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Una Donna con le ali





È un uggioso pomeriggio di fine anni Settanta. Anche oggi, l’immancabile cappa di foschia e di smog che gravitano quasi quotidianamente sulla città di Milano, fa sentire i suoi effetti rendendo l’aria particolarmente pesante.

Sulla pista dell’aeroporto Enrico Forlanini di Linate i decolli e gli atterraggi si susseguono con un ritmo incessante. Anche nella sala operativa vi è un continuo via vai: sono per la maggior parte piloti. Un’aquila, ricamata con un prezioso filo dorato, fa bella mostra di sé al di sopra del taschino sinistro dei loro eleganti abiti blu.

Gli equipaggi sono intenti a pianificare gli imminenti decolli, dando gli ultimi sguardi alle carte di navigazione e alle previsioni meteo.

Tra essi vi è anche una donna minuta, mora, con i capelli a caschetto. Due occhi di ghiaccio, uno sguardo penetrante, rivelano un carattere forte e risoluto. Indossa la divisa con la gonna e su ciascuna manica della sua giacca spiccano quattro galloni dorati: è Fiorenza De Bernardi, la prima donna in Italia a essere nominata pilota di un velivolo commerciale.

Fiorenza è giunta a Milano assieme al Comandante Luciano Nustrini, un tipo smilzo e stempiato. Lui è una persona poliedrica, di grande cultura e dopo essere stato docente universitario, ha dedicato la sua vita al mondo del volo.

I due piloti, che lavorano per la compagnia aerea Avio Ligure, in precedenza, hanno frequentato a Mosca il corso sul velivolo Yakovlev Yak 40EC. L’aereo è un piccolo trireattore, capace di trasportare ventiquattro passeggeri e di operare oltre che su piste brevi, anche su superfici semi-preparate.

Decollati da Firenze, dopo essersi recati a Fiumicino e aver fatto scalo nuovamente a Peretola, sono ripartiti alla volta di Milano. Imbarcati i passeggeri, in serata dovrebbero far rientro nel capoluogo toscano. Lei, con una certa preoccupazione, sta dando un’occhiata alla precaria situazione meteo che persiste da alcune ore sul Centro Italia, in particolare sulla pista dell’aeroporto fiorentino.

‹‹Niente da fare, Luciano, non ci sono le minime di visibilità e senza alcuna radioassistenza sul campo, non possiamo certo rientrare a Firenze. Non potremmo neppure tentare una procedura ILS sulla pista zero-quattro-R del San Giusto. Infatti, anche sull’aeroporto di Pisa non vi sono le condizioni per poterla effettuare. Non ci rimane altro che prenotare un albergo. Domani mattina vedremo il da farsi!›› commenta.

A bordo di un taxi, in breve, raggiungono un albergo del centro. Sistemati i pochi bagagli al seguito, i due si ritrovano nella hall e poco dopo siedono al tavolo del bar per sorseggiare un aperitivo.

‹‹Permettimi una curiosità!›› esordisce Luciano.

‹‹Dimmi pure!›› esclama Fiorenza.

‹‹Ma tu sei romana?››

‹‹Non proprio Luciano, direi che lo sono di adozione. Sono nata a Firenze nel ventotto ma mio padre, anch’egli pilota, a causa dei suoi impegni di lavoro, decise poco dopo di trasferirsi nella capitale. Mia madre Maria Vittoria Falorsi, che in precedenza era stata una crocerossina, come sempre, lo seguì. A Roma ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza, periodi molto felici dei quali conservo piacevoli ricordi!››

‹‹E poi hai seguito le orme di tuo padre!›› esclama Luciano.

‹‹Eh già! Devo confessarti che non avrei mai immaginato di fare questo mestiere poiché avevo altre passioni. Un giorno, per curiosità, andai in volo con papà e rimasi affascinata dal suo mondo tanto che a ventitré anni avevo già conseguito i tre brevetti di volo!››

‹‹Ah, sì lo so… tuo padre è stato senza dubbio un grande pioniere dell’aviazione! L’Aeronautica Militare ha persino intitolato alla sua memoria l’aeroporto di Pratica di Mare!›› afferma Luciano.

‹‹Ne sono orgogliosa! Quanti successi ha avuto! Originario di Venosa, un piccolo comune della Basilicata, si era brevettato nel millenovecentotredici e oltre a essere insignito di varie onorificenze, è stato detentore di numerosi titoli aeronautici. Nel ventisei vinse la Coppa Schneider ad Hampton Roads, nel sud est della Virginia e nel trentuno quella di acrobazia tenutasi a Cleveland. Inoltre, nel quaranta ha collaudato il primo velivolo a reazione italiano: il Campini-Caproni.››

‹‹Che soddisfazioni! È un onore per me essere tuo collega!›› esclama Luciano aggiungendo: ‹‹Fiorenza, lavoriamo nella stessa compagnia ma, a causa dei nostri turni, ci vediamo di rado. Non abbiamo neppure avuto il tempo di approfondire la nostra conoscenza. Non so neppure se sei sposata… scusami, non vorrei essere troppo invadente!››

‹‹Non preoccuparti, non lo sei affatto. Sì, sono stata sposata per alcuni anni con un pilota, un certo Sandro Carocci. Purtroppo, come ben sai, il nostro lavoro ci porta lontani per molte ore o addirittura per giorni e per questo motivo il nostro rapporto si è lentamente deteriorato fino a portarci alla separazione.››

‹‹Mi dispiace Fiorenza… avete avuto figli?››

‹‹No, Luciano, non ne abbiamo avuti… anzi, a dire il vero, non li ho voluti! I figli comportano impegno e responsabilità. Essendo sempre in giro per il mondo, come avrei potuto accudirli? Con tutta sincerità, non avrei mai rinunciato al volo per un figlio! E… tu? So soltanto che sei sposato con Giuliana, se ben ricordo… quanti figli avete?›› gli chiede Fiorenza.

‹‹Ne abbiamo cinque. Li ho avuti da giovane, quando insegnavo all’università di Firenze e già sognavo di fare il pilota! Grazie a lei, che li ha cresciuti, ho potuto svolgere questa attività!››

Trascorse alcune decine di minuti raggiungono il ristorante all’interno della struttura che li ospita. Tra l’andirivieni dei clienti e dei camerieri, siedono al tavolo loro riservato. Davanti a un fumante piatto di risotto allo zafferano, i due si abbandonano ad altre confidenze sulla loro vita privata e professionale.

‹‹Ma… dimmi, Giuliana è contenta di questo lavoro o ne è preoccupata? Che ne pensa del volo?›› gli chiede Fiorenza.

‹‹Agli inizi era un po’ perplessa, poi non mi ha più ostacolato, anzi, si è appassionata al nostro mondo a tal punto che ha conseguito il brevetto e spesso viene in volo con me!››

‹‹In volo con te? E… con quale aereo? Andate a volare all’Aeroclub di Firenze?›› chiede incuriosita Fiorenza.

Nustrini, sorridendo le confessa:

‹‹No, è una lunga storia… non te l’ho mai raccontata. Devi sapere che alcuni anni fa, libero dagli impegni, mi ero recato presso l’aeroporto di Lucca e, parlando con il Comandante Beppe Orsini, mio grande amico che quel giorno si trovava là per caso, appresi che vi era un velivolo Falco F.8L in vendita. Costruito nel giugno del cinquantasei dalla Aviamilano e immatricolato I-ERNA, era il secondo esemplare di produzione. Dapprima era stato acquistato dal trentino Tullio Candioli che, nel settantadue, l’aveva venduto a quell’Aeroclub. Decisi di provarlo ed ebbi modo di apprezzare la sua maneggevolezza compiendovi alcuni looping e qualche tonneau. Già nel luglio del sessantaquattro, avevo collaudato per la Siai Marchetti il velivolo SF-260, altro gioiello dell’ingegner Stelio Frati ma il Falco, suo predecessore, era senza dubbio molto più economico! Ne rimasi affascinato oltre che dalla linea, anche dalle sue prestazioni. Devo ammettere che fu un amore a prima vista. Non ci pensai molto e, su due piedi, decisi di acquistarlo. Adesso è ricoverato in un hangar dell’aeroporto di Peretola. Spesso con Giuliana vi partecipo ad alcune gare. Ma… tu, nel corso della tua attività di volo, non hai mai avuto modo di fare il passaggio sul Falco?››

‹‹No, non ho mai avuto il piacere di ottenere l’abilitazione su quell’aereo. Mi hai fatto incuriosire… mi piacerebbe provarlo!››

‹‹Appena ne avremo l’occasione faremo un po’ di doppio comando… promesso!  Su quali aerei hai volato?››

‹‹Il mio primo amore è stato un FL3, poi ho conseguito l’abilitazione su vari monomotori quali l’FL53, 54, 55, il Rondone F7 e l’Auster 5.

