Archivi tag: In Evidenza

Nonno Canarino


La X edizione del premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE – di cui siamo co-organizzatori assieme ai nostri amici dell’HAG (Historical Aircraft Group), verrà ricordato per la presenza, tra i suoi partecipanti, delle cosiddette “prof”, per il ritorno dei piloti professionisti e, non ultimo, per la presenza di ben due autrici in tenerissima età: Emma Lucietto, già ospite del nostro hangar all’indirizzo:

http://www.vocidihangar.it/w/il-sogno-di-alice/

Amelia Earhart (1897-1937)  è stata una donna pilota statunitense che ha segnato memorabili pagine di storia dell’aviazione e costituisce, non a torto, un esempio mirabile tra le appartenenti del genere femminile in quanto incarna il modello di eroina, caparbia, volita e indomabile eguagliata da ben pochi piloti uomini. E’ qui ritratta appena scende da un velivolo dopo essere atterrata in una località non meglio definita. Non ultimo, Amelia è l’esempio cui si ispira la nostra giovanissima autrice Casilda Chiara Cevoli

e Casilda Chiara Cevoli la cui data di nascita (dichiarata in fase di registrazione al premio), attesta inequivocabilmente la bellezza di dieci anni di vita.

Nel caso di Emma, purtroppo, non è stato possibile ammettere la sua composizione al premio in quanto si trattava di una favola anziché un racconto, viceversa, nel caso Chiara, il racconto è stato ammesso, tuttavia non ha riscosso il favore della giuria. E questo, probabilmente, in virtù di una prosa semplice, lineare, infantile sebbene matura, ossia tipica di una bambina di dieci anni che, per quanto promettente, nulla ha potuto contro quella ben elaborata e rifinita di autrici/autori  più adulti di Casilda.

In effetti questa vicenda, se da un lato testimonia l’imparzialità della giuria che – lo ricordiamo – riceve i testi in forma rigorosamente anonima, dall’altro pone in risalto l’enorme disparità dei testi forniti da partecipanti con età anagrafiche così diverse. D’altra parte sarebbe auspicabile creare diverse sezioni del premio per diverse fasce di età … ma queste fasce avrebbero poi un numero adeguato di partecipanti? La domanda sorge spontanea …

A differenza di quanto accade nel nostro paese in cui la conservazione di cimeli storici dell’aviazione è appannaggio di pochi musei (Volandia, Piana delle Orme, San Pelagio e il Museo storico dell’AMI di Vigna di Valle) negli Stati Uniti i musei dedicati all’aviazione sono numerosissimi … ma un velivolo prestigiosissimo come il Lockeed Vega, protagonista della trasvolata atlantica compiuta da Amelia Earhart, non poteva che finire, pressoché intonso, nel meraviglioso National Air and Space Museum dello Smithsonian Institute di Washigton (USA). (immagine proveniente da Flickr.com). Chissà se Casilda Chiara avrà un giorno l’opportunità di visitare questo luogo?!

Di certo la partecipazione di Emma e di Casilda  lascia ben sperare per il futuro giacché questi due teneri virgulti della narrativa potrebbero mettere presto radici ben salde e diventare non solo le autrici delle prossime edizioni del premio, ma anche e soprattutto delle colonne della futura narrativa aeronautica italiana. Gli organizzatori se lo augurano di cuore. E, in tutta onestà, questo è lo scopo ultimo di RACCONTI TRA LE NUVOLE.

Oggi non ci è dato sapere come e in che misura la maestra e la famiglia possano aver contribuito, anche solo di riflesso, alla stesura del racconto di Casilda Chiara, figuriamoci se ci è dato sapere in quale direzione essa potrà evolvere semplicemente crescendo. Ad ogni modo un dato è certo: a noi il racconto di Casilda è piaciuto. Molto. Sarà proprio per la sua semplicità, per la linearità, chissà? Sarà perché non possiamo che essere calorosamente benigni nei confronti di una ragazza in erba che si è cimentata laddove i suoi coetanei neanche si sognano di avventurarsi. E brava Casilda!

