la cronaca, minuto per minuto, dal risveglio fino a notte profondissima, dell’ultimo giorno. Sì, avete letto bene: l’ultimo giorno. Quello di lavoro.  Perché, cosa avevate immaginato? Perfidi! … praticamente prima di lasciare in modo definitivo il servizio attivo per raggiunti limiti di età.  E sarà tutto un rimestare nel pozzo dei ricordi, uno scorrere disordinato di tanti esempi di varia umanità: commilitoni, mariuoli, donne vogliose e cani dal fiuto prodigioso.

Nel corpo centrale del romanzo quel marpione dell’autore ricorre invece a un sottile stratagemma: confessa letteralmente i suoi inizi di vita in divisa! A chi? Non ci crederete: a una vecchia macchina da scrivere sull’onda emotiva di una preannunciata senilità con perdita della memoria a lungo termine. E anche in questo caso avremo modo di perderci nei ricordi teneri e talvolta dall’alto tasso erotico di una giovinezza anagrafica, oltre che professionale, un cui gliene capitano, eccome gliene capitano al nostro protagonista-autore!

L’Agusta bell AB-47 G3B1 è stato il primo elicottero a entrare in forza presso l’Arma dei Carabinieri. Era il lontano 1966. Vi rimase fino al 1977. In realtà il progetto risale alla fine del ’45 ed è annoverarto come il primo elicottero occidentale ad essere stato certificato per uso civile giusto nel ’46. Ne sono state costruite diverse versioni ma quella più affascinante è quella G, qui ritratta, che era contraddistinta per avere un lungo traliccio di coda a vista e una cabina biposto (forse triposto nella versione migliorata) contenuta entro una enorme bolla di plexiglass. Naturalmente era propolso da un unico motore alternativo a combustione interna (no turbina) raffreddato ad aria posto verticalmente, con l’albero motore collegato al rotore principale. I serbatoi della benzina avio erano esterni sebbene fossero un minimo sagomati aerodinamicamente. Un elicottero pressochè identico a quello ritratto (ma con identificativo CC14) è conservato in perfette condizioni presso il museo VOLANDIA di Milano Malpensa.

Insomma – detto fra noi – leggendo “Emozioni in volo” ficcheremo il naso, i bronchi e pure i polmoni negli affari di Claudio ma s’è l’è cercata lui … d’altra parte c’è chi manifesta al mondo intero il luogo in cui è andato in vacanza o il cibo che ha ingurgitato a cena e chi, come Claudio, si è concesso una seduta speciale di autoanalisi retrospettiva, volgarmente chiamata: autobiografia. Il bello è che lui si diverte a scriverle certe nefandezze di gioventù e noi, curiosi all’inverosimile, lì a goderne lussuriosi.

In effetti, rispetto ai due precedenti romanzi, l’incedere narrativo di Claudio Di Blasio si è fatto meno incerto, se vogliamo meno monotono, più letterario. E non è poco, credeteci. Perché scrivere per anni rapporti di servizio o relazioni tecniche nel linguaggio tipico nell’ambiente delle forze dell’ordine lascia dei segni indelebili in chiunque, anche nel più talentuoso o nel più estroso dei sedicenti autori con la divisa indosso.

Avete presente le paperette che imparano sin da piccole a seguire un tizio con gli stivali rossi? Ebbene da grandi, come se nulla fosse, voleranno accanto a un delta a motore con la vela rossa. Ecco: non vogliamo dare della “paperetta” al nostro Claudio, no, certo che no … però lui ha volato per talmente tanti anni in formazione scalata a “V” che ora gli rimane difficile volare da solo in tondo come un falchetto. Nello specifico, egli è passato dalla metrica di un verbale di impiego o di una denuncia di avaria alla narrativa, quella libera, assolutamente emozionale. Non si tratta di un vero miracolo?

E infatti Claudio c’è riuscito quasi completamente tanto che in questo romanzo unisce in modo gustoso il discorso diretto e quello indiretto, personaggi ed episodi dinamici con riflessioni, emozioni e battute fulminanti.