‹‹Hai partecipato anche tu a competizioni aeree?›› le chiede incuriosito Luciano.

‹‹Certamente!›› esclama Fiorenza aggiungendo: ‹‹le esperienze più belle le ho fatte con l’amica Graziella Sartori, in seguito diventata anche lei pilota commerciale e assunta dalla Ignis. Devi sapere che Graziella aveva acquistato, in comproprietà con il giornalista Enrico Meille, un Macchi 308 immatricolato I-TALY, avendo così diritto a effettuarvi annualmente un certo numero di ore di volo. Lei bionda, io mora, abbiamo stupito molti appassionati, vincendo numerose gare aeree e battendo gli altri equipaggi, per la maggior parte maschili!››

‹‹Complimenti! Ma quale sesso debole! Vi siete fatte onore, dimostrando che anche le donne non sono da meno degli uomini!›› commenta Luciano.

‹‹Altroché! Eravamo delle avventuriere. Pensa che avevamo ciascuna poco più di trecento ore di volo all’attivo quando, con quell’aereo, abbiamo raggiunto il Portogallo impiegando ben ventuno giorni in condizioni meteo spesso avverse! Avevamo persino tolto il terzo sedile per ricavare lo spazio ove sistemare i nostri bagagli e un serbatoio supplementare di quaranta litri. Così facendo, potevamo avere ben sei ore di autonomia, volando a circa centocinquanta chilometri orari. Atterrate a Cascais, nei pressi di Lisbona, ebbi persino modo di portare i saluti di mio padre al Generale Graziani che era stato suo istruttore e tramite lui, fummo invitate a pranzo da Re Umberto II di Savoia che era là in esilio. Ho fatto coppia in alcune gare anche con la cara amica Maria Teresa Cassini. Lei aveva una grande esperienza essendosi brevettata nel trentacinque, a soli diciannove anni. Partecipavamo alle competizioni con un FL3 di proprietà dell’imprenditore Carlo Francesco Lombardi che all’epoca li produceva nella sua azienda.››

‹‹Ah… sì, era stato un asso dell’aviazione, si faceva chiamare Francis e se ben ricordo, aveva fondato l’Avia Lombardi a Vercelli! Ho volato anch’io a bordo di un FL3. Con il suo motore di sessanta cavalli non aveva grandi prestazioni ma era molto docile e affidabile, tanto che gli istruttori erano soliti chiamarlo con l’appellativo di “Padre di famiglia!”›› asserisce Luciano.

‹‹Proprio così!›› esclama Fiorenza e aggiunge: ‹‹in seguito sono stata la prima donna a conseguire l’abilitazione al volo in montagna a bordo di un Piper PA-18, volando spesso con il pluridecorato Comandante Martino Aichner! Se non erro… hai fatto anche tu quel corso, vero?››

‹‹Altroché! È molto impegnativo e poi… atterrare in salita con i pattini sulle nevi dei ghiacciai è emozionante!›› ribatte Luciano.

Fiorenza, con enfasi, riprende a narrare: ‹‹Ricordo che un giorno, con il Comandante Erich Abram siamo rimasti bloccati sull’Adamello a causa delle nuvole che ci avevano improvvisamente precluso la visibilità e abbiamo trascorso la notte a meno venti gradi. Per ripararci abbiamo costruito un igloo con la neve e vi abbiamo dormito dentro, ognuno con il nostro sacco a pelo. Anche quella è stata una bella esperienza! Bimotori a parte, ho volato anche a bordo del Macchi 416 e dello Stinson L5 che un tempo venivano utilizzati quali addestratori militari e poi furono ceduti agli Aeroclub, ma il Falco proprio mi manca! Accidenti… non me ne avevi mai parlato!››

Giunti quasi al termine della cena, mentre nella sala sono rimasti pochi avventori, viene servito loro un caffè. Luciano sembra distratto, assorto nei suoi pensieri e, aggiunto un cucchiaino di zucchero, continua a girare la sua bevanda nella tazzina.

‹‹Come mai sei così pensieroso? Hai perso il tuo buonumore?›› gli chiede Fiorenza.

Lui, osservandola per qualche istante con il volto corrucciato, le esprime la sua preoccupazione riguardo il loro lavoro:

‹‹Chissà quanto tempo voleremo ancora per questa compagnia?››

‹‹Perché?›› chiede stupita Fiorenza, appoggiando la tazzina sul tavolo. Poi prosegue: ‹‹Luciano, anche se abbiamo in linea solo il velivolo I-JAKI, spero di poter volare ancora per molto. Certo, se avessimo avuto anche il gemello I-JAKE, come ai vecchi tempi, sarebbe stato meglio. Ricordi i nostri timori quando il ventotto maggio del settantasette apprendemmo del suo incidente sull’aeroporto di Genova? L’aereo non è stato più rimesso in linea di volo ma noi, fortunatamente, abbiamo continuato a volare e andremo avanti anche con un solo velivolo! Stai tranquillo!››

‹‹Certo che mi ricordo! L’I-JAKE arrivò “lungo” in atterraggio al Cristoforo Colombo. Fortunatamente non vi furono feriti. Come potrei dimenticare? Sono molto preoccupato poiché i nostri vertici stanno acquisendo un velivolo turboelica Fokker 27 ma le finanze della nostra società, secondo alcune indiscrezioni ricevute, purtroppo, non godono di ottima salute!›› le risponde Nustrini aggiungendo: ‹‹Ti faccio una confidenza: avrei intenzione di mollare tutto e di trasferirmi con Giuliana e i ragazzi ad Auckland, in Nuova Zelanda!››

‹‹In Nuova Zelanda? Ma dai, stai scherzando?›› chiede sorpresa Fiorenza.

‹‹No, non sto scherzando affatto! Ho avuto modo di visitare quei luoghi e ne sono rimasto affascinato. Il clima è meraviglioso, con estati piacevolmente calde e inverni miti! Un vero paradiso di quiete! Hai mai avuto modo di andare là?›› le chiede Luciano.

‹‹Certo che sì! Ci sono stata da quelle parti. Nel settantuno ero appena giunta in Aertirrena quando dalla Russia, l’ingegner Yakovlev chiese alla compagnia di fare un volo dimostrativo con lo Yak 40 in Estremo Oriente per poi raggiungere l’Australia. Non mi persi quell’occasione e pianificai la missione assieme al Comandante Sergio Sette! Sono giunta a Canberra con l’I-JAKA, dopo un numero imprecisato di tappe! Sai, il “bambino” beve molto combustibile Jet A-1 e non ha molta autonomia. Tra andata e ritorno impiegammo quarantacinque giorni totalizzando centosedici ore di volo! Quante avventure ho avuto con quell’aereo! Un giorno, con lo stesso Yak, sono atterrata persino sulla piccola striscia in erba di soli ottocento metri dell’aeroporto di Mantova – Migliaretto. Peccato che poi il Kilo Alfa, al quale ero molto affezionata, fu venduto alla compagnia russa Aeroflot! Acqua passata! Ma tornando a noi… tu non finisci mai di sorprendermi! Vorresti veramente appendere la cloche al chiodo? Non ci credo!›› ribatte Fiorenza meravigliata.

‹‹Sì, magari continuerò a volare con il mio Falco!›› asserisce Luciano ed esternando il suo stato d’animo: ‹‹non vorrei avere qualche altra delusione!››

‹‹Delusione? Perché? Che cosa ti è accaduto?›› chiede stupita Fiorenza.