Il titolo del racconto “Nonno canarino”, si riferisce al velivolo biplano Kinner Airster che, secondo la storia, Amelia Earhart acquistò poco dopo aver terminato il corso di pilotaggio (peraltro tenuto da un istruttore di volo donna, certa Neta Snook) e con il quale nell’ottobre 1922 compì il suo primo volo record: 14’000 piedi di quota (circa 4260 metri). Fu la prima donna a raggiungere al mondo a raggiungere una quota così stratosferica. Il velivolo, dotato di un motore radiale a tre cilindri con una potenza ridicola, entrò nella leggenda in quanto verniciato di un bel giallo e perciò contraddistinto dal nomignolo affettuoso “The canary” (“Il canarino”) attribuito dalla stessa Amelia. In questo scatto riconosciamo (lato destro) una giovanissima Amelia Earhart e la sua istruttrice di volo inframezzate proprio da un Kinner Airster che la pagina Facebook del “Amelia Earhart Hangar Museum” reputa essere quello del record. In realtà la trasvolatrice atlantica pilotò diversi Airster e dunque, senza l’ausilio del colore, è difficile sostenere che questo fosse il vero “Canarino”.(foto proveniente dalla pagina Facebook del “Amelia Earhart Hangar Museum”- photo courtesy of @purduearchives)

Ma veniamo al racconto: come vuole la tradizione delle composizioni di esordio, la nostra autrice ha composto un testo molto autobiografico tanto che ha descritto la propria famiglia ma lo ha fatto con gli occhi disincantati di una bimbetta cresciuta di soli 10 anni (di età) e questo – se permettete – costituisce l’enorme valore aggiunto. Intendiamoci: “Nonno canarino” non è la rielaborazione sotto mentite spoglie del classico tema scolastico: “Descrivi la tua famiglia”, tutt’altro. E’ la visione dell’autrice del suo trascorso familiare e del suo futuro personale. 

La composizione infatti, seppure leggera, piacevolissima, tenerissima e, ci auguriamo, non troppo manipolata dall’intervento esterno, è un proclama d’intenti: Casilda intende volare molto, sì … ma per girare i suoi filmati naturalistici e questo sebbene il ramo maschile della sua famiglia  abbia tuttora o abbia avuto in passato un rapporto professionale con il mondo aeronautico. Insomma la nostra autrice campana,  sebbene sia geograficamente molto vicina alle due fucine dell’Aeronautica Militare Italiana quali Pozzuoli e Caserta, ha le idee molto chiare (ricordatevi che il suo secondo nome di battesimo è giusto appunto Chiara!): volare per svolgere il lavoro che l’appassiona. Più chiaro di così!?

Da parte nostra – dobbiamo ammetterlo – ci siamo letteralmente sciolti in un brodo di giuggiole quando abbiamo letto nel racconto di Casilda una frase che occorrerebbe scolpire nella pietra miliare di ciascun aeroporto:

“Perché il volo non è solo un lavoro ma libertà […] e la libertà unisce tutti”

Una delle immagini più famose ma anche una delle ultime scattare ad Amelia Earhart davanti al velivolo Lockheed Electra a bordo del quale scomparve nel luglio del 1937 in quella che rimane la sua ultima impresa impossibile: il giro del mondo in aeroplano. Ancora oggi la sua sorte rimane avvolta nel mistero sebbene siano state avanzate le più disparate congetture, più o meno suffragate da reperti fotografici e biologici (foto proveniente da Flickr.com)

Ci piace pensare che l’abbia coniata Casilda medesima con tutta la sua ingenuità e la purezza della sua età. 

Cresci bene, Casilda. Che il tuo volo sia lungo e ti porti lontano … noi saremo qui a leggerti. 



Narrativa / Medio – breve

Inedito

Ha partecipato alla X edizione del Premio letterario “Racconti tra le nuvole” – 2022


Nota della Redazione: nella foto di copertina uno splendido primo piano a colori della trasvolatrice statunitense Amelia Earhart ritratta davanti al suo velivolo  Lockheed Vega con il quale attraversò l’Oceano Atlantico  nel maggio del 1932 impiegando quattordici ore e cinquantasei minuti, prima donna in assoluto e seconda solo a Charles Lindbergh. 