Qui ritratto uno degli elicotteri modello AB- 412 (alcuni AB-412HP, altri AB-412EP e AB-412SP) in servizio tra le fila del Servizio Aereo Carabinieri cui si aggiungono in tempi relativamente recenti i 18  esemplari provenienti dall’ex Corpo Forestale dello Stato.  Dati numerici validi con beneficio del dubbio, salvo errori. Dalla sigla AB-412 si ricostruiscono diverse informazioni relative a questo elicottero: fu progettato dalla americana Bell (B) e costruito su licenza dalla italiana Agusta (A), ha un rotore a 4 pale (4) ed è l’evoluzione migliorata del capostipite AB-212 da cui deriva. L’AB-412 è considerato un elicottero dall’architettura costruttiva convenzionale ed è propulso dalla famosa coppia di turboalberi Pratt & Whitney Canada PT6T. 

La sua prosa è perciò piacevole e solo in alcuni tratti possiamo trovare lunghe descrizioni in terza persona, traccia dell’antico retaggio professionale. Ovviamente non mancano le espressioni tecniche tipiche del mondo aeronautico ma nulla di così indigesto per chi non ha mai masticato prodotti lessicali provenienti da quell’universo. A questo scopo ci sono dei digestivi fulminanti costituiti da note a piè pagina oltremodo utili. Dunque non avete alibi!

D’altra parte – e speriamo che i lettori di Claudio di Blasio non ce ne vogliano – questo tipo di testo rimane un genere di nicchia, ossia riservato a pochi appassionati di volo o agli amici minacciati fisicamente dall’autore. Diciamocelo in tutta onestà: “Emozioni in volo” non sarà mai un best-sellers che frotte di lettori/lettrici si litigheranno sotto l’ombrellone o che sbirceranno l’un l’altro i pendolari in autobus, né sarà stampato in decine di migliaia di copie contraffatte … e forse per questo che – a maggior ragione – occorre sottolineare la perseveranza di Claudio nell’averlo scritto e nell’editore ALI RIBELLI nell’averlo pubblicato.

Ecco, venendo all’editore, concedeteci una piccola deviazione su strada sterrata.

Ora vi chiedo: come si fa a trovare un editore – ALI RIBELI si chiama – con un nome che è tutto un programma? Comprendiamo che Claudio abbia ancora delle aderenze con i servizi informativi dei Carabinieri, ma a scovare un editore con siffatto nome riuscirebbe solo il KGB! Ne convenite? Claudio può.

Un’altra bella immagine che ritrae un Agusta A109 probabilmente prossimo all’atterraggio o appena decollato giacchè è visibile il carrello. Il carrello retrattile è infatti una caratteristica peculiare che rende particolarmente filante la linea dell’A109 nonchè ragguardevole velocità massima di quasi 300 km/h.

ALI RIBELLI è una contraddizione nei termini … ma ve lo immaginate l’ala che si ribella alla fusoliera? Che potrebbe fare? … staccargli i longheroni? La semiala destra si dissocia dallo stabilizzatore e quella sinistra entra in sciopero contro il radome? C’è del fantascientifico in questo nome!

A parte gli scherzi, lasciateci esprimere una nota di lode nei confronti di questo editore, temerario, non c’è che dire. Non tanto per aver pubblicato “Emozioni in volo” (che già meriterebbe la nostra riconoscenza) ma di averlo fatto praticamente “a gratisse” e, per giunta, a un prezzo di copertina onesto. Di questi tempi …

Tenete conto che i precedenti libri dell’autore sono stati pubblicati adottando la soluzione del self-publishing, termine elegante per dire brutalmente: paga l’autore per vedere stampato e distribuito (forse) il suo libro.

Lode dunque a questo giovane editore che ha creduto in Claudio di Blasio il quale, oltre ad aver risparmiato in sacco di quattrini – confessa! -, ha ricevuto una botta clamorosa alla sua autostima di scrittore. E ora chi lo terrà più? Starà già scrivendo il quarto libro! Come minimo. Se non due in contemporanea!?

