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I Foggiani

titolo: I Foggiani – Gli aviatori americani delle squadriglie Caproni della Prima Guerra Mondiale

autore: Edward Davis Lewis

editore: LoGisma

anno di pubblicazione: 2011

ISBN: 978-88-87621-96-9





 

Questo libro in italiano, edito da LoGisma in Italia, si aggiunge agli altri due e ne costituisce un ulteriore arricchimento.

L’autore è lo stesso che ha scritto “Dear Bert”,  al secolo Mr Edward Davis Lewis, ma non è certo la traduzione in italiano di quello.

Ecco una di quelle foto che sono rimaste nella storia dell’aviazione italiana e statunitense. Essa testimonia la sintonia che si instaurò tra i piloti, istruttori italiani, da una parte, e allievi statunitensi dall’altra, durante il periodo di addestramento  de “i Foggiani”, appunto. Se infatti la disciplina militare veniva fatta osservare dagli ufficiali statunitensi, a Foggia, l’addestramento al volo era appannaggio esclusivo di quelli italiani, assai esperti nel pilotaggio e profondi conoscitori della macchine volanti in dotazione alla nascente aviazione dell’Intesa. Questo accadde anche perchè, all’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America – viene spiegato nel libro – i piloti militari statuntensi (peraltro ancora inquadrati tra le file dell’Esercito)  erano poco addestrati al combattimento aereo e non avevano in dotazione velivoli qualitativamente validi. Tuttavia, il governo statunitense – capeggiato allora dal presidente Woodrow Wilson – aveva già compreso che l’aviazione sarebbe stata determinante per la vittoria del conflitto. Purtroppo le scuole di volo militari statunitensi erano poche e male in arnese, da qui la decisione dei vertici militari a stelle e striscie  di addestrare i cadetti direttamente in Europa. D’altra parte – e nel libro viene ricordato – gli Stati Uniti d’America si mantennero lungamente neutrali di fronte ad un conflitto squisitamente “europeo” e dunque entrarono in guerra, loro malgrado, solo nell’aprile 1917. Erano – stranamente – per così dire “impreparati” dal punto di vista bellico-aeronautico.Nella foto è facilmente riconoscibile l’allora capitano La Guardia e, sullo sfondo, l’omnipresente bombardiere Caproni.

Come dice lui stesso nella prefazione, dopo aver vissuto per un certo periodo in Italia, si era reso conto della valenza storica del diario di suo padre, delle sue lettere e delle sue fotografie, che aveva raccolto nel libro: “Dear Berth, An American Pilot flying in WWI, Italy“, già oggetto di una recensione a disposizione qui, ospite di VOCI DI HANGAR. Ma da allora aveva continuato a fare ricerche, scoprendo una nuova prospettiva dell’importanza del ruolo dei “Foggiani”.

Questo libro vuole presentare concisamente la storia dei Foggiani ad un pubblico più vasto.

Nel sito dell’editore, ecco come viene presentato il bel libro di Edward Davis Lewis: “La storia degli Aviatori Americani che hanno volato fianco a fianco con i piloti italiani delle Squadriglie di Bombardieri Caproni sul fronte italiano nella Prima Guerra Mondiale. Addestrati a Foggia sotto il comando del Cap. Fiorello H. LaGuardia, quei piloti sono oggi ricordati come “i Foggiani”, e presero parte ad operazioni straordinarie che combinavano assieme le teorie del Magg. Giulio Douhet, il genio dell’Ing. Gianni Caproni e la cooperazione dei comandi dell’esercito di due Paesi. Attraverso fotografie e stralci dei loro diari, il figlio di uno di quei piloti, Edward Davis Lewis, ci offre una prospettiva diversa su come la loro azione contribuì alla vittoria italiana di Vittorio Veneto e alla fine della Grande Guerra.” Questa è la retrocopertina del volume che, corredato da ottime fotografie dell’epoca, ha inevitabilmente un formato generoso, quello tipico dell’album fotografico.