Nonno canarino


Lassù gli uccellini volano liberi, spensierati e… uniti.

Quaggiù, invece, c’è mio nonno che ha volato tanto.

Io ho un nonno che faceva l’ingegnere aeronautico e costruiva aerei. Quando me ne parla, chiudo gli occhi e mi sembra di essere lassù, nel cielo azzurro, a volare su un aereo giallo, come Canarino, l’aereo della coraggiosissima Amelia Earhart, che è stata la prima donna aviatrice.

Lui ora non può più volare, perché è molto anziano, però fa volare me con i suoi racconti. Io, per ringraziarlo, gli faccio tanti disegni di aerei e lui li conserva tutti. Ha anche alcuni modellini e tante foto degli aeroplani che ha costruito o revisionato durante la sua carriera, come il BR1150 Atlantic, il G222, l’ATR42, l’ATR72, l’F104, il G91 e tanti altri.

Il nonno è stato davvero un po’ un uccellino: anche se prima era un ingegnere, in vista della pensione ha preso il volo. Quando è andato all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli è diventato G.A.R.I. (Genio Aeronautico Ruolo Ingegnere). Pilota lo è diventato solo più tardi.

Lo ha desiderato tantissimo, il suo sogno si è avverato e ha messo le ali.

A me piace volare e sono già andata su qualche aereo, ma mai insieme al nonno.

Avrei tanto voluto fare una volatina con lui, e lui mi fa volare… con la fantasia.

«Nonno, raccontami di quando volavi con gli aerei!» gli dico spesso. E lui, paziente, racconta.

Il primo volo mio nonno l’ha fatto con un famoso collaudatore di volo, il Capitano Peracchi. Il nonno era emozionato, perché era il suo primo volo. Il collaudatore gli aveva spiegato cosa si doveva fare in volo e gli aveva affidato il compito di tenere le comunicazioni con la radio. Ad un certo punto il collaudatore iniziò una tirata a sessanta gradi e gli chiese di comunicare alla radio. Quando mio nonno cercò di premere il bottone per parlare, si accorse che doveva fare uno sforzo per muovere la mano e in quel momento capì che cosa era effettivamente l’accelerazione di gravità, anche se in teoria l’aveva ampiamente studiata all’università. E, anche se sapeva cosa succedeva in volo, si emozionò tantissimo.

Ma questa fu soltanto la prima delle sue avventure…

Dopo che il nonno prese il brevetto di volo, fece molti altri voli, e tra questi mi ha raccontato di quando fece per la prima volta la manovra che si chiama “la vite”. È decollato, è salito a duemilacinquecento metri, ha ridotto pian piano la velocità fino a quando l’aereo non si reggeva più in volo orizzontale. Allora il nonno mosse col piede il timone di direzione tutto da una parte e il velivolo iniziò ad avvitarsi su sé stesso, puntando il muso verso il terreno che si vedeva avvicinare velocemente. Dopo tre giri, il nonno azionò il timone di direzione in senso contrario alla rotazione, che si fermò, e il velivolo ritornò a volare orizzontalmente. Alla fine il nonno, che si era sentito lo stomaco risalire in gola, contento che la manovra fosse andata bene, portò l’aeroplano ad atterrare e tutto si concluse felicemente. L’aereo si chiamava CAP 10 ed era giallo e rosso. E io penso a Canarino, che però era un biplano tutto giallo.

Anche il mio bisnonno paterno era un aviatore e pilotava i biplani. Volava in Cina, negli anni Trenta del secolo scorso, su aerei con la carlinga aperta e ciò gli procurò l’asma da fieno, malattia tipica dei piloti di questo tipo di aeroplani.

Mio zio, il fratello di mia mamma, è pure lui un ingegnere aeronautico e un ufficiale dell’Aeronautica, come suo papà, mio nonno.

