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Di padre in figlio

Esame scritto d’italiano. Tema dell’esame maturità del ’87 (1900, beninteso).

Citazione di un certo Noberto Bobbio (prima d’allora, almeno per me, un perfetto sconosciuto).

Sulla base della citazione di Norberto Bobbio esprimere concetti e considerazioni personali.

Ancora oggi mi domando cosa diavolo m’inventai o che caspita di boiate scrissi … fatto è che, all’esame orale d’italiano, la professoressa della commissione esterna mi sorrise.

Che provenisse da uno dei più prestigiosi licei classici romani era certo mentre io, ancor più certo, ero un’insignificante studente di uno corso di costruzioni aeronautiche in uno dei più vecchi (e disastrati) istituti tecnici statali romani.

“Il suo tema “ mi disse compiaciuta “è ottimo, il migliore del corso … e sa perché?”

“Perché?” le domandai come un babbeo.

“Perché mi sono riposata.”

Il P-38 Lightning è uno dei due velivoli evocati in questo racconto. La sua vista frontale, immortalata da Geoff Collins (https://www.flickr.com/photos/geoffsphotos/249683193) in questo formidabile scatto del 2006, rende onore alla strepitosa originalità del progetto della Lockeed. Il “fulmine”, traduzione letterale di lightning, era un caccia pesante bimotore statunitense a largo raggio d’azione che trovò un massiccio impiego durante tutta la Seconda Guerra Mondiale.

 

All’inizio non compresi cosa intendesse dire; provò a spiegarmelo ma, onestamente, ero troppo preso dalla prova orale per darle ascolto.

Ebbene, seppure alla distanza siderale di tanti anni, quando ho letto il racconto di Davide Gubellini è nato in me lo stesso stato emotivo, ho provato la stessa sensazione che provò l’insegnante di allora. Giunto all’ultima riga ho esclamato: “Che riposante!”

Ecco il secondo velivolo che viene “nominato” tra le righe di questo racconto. In verità è’ qui ritratto il De Havilland  DH.113 NF.54 (con matricola militare MM 6152), versione biposto del blasonato DH.100. Ha le insegne della Scuola Caccia Ogni Tempo di Amendola e si trova esposto presso il Museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sulle rive del  Lago di Bracciano. Le sue condizioni,  complice anche la struttura in legno della fuoliera,non sono esaltanti e forse meriterebbe un restauro della livrea,

Intendiamoci: la VI edizione del Premio RACCONTI TRA LE NUVOLE ci ha regalato delle splendide composizioni –  le migliori di sempre, almeno a detta dell’editore – sebbene intricate, pregne di dettagli e di minuti indizi narrativi. Sono stati numerosi i testi lunghi e articolati (per non dire intricati) con finali pirotecnici e personaggi di grandissimo spessore storico. Potrei spendere diversi aggettivi a proposito dei racconti presenti all’interno dell’antologia 2018 … tutti fuorché riposanti.

“Di padre in figlio”, questo il titolo del racconto incriminato è invece davvero “riposante”.

Così l’autore riassume il suo racconto:

Questo invece è effettivamente un DH.100. La foto è stata scattata da Martin Wippel (www.Flickr.com) in occasione del 50° anniversario delle Frecce Tricolori, il 12 settembre 2010 a Rivolto, presso la base delle “Frecce”. Il Vampire costituì la ripresa delle attività aeronautiche non solo per la rinata Aeronautica Militare Italiana ma anche per la rediviva industria aeronautica italiana. all’indomani della fine del II conflitto mondiale, diverse decine di Vampire furono infatti costruiti o comunque assembalti dalla Macchi e dalla FIAT mentre nei reparti già erano giunti un cospicuo numero di macchine provenienti direttamente dalla Gran Bretagna. Non a torto, dunque, costituisce il velivolo della rinascita e anche il passaggio ad una nuova generazione di velivoli: i jet. 

“I1 servizio militare in Aeronautica é stato per Gabriele una scuola di vita.

Quasi trenta anni prima, anche il suo babbo Giancarlo assolse gli obblighi di leva in Aeronautica, imparandone un mestiere.

Il racconto descrive questo percorso condiviso, partendo dalla comune passione per il volo e il cielo in particolare. Al punto da divenire l’elemento caratterizzante i1 rapporto tra due generazioni.”

Il contenuto è di chiara matrice autobiografica mentre i protagonisti sono anticipati dal titolo. L’ambientazione è contemporanea; la trama si sviluppa su un solo piano narrativo ed è davvero priva di qualunque sussulto. Salvo il flashback iniziale, è assolutamente lineare.

La prosa è fin troppo giornalistica, di una semplicità esemplare che rasenta quella infantile sebbene sintassi e grammatica siano rispettate in modo invidiabile.