E’ pur vero che nell’ampia collana editoriale di un editore che ha un nome così aereo, “Emozioni in volo” è il primo vero volume a carattere aeronautico disponibile (fatto salvo per “Forse che sì forse che no” di D’annunzio). E’ altrettanto vero che un editore dalla vocazione dichiaratamente aerea e che ha la propria sede a Gaeta, città laziale in riva all’omonimo golfo e priva di un qualsiasi straccio di aeroporto o aviosuperficie che dir si voglia, è per forza un temerario, un’anticonformista stile sessantottino. Ne convenite? Onore dunque ad ALI RIBELLI.

Rientriamo in autostrada.

Il carattere tipografico scelto dall’editore (e non certo dall’autore) è adeguato, ben leggibile sebbene avremmo gradito una dimensione più generosa (considerata l’età media dei lettori). Ad ogni modo ha delle dimensioni minime sindacali che hanno comportato uno sviluppo di ben 246 pagine: non poche per un libro di un autore emergente. Noi rimaniamo dell’avviso che la carta costa – è vero – ma la vista dei lettori non conosce prezzo! Magari alla prossima ristampa scegliamo un font un pelo più grande, vero, editore?

Premessa la buona qualità della carta utilizzata (leggermente crema, opaca e di buona grammatura), il lavoro di impaginazione del volume risulta tradizionale, professionale. Oseremmo dire: onesto.

Un’altra bella immagine di un AB-412. Si tratta di un elicottero multiruolo medio bimotore (a turbina) con rotore quadripala entrato in servizio nel 1981. Secondo i dati statistici, La Benemerita acquisì 35 esemplari di questo modello a partire dal 1984 ma, al momento, ne risultano operativi 30. Si tratta di un aeromobile di notevole potenza, versatile, ottimo per l’impiego anche di trasporto truppe quali il Reggimento carabinieri “Tuscania”, gli Squadroni “Cacciatori” e il Gruppo di intervento speciale (i famosi G.I.S.)

Certo ci saremmo aspettati qualche colpo di originalità da parte di chi ha curato il volume, al secolo Sara Calmosi, magari di quelli che fanno esclamare “uaooo” al lettore (giusto per intenderci) e invece … tutto tranquillo, nessun sussulto.

Esempio: se la parte del testo, nella finzione letteraria scritto con l’ausilio della macchina da scrivere, fosse stata stampata con un carattere tipografico tipo “courier”, ossia tipico delle vecchie macchina da scrivere, ne avrebbe giovato la verosimiglianza della narrazione. Peccato. Magari nella prossima edizione? Patteggiamo almeno il corsivo?!

Altro esempio: perché non chiedere a qualche ex carabiniere, ovviamente pilota, di scrivere una prefazione/postfazione? Anche in questo caso avrebbe impreziosito con un bel cameo il gioiello regalatoci dal buon Claudio di Blasio. Non ultimo ci avrebbe confermato la bontà di quanto da lui scritto. E se fosse tutto un’enorme barzelletta? Almeno avremmo letto un’altra campana, non trovate?

Nutriamo ugualmente qualche riserva per la copertina. Ci domandiamo e vi domandiamo: possibile che l’autore/editore non avessero disponibile una foto più radiosa di quella che hanno utilizzato per la facciata del volume? Già la livrea dei mezzi utilizzati normalmente dai Carabinieri (automobili, o elicotteri che siano) è proverbialmente scura – ma di questo non possiamo certo farne loro una colpa – in più lo scatto è avvenuto in controluce e, per giunta, col cielo grigio e con il soggetto lontano … Risultato? Una fotografia triste, quasi in bianco e nero, anonima.