Mia mamma, invece, è un’archeologa e non pilota gli aerei, però ha volato anche lei con mio nonno su un P-68, per scattare delle foto aeree ai siti archeologici per la sua tesi di laurea. E alla fine l’istruttore di volo che li accompagnava le ha fatto eseguire la manovra di atterraggio assieme a lui.

Anche io vorrei imparare a volare, ma ci proverò da grande perché ora ho solo dieci anni. Farò la naturalista e userò gli aerei per i miei documentari dall’alto. Non sarò aviatrice per lavoro, ma volerò lo stesso.

Perché il volo non è solo un lavoro ma libertà, secondo me, e la libertà unisce tutti.

Il volo unisce, basta pensare all’associazione aeronautica delle “Novantanove”, la prima unione di donne pilota in un tempo in cui le donne non erano considerate tanto brave quanto gli uomini in molte cose, come pilotare un aereo. Il volo le ha rese uguali agli uomini.

Il volo unisce me, la mamma, lo zio, il nonno, il bisnonno, Amelia Earhart e uomini e donne di tutti i tempi, di tutte le generazioni e di tutti i luoghi. Tutti abbiamo le ali, basta saperle aprire. Come se fossimo tutti una grande famiglia e noi tutti fratelli e sorelle.

Quanti uccellini ci sono nella mia vita!



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

# proprietà letteraria riservata #


Nota della Redazione: in copertina un North American T6 Texan che, con una livrea completamente gialla, fu soprannominato dagli allievi piloti militari italiani: “Giallone”. Assieme al famosissimo Piper J3 pure tutto di colore giallo (ma con il fulmine nero, che ne attraversa la fusoliera)  sono gli equivalenti moderni del biplano Kinner Airster  “Canary” (canarino, appunto) della trasvolatrice statunitense  Amelia Earhart.


Casilda CHIARA Cevoli

Racconti tra le nuvole – Premiazione atterrata!



Logo Racconti Tra Le NuvoleX edizione Premio letterario “Racconti tra le nuvole”

COMUNICATO STAMPA

nr 9 del 17 ottobre 2022




Si è volato alti, molto alti domenica 16 ottobre nei cieli di Bagnoli di Sopra in provincia di Padova. Anzi si è volato altissimi, senza il consumo di una goccia di carburante, senza emettere il benché minimo rumore, senza necessità di piano di volo e senza l’ausilio di apparati di radio-navigazione.

Ha volato un gruppo di amici, appassionati di volo e di narrativa aeronautica a bordo della sede sociale dell’HAG con decollo da- e atterraggio a- l’aviosuperficie “Il Dominio di Bagnoli”.

Si è volato grazie alla forza inesauribile della fantasia e con la propulsione dei racconti finalisti della X edizione del premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE organizzato giusto appunto dall’HAG e da VOCI DI HANGAR. Ovviamente con la preziosa collaborazione della FISA (Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Aeronautico), la rivista VFR AVIATION, l’editore LOGISMA e l’azienda farmaceutica VR MEDICAL. 

Decollati! Volo: X edizione RACCONTI TRA LE NUVOLE. Destinazione: cielo. Autonomia: illimitata. (fotografia del command Fernando che, in questa occasione pilota solo una macchina fotografica) 

In cabina di pilotaggio il segretario del premio, Marco Forcina, coadiuvato dal primo ufficiale Franca Vorano, mentre i passeggeri venivano amorevolmente assistiti dal capo equipaggio, Andrea Rossetto, vice presidente dell’HAG e dal tecnico di volo, Sergio Cobuccio, che si è occupato dei sistemi audiovisivi di bordo. Come poi non citare Gherardo Lazzeri? … che ha consegnato le antologie (non le riviste o i quotidiani). E Arturo Arveni? … medico di bordo, che ha dispensato integratori per l’artrosi ai bisognosi seduti in poltrone in configurazione ad alta densità.

Il volo è decollato con la presentazione degli organizzatori e degli sponsors ma ha subito preso quota con le anticipazioni dei racconti a opera dei medesimi autori/autrici presenti a bordo.