Dalle note biografiche dell’autore comprendiamo il suo stile essenziale e il suo narrare senza orpelli: egli è un giornalista pubblicista iscritto all’albo dei giornalisti da diversi anni e ha all’attivo alcuni libri di storia economica.

Forse uno degli esemplari meglio conservat in museo in Italia. L’esemplare è esposto presso il Parco e Museo del Volo di Volandia (nei pressi dell’aeroporto di Malpensa – Milano) e mostra le insegne di un FB.52A del 154º Gruppo del 6º Stormo di Ghedi (BS). In realtà la sua provenienza e le sue origini sono tutt’altre … c’è da ammettere però che il suo restauro è stato davvero notevole. Lode a Volandia 

Certo il suo scrivere somiglia più ad un’autobiografia che a una composizione in cui, da regolamento, si può dare libero sfogo alla più sfrenata fantasia purché incanalata nell’ambito aeronautico; certo da Davide ci saremmo aspettati qualcosa di più, qualcosa di più ardito e originale, tuttavia siamo fiduciosi che, dopo qualche “rullaggio” incerto, saprà stupirci nella prossima edizione del Premio.

Anche perché, ad onor di cronaca, la giuria della VI edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, non ha ritenuto meritevole “Di padre in figlio” di accedere alla fase finale relegandolo al XXI posto assieme a tutti gli altri non finalisti. D’altra parte, considerata la caratura media dei racconti finalisti – elevatissima -, sarebbe stato impensabile un risultato diverso.

 

La fotografia (tratta da https://forum.warthunder.com/index.php?/topic/413378-p-38g-captured-by-the-italians/) ritrae il primo velivolo Lockeed P-38 Lightining entrato in possesso della Regia Aeronautica. Sì, avete letto bene: Regia Aeronautica e non la rinata Aeronautica Militare Italiana. Dal forum apprendiamo che giunse in Sardegna, nell’aeroporto di Capoterra a causa di un grossolano errore di navigazione occorso al pilota alleato durante un volo di trasferimento da Gibilterra all’sola di Malta. Era il giugno 1943. In effetti, fatto salvo questo episodio, il P-38 furono poi consegnati agli aviatori italiani all’indomani della fine del II Conflitto Mondiale. Le condizioni dei velivoli erano piuttosto deteriorate e dunque la loro rimessa in efficienza fu lunga e laboriosa. Entrarono in servizio nel ’46 per essere radiati solo 10 anni dopo nel corso dei quali furono coinvolti in numeroso incidenti di volo. Premesso che ai piloti italiani non piacevano granchè (a causa della presenza del volantino al posto della cloche, del carrello triciclo anzichè biciclo e della elevata velocità di atterraggio) i Lightning italiani soffrirono molto i frequenti problemi ai motori Allison che, anche quando erano stati utilizzati dagli alleati, non avevano mai brillato in affidabilità.

Egoisticamente, a noi, questo risultato apparentemente sconfortante, giova in quanto ci consente di ospitarlo nel nostro hangar, convinti che si tratti solo il simulacro di un velivolo con ambizioni ben più stupefacenti, sicuramente da modificare e rendere volante.

Siamo infatti certi che Davide Gubellini sia in grado di scrivere col cuore e con la fantasia oltre che con il piglio e la schiettezza del giornalista, dunque, per il momento ci accontenteremo di un racconto “riposante” poi, siccome è conclamato che le vie del cielo siano infinite, confidiamo che  anche quelle della creatività lo siano. Messaggio ricevuto, Davide?


Recensione  a cura della Redazione


Narrativa / Breve

Inedito;

ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;

§§§§ in esclusiva per “Voci di hangar”§§§


NOTA: la foto di copertina ( di Henry Ryder su Flickr.comritrae lo splendido P-38F-5G basato a Salisburgo e che è anche l’unico P-38 volante in Europa; è stato acquistato anni fa dalla Reb Bull e sottoposto ad un mirabile restauro che l’ha riportato agli antichi splendori; da allora vola con i Flying Bulls e partecipa ai diversi saloni dell’aria o manifestazioni aeronautiche in giro per il continente europeo. Tirato inverosimilmente a lucido è davvero unico al mondo, anche in considerazione del fatto che di P-38, nel mondo, non ce ne sono di così belli e così ottimamente mantenuti

 

T – meno

Certi racconti sorprendono, altri deludono, altri ancora suscitano perplessità. Poi ci sono quelli che ci lasciano indifferenti come pure quelli che emozionano. E non mancano, ovviamente, i racconti che entusiasmano al punto da chiederti a voce alta: “Perchè non l’ho scritto io?”