L’Agusta A-109  costituisce è il classico esempio di successo tipicamente italiano del tutto insperato. Il progetto nacque alla fine degli anni sessanta come elicottero monomotore per uso civile
Il primo prototipo volò nel ’71 ma il primo esemplare di produzione effettuò il primo volo solo a metà degli anni ’70 a causa di una lunga messa a punto. Dopodichè, nel 1976, iniziarono le consegne che, ad oggi, non sono ancora cessate. Il prodotto ebbe da subito riscontri di vendite incoraggianti e venne impiegato in molti ruoli oltre a quello del trasporto leggero, come per esempio eliambulanza e ricerca e salvataggio. Nel corso del suo naturale sviluppo è  poi diventato bimotore, con turbine  più potenti e avionica che permette la condotta strumentale a un solo pilota. Ufficialmente avrebbe dovuto chiamarsi “Hirundo“, nome latino attribuito alla rondine, ma il nome  non è mai piaciuto granchè tanto che lo si conosce universalmente come A109. Al momento sono disponibili le versioni: Power, Élite e Grand (ques’ultima con fusoliera allungata)

Ora – l’editore/autore/fotografo ci perdonino … ma la copertina di un Libbro (con la “L” maiuscola e la doppia “B” che fa da rafforzativo) non dovrebbe essere lo specchietto per le allodole? … sempre ammesso che i potenziali lettori siano assimilabili a delle allodole. Vabbè, lo scopo del libro non è quello di procacciarsi le allodole … e allora vogliamo parlare di piccioni? Ebbene qui hai voglia a mettere giù fave per prendere qualche piccione!

Per questo motivo vorremmo lanciare un appello disperato all’editore: “Editore, ella reca il nome di ali mai dome, sempre controcorrente, avverse agli stereotipi, avulse alle convenzioni … ci spiega che c’azzecca ‘sta foto? Per pietà … la cambiamo alla prossima ristampa?”. L’autore le sarà riconoscente con un bacio appassionato (sulla guancia) e noi le proporremo tanti altri autori “ribelli” provenienti dal nostro premio RACCONTI TRA LE NUVOLE. Ci sta?

Se la I di copertina crea qualche instabilità al nostro sistema linfatico, viceversa la IV di copertina costituisce un vero toccasana perché, secondo i canoni tradizionali, sarà possibile leggere una sinossi del volume assai efficace nonché una breve biografia dell’autore (non spudoratamente romanzata come dentro al libro).

La IV di copertina del libro di Claudio di Blasio dalla quale si evince il contenuto del libro e la biografia dell’autore.

Per concludere: questo è un libro che noi abbiamo comprato con piacere e per affetto. Per piacere perché è uno dei pochi volumi in lingua italiana in cui si parla di elicotteri, di aviazione e di Carabinieri tutto assieme nello stesso contenitore; per affetto perché, ricorrendo una frase di pippobaudiana memoria: “L’ho scoperto, io Claudio di Blasio, l’ho scoperto io!” nel senso che questo autore si è temprato nella grande forgia del principe dei premi letterari a tema aeronautico (anche perché è l’unico) che è appunto RACCONTI TRA LE NUVOLE. Di partecipazione in esclusione, di premiazione in pubblicazione nel nostro grande hangar, egli si è trasformato da trancio di metallo appena sagomato a una lama sempre più lucente, affidabile e resistente. Speriamo che non perda il filo!

Ma non è con una speranza che intendiamo chiudere questa recensione bensì con una domanda: premesso che ormai la sua vita ce l’ha raccontata nei minimi dettagli, Claudio di Blasio … di cosa scriverà nel prossimo libro? … degli effetti terapeutici del ginkgo-biloba? Nooooo.





Recensione e didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR

Fotografie prelevate da Flickr


La mia parte di cielo

Ali di fantasia

Nuvole





 

Claudio di Blasio

Nato a Fermo (AP) nel ’54, dopo la maturità scientifica ha conseguito presso l’Aeroclub di Arezzo il brevetto di Pilota di Aeroplano (I e II grado).

Nel’79 ha frequentato la Scuola Allievi Sottufficiali dei Carabinieri rimanendo effettivo presso la predetta Scuola con il grado di Vice Brigadiere in qualità di Comandante di Squadra e Istruttore militare di guida. Selezionato per il Servizio Aereo consegue il brevetto di Specialista Militare di Elicottero presso le Scuole A.M.

Dopo aver fatto parte per circa 30 anni degli equipaggi fissi di volo nell’Arma, ha lasciato il servizio attivo nel 2013 con la qualifica di Luogotenente  nella Riserva.