Uno dopo l’altro i passeggeri hanno volato sopra alle più disparate e imprevedibili storie di guerra, di eroismo, di sorellanza oltre che di fratellanza, e hanno attraversato cieli pieni di cumuli vaporosi, di traccianti mortali o di materiali paracadutati. Tanti modi per declinare il volo, l’aviazione, i piloti, le macchine volanti, la storia dell’aviazione e molto altro.

No, la macchina da scrivere la vincitrice della X edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, all’anagrafe Rossana Cilli (a suo dire: Rossana come le famose caramelle e Cilli come “imbecilli” senza “imbe”), non se l’è portata da casa per prendere appunti bensì le è stata consegnata dal Segretario, al secolo Marco Forcina (Marco come la moneta tedesca e Forcina come quelle dei capelli) per conto della FISA (Fondazione Internazionale per lo Sviluppo Aeronautico). Il simulacro di un’antica Olivetti “lettera ??” dispone però di un unico foglio prestampato ove è possibile leggere un breve stralcio del racconto vincitore: ” … per la prima volta i loro pensieri prendono così a vagare inquieti dentro il mondo sconosciuto delle proprie coscienze” . Nell’altra mano Rossana mostra orgogliosa la mattonella consegnatale in premio da VOCI DI HANGAR. Parrebbe che la mattonella in questione provenga dal fallimento di un negozio di ceramiche, qualcuno invece sostiene che faccia parte di un lotto di un cantiere edile del bonus 110! (foto del command Fernando. Ma non c’ha da volare?)

Il volo più affascinante è stato però quello diretto “Verso Nord” della pluripremiata scrittrice romana Rossana Cilli. Un volo denso di brividi (e non per l’alta quota o la latitudine polare). La sua mirabile composizione può essere interpretata come la metafora dell’occasione costruita ad arte per offrire un’opportunità di redenzione altrui. Ma non prima di una inarrestabile picchiata verso il baratro; una sorta di Purgatorio nell’aria per chi ha molto da farsi perdonare da quel semplice uomo chiamato “pilota al comando”.

Lo statuario Arturo Arveni, amministratore dell’azienda VR MEDICAL, ha appena consegnato l’omonimo premio speciale nelle mani di Massimo Conti il quale, con fare molto circospetto, cerca di defilarsi con il malloppo, ops, trofeo. (foto del command Fernando che ha tentato uno scatto con fotomontaggio immediato ma nulla può la tecnologia digitale di fronte ai 2 metri di statura di Arturo: non è Massimo che è minuto … è Arturo che è altissimo!). Fotografie a  cura di Fernando Bucciolotti

Nondimeno entusiasmante è stato il volo di Massimo Conti che ha condotto tutti sopra le rovine di Berlino nel corso del famoso ponte aereo, durante la Guerra Fredda, nell’istante preciso in cui un bambino esclamava: “Scende uva passa dal cielo”.

Per inciso, Massimo è il vincitore del premio speciale VR MEDICAL, edizione 2022.

Dopo quasi due ore di volo, assolutamente piacevolissime, è avvenuto il soffice atterraggio per poi rullare in hangar nella vicina Tribano e consumare, sempre assieme, un succulento pranzo conviviale.

E’ stata l’occasione per gli autori/autrici per fraternizzare, scambiarsi impressioni, sfottò e per intonare anche il beneagurale saluto aeronautico Gheregheghez a chiusura di una giornata che voleva essere ufficialmente la premiazione di un premio letterario ma che si è rivelata l’incontro di fratelli e sorelle figli della stessa passione: il cielo e la scrittura creativa a carattere aeronautico.

Non è finita – come al solito – a tarallucci e vino … bensì a pan di spagna e crema al cioccolato con sopra una guarnitura di panna di nuvole e di cielo azzurro. Di chi era la festa, chiederete voi? Che domanda! … ma delle autrici e degli autori di RACCONTI TRA LE NUVOLE 2022! (foto realizzata – non si come – dal command Fernando)

E allora arrivederci al prossimo decollo di RACCONTI TRA LE NUVOLE … ossia non più tardi di marzo 2023 con la pubblicazione del bando di concorso della XI edizione.