Ebbene la composizione con la quale Massimo Bencivenga ha partecipato alla VI edizione del premio fotografico/letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE non appartiene a nessuna di queste casistiche; è uno di quei racconti che sfugge ad ogni logica e a ogni schema convenzionale.

Diciamola tutta: è un testo davvero singolare in termini di formula narrativa e, in parte, anche nei contenuti. Perchè? Semplicemente perchè non capita spesso di poter leggere ben nove racconti nello spazio di uno; nel racconto intitolato: “T-meno” – questo il titolo già di per sè assai originale – è possibile, credeteci.

Titina è sicuramente la cagnolina più famosa nella storia dell’aviazione italiana. Era una splendida femmina di fox terrier che non si separava mai dal generale Umberto Nobile; lo accompagnava in ogni dove: al lavoro, a bordo delle aeronavi da lui progettate, in occasioni mondane o in visita presso le personalità dell’epoca. E’  qui ritratta in braccio al suo padrone in uno di quegli scatti che l’hanno consegnala alla celebrità, antesignana di quella famosa collega sovietica che portava il nome di Laika. Ma questa è tutta un’altra storia.

In circa 25 mila caratteri avrete modo di intravvedere, ad esempio, Wernher von Braun, creatore dei micidiali ordigni che flagellarono Londra durante il corso della II Guerra Mondiale. Sì, ma dal punto di vista del proiettile in canna all’arma da fuoco puntata contro il fratello di Wernher von Braun, certo Magnus, che sta giusto trattando la resa del famoso ingegnere missilistico tedesco. Per inciso, padre delle future missioni spaziali statunitensi.

C’è poi il resoconto drammatico di un giornalista della Pravda che ci confida i piccoli-grandi segreti di Korolev, il Capoprogetto del programma spaziale sovietico, e di Yuri Gagarin, il primo uomo ad aver raggiunto lo spazio e ad essere rientrato vivo sulla Terra.

La leggenda vuole – ma in realtà si tratta di storia documentata – che Nobile, divento famoso a seguito del grande successo della missione polare a bordo del suo dirigibile NORGE, quel giorno fosse alla casa Bianca, ospite del presidente degli Stati Uniti d’America. Titina, per nulla intimorita dall’austerità del luogo o dell’onore concesso al suo padrone beh, si … insomma, la mollò sul tappeto dello studio del presidente con fare assolutamente disinvolto. Non possiamo neanche immaginare quanto fosse contrito l’esploratore italiano, quanto grande fosse l’imbarazzo dello staff del presidente e del corpo diplomatico italiano presente. Invece il presidente Coolidge, proverbialmente uomo taciturno e severo, scoppiò in una irresistibile risata cui fecero eco tutti gli altri convenuti. Il giorno dopo l’episodio era su tutti i giornali d’America e Titina divenne ancor più popolare del suo padrone. La foto ritrae Titina o meglio il corpo di Titina che, dopo la sua morte, fu imbalsamato. Oggi si trova all’interno del Museo Storico dell’Aeronautica Militare italiana di Vigna di Valle (Roma) sul lago di Bracciano. E’ nella teca dove si conservano i cimeli della sfortunata missione polare del dirigibile ITALIA (fonte fotografia: Charter, presente in www.ilvolo.it)

Che dire poi del punto di vista a dir poco singolare di Titina, la cagnetta che accompagnò anche al Polo Nord l’ingegnere-generale-esploratore Umberto Nobile?

Certo, dal punto narrativo, è a dir poco audace far esprimere delle opinioni ad un o-ring (una guarnizione di gomma ad anello) circa il suo tragico legame con il disastro che occorse all’intero equipaggio dello Space Shuttle Challenger nel 1986.

Il sovietico Yuri Gagarin è ricordato come il primo cosmonauta ad aver “volato” nello spazio (e ad essere tornato vivo a terra). La sua missione ebbe successo grazie al lavoro, celato rigorosamente nel più profondo segreto, del Capo progetto spaziale Sergej Pavlovič Korolëv. La foto ritrae appunto Gagarin poco prima del decollo ed è diventata la copertina del libro di cui abbiamo fornito la recensione nella pagine del nostro sito GAGARIN

Vi ricordate poi – tanto per continuare – del famoso codice di errore che apparve nel computer di bordo durante le fasi allunaggio del LEM? Quello con a bordo Buzz Aldrin e Neil Armstrong, per intenderci? Beh, se non ci fosse stato un anonimo ingegnere informatico a confermare che si trattava di un codice di errore insignificante, forse la missione Apollo 11 non sarebbe mai assurta alla gloria dell’astronautica umana. Ebbene, troverete qui il racconto di quegli istanti di trepidazione e la voce ferma di quell’anonimo ingegnere che dichiara: “Go!”, potete allunare.

E questo solo per anticiparvene alcune.