Abilitato quale pilota e tecnico di volo su 12 diversi tipi tra aerei ed elicotteri, ha totalizzato oltre 2.300 ore di volo.

Ha frequentato numerosi corsi di qualificazione professionale ed ha conseguito la Laurea in Scienza dell’Amministrazione e quella Magistrale in Giurisprudenza.

Oltre a un elogio scritto per le operazioni di soccorso in favore delle popolazioni colpite durante l’alluvione in Piemonte e Valle d’Aosta nell’Ottobre 2000, è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica, della Medaglia d’Oro al Merito per lunga Attività di Volo e della Medaglia Mauriziana al Merito di 10 lustri di meritevole servizio.

E’ un vero e proprio veterano del premio RACCONTI TRA LE NUVOLE:  ha partecipato alla III , IV, V edizione del Premio classificandosi rispettivamente il IX, VI e XVII posto. Si è gettato senza paracadute anche nella VI edizione … ma il suo atterraggio non è stato dei più felici in quanto il suo racconto non è rientrato tra i 20 racconti finalisti. Vorrà dire che si rifarà nelle prossime edizioni.

Ha pubblicato inoltre, nel 2015 il libro autobiografico intitolato “La mia parte di cielo” e nel 2018 il  suo secondo volume dal titolo “Ali di fantasia”. Confidiamo di leggere prossimamente il suo terzo libro.

 

Per inviare impressioni, minaccie ed improperie all’autore:

cladibla (chiocciola) alice.it

 


 

Nel sito sono ospitati i seguenti racconti:

 

Alta velocità

L’edizione 2018 del Premio fotografico/letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE è da considerarsi, senza ombra di smentita, una tra le più “toste” tenutasi fino ad ora. Racconti di altissimo qualità, ben sviluppati e di notevole originalità l’hanno contraddistinta; dunque rientrare nella rosa dei 20 finalisti (rivelatisi poi 22 se si considerano gli ex equo) ha costituito di per sé un notevole successo.

Qualcuno si domanderà come il fotografo sia riuscito a realizzare questa istantanea che, se scattata in volo, avrebbe qualcosa di letteralmente miracoloso. Ebbene, a ben guardare l’immagine, questo ipotetico qualcuno si renderà conto che lo scatto, per quanto splendido per inquadratura, luminosità e originalità, è avvenuto utilizzando uno “Spillone” impiegato quale “gate guardian”. In verità, osservando questa fotografia, chiunque ammetterà che mai nomignolo è stato così azzeccato. Perchè questa è l’impressione che sia ha: un enorme spillo che penetra il cielo. Evviva lo “Spillone”!

“Consideratevi tutti primi!” ha dichiarato l’editore durante la cerimonia di premiazione di quella VI edizione, a conferma della bontà dei testi premiati dalla giuria.

“D’altra parte” gli ha fatto da contraltare il segretario del Premio, “una classifica andava stilata, seppure discutibile o non rispondente a propri gusti personali”.

Uno degli esclusi da questa benedetta/maledetta classifica è proprio il nostro Claudio di Blasio. Utilizziamo l’aggettivo possessivo “nostro” perché con Claudio abbiamo instaurato ormai un rapporto parallelo che ha visto crescere assieme il Premio, edizione dopo edizione, e, di pari passo, le sue esperienze narrative/editoriali.

Inutile precisare che Claudio ha partecipato a diverse edizioni del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE sebbene con risultati alterni ma, ad ogni modo, si può considerare un affezionato frequentatore di questa iniziativa che, più di ogni altra, ben si addice al suo narrare squisitamente aeronautico.