 ‹‹Dal mondo del volo ho avuto molte gratificazioni, ma anche forti amarezze, come a esempio il progetto che stilai per il nuovo aeroporto di Peretola. Firenze, come ben sai è una città d’arte, visitata ogni anno da milioni di turisti che per raggiungerla, oltre a usare l’auto, devono prendere il treno o devono atterrare all’aeroporto San Giusto di Pisa. Ma dico… ti rendi conto? Da Pisa a Firenze con i mezzi pubblici! È proprio inammissibile! Pensa che fin dagli anni cinquanta, quando ero architetto all’università, ho cercato una soluzione a questo problema che per me è d’importanza vitale, soprattutto per salvaguardare l’economia fiorentina.›› le risponde Luciano.

Fiorenza, con il suo intercalare romanesco, lo interrompe:

‹‹A Lucià, si va bè ma la pista de Peretola che adesso è de mille metri, nun se può allungà più de tanto… da na parte ce sta l’autostrada e da n’altra ce sta er monte Morello!››

‹‹Esattamente Fiorenza, è quello che ho sempre cercato di spiegare a quanti avrebbero voluto allungare l’attuale pista, ma di quanti metri? Non credo molti, a causa dei limiti orografici! Proprio per questo motivo, assieme agli ingegneri Ciulli e Mazzanti, avevo messo a punto il progetto per una nuova pista della lunghezza di duemilaquattrocento metri le cui testate avevano l’orientamento uno-due e tre-zero. In pratica si discostava di soli pochi gradi dalla vicina autostrada A11, praticamente era quasi parallela. Di certo i velivoli commerciali non avrebbero avuto alcun problema. Avevo persino svolto un’accurata analisi sull’orientamento dei venti, sull’impatto ambientale e uno studio sul cono di rumore, al fine di evitare il centro storico della città. Inoltre, il nuovo aeroporto sarebbe stato provvisto di un radiofaro VOR, di un NDB e di un ILS di CAT II o meglio ancora di CAT III, assicurando la piena operatività anche in condizioni meteo marginali. Non ci saremmo trovati tagliati fuori come stasera! Quanto tempo vi ho dedicato! Purtroppo, la macchina infernale della burocrazia, fatta di inutili lungaggini e soprattutto il lassismo dei politici, hanno reso vano tutto l’impegno profuso! Che delusione!››

Fiorenza lo sta ascoltando rammaricata e, comprendendo perfettamente lo stato d’animo del collega, gli rivela le sue esperienze.

‹‹Dai Luciano, non te la prendere! Tutti noi abbiamo attraversato momenti non proprio felici! Sapessi quante delusioni ho provato anch’io, soprattutto per la mia condizione di donna! Quando conseguii il brevetto di terzo grado, non c’era alcuna possibilità di lavoro quale pilota commerciale. Tutti erano prevenuti, specialmente i vertici delle compagnie aeree: “Una donna pilota di linea?” si chiedevano dubbiosi. Fortunatamente il Generale Garetto, che all’epoca era a capo di Civilavia, si interessò per farmi entrare in linea con l’Aeralpi. Rivolto al capo pilota, gli chiese di accertare scrupolosamente le mie capacità e non lo delusi. Accettai con entusiasmo quel lavoro, ma gli stessi colleghi mi trattavano con indifferenza e mi evitavano. Stufa di quei comportamenti così ostili verso una donna, un giorno sbottai: “Che vi vada o no io sono qui e non me ne vado!” Da allora compresero con chi avevano a che fare. Inoltre, di proposito, chiesi al sarto della compagnia di confezionarmi la divisa con la gonna perché si vedesse che c’era una donna tra i piloti. Solo grazie alla mia tempra e alla mia faccia tosta riuscii a vincere la loro diffidenza! La compagnia effettuava alcune rotte interne per conto dell’Alitalia. Operavamo con il biturbina DHC 6 Twin Otter nel collegamento di Cortina d’Ampezzo con Bolzano, Milano e Venezia. Che soddisfazione! Ero la prima donna a trasportare passeggeri per la nostra compagnia di bandiera! Mi sembrava veramente di toccare il cielo con un dito! Ai vertici della società c’erano il conte Cesare d’Acquarone, Giovanni Ferrari e Umberto Klinger. Dopo l’uccisione del conte, avvenuta ad Acapulco in circostanze oscure, la compagnia fu costretta a chiudere e tutti i piloti furono assunti dall’Alitalia, tranne la sottoscritta, e sai perché? Ero un pilota di sesso femminile!››

‹‹Accidenti! È proprio inammissibile!›› esclama sorpreso Luciano.

‹‹Sì, un vero e proprio affronto! Uno sciocco pregiudizio verso le donne! Credo sia stato un comportamento assolutamente scorretto, anzi lo reputo ancora oggi un’assurda discriminazione. Ero furiosa e manifestai il mio dissenso in tutte le sedi, ma non ci fu nulla da fare! Non per questo gettai la spugna e fortunatamente approdai in Aertirrena! Dopo la sua chiusura, ho continuato a volare con l’Avio Ligure che aveva acquisito gli Yak. Vedi che ognuno di noi ha attraversato periodi bui? L’importante è non mollare mai! Fortunatamente i tempi stanno cambiando e già ci sono altre colleghe anche in Italia!››

La loro conversazione si è protratta a lungo e dopo lo scambio di qualche battuta scherzosa, Fiorenza, dando un colpetto amichevole sulla spalla di Luciano, esclama:

‹‹Andiamo a riposare… ne abbiamo bisogno. Domani saremo di nuovo operativi!››

Si salutano dandosi appuntamento di buonora nella hall dell’albergo. Fiorenza ha raggiunto la sua stanza. La stanchezza per la lunga giornata si fa sentire e in breve lei si addormenta.

Nel sonno profondo, alla sua mente riaffiorano molti ricordi di gioventù ed ha la percezione della presenza di una persona che le è vicina: è suo padre, quella figura che ha rappresentato molto nella sua vita. Nel silenzio avverte un sospiro e la sua voce che le sussurra:

‹‹Cara Fiorenza, anche se sono quassù vivo al tuo fianco, ti ho vista crescere e diventare donna, animo i tuoi sorrisi e mi bagno delle tue lacrime. Stai volando in alto anche tu, vienimi a cercare tra le nuvole. Non so se mi scorgerai perché gli angeli sono invisibili, ma ci sarò anche se tu non mi vedrai!››

‹‹Babbo, ti penso sempre! Ricordi quante aspirazioni avevo da bambina?››

‹‹Certo che mi ricordo! Eri una ragazza vivace, sempre alla ricerca di nuove esperienze! Amavi la montagna a tal punto che dopo il corso di roccia fatto sul monte Morra, a nord est di Guidonia, andasti a esplorare anche le alte vette del Nord! Io e tua madre non ti ostacolammo, comprendendo la tua passione. Prima che scoccasse in te la scintilla del volo, compiuti i diciotto anni, volevi addirittura aprire una baita in alta quota per poi vendere polenta e panini con salsiccia!››

Fiorenza vorrebbe abbracciarlo e sorridendo commenta:

‹‹Sì, è vero, poi mi guidasti nel tuo mondo, quel mondo che hai amato e che mi ha coinvolta, dandomi grandi soddisfazioni. Forse la passione per il volo me l’hai trasmessa con il tuo DNA. Non dimenticherò mai quando volavamo assieme. A volte tu, con una mano, mi nascondevi la vista dell’anemometro o dell’altimetro, altre del variometro per vedere se riuscivo a condurre l’aereo anche senza l’ausilio degli strumenti.››

‹‹Sì, era un ottimo esercizio per aver sempre il controllo dell’aereo e tu eri bravissima! Avevi una particolare predisposizione per il pilotaggio!›› asserisce il padre.