L’unico dato certo che si evince da questo racconto a più voci e molteplici personaggi è la disinvolta capacità dell’autore nel compiere una vera e proprio scorribanda tra le pieghe della storia dell’aviazione e dell’astronautica. E non solo. Le vicende che porta alla nostra attenzione sono spesso delle vere chicche, dei sassolini assai minuti rispetto a episodi ben più noti e celebrati. Perciò fate bene attenzione: a guardarli bene quei sassolini brillano di luce propria, sono di un dorato accecante … caspita! Sono pepite vere!

Appurata la sua agevole gestione della sintassi, l’impeccabile utilizzo della punteggiatura e, indifferentemente, del discorso diretto e indiretto, Massimo Bencivenga dimostra di conoscere davvero la storia e di conoscerla a tal punto da potersi permettere dei punti di vista, delle voci narranti che dire originali è riduttivo.

28 gennaio 1986. In diretta televisiva, dalla piattaforma di lancio 39B dello Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida, decolla il Challenger. A bordo ci sono sette membri dell’equipaggio per svolgere la cinquantunesima missione nello spazio di una navetta Space Shuttle . 

Pochi istanti dopo, l’esplosione del razzo a propulsione solida di destra mette fine alle loro vite. L’inchiesta appurò il cedimento di una guarnizione tipo o-ring di alcuni centesimi di dollaro di costo. (fotografia NASA)

Forse è proprio questa la forza e il fascino di questo racconto. E forse anche un limite perchè, per dovere di cronaca, la giuria del Premio non lo ha ritenuto meritevole di entrare a far parte della rosa dei fantastici 22 racconti finalisti. Peccato per lui, bene per noi lettori, ammiratori del buon Bencivenga e degli storici dell’aviazione che si ritroveranno ai quattri angoli del pianeta, in epoche diverse, nello spazio temporale della lettura di un racconto.

Questo è un racconto speciale, troppo particolare che lo stesso autore ha così definito:

“T-Meno è un breve, incompleto e onirico viaggio attraverso alcuni momenti importanti dell’aeronautica e dell’astronautica, discipline che rappresentano sicuramente alcune delle più riuscite imprese collettive mai poste in essere dall’Umanità, quella con la U maiuscola, scevra da confini e bandiere.”

Margaret Hamilton, direttrice dell’Apollo Flight Computer Programming presso il Draper Laboratory del MIT, a distanza di qualche anno dell’allunaggio dell’Apollo 11, dichiarò che, probabilmente, se il codice di errore 1201 e 1202 non fosse stato ignorato dal software del computer di guida del LEM, probabilmente la missione non avrebbe avuto il successo che ebbe e dunque non sarebbe mai stata collocata in una delle pagine più memorabili della storia dell’astronautica. In effetti il merito di valutare in pochi istanti la bontà del messaggio di errore del computer di bordo fu degli specialisti all’interno del Mission Control Center di Houston in Texas e, in particolare, dell’ingegnere Jack Garman che diede l’autorizzazione a procedere con la discesa a Steve Bales, il cosiddetto “Guidance Officer”, il quale, a sua volta, confermò il continuare l’avvicinamento alla superficie lunare all’equipaggio del LEM. Fatto salvo l’episodio dei due codici, la cronaca di quegli istanti che precedettero il primo contatto con la Luna, ancora oggi mette i brividii: il LM arrivò “lungo” rispetto al luogo stabilito e il buon Armstrong dovette prendere il controllo del Modulo Lunare. Giunse a terra con solo 25 secondi di propellente utile per l’atterraggio. Questa è la targa che rimase sulla Luna, attaccata alla scaletta del LEM malgrado il codice 1201 e 1202.

 Noi una spiegazione ce la siamo data: siamo di fronte ad un creativo di alto livello, uno sperimentatore, un esploratore della narrativa aeronautica che usa i tasselli della storia per plasmare la sua creatura dalle tante facce, dalle tante storie di vita. E magari questo disorienta il lettore, specie quello che ammette solo consolidate formule classiche di narrazione.

Ovvio che per un tipo come Massimo Bencivenga un semplice solo racconto possa stargli gli stretto e ne voglia infilare nove in uno … che sia pronto per un romanzo? Beh, noi glielo auguriamo di tutto cuore. Nel frattempo però, facciamo in modo  che giunga in redazione la doverosa copia in visione, eh Massimo!?  Ma giusto per farne la recensione, che avete capito!


Narrativa / Medio-lungo

Inedito;

ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018;


§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§



Attenzione: Non esiste il Tag T - meno

 

 

Racconti tra le nuvole – Decolla la VIIᵃ edizione

Logo Racconti Tra Le Nuvole

E’ appena decollata la VIIa edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, il premio letterario organizzato dall’associazione di velivoli storici HAG, Historical Aircraft Group, e dal sito di letteratura aeronautica VOCI di HANGAR con la collaborazione della rivista VFR AVIATION e della FISA, Fondazione Internazionale per lo sviluppo aeronautico.