Il bombardiere Caproni che campeggia nell’hangar Troster del Museo Storico dell’Aeronautica Militare italiana di Vigna di Valle (lago di Bracciano – Roma) è un pezzo unico nel suo genere per dimensioni e maestosità. La sua ingombrante presenza è mitigata solo dalla prossimità di tanti altri mirabili esemplari di velivoli della stessa epoca. Riuscite ad immaginare solo per un istante questa macchina in volo con a bordo “I Foggiani”? … quando si dice: essere nati nel secolo sbagliato!

E senz’altro, essendo scritto in italiano, offre la possibilità a tutti coloro che non conoscono l’inglese, di scoprire una storia straordinaria e nascosta della guerra aerea del Primo conflitto Mondiale.

Fotoritratto di Firello La Guardia che, giunto a Foggia assieme ai primi cadetti piloti americani, anche grazie al suo ottimo italiano e alle sue capacità organizzativo-logistiche (oltre che ad un certo peso “politico”), riuscì a strappare subito migliori condizioni di alloggio e rancio per i suoi uomini. Ad onore di cronaca storica le loro condizioni, se confrontate a quelle delle truppe al fronte italiano o francese, non erano assolutamente malvagie già prima dell’arrivo di “Little Flower”. Certamente giovarono molto al morale dei piloti statunitensi gli incontri di baseball che l’italo americano organizzò fin da subito (con grande stupore degli italiani che non conoscevano affatto quello strano sport) o l’apertura di una biblioteca con libri e riviste in lingia inglese, la proiezione di film (ovviamente muti) con didascalie in inglese e di uno spaccio con beni di consumo a gusto tipicamente americano.

Quando si parla di guerra aerea si pensa subito e soprattutto alle squadriglie di caccia ed ai loro combattimenti, agli assi che hanno abbattuto un gran numero di aerei avversari e così via. Si pensa al fronte occidentale, alla Francia, ai combattimenti sulla Somme. Ma, come dice l’autore, questo è stato un conflitto mondiale ed è stato combattuto in molti teatri. I bombardieri Caproni, impiegati dalle squadriglie italiane e da quelle americane, contribuirono senza dubbio in maniera decisiva alla vittoria sul fronte italiano.

Oltre alle moltissime fotografie dell’epoca, in gran parte le stesse che troviamo all’interno degli altri due libri – ma ce ne sono di nuove interessantissime, alcune delle quali mostrano l’interno della cabina di pilotaggio del bombardiere Caproni -, possiamo ammirare alcune illustrazioni di arte futurista che fanno parte della collezione esposta al Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento. Il progetto del libro, infatti, è stato ispirato e sostenuto dalla generosità di Maria Fede Caproni. Ma tante altre sono le persone che l’autore elenca nei suoi ringraziamenti. Tra loro Gregory Alegi e Gherardo Lazzeri.

 

Ancora uno scatto che immortala Fiorello LaGuardia (come lo scrivono nel mondo statunitense) con indosso la tenuta di volo. Non che a Foggia il clima fosse particolarmente rigido, s’intende, ma piuttosto volare sui Caproni alla mercè degli eventi atmosferici, all’aperto, all’aria, pressochè privi di protezioni dal flusso aerodinamico, imponeva una “combinazione di volo” (come la chiameremmo oggi) più simile a quella di un palombaro che a quella di un pilota. Ne è testimonianza anche la foto di copertina che ritrae appunto due piloti intenti a pilotare un bombardiere Caproni.

Un libro da avere.

Stavolta vorrei sottolineare l’importanza di conoscere un ambito davvero poco noto, ma non per questo meno rilevante, della guerra nel nostro paese.

La raccolta di foto e di testimonianze che contiene lasciano sperare che questo piccolo pezzo di Storia non sprofondi nell’oblio del passato. Teniamolo in evidenza nella nostra libreria.

Questa è una di quelle foto che non può mancare se si parla di Fiorello La Guardia, i bombardieri Caproni, “I Foggiani” e la I Guerra Mondiale. A destra il famoso maggiore Fiorello La Guardia, appunto, mentre a sinistra un giovane ing. Giovanni Battista Caproni, patron dell’omonima ditta di costruzioni aeronautiche italiana. Entrambe diverranno molto famosi: il primo in politica (quale sindaco della città di new York), il secondo nel mondo industriale.