‹‹E… quel ventuno luglio del cinquantuno quando ti mentii? Quella calda mattina ti avevo assicurato che sarei andata in volo con il tuo amico, il Comandante Morici, del quale ti fidavi ciecamente e, invece, mi infilai dentro il piccolo FL3 con il quale avevo acquisito oramai una certa dimestichezza. Misi in moto e me ne andai in volo per la prima volta da sola, su Roma. L’avevo combinata proprio grossa, vero?››

‹‹Eh sì… come potrei dimenticare! Me la facesti sotto il naso!››

‹‹Comunque mi perdonasti! Forse avrei meritato qualche bella lavata di testa, ma non ho mai dimenticato l’emozione di quei momenti e tutto questo, grazie a te! E poi… ricordo ancora quel giorno che a bordo di un Macchi 308, mentre eravamo in volo sulla capitale e stavamo lanciando dei manifestini, improvvisamente il motore iniziò a tossire per poi “piantare.” Eravamo a bassa quota nei pressi del Gianicolo e inutili furono i frenetici tentativi di riavviarlo. Solo grazie alla tua perizia, lo facesti stallare sulle chiome di alcuni alberi che attutirono la caduta. Finimmo dentro il parco di Villa Abamelek, sede dell’ambasciata russa, tra lo stupore dei diplomatici. L’aereo andò distrutto e noi fummo scaraventati fuori dall’abitacolo. Fortunatamente ci ritrovammo sul prato senza alcun graffio. Quanti ricordi!››

Fiorenza ha l’impressione che suo padre sia ancora lì, presente e annuisca sorridendo per la sua narrazione. Si sofferma qualche attimo e prosegue:

‹‹E … quando con l’ingegnere Leandro Cerini brevettasti il “correttore di rotta” come lo chiamavi tu? Un congegno che automaticamente correggeva ogni piccola deviazione dell’aeroplano! Grazie a te e al tuo amico oggi voliamo tutti con l’autopilota. Eri sempre alla scoperta di cose nuove che avrebbero certamente rivoluzionato il mondo dell’aviazione! Purtroppo, con grande dolore, ricordo anche quel triste otto aprile del cinquantanove! Avevo trentuno anni. Quella mattina, dopo aver bevuto un caffè, ci salutasti sorridendo. Lasciasti la nostra casa, in via Panama ottantasei, indossando un impermeabile bianco. Eri felice poiché stavi andando all’aeroporto dell’Urbe dove era prevista la presentazione della tua creatura: un piccolo aereo ad ala bassa, ideato sia nella versione monoposto sia in quella biposto, che avevi chiamato Aeroscooter. L’avevi progettato minuziosamente e già era molto apprezzato sia in Italia sia all’estero, ricevendo molti ordini. Purtroppo non avevi la disponibilità economica per poterne iniziare la produzione di serie!››

‹‹Sì, avevo forti difficoltà finanziarie. Con lo stipendio da pilota come avrei potuto affrontare una simile spesa! Il mio volo dimostrativo sarebbe servito a smuovere l’interesse di qualche imprenditore che si facesse carico dell’impresa!›› ribatte il padre.

Fiorenza, con le lacrime agli occhi, continua a parlargli:

‹‹Stavi entusiasmando i presenti con le tue acrobazie quando accadde l’imprevisto. Il tuo cuore grande e generoso aveva subito un infarto. La tua tempra, la tua forza di volontà evitarono una strage e portasti l’aereo a terra con un atterraggio perfetto. L’aereo rimase fermo sulla pista, con il motore in moto ma tu non scendevi per salutare la folla festosa che era in attesa di esprimerti il suo affetto e stringerti la mano. Trascorso qualche attimo i meccanici, intuendo che c’era qualcosa di strano, corsero verso il velivolo e ti estrassero dalla carlinga. Purtroppo avevi già perso i sensi. A nulla valse la corsa a sirene spiegate a bordo della camionetta dei Vigili del Fuoco verso l’ospedale San Giacomo. Tu eri già salito in cielo! Caro babbo, quanto piansi!››

‹‹Non temere! Sono felice che tu abbia realizzato l’ambito sogno di affermarti nell’aviazione commerciale e continui a volare. Ti sarò sempre vicino!›› le risponde.

Fiorenza si sveglia di soprassalto, è sudata, ha la bocca secca e per un attimo crede che realmente suo padre sia ancora vicino a lei. Accende la luce, ma nella stanza non c’è nessuno. Si ricopre con le lenzuola che nel frattempo sono cadute a terra e cerca di riposare di nuovo ma non ci riesce.

Il turbinio di emozioni generato da quel sogno, il loro dialogo l’hanno colpita profondamente. Attende pressoché insonne l’alba.

La fitta, impalpabile nebbia che ha gravato per tutta la notte sull’aeroporto di Milano Linate, lentamente si sta dissolvendo facendo filtrare i primi timidi raggi di sole che, con i loro giochi di luce, stanno impreziosendo di riflessi argentei le minutissime gocce della rugiada notturna.

Anche la natura attorno ai raccordi e alla pista dell’aeroporto si è risvegliata con i suoi tipici ritmi e suoni. L’incessante cinguettio degli uccelli che spiccano i primi voli della giornata, viene improvvisamente interrotto dal sibilo dei velivoli che stanno iniziando a decollare.

Fiorenza e Luciano, dopo una lauta colazione, hanno raggiunto di nuovo la sala operativa dell’aeroporto. Dato un rapido sguardo alle procedure SID per l’uscita in volo IFR da Linate e ai bollettini meteo, lei commenta: ‹‹Ieri sera Peretola era chiuso per nebbia ma oggi, fortunatamente, sul campo c’è tempesta di sereno!››

I due, con al seguito l’immancabile trolley da viaggio e le borse stracolme di carte di navigazione, si incamminano all’interno dell’aerostazione per poi raggiungere il piccolo Yak parcheggiato dal giorno precedente sul piazzale di volo. A bordo è già ad attenderli l’assistente di volo.

Durante il tragitto gli sguardi incuriositi dei presenti sono rivolti verso quel pilota che indossa la divisa blu con la gonna. Volti meravigliati, altri addirittura intimoriti al pensiero d’incappare in quel Comandante sul loro volo. Qualcuno borbotta lasciandosi andare a qualche esternazione:

‹‹Acc… non salirei mai su un aereo con una donna ai comandi!››

Non sanno che dietro quella figura minuta e all’apparenza fragile vi è un pilota di notevole esperienza.

Fiorenza li nota ma è oramai abituata a quelle espressioni e prosegue con indifferenza. Il suo collega lo è un po’ meno e, forse preso da un po’ d’imbarazzo, si lascia andare ad alcune considerazioni:

‹‹Fiorenza, hai visto come ti guardano? Sembra che abbiano visto un extraterrestre!››

‹‹Luciano, guarda avanti e non ti curar di loro, oramai sono abituata!›› ribatte.

Lasciato il gradevole tepore dell’aerostazione, la fredda aria che vi è all’esterno li costringe ad alzare il bavero del soprabito. Fiorenza ha qualche brivido di freddo, ma i suoi occhi sono intenti a guardare quel piccolo trireattore, divenuto oramai per lei una seconda casa.

Raggiunta la cabina e controllata la lista d’imbarco, i due fanno un rapido calcolo sul loro peso massimo al decollo.

Il sibilo delle tre turbine Ivchenko echeggia nell’aria: è l’inizio di una giornata come tante altre per Fiorenza e il suo amico Yak.


Nota dell’autore

Purtroppo, le carenze logistiche quali la difficoltà di approvvigionamento del combustibile Jet A-1, la precarietà del servizio antincendio e la mancanza di radioassistenze sulla base toscana causarono, negli anni ottanta, la chiusura della società Avio Ligure.

Proprio in quel periodo Luciano Nustrini, soprannominato “l’architetto dei cieli,” si trasferì definitivamente con la famiglia in Nuova Zelanda portando al seguito anche il suo Falco. Ad Auckland continuò la sua attività di docente universitario.

Nel novantanove, un crudele destino lo attendeva. Dopo aver eseguito alcuni passaggi a bassa quota per salutare l’amico Giovanni Soldini, noto navigatore, impegnato in una regata della Coppa America, Luciano e la moglie Giuliana, si inabissarono in mare con il loro aereo. Per loro non vi fu alcuna speranza di salvezza.

Grazie all’interessamento dell’allora amministratore delegato Maurizio Maspes, Fiorenza riuscì ad ottenere l’abilitazione sul quadrigetto DC-8 presso il centro di addestramento dell’Alitalia. Il muro insormontabile per una donna di sedere ai comandi di un aereo della nostra compagnia di bandiera, era stato finalmente infranto.