Ma quello è un altro volo e ve ne parleremo quando la lista passeggeri verrà aperta. Alle scrittrici e agli scrittori decidere la rotta e gli spazi aerei da attraversare.




Nota della Redazione.

In copertina foto di gruppo degli autori/autrici presenti alla premiazione.

Fotografie a  cura di Fernando Bucciolotti

Il sogno di Alice

Il regolamento del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE (di cui siamo co-organizzatori assieme agli amici dell’HAG – Historical Aircraft Group) è davvero feroce: ammette la partecipazione di soli racconti. D’altra parte già il titolo lo evoca chiaramente … RACCONTI, appunto e null’altro.

Sempre più frequentemente accade però che giungano alla Segreteria del Premio delle composizioni letterarie che non hanno le fattezze tipiche del racconto. Certamente – occorre precisarlo – non esistono dei lineamenti rigorosissimi per definire i connotati di un vero racconto  rispetto  ad un testo giornalistico o di un racconto dal taglio favolistico. Certo che no, tuttavia è pur vero che i connotati del racconto ideale sono abbastanza codificati sebbene sussista un certo margine di interpretazione. Purtroppo questo margine si annulla completamente quando un testo si presenta in rime baciate o in cui il protagonista parlante è un oggetto inanimato. Nella fattispecie il margine di interpretazione concesso alla Segreteria del Premio va a farsi benedire e i sedicenti racconti devono essere additati come infiltrati e dunque allontanati con garbo.

Non siamo certi che l’autrice l’abbia immaginata così … ma potrebbe somigliare all’ istruttore Medina, il Vice Grande Nuvola, non vi pare? (foto proveniente da www.flickr.com)

Nell’ultima edizione del Premio è accaduto in diverse occasioni. Troppe. E  – lo dobbiamo ammettere – abbiamo cominciato a dubitare della bontà del regolamento e dello zelo della Segreteria nell’espletare la sua funzione di verifica preliminare dei testi. Che il regolamento sia poco chiaro? Che la Segreteria cerchi il pelo nell’uovo? Forse … ma analizzando ogni singola situazione ci siamo convinti che la voglia e l’entusiasmo degli autori/autrici è stata tanta e tale che, pur di partecipare al Premio, alcuni di loro hanno letteralmente dimenticato il cardine fondamentale del regolamento: possono partecipare solo e unicamente racconti.

E’ probabilmente caduta in questa terribile trappola Emma Lucietto che ha fatto pervenire alla Segreteria del Premio una piacevole composizione … peccato che si trattasse di una favola anziché un racconto. 

Benché il prologo del testo non sia contraddistinto dal canonico “c’era una volta”, è apparso subito chiaro che una goccia parlante e pensante può appartenere solo all’universo fiabesco. 

Perciò potrete facilmente immaginare  il disappunto della provato Segreteria nel costatare, suo malgrado, la non rispondenza del sedicente racconto “Il sogno di Alice” ai requisiti del regolamento … tuttavia l’amarezza si è progressivamente mitigata scorrendo riga dopo riga giacché la favola ha oggettivamente tutta una sua originalità e un fascino sottile, quasi leggiadro. Ma lo stupore maggiore, giunti all’ultima sillaba, si è manifestato quando la Segreteria è andata a rilevare i dai anagrafici dell’autrice, non fosse altro per informarla dell’equivoco e della necessità di rielaborare il testo pena  l’esclusione dal Premio.

Una bella immagine di Alice in un momento di svago assieme alle sue amiche gocce (foto proveniente da www.flickr.com)

Ebbene, appurato l’indirizzo e-mail, l’occhio è caduto inevitabilmente sulla firma del genitore prevista per gli autori minorenni e immediatamente dopo sulla data di nascita di Emma.

Vi risparmiamo i visi basiti e le espressioni di sorpresa ma il senso era: “Ma ha solo dieci anni!”. Dopodiché lo zelo e il senso di correttezza nei confronti dei partecipanti del Premio hanno paurosamente vacillato e la domanda che è rimbalzata da un membro all’altro della Segreteria è stato: “La contatti tu?”