L’azienda farmaceutica che ha sviluppato lenti a contatto innovative e prodotti specifici per la loro cura, prodotti terapeutici e chirurgici per l’ortopedia e medicina dello sport e tecnologie avanzate per la guarigione delle lesioni cutanee

L’edizione 2019, sovvertendo la convinzione diffusa che il VIIo sia l’anno dell’omonima crisi, sarà invece quella del sostegno economico di VR MEDICAL, azienda farmaceutica che ha sviluppato dei prodotti per il trattamento non chirurgico dell’artrosi, fratture ossee, tendiniti e neuropatie, oltre alla salute della donna. Per ultimo ha anche cura della nuova letteratura aeronautica italiana.

L’associazione italiana che promuove lo sviluppo, la diffusione e l’approfondimento di tutte quelle tematiche inerenti il patrimonio culturale e tecnologico che gli aeromobili rappresentano. Un gruppo di piloti o semplici sostenitori simpatizzanti che si prefiggono di cercare, valorizzare e restaurare in condizioni di volo aeromobili storici

Il Premio torna ad essere quello delle origini: puramente letterario. Dunque solo racconti di volo, cielo, piloti, insetti, nuvole e ogni altra entità organica e inorganica purché appartenente alla dimensione aerea.

Altre novità: il cosiddetto personaggio storico.

Nelle intenzioni degli organizzatori, esso costituisce il pretesto per mantenere vivo il ricordo di figure che recano lustro alla storia dell’Aviazione italiana.

La figura scelta per questa VIIa edizione è: Celestino Rosatelli.

FISA – Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Aeronautico. E’ un’associazione che promuove la disciplina sportiva e ricreativa del volo con particolare riguardo al Volo a Vela come strumento di educazione e formazione personale e sociale .

I racconti che conterranno riferimenti alla vita e al lavoro dell’ingegnere reatino (ufficialmente nato a Belmonte, a pochi chilometri da Rieti) verranno premiati dalla giuria con una valutazione proporzionale all’entità e alla. bontà del coinvolgimento del personaggio storico nel racconto: maggiore la bontà e l’originalità dei riferimenti presenti nel testo, migliore sarà la valutazione da parte della giuria

Rimangono inalterate: partecipazione gratuita, giuria prestigiosa e anonima fino alla dichiarazione dei vincitori, pubblicazione gratuita dei racconti finalisti nell’antologia del Premio edita dall’editore LOGISMA, volo gratuito a bordo di un velivolo monomotore HAG, pubblicazione dei racconti non vincitori nel sito VOCI di HANGAR, targhe e diplomi di partecipazione.

E’ un editore con una valida collana a carattere aeronautico nella quale vicende moderne e piu`lontane nel tempo si alternano. Si è occcupata della stampa e della diffusione dell’antologia del Premio.

Ad essi si aggiunge il premio speciale VR MEDICAL che verrà attribuito al racconto più meritevole secondo il giudizio insindacabile dell’amministratore dell’azienda.

Novità importanti sono previsti anche per la premiazione che si terrà a Bagnoli di Sopra (PD), sede dell’HAG, la mattina di domenica 13 ottobre in luogo prestigioso ancora da destinarsi. Si tratterà di un evento specifico, pensato per rendere il giusto onore agli autori finalisti e ovviamente aperto a tutti i soci dell’HAG che potranno raggiungere l’aviosuperficie “Ali di Bagnoli” anche a mezzo dei loro splendidi velivoli storici. 

Ulteriori novità nel prossimo comunicato.

VFR Aviation ogni mese ti porta in quota con informazioni, notizie, tecnica, curiosità su tutto ciò che vola. Che pesi pochi grammi o qualche tonnellata, voli a poche decine di metri da terra o nella stratosfera, sia costruito in catena di montaggio o in un garage, abbia volato un secolo fa o da poche ore. Aerei e piloti su VFR Aviation sono in edicola o a portata di click, perché la passione per il volo non si spegne quando le ruote toccano terra.

A questo punto rompete gli indugi perché l’atterraggio della VIIa edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE è prevista per il 30 giugno mentre per il 1 agosto è fissata la divulgazione dei nomi dei 20 finalisti. Per la classifica finale e proclamazione del vincitore occorrerà invece attendere fino al 1 settembre. 

E ora … scaldate i motori e … di corsa a scrivere!