Lo Starfighter (letteralmente: “cacciatore delle stelle”) è stato radiato dal servizio nel 2004 dall’Aeronautica Militare italiana, ultima forza armata al mondo ad utilizzarlo per scopi operativi e di prima linea. Godeva di grande reputazione presso i reparti da caccia e, in miisura minore, anche presso quelli che lo utilizzavano (snanturandolo non poco), quale cacciabombardiere. Il nomignolo “Spillone” è la dimostrazione dell’affetto che i piloti italiani nutrivano per questo velivolo benchè le rigide norme di impiego innescassero spesso, se non osservate, situazioni di pericolo talvolta mortali. Il verificardsi sempre più frequente di incidenti e la vetustà delle cellule (benchè rinnovate radicalmente o manutenute con notevole dispendio di risorse economiche) combinate all’avvento di nuovi velivoli (come l’Eurofighter) e ai mutati scenari geopolitici, indussero anche l’Aeronautica italiana a radiarli dal servizio giusto appunto dopo 46 anni di onorato servizio operativo (da che fu utilizzato per la prima volta dall’USAF) o la bellezza di 50 anni dalla data del suo primo volo di collaudo.

Lo stile di Claudio, delineatosi racconto dopo racconto, si è ormai consolidato e anche in quest’ultimo suo testo, “Alta velocità”, non si smentisce. Non smentisce il suo raccontare con dovizia di particolari senza però scendere troppo nel tecnico, non tradisce il suo dipanare la trama con la linearità che non lascia spazio a figure retoriche o a colpi di scena imprevedibili, non viene meno al suo modo di descrivere le persone che poco hanno di inventato e che potremmo realmente incontrare nei reparti di volo operativi.

Una macchina volante come lo “Spillone” non può non adornare l’ingresso di un aeroporto militare in qualità di “gate guardian” come pure non può non adornare un museo dell’aria degno di questo nome.

Insomma: Claudio è una certezza e i suoi racconti sono pressoché inconfondibili. Talvolta questo può essere una fortuna, talvolta una iattura. Perché se è vero che la lettura dei suoi testi è piacevole e scorrevolissima, dall’altra non possiamo e non dobbiamo attenderci dei picchi narrativi, dei sussulti nell’intreccio o delle descrizioni approfondite dei personaggi; rare le riflessioni interiori, scarne le descrizioni dei luoghi. La narrazione di Claudio è tutto movimento, aviazione allo stato puro con scenari di volo a gogò con qualche momento di vita a terra. Che poi, in fin dei conti è proprio quella che conducono o che vorrebbero praticare la maggior parte dei piloti nati con le ali addosso.

Certamente, da un autore con all’attivo due romanzi pubblicati (“Il mio cielo” e “Ali di fantasia” di cui vi abbiamo dato conto nella sezione MANUALI DI VOLO del nostro sito) ci attendiamo di più di un semplice esercizio di stile personale. Specie se, a detta del nostro servizio di intelligence, ne ha un terzo in via di elaborazione,

Il vigoroso esubero di spinta del mitico motore General Electric J79 (dotato di postbruciatore) che ha equipaggiato l’F104 sin dalla prima versione, lo ha reso per decenni il velivolo di intercettazione per antonomasia. Capace di decollare e di salire praticamente in verticale, riusciva a raggiungere rapidamente lo scramble e a identificarlo in men che non si dica con grande soddisfazioni dei piloti e del comando della difesa aerea. Ai piloti piaceva molto il colpo nella schiena che, al decollo, confermava l’inizio della corsa di rullaggio e, benchè la piccola ala trapezia fosse molto più adatta all’alta velocità che al combattimento manovrato, lo Starfifghter possedeva anche una certa manovrabilità … o almeno la dimostrava se pilotato dai quei “manicacci” dei cacciatori italiani. In questo scatto del nostro Giorgio Levorato il magnifico colpo d’occhio del cruscotto del 104.

Tornando a questo racconto, il protagonista assoluto è, da un lato, Roberto, un giovane pilota militare italiano di stanza alla base di Grosseto e, dall’altra, lo “Spillone”, nomignolo che fu affettuosamente attribuito al Lockeed F104 Starfighter per via della sua forma di razzo con le ali che ricorda la forma, appunto, di uno spillo.

L’apertura dell’episodio vede Roberto in uno stato di profonda prostrazione a seguito di un incidente mortale che ha visto coinvolto un suo compagno di corso durante la fase di atterraggio di un 104 causato da un’errata gestione della macchina.