Nell’ottantacinque, un brutto incidente d’auto la costrinse a una lunga convalescenza e ad abbandonare definitivamente il pilotaggio ma rimase sempre attiva nel mondo del volo fondando, dapprima, con l’amica Graziella Sartori l’Associazione delle Donne Pilota divenuta, in seguito, Associazione delle Donne dell’Aria.

Contrariamente a quanto possiamo pensare, le donne, pur essendo precluse per molti anni dal mondo dell’aviazione, considerato esclusivo degli uomini, si sono sempre messe in evidenza nel campo aeronautico e Fiorenza ne è stata un esempio.



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

## proprietà letteraria riservata ##

+++ Racconto di Claudio Di Blasio dedicato alla Com.te Fiorenza De Bernardi +++



Claudio di Blasio


NOTA: in copertina un ritratto della Com.te Fiorenza De Bernardi a bordo del suo Yak

Presentazione di “Ancora una volta Pete”



Mi risulta difficile reperire nel vocabolario della lingua italiana un termine che possa attribuire una connotazione sintetica a questo evento letterario. In mancanza di meglio, l’aggettivo che mi risuona più consono è “originale”.

La locandina che pubblicizzava l’originale evento organizzato dall’autore che ha preferito un faticosissimo modello “one man show” rispetto a un convenzionale colloquio con un relatore/relatrice. Congratulazioni e lode all’audacia!

Con malcelata curiosità, mi sono messa in viaggio per raggiungere un ambiente che mai in vita mia avevo esplorato: un osservatorio astronomico.

Al mio arrivo a destinazione, sono stata accolta dal Comandante Pilota Alvaro Cottini, Vicepresidente di Associazione Arma Aeronautica presso il IV Stormo Aeroplani da Caccia di Grosseto, un Sodalizio del quale ho l’onore di far parte. Ho ben presto individuato altri colleghi, attirati come me dalla locandina che annunciava l’evento fatta circolare nella chat di gruppo. L’osservatorio astronomico mi è subito apparso come un luogo magico, un laboratorio di alchimia dell’Universo.

Pochi istanti dopo l’orario di inizio prestabilito, nella sala dedicata alla presentazione è andata in scena la magia del cinema. Uno dopo l’altro, sono apparsi sullo schermo due filmati, protagonista dei quali è stato il volo a vela. Le due proiezioni sono state inframmezzate da un discorso di autopresentazione tenuto da Alan Steve Russell in tenuta di volo.

Un fermo immagine dello splendido video proiettato nel corso della piacevolissima serata che ha visto numerose presenze interessate ai volumi di Alan Steve Russell. E non solo, perchè il luogo assolutamente singolare, ha attirato la curiosità di coloro che, appassionati/e di cielo, hanno poi avuto l’opportunità di sbirciare anche un po’ più in là dell’atmosfera: la Luna, Saturno e pianeti limitrofi.

Trascorsi così i primi quarantacinque minuti, le luci in sala si sono accese per illuminare l’autore, il quale ha scelto di presentare da sé la sua più recente fatica letteraria, “Ancora una volta Pete”, nonché i due volumi da lui già pubblicati: il romanzo “Un volo per l’eternità” (2021), del quale l’oggetto della presentazione è il sequel, preceduto dall’autobiografia “Il mio volo in aliante” recensito anche dal nostro hangar (2019).

Presentare il proprio libro senza dialogare con un relatore richiede un notevole impegno e un lavoro di preparazione accurato. In tanti anni di esperienza sul campo, mi sono imbattuta in altri scrittori, in particolare aviatori o ex aviatori, che hanno fatto questa scelta, supportando il monologo con la proiezione di diapositive o immagini caricate in sequenza prestabilita su computer.

Confesso che sono rimasta stupita nel momento in cui Alan Steve Russell ha iniziato a raccontare i contenuti della sua opera letteraria mediante la lettura di un testo preconfezionato; dalla prefazione ai ringraziamenti, l’autore ha dato voce a quanto lui stesso ha preventivamente messo nero su bianco per l’occasione, compresa una serie di domande da rivolgere al pubblico. È stata un’esperienza. C’è sempre una prima volta per tutto nella vita; in verità, mi auguro che una simile prima volta sia anche l’ultima.

La lettura del monologo di Alan Steve Russell è stata intercalata da quella di alcuni brani del romanzo in presentazione, nonché di alcuni spezzoni tratti dal suo progenitore.

Non contento di aver ammaliato tutte le gentildonne presenti, il losco figuro che si cela dietro l’alias Alan Steve Russell, ha tentato di veleggiare attorno alla nostra redattrice Angelarosa Weiler nel tentativo disperato di guadagnare quota (ai suoi occhi). Questo scatto testimonia la virata stretta che lo scrittore/pilota di aliante ha accennato per centrare il cuore della termica Angelarosa tuttavia, non ci è dato sapere se la manovra ha poi avuto buon esito: sarà sufficiente leggere il breve redazionale che ella ci ha inviato in tutta segretezza e che, è stato più forte di noi, state leggendo, per l’appunto.

L’evento letterario si è concluso con la stessa originalità con il quale ha avuto inizio.

Esaurita la serie di domande da parte degli astanti, alle quali Alan Steve Russell ha dato risposta dimostrando un’assoluta padronanza tecnica in materia di volo a vela, ha avuto inizio il rituale del firmacopie ed è stato offerto un rinfresco.

Sino a qui, niente di particolare. La vera sorpresa attendeva i partecipanti all’esterno della sala dedicata alla presentazione. Sono stati messi a disposizione del pubblico, sotto la sorveglianza del personale dell’osservatorio astronomico, due telescopi. Il primo era rivolto in direzione della Luna, la cosiddetta “Luna Blu d’Inverno”, molto ben delineata nei minimi dettagli. Il secondo strumento ottico era puntato verso il pianeta Saturno; in questo caso, l’osservazione è stata ben diversa, data la distanza del corpo celeste dalla Terra. È stato possibile individuare solo una minuscola masserella luminosa circondata da un anello. Molto ben più visibile il piccolo pianeta Mercurio, il più vicino al globo terrestre al di là del nostro satellite.

L’occasione era fin troppo ghiotta … e infatti l’autore ha calato il tris dei suoi romanzi a un’incredula redattrice del nostro hangar che era giunta casualmente in osservatorio per osservare gli anelli di Saturno e invece si è trovata davanti un bel pezzo di pilota. Ah, che si sappia: Saturno non ha più anelli bensì orecchini!

Si è così conclusa, in modo davvero “stellare”, una serata letteraria decisamente fuori dal comune. Ho acquistato i tre volumi prodotti dall’autore e li ho riposti in compagnia degli altri undici che attendono di essere recensiti, previa lettura da parte della sottoscritta. Un lavorone? Sì, è vero! Ognuno ha il volontariato che si merita: da quando sono stata messa con i piedi per terra, inseguo i voli degli altri con il naso all’insù, oppure con gli occhi all’ingiù, alla rincorsa di parole impregnate di emozioni celesti.

Un grande autore, Lord Byron, ha scritto:

“Non c’è istinto pari a quello del cuore”.

Il cuore mi dice che l’importante è andar per aria e le sensazioni descritte da chi ha la possibilità di farlo sono di grande conforto per rammentare l’esperienza più coinvolgente della vita: il volo.



Recensione di Angelarosa Weiler

Foto e didascalie della Redazione di VOCI DI HANGAR

Il mondo alla rovescia

titolo: Il mondo alla rovescia – Storia di un pilota acrobatico e del suo aereo

autore: Andrea Pesenato con Eleonora Negri

editore: Mursia  

pagine: 178

anno di pubblicazione: 2025

ISBN: 978-88-425-6720-2  




Dubito che l’autore se ne rammenti, ma ho avuto il privilegio di fare la sua conoscenza in occasione della finale del campionato italiano di acrobazia aerea a motore presso l’Aeroclub “Carlo del Prete”, a Capannori, nelle vicinanze della città di Lucca. Erano i primi giorni di settembre del 2023, il cielo era quasi del tutto sereno e stare col naso all’insù all’ombra degli hangar è stato piacevole. Piacevole e spettacolare.