Per qualsiasi informazione: www.raccontitralenuvole.it





Ecco invece il bando :

Logo Racconti Tra Le Nuvole Bando Premio letterario Racconti fra le nuvole 2019



e la scheda di partecipazione: 

Logo Racconti Tra Le Nuvole

Scheda di partecipazione Racconti fra le nuvole 2019

 



Una donna può tutto

titolo: Una donna può tutto

autore: Ritanna Armeni

editore: Ponte alle Grazie – Adriano Salani Editore

anno di pubblicazione: 2018

ISBN: 978-88-3331-024-4





 

“Quei maledetti piccoli aerei. Arrivano solo di notte, scendono silenziosi, lanciano il loro carico di fuoco e tornano rapidi fra le nuvole… Possibile siano donne? Così brave, abili, precise, incuranti del pericolo?

Arrivano la notte all’improvviso, seminano il terrore e poi toccano di nuovo il cielo.

Misteriose, sfuggenti, inafferrabili. Sembrano streghe. Nachthexen, streghe della notte”

E’ l’8 ottobre 1941 quando, in Unione Sovietica, con l’ordine numero 0099, vengono istituiti tre reggimenti di aviazione composti interamente da sole donne.

I tre reggimenti erano: il 586° caccia bombardieri con in dotazione gli YAK-1; il 587° bombardieri in picchiata con in dotazione i bimotori Petliakov-2; il 588° per i bombardamenti notturni con in dotazione i biplani Polikarpov Po-2.

Sarà proprio delle donne del 588° reggimento, che i tedeschi, con rispetto, soprannomineranno “Nachthexen” ovvero “streghe della notte“, che Ritanna Armeni ci parlerà, o meglio ci farà conoscere la loro storia raccogliendo la testimonianza di una Strega: Irina Rakobolskaja, vice comandante del 588° reggimento.

Il Polikarpov aereo in dotazione al 588° reggimento, che erroneamente nel libro viene definito come un bimotore (si può pensare che questa inesattezza provenga da un errore di traduzione dal russo all’italiano confondendo il significato di biplano con bimotore), è un biplano monomotore degli anni venti in legno, non è veloce con i suoi 120 km/h di velocità massima e non vola alto (tangenza operativa di soli 1000 metri).

Il Polikarpov Po-2 (nome in codice NATO Mule), inizialmente denominato Polikarpov U-2, era soprannominato dai piloti russi “Kerosinka” (traducibile in italiano con un pittoresco: “Lampada a cherosene”) per la sua tendenza ad incendiarsi. Fu un aeroplano di grande successo se consideriamo che fece il primo volo alla fine degli anni ’20 e terminò la sua attività alla fine degli anni ’60, utilizzato fino ad allora dall’Aviazione Bulgara. Ad oggi ce ne sono ancora molti in condizioni di volo e diversi altri nei vari musei dell’aria dei vari paesi ex filosovietici. Disegnato dal famoso  progettista Nikolaj Nikolaevič Polikarpov, già incarnava lo spirito che ha poi sempre contraddistinto le costruzione aeronautiche sovietiche: semplicità e robustezza, Forse il Po-2 era fin troppo spartano e razionale con costi molto contenuti anche in termini di gestione e manutenzione. Come dire: la formula della longevità di un velivolo ben riuscito

Ma richiede una manutenzione minimale, è facilmente riparabile, non ha bisogno di aeroporti per decollare e atterrare: un qualunque campo appena pianeggiante va bene.

Un aeroplano apparentemente non adatto all’impiego in guerra e un gruppo di giovani donne apparentemente non adatte all’impiego in guerra, formeranno un connubio formidabile e una perfetta macchina da guerra.

Costruito in oltre 40 mila esemplari nelle più disparate versioni (terrestre, con sci, idrovolante, con cabina chiusa, aeroambulanza, lavoro agricolo oltre che addestratore e bombardiere) è un velivolo assai conosciuto dai pilotti di tutti le nazioni che furono sotto l’influenza sovietica, Corea del Nord compresa. In quei cieli se la vide con i jet statunitensi riuscendo a farla franca grazie alla bassa velocità e alla ottima manovrabilità. Solo i F4 Corsair, residui bellici della II Guerra Mondiale riuscivano ad averne ragione. Ebbe anche un impiego intensivo come aereo da trasporto passeggeri nelle tratte commerciali a corto raggio ma, di sicuro, conobbe il culmine della gloria quale velivolo in uso al 588° Reggimento tutto al femminile, proprio quello delle “Streghe della notte”

Il libro non contiene racconti dettagliati di missioni di guerra, nè troveremo foto, l’unica è quella di copertina una giovane “Strega” che abbraccia l’elica del suo Polikarpov, ma è una storia che inizia nel giugno del 1941 con il comunicato radio di Molotov:

“Alle 4 di questa mattina, senza alcuna dichiarazione di guerra e senza che prima sia stata fatta alcuna rimostranza all’Unione Sovietica, le truppe tedesche hanno attaccato lungo le nostre frontiere …

Seguiremo questo gruppo di giovani donne, rivivremo le loro emozioni: gioia, dolore, delusione, amarezza, ma anche caparbietà, ostinazione e grandissima forza di volontà e la consapevolezza che potevano farcela.