Per non dimenticare.





Recensione a cura di Evandro Aldo Detti (Brutus Flyer).

Didascalie stilate dalla Redazione di VOCI DI HANGAR



 

 

L’idea meravigliosa di Francesco Baracca

titolo: L’idea meravigliosa di Francesco Baracca

autore: Vincenzo Ruggero Manca

editore: Koinè Nuove edizioni

anno di pubblicazione: 2008

ISBN: 8887509905978-8887509908





 

-19 giugno 1918:

“… Il Maggiore Baracca, partito alle ore 18,15 in volo di crociera e mitragliamento, non fa ritorno al campo; si ritiene colpito da mitragliatrice a terra e precipitava in fiamma sul versante del Montello oltre le nostre linee”

(dal Diario storico della 91a Squadriglia)

-24 giugno 1918

“… viene trasportata al campo la salma del Signor Maggiore Baracca, ritrovata sul versante del Montello presso l’abbazia di Nervesa”

(dal Diario storico della 91a Squadriglia)

 

C’è un rituale che si ripete da molti anni, il 19 giugno di ogni anno nei cieli di Nervesa della Battaglia  e questo formidabile scatto del bravissimo fotografo Luigino Caliaro ritrae in un mirabile tutt’uno i protagonisti di quel rituale: il sacello di Francesco Baracca e lo Spad XIII. A pilotarlo il suo costruttore  Giancarlo Zanardo che è il lodevole fondatore della Fondazione Johathan Collection.  L’immagine è diventata meritatamente un poster così come si può ammirare nel sito web “Il museo del Piave”.

 

 

Si dice che i piloti non muoiono, volano solo più in alto.

Quel 19 giugno di cento anni fa Francesco Baracca è volato molto in alto ed è entrato per sempre nell’Olimpo degli Eroi.

Medaglia d’oro al valor militare, conferitagli, in vita e prima ancora di raggiungere il tetto insuperato delle sue 34 vittorie, con la seguente una motivazione:

“Primo Pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e audacia, temperato nei sessantatre combattimenti, ha già abbattuto trenta velivoli nemici, undici dei quali durante le più recenti operazioni”

Il ritratto fotografico della medaglia d’oro Francesco Baracca presente all’interno del volume. Figlio di una nobildonna e di un facoltoso commerciante proprietario terriero, non era certo figlio del popolo né un proletario … ma non per questo possiamo fargliene una colpa. All’epoca tra gli ufficiali dell’Aviazione italiana (membri del battaglione aviatori all’interno dell’Esercito italiano e non già di una forza armata autonoma) erano numerosi gli aristocratici o comunque i rampolli di famiglie benestanti che, invece di guidare le truppe in groppa di un lucente destriero, sceglievano di cavalcare un rumoroso e riottoso velivolo di legno e tela. D’altra parte la nascente Aeronautica militare italiana era figlia della ben più gloriosa cavalleria e ne manteneva il millenario codice nonché i suoi sacri principi. Almeno ai tempi di Francesco Baracca; ben diverso  accadrà nel II conflitto mondiale.

 

Vincenzo Ruggero Manca, generale di Squadra Aerea in pensione, è stato Comandante del 9° stormo Caccia Intercettori 7 sul campo di S. Caterina di Udine di cui Francesco Baracca è stato il primo comandante.

Utilizzando il ricco scambio epistolare, quasi quotidiano, che il nostro eroe aveva con la madre e con il padre, l’autore costruisce un intervista lasciando parlare lo stesso Baracca.

Il lettore si troverà a ripercorrere le vicende storiche della I Guerra Mondiale con gli occhi di un giovane ufficiale che quelle pagine di storia ha contribuito a scriverle.

E’ lo stesso autore a dirci che non farà alcun commento nè analisi di ciò che Baracca è stato, lasciando al lettore le riflessioni e considerazioni sull’insegnamento che oggi, a cento anni dalla morte, Francesco Baracca ci lascia.