La vita di un pilota con le stellette però non conosce pause ed ecco che Roberto verrà messo a dura prova da un volo addestrativo con implicito esame da parte di un pilota veterano dopodiché lo attenderà una vera missione operativa di intercettazione (in gergo: scramble) nel corso della quale egli vivrà un’esperienza indelebile come può esserlo solo l’eiezione dall’abitacolo.

Non vi sveleremo di più se non che, nel racconto, incontreremo un’affascinante ragazza con cui Roberto …

Questo il contenuto in breve del racconto. Qualora ne vogliate sapere di più, ecco come l’autore lo sintetizza:

Roberto è un giovane pilota in addestramento presso il XX Gruppo del 4° Stormo, la celebre base maremmana, fucina dei futuri piloti del leggendario F-104 Starfighter.

         Le giornate sono segnate da intense e continue missioni e una triste mattina Edoardo, suo compagno di studi in Accademia, perde la vita in un tragico incidente durante la fase di atterraggio. Il giovane pilota accusa molto la perdita dell’amico e cerca di distrarsi passeggiando la sera sul lungomare. Molti gli interrogativi ed i dubbi che affollano la sua mente: – Ne varrà la pena? Chi ce lo fa fare? –

Poco dopo la cerimonia funebre incontra la figlia del suo Capo velivolo, conosciuta proprio assieme a Edoardo al circolo della base. Assieme scambiano poche parole confortandosi davanti a una tazza di cioccolata calda e lasciandosi senza alcun appuntamento.

         Le missioni si susseguono fino a giungere a quelle di carattere operativo: le intercettazioni. Un vecchio istruttore lo sfida sprezzante ma Roberto dimostra di avere le doti e le capacità per diventare un ottimo intercettore. Poco prima di essere destinato alla base di Cameri, Roberto accetta l’invito a cena da parte di Lorenzo, il proprio Capo velivolo. Al termine della serata la figlia lo accompagna all’auto e s’intrattengono in una piacevole conversazione che termina con un saluto, un abbraccio e un bacio affettuoso. Tra i due ragazzi nasce un forte sentimento anche se il giovane pilota deve partire per la nuova destinazione.

Tornando al tema che non si tratta di un vero museo dell’aria se non  presente uno “Spillone”, al Museo storico dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle (Roma), ad esempio, è conservato un esemplare assai  particolare. Fu l’unico velivolo F-104G italiano costruito negli Stati Uniti ed il primo ad essere stato consegnato all’Aeronautica Militare nel ’62. Un vero pezzo unico!

         Il nuovo Reparto di assegnazione è un ottimo ambiente, in particolare per la cordialità e l’affiatamento tra i componenti. Il giorno successivo al suo arrivo, Roberto è assegnato a un volo in formazione con il Comandante, il quale si complimenta vivamente per la sua impeccabile esecuzione delle manovre.

         Una sera, durante una missione di scramble simulato per la valutazione dello Stormo in ambito Nato, a causa delle pessime condizioni atmosferiche, lo Spillone di Roberto e quello di un suo collega entrano in collisione. Momenti tragici, durante i quali il protagonista esce indenne dal lancio con il seggiolino eiettabile e cerca disperatamente di conoscere le sorti dell’altro pilota. Dopo il contatto con il suolo, in una risaia, infangato e bagnato raggiunge una casa colonica ove viene accolto dal contadino e da sua moglie, gente semplice che si presta a fornire aiuto allo sventurato e a metterlo in contatto con la propria base. Purtroppo la sorte non è stata benevola con il collega che alcune ore dopo viene trovato sotto i resti del proprio caccia.

Trascorsa una breve convalescenza Roberto riprende l’attività di volo con lo Spillone. Tra loro è nato un particolare rapporto e certamente non lo tradirà più.

 

In definitiva, si tratta di un racconto da leggere ad alta velocità come il titolo che reca e che lascia ben sperare gli ammiratori di Claudio per i suoi racconti futuri, romanzi compresi.


Narrativa / Medio – Lungo Inedito;

Ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;

 

In esclusiva per “Voci di hangar”