Sono tutte volontarie, vogliono dare il loro contributo per la difesa della patria, ma soprattutto non vogliono sentirsi dire: “no”, solo perché sono donne. Il Socialismo aveva sancito la parità tra uomo e donna, e ora loro erano lì a pretendere di fare la loro parte.

Come nella migliore tradizione editoriale, ecco il risguardo interno del libro “Una donna può tutto” in cui viene sintetizzato il contenuto del volume

La prima battaglia che dovranno combattere e vincere è quella contro il pregiudizio, lo scetticismo e l’ironia che non verrà loro risparmiata.

Formeranno un gruppo eccezionale che porterà, nel 1943, al 588° reggimento il conferimento del titolo di “46° Reggimento della Guardia”, è un riconoscimento importante: le Streghe sono diventate “sentinelle della patria”.

La storia termina il 15 ottobre 1945, quando il 588°, divenuto 46° reggimento della Guardia, è sciolto. Vengono consegnati al museo dell’Armata Rossa i documenti di volo, la bandiera e gli oggetti che avevano riguardato il reggimento.

Il risguardo interno del bel libro di Ritanna Armeni che ha regalato ai suoi lettori una piacevole intervista alla  pagina:  https://www.labalenabianca.com/2018/04/13/donna-puo-intervista-ritanna-armeni/ ricca di approfondimenti e riflessioni su questo libro davvero notevole

L’Unione Sovietica, unica nazione coinvolta nella II Guerra Mondiale ad impiegare le donne in combattimento lungo le linee del fronte, archivia così un esperienza, e con paternalismo rinvia le donne a casa affinché ora, in tempo di pace, riprendano il loro ruolo di mogli e madri all’interno delle famiglie dalle quali erano state per troppo tempo lontane.

Le Streghe hanno compiuto 23000 voli in 1100 notti di combattimento, 31 di loro sono morte in missione.

Sono donne che hanno affrontato da guerriere l’orrore della guerra, senza mai lasciarsi scoraggiare.   

Una storia poco ricordata se non addirittura lasciata cadere volutamente nell’oblio nella stessa ex Unione Sovietica da una storia scritta al maschile. L’Unione Sovietica aveva coraggiosamente osato tanto. Le donne sovietiche avevano risposto con entusiasmo e hanno ben ripagato la fiducia in loro riposta.

 

La splendida pilota da caccia sovietica Lydia Litvyak ritratta davanti al suo bimotore Petlyakov Pe-2. Durante il II Conflitto mondiale divenne famosa per aver abbattuto ben 12 velivoli tedeschi nel corso di 66 missioni. Un vero asso della caccia. “Era una donna molto aggressiva ma anche un pilota eccezionale”, dichiarò il suo comandante Boris Eremin (in seguito tenente generale dell’aviazione), “Un pilota da caccia nato” soleva dire di lei l’ufficiale. L’attività operativa di Lydia ebbe inizio proprio in seno al 586° Reggimento ove si addestrò lungamente a bordo dello Yak-1 (foto Flickr.com)

Ma neanche il Socialismo sovietico riesce ad accettare quello che queste donne avevano dimostrato con i fatti: la loro capacità di affrontare, alla pari, gli stessi compiti affidati ai loro colleghi uomini. Non sono scese in piazza a gridare slogan, ma sono andate a combattere in guerra affianco ai reggimenti maschili.

Il loro successo sembra infastidire, quasi impaurire, i vertici politici di allora ma anche quelli successivi alla caduta dell’Unione Sovietica. Dare enfasi o semplicemente ricordare queste pagine di storia poteva forse far crescere nelle donne l’aspirazione a ruoli di rilevanza politica? Il fatto che le donne non si erano tirate indietro, non avevano chiesto di rinunciare a questo progetto ma erano arrivate sino alla fine, ha lasciato spiazzati tutti. Cos’altro avrebbero potuto chiedere e pretendere ancora?

In Italia il servizio militare femminile effettivo su base volontaria verrà introdotto solo nel 1999. Prima del 2000 l’impiego in guerra, delle donne, era limitato al solo Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana.

Un libro alla memoria delle Streghe che furono. Di riflessione per le Streghe che sono e che saranno.





Recensione a cura di Franca Vorano.