A farla breve, la favola di Emma non poteva essere inserita tra i racconti partecipanti alla X edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE ma essere pubblicata nel nostro hangar, questo sì, eccome! E con nostra grande soddisfazione perché non accade tutti i giorni di incappare in un’autrice tanto promettente.

Non ci è dato sapere quanto la maestra – bontà sua – e la famiglia di Emma – bontà loro – abbiamo contribuito o siano stati determinanti nella stesura della favola; oppure non sapremo mai (solo il tempo ce lo dirà) se questo testo rimarrà un fenomeno estemporaneo o avrà un seguito … tuttavia ci piace pensare che, nonostante le vicissitudini e le distrazioni che inevitabilmente attraverseranno l’esistenza di Emma, il suo talento possa consolidarsi e trovare il suo naturale sfogo nella scrittura creativa. Come pure in mille altre attività, chi può dirlo?

Fotoritratto della goccia Alice (foto proveniente da www.flickr.com)

L’autrice avrà sicuramente occasione di evolversi semplicemente crescendo, vivendo a pieno le proprie esperienze, compiendo il suo percorso scolastico-formativo, conoscendo il mondo e tanti esempi di umanità. Avrà modo di cambiare anche radicalmente rispetto a quella che conosciamo oggi e magari, a distanza di una manciata di anni, neanche si riconoscerà in quanto ha scritto e favoleggiato. Oppure ne farà la sua professione, chissà? Poco male. Ci avrà comunque regalato una piccola emozione e di questo non possiamo che esserle riconoscenti.

Una questione è certa: a noi il microcosmo della goccia Alice, il suo desiderio di volare sull’arcobaleno e la sua amica Stella hanno colpito emotivamente.  Forse perché ci ha sorpreso che in una bambina di dieci anni (e quindi nella sua composizione) sia così forte il sentimento dell’amicizia come pure la caparbietà, ossia il desiderio di raggiungere uno scopo apparentemente impossibile. Non ultimi i valori universali come la generosità, la riconoscenza o la sorellanza.

E’ pur vero che le fiabe sono molto soggettive perché talune ci travolgono e talaltre ci lasciano del tutto indifferenti. Dipende da persona a persona e soprattutto dallo stato d’animo di quella persona nel momento precisa della loro lettura. Forse ci stiamo rammollendo? Stiamo diventando dei mollacchiosi sentamentalisti? Forse. Ma prima di esprimere opinioni sulle altrui debolezze leggete “Il sogno di Alice” e poi ne riparleremo. Intesi?


Favola / Breve

Inedito

Ha partecipato alla X edizione del Premio letterario “Racconti tra le nuvole” – 2022


Il sogno di Alice


Al risveglio o poco dopo, vieni accolto dal Sole e spinto di nuovo in alto, galleggi fluttuante nell’aria e poi … eccomi qua; sono Alice e ho deciso di raccontarvi la mia storia … naturalmente … sono una goccia!!!!

Abito a Pioggiandìa, un piccolo paese tra le nuvole di Catinelle e quelle di Rovesci, dove frequento l’istituto Tito Dritto, una scuola di volo nel vuoto per giovani gocce.

La mia vita era un circolo “noioso”: andavo a scuola, volavo a casa, giocavo con gli amici … le solite cose che accadono tutti i giorni in tutte famiglie di gocce del mondo. Fortuna che, una volta l’anno, c’è un giorno molto speciale che tutte noi gocce aspettiamo: il cielo diventa plumbeo, le nuvole si gonfiano e noi gocce veniamo lanciate giù in picchiata a vedere posti del mondo in cui non siamo mai state prima!

E’ il Giorno della Caduta, così lo chiamiamo, e può diventare il momento più bello della vita di una goccia perché in quel giorno i nostri sogni nel cassetto, con un po’ di fortuna, possono realizzarsi.