La IV di copertina del volume a firma di Andrea Pesenato che, nella sua stesura, ha goduto della preziosa collaborazione di Eleonora Negri, compagna nella vita e nella passione del pluricampione acrobatico. Nel breve paragrafo di ringraziamenti l’autore così la cita: “Chiedo scusa a Eleonora che ha preso la decisione di dedicarmi il proprio tempo scegliendo di accompagnare la sua vita alla mia e facendo di un aeroporto una casa”. Poichè ci intriga molto conoscere il profilo delle grandi donne che vivono accanto ai grandi piloti, abbiamo apprezzato oltremodo le brevi note biografiche riservate alla co-autrice.

Bando ai ricordi, naso all’ingiù, occhiali da vista infilati e pronti. Sono qui per raccontarvi un’autobiografia per tre: un pilota, un aereo, una curatrice allografa nonché compagna di vita. Oppure, se preferite, un uomo, il suo bambino interiore, una collezione di sogni trasformati in realtà. Centosettanta pagine di lettura liberatoria nelle quali Andrea Pesenato non celebra affatto la propria eccezionalità; preferisce confidarsi con la lettrice o il lettore e conquistarne la simpatia e l’amicizia. L’ammirazione per il personaggio va da sé. Ascoltando la voce dell’uomo, si ha l’impressione di averlo conosciuto da sempre, di individuarlo nella cerchia di persone che si incontrano ogni giorno e, chissà, persino di avere qualcosa in comune con lui nel profondo dell’Anima.

L’autore e il suo Cap 231 in un passaggio a coltello. Davvero apprezzabile il paragrafo abbastanza tecnico intitolato: “La coppia: un aereo, un pilota” in cui l’autore elenca i dati tecnici salienti della sua splendida macchina volante che, udite udite, è stato costruita interamente in legno, in Francia nel 1994. La vera anima pulsante è invece costituita da un motore raffreddato ad aria a cilindri contrapposti dell’azienda statunitense Textron Lycoming appartenente alla fortunata serie di motori della famiglia 540 (la stessa che equipaggia il Siai SF 260 e lo Stinson L5 Sentinel utilizzato per il traino alianti) ed eroga la bellezza di 300 hp (foto proveniente da www.flickr.com).

“La pazienza si perde, si porta, si invoca… La pazienza appartiene a pochi, ma è richiesta ai più. La pazienza è associata ai deboli, ma è del predatore, del guerriero, di chi sta al comando. La pazienza s’accompagna alla fermezza e all’attesa. L’attesa di poter tornare a volare, a essere liberi, a stare bene, a essere finalmente se stessi”.

Trasformare i propri punti di debolezza in punti di forza e imparare dai propri errori per migliorare se stessi non è cosa da tutti, così come non tutti sono capaci di agguantare un rifiuto e rivoltarlo sino a farne lo stimolo per una ripartenza, a dispetto di condizioni che sembrano voler negare la possibilità di riaccendere il motore

Ed ecco ancora uno splendido scatto semifrontale del magnifico CAP 231 di Andrea Pesenato. Inutile sottolineare il rapporto viscerale che si è instaurato tra il pilota e il suo aeroplano … ci riesce benissimo l’autore in questi pochi passi, esempio di grande sincerità e passione: “Prima di chiudere l’hangar, faccio una coccola al mio compagno di viaggio, lo guardo, gli parlo. Esso è colui che mi permette di assaporare la vera passione. Oni volta che lo scorrere della vita me lo concede io sono con lui. Ogni volta che ho bisogno di sentirmi me stesso so di avere un amico che è lì per me, disponibile ad accompagnarmi fino alle nuvole, per permettermi di raggiungere il mio equilibrio” Con buona pace di Eleonora, la compagna d vita di Andrea, aggiungiamo noi (foto proveniente da www.flickr.com)

“Quando ho iniziato con l’acrobazia, mi hanno detto che non era per me”.

Si dice che la fortuna aiuta gli audaci: orbene, in questo caso la dea bendata ha voluto dare una mano all’autore al fine di premiare la sua tenacia e la sua risolutezza.

“Nella vita tutto è sfida. È quel senso di bisogno persistente che ti porta a combattere per emergere, per dire ci sono anch’io. Ricercare costantemente la perfezione è un atto meritevole di lode. La perfezione è quel senso di completezza cui aneliamo tutta la vita”.

Poiché detesto lo spoiler, eviterò con cura di elencare prodezze e fattezze che potrete scoprire da voi andando a leggere quest’opera letteraria. Quello che mi sento di anticipare, poiché mi ha colpita in modo speciale, è che ognuno dei capitoli messi in fila da Andrea Pesenato rimanda senza possibilità di fuga a uno degli archetipi che Carl Gustav Jung ha voluto applicare alla psicologia umana. Questo per farvi capire che la lettura mi ha portata ben più in alto della “semplice” cronaca della carriera del tutto particolare di Andrea Pesenato. Una carriera dalle molte ali.

Come in ogni aeroplano che si rispetti, anche sul CAP di Andrea Pesenato non poteva mancare a bordo il sistema di emissione della scia fumogena. Lo scopo è quello di sottolineare le mirabolanti traiettorie che il velivolo esegue in aria e che, complice il cielo spesso privo di nuvole e una nitidizza accecante, sarebbero diffcilmente visualizzabili. Come spiega l’autore: “i fumi bianchi scandiscono il ritmo del volo e rendono più facile seguire le evoluzioni dell’aereo oltre che garantire un effetto scenico molto apprezzato”. La scia è ottenuta a mezzo di un sistema che spruzza olio di vasellina suoi condotti di scarico del motore: l’alta temperatura fa si chè l’olio si nebulizzi e bruci all’istante … tutto il resto è solo una grande magia! (foto proveniente da www.flickr.com)

“Io so che voglio volare”.

Dietro la parola “voglio” si colloca un consumo di energia che non conosce risparmio alcuno. Il cielo, lo sappiamo, non è per tutti. Vivere il cielo nell’eccellenza richiede sacrifici non di poco conto, sia in termini materiali, sia in termini morali. Non per caso, il tre settembre di due anni fa Andrea Pesenato spennellava con i fumi del suo CAP 231 i cieli assolati sopra Lucca mentre la sottoscritta se ne stava all’ombra e con i piedi per terra ad ammirarlo. Oltre alla disponibilità a mettere in gioco se stessi nel senso più totale del termine, occorre anche saper coltivare e mantenere una speciale acutezza di vedute che consente di accalappiare al volo, è il caso di dirlo, l’occasione che trasforma la parola “voglio” in “posso”. Una bella fatica per ottenere in cambio una bella ricompensa.

“Spesso mi chiedono se il colore del mio aereo fosse già così o se sia stata una mia scelta. ” E’ la domanda che molti appassionati e spettatori di airshow si sono chiesti e che anche il buon Andrea, quasi gli fosse giunta chiara l’eco, si è posto nel suo libro. La risposta? Eccola: “Era così quando l’ho acquistato e all’inizio la cosa non è parsa propriamente positiva”. Poi però aggiunge: “Tuttavia, con il tempo, questa colorazione oro con le stelle blu si è rivelata vincente a livello empatico con il pubblico e in termini di riconoscibilità, soprattutto nell’ambito degli airshow”. Cosa aggiungere? Sottoscriviamo! (foto proveniente da www.flickr.com)

“Milioni di strade, infinite possibilità di scelta, immensità inconcepibili e poi minuscoli varchi d’accesso: passano dai luoghi più impensabili, eppure sono sempre lì ad aspettarci, pazienti, eterni, fiduciosi. Nel tempo, pare che siano i nostri sogni a guardarci con occhi che invece noi abbiamo dimenticato”.

In conclusione, il particolare che rende questa autobiografia diversa da altre che ho già letto e recensito, tutte firmate da eccellenti protagonisti del volo, risiede nel fatto che i suoi contenuti sono un messaggio diretto a ogni tipo di lettrice o di lettore, anche a coloro che non si intendono per nulla di aviazione e non sono alla ricerca di argomenti o informazioni al riguardo. Certo è che l’aviazione e le acrobazie aeree riempiono in lungo e in largo gli spazi di questo volume, pur tuttavia i dettagli, la tecnica, la descrizione delle manovre, delle performance e delle avventure è accompagnata da argomenti di ben altro spessore.