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR





 

Oltre le nuvole il sole


 

Non è facile scrivere racconti, ancor meno è facile scrivere racconti aeronautici. Ecco spiegato il perché apprezziamo molto coloro che, pur essendo dei navigati e talentuosi praticanti della scrittura creativa, si cimentano per la prima volta, non senza una buona dose di audacia, nella narrativa a carattere aeronautico.

“E il bambino, indicando un punto lontano nel cielo, rispose: “Ehi nonno guarda. Lassù, sopra la cima di quella montagna sta passando un aereo che sta andando chissà dove!”. Comincia così il raccono di Bruno Bolognesi intitolato “Oltre le nuvole”. Un’immagine che chissà quante volte vi sarà entrata negli occhi ma che non vi ha mai stimolato a scrivere un racconto. Per la fortuna di Bruno Bolognesi, appunto.

E’ questo il caso di Bruno Bolognesi che, dall’alto della sua pluriennale esperienza di autore di narrativa, ha raccolto la nostra sfida partecipando alla VI edizione del Premio fotografico/letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE organizzato dal nostro sito e dall’HAG.

L’autore – lo confessa nella sua biografia – non è un addetto ai lavori (aeronautici) e, benchè abbia conseguito ottimi risultati in numerosi altri Premi letterari, non ha mai affrontato il complesso mondo dell’aviazione. Dunque, a maggior ragione, gode di tutto il nostro rispetto.

No, non si tratta di una foto fortemente ingrandita del musone di un Boeing 747 … è semplicemente un primopiano assolutamente realistico di un 747 che, se non fosse davvero enorme, non si sarebbe mai chiamato Jumbo Jet, non vi pare?

Purtroppo il racconto non ha goduto dei favori della giuria che lo ha relegato al di fuori dei 22 fortunati finalisti (e dunque pubblicati nell’ambito dell’antologia del Premio), forse a torto o ragione … chi può dirlo? Tutto sta al gusto personale.

Una vista bucolica di un Boeing 747 che ha appena lasciato il campo di margherite attiguo alla pista di decollo

Ad ogni modo, l’idea narrativa concretizzata dall’autore a noi è piaciuta; leggere questo racconto ci ha recato un sottile piacere perché la storia fila via con il supporto di vicende parallele innescate dagli immancabili ricordi di un professionista dell’aria. Inoltre i personaggi sono freschi e genuini, il testo è scorrevole e privo di tecnicismi inutili, anzi, al contrario, ha un certo spessore divulgativo giacché spiega con infantile chiarezza delle nozioni spesso clamorosamente travisate da un certo tipo di giornalismo sensazionalistico. In definitiva: un racconto che si legge tutto d’un fiato in quanto si tratta di una composizione leggera, senza spigoli vivi o pretesti di riflessione profonda.

Nel Boeing 747 tutto è enorme, tutto è fuori dagli standard convenzionali … compreso il quadro strumenti degli impianti di bordo. Questa foto ne fornisce una testimonianza inequivocabile.

Per concludere un racconto che siamo lieti di ospitare nel nostro hangar, fiduciosi che, un po’ egoisticamente, il buon signor Bruno ce ne regali degli altri. Magari con la scusa di proporli al nostro Premio letterario.

Intesi, sig Bruno?

Nel frattempo leggiamoci la breve sinossi di questo racconto preparata dall’autore medesimo:

 

Una mirabile immagine frontale del Boeing 747 Jumbo jet

Un nonno, un nipote, un cane. Comune denominatore dei personaggi che, di volta in volta, si affacciano nel racconto: volare, sfidare la forza di gravità; nutrirsi di storie di aviazione nel bel mezzo di un giardino, per poi costruire nei sogni di bambino, un mondo parallelo, fantastico dove piloti di aeroplani supersonici sfondano il muro del suono e spengono incendi a bordo delle loro macchine volanti. Il nonno pilota traccia la sua carriera di aviatore spezzettandola in tanti episodi avvenuti qua e là per il mondo. Il nipotino approva e si incanta, mentre anche Fido, il bassotto di casa, sembra gradire.

Se vi capitasse di sedere sui sedili lato finestrini … beh questa potrebbe essere la vista che potrebbe motrarsi ai vostri occhi e all’occhio sintetico della vostra macchina fotografica. Viceversa, nel caso non vogliate salire mai e poi mai a bordo di un”autobus dell’aria”, ebbene sappiate che questo potrebbe essere lo spettacolo di cui potreste esservi privati.

Tre personaggi in un continuo viaggio che inizia nella realtà vissuta e che decolla, con le ali della fantasia, per navigare nel meraviglioso mondo dei sogni.

Amen!


Narrativa / Medio – Lungo Inedito;

Ha partecipato alla VI edizione del Premio fotografico/letterario “Racconti tra le nuvole” – 2018