Una mattina arrivò a scuola a bordo di una foglia rossa scintillante la nuova maestra, la Signora Margherita, e chiese a tutte noi gocce quale fosse il nostro sogno e dove saremmo volute atterrare. La mia amica Cielcilia fu la prima ad alzare la mano e rispose: “Nel mare o nell’Oceano, maestra!”.

Poi toccò a Diego che disse che gli sarebbe piaciuto cadere sul tergicristallo di un aereo … Diego è così pigro che, se potesse, prenderebbe un aereo anche per andare dal banco alla cattedra. Arrivò il mio turno e alzandomi in piedi a gran voce dissi: “Vorrei volare nell’Arcobalenooooo!!!”.

Tutti si misero a ridere e a commentare: “Impossibile!”, “Non succederà mai”.

Decisi di ignorarli e finita la scuola cominciai ad andare ogni giorno alla pista dove si allenavano le Nuvole, per provare a convincerle a sganciarmi  sull’ Arcobaleno. Il primo giorno… un disastro totale: la Grande Nuvola mi urlò: “ Vattene, tu sei minorenne”.

Il secondo giorno l’istruttore Medina, il Vice Grande Nuvola, mi disse:“ Tuuuuuuu?!? Mi spiace, sei cicciottella, non hai il fisico per l’Arcobaleno”.

Tornai a casa ma ci riprovai il giorno seguente e quello dopo e dopo ancora …

Passarono gli anni e non avevo ancora raggiunto il mio sogno, ero molto scoraggiata ma non volevo mollare. Avevo già affrontato tre Cadute ed erano andate malino: ero atterrata in una pozzanghera, dentro l’occhio di un signore che stava guardando il cielo e l’ultima volta sopra il tetto di un auto appena lavata, assieme a Diego. Dell’Arcobaleno ancora nessuna traccia: lo vedevo solo lì, su un poster che avevo appeso nella mia cameretta.

Era l’estate del 2016 e mentre passeggiavo assorta nei miei pensieri, udii dietro ad un cespuglio uno strano rumore. Molto timorosa mi avvicinai ma non riuscivo a capire cosa fosse finché iniziarono a delinearsi i suoi tratti … era una stella. Le chiesi perché stava piangendo e cosa le fosse successo.

“Qui non ho nessuna amica e le stelle nel cielo non mi vogliono con loro perché sono troppo poco luminosa” mi rispose.

“Non è vero sei bellissima!!” esclamai e le chiesi di diventare mia amica.

Nei giorni seguenti diventammo inseparabili: si trasferì a casa mia e diventò la mia amica del cuore!

Ogni giorno che passava Stella diventava più luminosa e una sera mi prese le mani e disse:  “Grazie Alice ti voglio molto bene. Mi hai fatto capire che nel cielo siamo in tanti e diversi, che ognuno è unico e speciale, con i propri difetti e pregi. Tu hai creduto in me come nessun altro aveva fatto. Devo ritornare da dove sono venuta, sento che devo ancora compiere qualcosa di importante per qualcuno di speciale”.

Non riuscivo a capire molto per le emozioni che provavo in quel momento e con le gocce agli occhi la lasciai andare, sicura che un giorno ci saremmo ritrovate.

Finalmente anche il Giorno della Caduta 2016 era alle porte; la mia amicizia con Stella non mi ci aveva fatto pensare per un po’. Come tutte le sere dal balcone della finestra espressi il mio desiderio di diventare parte dell’Arcobaleno ma quella sera successe una cosa strana … Stella, era proprio lei, la riconobbi … era quella più luminosa di tutto il firmamento … era lei, non ci credevo … man mano che la guardavo capivo … tutti i tasselli iniziarono a comporsi come in un grande puzzle!

Ora capivo perché era dietro un cespuglio, perché era poco luminosa, perché doveva tornare indietro: lei era una stella cadente!!

Lei aveva scelto me e per ringraziarmi decise di aiutarmi.

Che altro dire? … secondo voi come sarà andata a finire? Il giorno dopo ero la più bella goccia rossa del più luminoso arcobaleno.



§§§ in esclusiva per “Voci di hangar” §§§

## proprietà letteraria riservata ##


Emma Lucietto