Chi l’avrebbe mai detto che dietro la carriera di un pilota acrobatico di grandissimo successo fosse celato un inizio catastrofico? Lo apprendiamo dallo stesso Andrea Pesenato che lo confessa così, con tutta l’onestà di cui è stato capace nella sua autobiografia: “Ogni volo portava al limite il mio corpo che di tutta risposta mi ricompensava con nausea e vomito. Così ad ogni volo. La cosa si ripeteva e pareva quasi che i miei desideri si scontrassero con la mia fisicità. Arrivato a una decina di voli, il primo mio istruttore […] mi ha detto che forse non era il caso di insistere”. Sappiamo per certo che invece questi desideri Andrea li ha poi coronati e questa fotografia lo testimonia (foto proveniente da www.flickr.com)

“Laddove siamo in balia degli altri e del loro giudizio diventa difficile sentirsi a proprio agio. Beati coloro che scuotono i pareri altrui dalle proprie spalle come polvere, uno sporco fastidioso, sì, ma facilmente eliminabile. Facilmente per il gesto, meno facilmente per la sua capacità di riformarsi”.

Ecco, l’idea è che mi sia capitato tra le mani un “manuale di volo” che ha il potere di fungere altresì da “manuale di vita”. C’è una sola cosa che non mi è piaciuta in questa pubblicazione: il tipo di carta selezionato per la stampa. È di un bianco che più bianco non si può ed è lucido come i pensieri e le riflessioni dell’autore; un elevato lavorio di mente avrebbe meritato, secondo la mia modesta opinione, un supporto più dignitoso e consono. Per converso, la scelta di un carattere si stampa di formato leggermente superiore a quello abitualmente utilizzato dall’editoria contemporanea non solo ha incontrato il mio favore, ma ha meritato anche un plauso da parte mia. Davvero molto attraente è la prima di copertina; mi sarebbe piaciuto che si estendesse anche in quarta e, lo confesso, avrei gradito leggere qualcosa di più in merito all’autore e alla curatrice dell’opera. A volte, come in questo caso, si sente la mancanza dell’inserimento di una seconda e terza di copertina, compito delle quali sino a un recente passato era proprio quello di mettere in contatto i lettori con la penna che ha scritto e firmato l’opera letteraria. Ora si sopperisce a questo mandato tradizionale inserendo un QR CODE prima dell’inizio della narrazione; una scelta molto consona all’era digitale, alla quale, da analogica quale sono e fui, mi devo ancora avvezzare.

A conclusione di questo breve reportage fotografico non poteva mancare uno scatto che ritrare l’autore nella sua condizione abituale: a testa in giù o meglio, parafrasando il titolo del libro, con “il mondo alla rovescia” . La dedica testimonia invece l’affabilità e i piedi ben piantati a terra dell’autore che non manca di rimanere una persona “normale”, non un divo, pur avendo tutte le qualità per esserlo (foto proveniente da www.flickr.com)

Il prezzo di vendita al pubblico della fatica letteraria di Andrea Pesenato è pari a diciassette euro. Una cifra leggermente superiore a quella che avevo ipotizzato osservando lo spessore del volume, il formato del carattere e la qualità del supporto cartaceo; l’autobiografia non è disponibile in formato elettronico. Malgrado il costo, mi dichiaro molto soddisfatta della lettura e mi complimento con l’autore e la curatrice per il lavoro svolto.





Recensione di Angelarosa Wieler.

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR.






Il mondo alla rovescia

Premiazione Aquile a ISMA



Ore 11, domenica 19 ottobre 2025

Sala Bosio, ISMA – Istituto di Scienze Militari Aeronautiche dell’Aeronautica Militare, Firenze

Sono queste le coordinate spazio-temporali che contraddistinguono la cerimonia di premiazione della XIII edizione del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE 2025, sezione Aquile.

Un doppio filo rosso, quelli dei sogni e dei sentimenti, ha unito e attraversato ogni istante della grande festa organizzata dall’HAG e da VOCI DI HANGAR.

L’immagine di copertina della XIII edizione. Foto di Laura Stano, elaborazione grafica della Segreteria del Premio

Un panorama da sogno, il fermo immagine di un luogo incantato e unico al mondo ha fornito la copertina dell’evento che ha chiuso giocosamente questa ultima edizione.

Un Premio letterario che costituisce un sogno realizzato per gli ideatori (Marco Forcina e Stefano Gambaro) e che ogni anno si rinnova con lo stesso stupore e la medesima allegria.

Tutti i premiati e le premiate, finalisti e finaliste della XIII edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE 2025 – sezione Aquile

Un sogno per autori e autrici giungere tra i venti finalisti o addirittura vincitore/vincitrice del primo premio o dei Premi speciali assegnati da ADA, Altair Pharma e G-Force Aeronautica. Sogni che si sono concretizzati grazie alla competenza di giurati e giurate del Premio.

Il Colonnello Di Napoli ha fatto gli onori di casa presso la sala Bosio dell’ISMA –  Istituto di Scienze Militari Aeronautiche dell’Aeronautica Militare di Firenze

Una sala convegni e una struttura da sogno quella dell’ISMA di Firenze dove si è svolta la festa di RACCONTI TRA LE NUVOLE 2025.

A rappresentare l’ISMA è il Col. Di Napoli, Comandante del Reparto di Formazione Didattica e Manageriale e dei Corsi dell’Istituto, che insieme ad altri ufficiali e sottufficiali, ha letteralmente coccolato tutti i presenti con infinita pazienza e spontanea affabilità.

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Gli aforismi scelti dalla Segreteria del Premio per creare un legame virtuale con la precedente edizione tenutasi nel 2024 presso il Museo Caproni di Trento.

Una cerimonia che ha preso avvio riservando le prime emozioni con la lettura di tre aforismi dedicati al sogno.

L’aforisma di William Shakespeare che chiude il racconto vincitore della scorsa edizione “Il sognatore” di Ersilia Torello

A questi, a mo’ di ponte ideale, si è aggiunto quello di pari caratura recitato da Ersilia Torello, vincitrice della precedente edizione con il racconto “Il Sognatore” e che costituisce l’epilogo del suo racconto.

Ersilia Torello assieme a Flavio Torello Baracchini alias Ermete Grillo: un sogno impossibile che si è realizzato sotto gli occhi dei presenti e fortissimamente voluto dal Segreterio del Premio

Ed ecco che il sogno di Ersilia si materializza nella persona di Ermete Grillo, alias Flavio Torello Baracchini con indosso la divisa della I Guerra Mondiale che lo vide asso della Caccia al pari del celebre Francesco Baracca. Parole quelle di Ermete/Flavio che non possono non toccare il cuore.

Grazie Ersilia, grazie Ermete.

Laura Gallo (in alto a sinistra) assieme alle giurate ADA (Emanuela Bressan, Giò di Kappa, Irene Pantaleoni e Laura Stano) e alla loro Presidente Donatella Ricci che le hanno conferito il Premio speciale ADA

Laura Gallo realizza invece il sogno di narrare le vicende di donne assai speciali come le WASP che diedero man forte alle Forze Aeree statunitensi nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.

Le sue “Memorie di una WASP” costituiscono il simbolo di un sogno d’amore vigoroso eppure spezzato dall’invidia umana ancorché dalla guerra. Un racconto di grande impatto emotivo che commuoverà i cuori più duri così come ha già profondamente colpito quelli delle preziosissime giurate dell’ADA. E’ la composizione vincitrice del Premio speciale ADA 2025.

Nazarena De Angelis mostra il diploma di partecipazione appena consegnatole dalla giurata Laura Stano (a sinistra) e la patch dell’ADA donatale dalla presidente dell’ADA, Donatella Ricci

Un sogno del tutto inaspettato è stato invece quello che si è realizzato ancora una volta per Nazarena De Angelis che, con “La cura” a base di amore salvifico e volo, narra del ritorno alla vita di una pilota portatrice di morte in una terra tanto martoriata. Menzione speciale dell’ADA e commozione a gogò nella lettura di questo racconto a dir poco toccante.

Rossana Cilli sorride e mostra orgogliosa il Premio speciale Altair Pharma. Arturo Arven, AD dell’omonima azienda, lo ha appena consegnato all’autrice romana.

Neanche Rossana Cilli poteva credere che il suo sogno da “Figlia dell’aria” potesse farla volare fino al Premio speciale Altair Pharma. Un sogno incarnato dalla protagonista, una giornalista incaricata di scrivere di trasvolatori della Regia Aeronautica che molto ha della Rossana scrittrice. Un sogno nel sogno.

Franco Angelotti, coaudivato dal Colonnello Di Napoli, mostra orgoglioso la macchina da scrivere e la copia dell’antologia che contiene i venti racconti finalisti delle Aquile e i tre dei Pulcini

Fausto Giacobone (al centro con il microfono in mano), titolare dell’azienda d manutenzione aeronautica G-Force, elogia il testo del racconto di Franco Angelotti

E ancora un sogno che non immaginava avrebbe ricevuto un qualche riconoscimento il racconto di Franco Angelotti. Perché abitualmente a “Il coprotagonista” non spettano onori o fama e invece … da vero protagonista, è toccato il Premio speciale G-Force Aeronautica, azienda che, come il personaggio principale, lavora nell’ombra affinché i piloti sportivi italiani volino in sicurezza divertendosi e godendo a pieno della magia del volo.

Il primo classificato Giancarlo Gusso osserva ancora stupito la macchina da scrivere (premio fornito dalla FISA) appena consegnatogli dal Col. Di Napoli. A sinistra il vice presidente Andrea Rossetto e tutto a destra l’editore Logisma

E infine un sogno che finalmente si realizza è quello di Giancarlo Gusso che, non prima del quinto tentativo, riesce a raggiungere il podio del Premio con “Villa Fulmine Rosso”, un racconto eccellente che, parola dopo parola, commuove e sorprende per lo spessore dei sentimenti che contiene: quelli di un padre che si rivela al figlioletto la notte la prima di un evento memorabile, incerto se potrà riabbracciarlo l’indomani. Una tenerissima storia di amore filiale.

Foto di gruppo con il Pegaso, il cavallo dalle grandi ali simbolo dell’ISMA, al termine della magnifica visita all’Istituto, punta di diamante dell’Aeronautica Militare 

La grande festa, il grande sogno collettivo, si conclude con la visita alla splendida sede dell’ISMA

Altro gruppo, altra foto che celebra la visita piacevolissima all’ISMA a corollario della premiazione del Premio letterario

E non può mancare la foto di rito davanti al Pegaso, il cavallo alato simbolo dell’Istituto.

L’arrivederci alla prossima edizione della conduttrice Federica D’Accolti e del Segretario del Premio Marco Forcina

Ma ancora echeggia nella sala Bosio il saluto di Marco Forcina e Federica D’Accolti: “Arrivederci al 2026. Il sogno continua!”

Un grazie sincero a coloro i quali e le quali hanno fatto sì che questo sogno avesse ancora luogo: gli autori e le autrici, i giurati e le giurate, gli sponsor e gli enti che ci hanno sostenuto, la presentatrice, il fotografo, il Col Di Napoli e tutto il suo staff, L’HAG e VOCI DI HANGAR.

Grazie grazie grazie. I sogni ringraziano.




Testo a cura di Marco Forcina (Segretario del Premio)

Fotografie del fotografo ufficiale del Premio, Command Fernando Bucciolotti

Pulcini 2025/2026 – Decollati!

XIII edizione Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE – 2025/2026 – sezione “pulcini”


Comunicato nr 1 del 1 ottobre 2025





L’HAG e VOCI DI HANGAR, in collaborazione con FISA, ADA, VFR AVIATION, ALTAIR PHARMA e G-FORCE AERONAUTICA sono lieti di annunciare il decollo dei “pulcini”.

Alla ormai consolidata competizione letteraria riservata alle autrici/autori adulti (e per questo definita goliardicamente sezione “aquile”) si è affiancata infatti la sezione dedicata esclusivamente alle bambine e ai bambini di età compresa tra gli 8 e 10 anni, ossia nell’età scolare tipica degli ultimi due anni della Scuola Primaria (o Elementare, per intenderci). Si tratta appunto della sezione affettuosamente chiamata “pulcini”.

Le autrici/autori in erba dovranno inviare alla Segreteria del Premio un racconto inedito (non una fiaba/favola, poesia o altro tipo di composizione) a tema strettamente aero/astro-nautico. Di fantasia o realistico, vissuto o del tutto immaginato ma pur sempre un racconto.

Ovviamente potranno partecipare se di nazionalità italiana e a mezzo di un testo in lingua italiana .

I premi previsti dagli organizzatori saranno a favore dell’autrice/autore ma anche della sua classe giacché, grazie al supporto economico dell’azienda farmaceutica ALTAIR PHARMA, della FISA (Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Aeronautico) e dell’azienda G-FORCE AERONAUTICA, verrà fornito un congruo quantitativo di materiali didattici all’Istituto scolastico di appartenenza, tanto graditi quanto provvidenziali in molte realtà del nostro Paese.

La Giuria che provvederà alla valutazione dei testi sarà appositamente costituita in quanto composta da insegnanti della Scuola Primaria che hanno coinvolgimenti diretti o indiretti con il mondo aeronautico nonché letterario/editoriale e dunque particolarmente qualificate allo scopo.

La premiazione avverrà a cura degli organizzatori presso l’Istituto scolastico del vincitore/vincitrice in orario scolastico e nel periodo di fine anno scolastico 2025/2026. Sarà l’occasione per concedere loro una “giornata dell’aria”, cioè un primo contatto con il mondo aero/astro-nautico attraverso la narrativa con il pretesto del Premio. Una giornata all’insegna di giochi e attività ludiche in genere a tema aero/astro-nautico finalizzate ad avvicinare scolari e scolare della classe del vincitore/vincitrice a quel mondo che per moltissimi/e giovani appare ancora lontano quanto affascinante. Avranno modo di conoscere piloti/pilote, chiacchierare con loro di cielo, di aeroplani o macchine volanti, apprendere nozioni di storia dell’aviazione e di principi del volo. Insomma un primo contatto con un universo che purtroppo rimane sempre relegato entro i confini aeroportuali e che invece, per la prima volta, entrerà in un Istituto scolastico con la leggerezza e la giocosità che gli sono proverbiali.

Ci auguriamo che il progetto raccolga l’adesione di molti bambine/bambine e, come per la sezione “aquile”, assuma i connotati di un appuntamento unico nel panorama della letteratura italiana.

Vi esortiamo perciò a farne parola con amici e conoscenti al fine di diffonderlo presso i loro figli/figlie, nipoti e giovanissimi in genere dell’età prevista dal bando. Estendiamo l’invito alle/ai docenti della Scuola Primaria che vorranno promuovere l’iniziativa nella realtà del proprio Istituto scolastico.

Naturalmente l’ADA – Associazione Donne dell’Aria, ormai partner essenziale della sezione “aquile”, è coinvolta in forze in questa iniziativa che intende divulgare più che mai la parità di genere e le pari opportunità anche e soprattutto nel mondo aero/astro-nautico presso le giovanissime generazioni. Perché la cultura letteraria e quella aero/astro-nautica passano unicamente attraverso una parità di genere già consolidata. Perché l’esempio dell’astronauta Samantha Cristoforetti non risulti un’eccezione ma solo l’inizio di una lunga schiera di giovani pilote e astronaute del prossimo domani.

Il bando è scaricabile in basso (nella sua versione ridotta o integrale) e del Premio (www.raccontitralenuvole.it) o contattando la Segreteria del Premio.

Per qualsiasi altra informazione non esitate a scrivere via e-mail a:

raccontitralenuvole@gmail.com

cui risponderà il Segretario nella persona di Marco Forcina e/o la sua squadra.

 

La Segreteria del Premio



 

Bando ridotto RTN XIII 2025-2026 pulcini ver 00

Bando integrale RTN XIII 2025-2026 pulcini ver 00

Scheda di partecipazione RTN 2025-2026 pulcini