Il libro è ricco di documentazione fotografica dell’epoca che aiuta ancor più il lettore a immergersi nella storia.

Se c’è un luogo che costituisce una sorta di portale spazio-temporale che riesce a riportarci indietro nel tempo, ebbene quello è il sacello eretto in onore di Francesco Baracca in quel di Nervesa della Battaglia in Via Baracca. Come riportato nella pagina dell’ottimo sito web www.montello.eu, il sacello fu eretto a tempo di record all’incirca nei pressi del luogo dove il grande pilota cadde colpito a morte durante la Battaglia del Solstizio che si imperversò in quei giorni proprio nella zona del Montello.

Conosceremo il Francesco Baracca figlio premuroso e attento verso la madre a non darle troppe ansie. Come quando, nella lettera datata 8 aprile 1912, comunica che ha fatto domanda di andare in Francia o Germania per studiare le lingue. In realtà aveva sì presentato domanda di andare in Francia … ma non per studiare le lingue bensì per diventare pilota; è una piccola bugia per non far preoccupare la madre.

Il primo maggio 1912 Francesco Baracca è a Reims: “… sono arrivato all’aviazione per modo di dire, senza nemmeno saperlo e senza neppure farmi raccomandare, ed ora mi accorgo di aver avuto un’idea meravigliosa, perché l’aviazione ha progredito immensamente ed avrà un avvenire strepitoso. …”(lettera al Papà del 5-5-1912)

Dalla corrispondenza con il papà apprenderemo l’entusiasmo con cui Baracca affronta il volo e il feeling che sin dal primo volo, come passeggero, avrà con l’aereo: “… è’ una cosa sorprendente volare … Era un magnifico sogno ad occhi aperti …” (lettera al Papà del 5-5-1912)

La preziosa fotografia che immortale Francesco Baracca pochi giorni prima della fatale missione sul Montello nel corso della quale perderà la vita. Ma immaginiamo solo per un istante uno scenario diverso dall’evoluzione storica che conosciamo: e se Francesco Baracca fosse sopravvissuto alla I Guerra Mondiale? Ci domandiamo: il suo mito sarebbe giunto fino a noi? Sarebbe divenuto lui, al posto di Italo Balbo, il vertice supremo di una moderna Aeronautica Militare Italiana? Avrebbe partecipato come pilota combattente alla II Guerra Mondiale? L’avremmo visto ai comandi di un Fiat CR42 Falco tenere testa agli Spitfire durante la battaglia d’Inghilterra o nei cieli di Malta? Avrebbe comandato a vita il IX Stormo Caccia che porta il suo nome? … non lo sapremo mai … ma sollecitiamo gli autori che si dilettano nella narrativa aeronautica a cimentarsi nello sviluppo di questa congettura sfrenatamente fantasiosa.

Baracca inizia la sua carriera militare nel 1907, quando a 19 anni entra alla Scuola Militare di Modena (oggi Accademia Militare) come allievo Ufficiale di Cavalleria, da dove uscirà nel 1909 per passare alla scuola di applicazione di Cavalleria di Pinerolo.

La passione per i cavalli sarà sempre presente nella vita di Baracca, anche quando in Francia per conseguire il brevetto di pilota: “… non ho dimenticato i cavalli, perché, spesso, monto con gli ufficiali dei dragoni e li seguo quando i Reggimenti fanno qualche manovra attorno a Reims.”(pg.95)

A tutt’oggi la morte del maggiore Francesco Baracca è ancora avvolta nel mistero. La versione italiana, ossia quella che fu divulgata all’indomani del tragico evento, lo vede colpito a morte da un proiettile sparato – più o meno a vanvera – dal moschetto di un fante austriaco, viceversa la versione austriaca avvalora la tesi dell’abbattimento ad opera del mitragliere di un velivolo biposto da ricognizione austriaca; un congettura piuttosto fantasiosa sostiene addirittura che l’asso italiano fu ferito – non è dato sapere se da fuoco nemico o addirittura amico – e che, precipitando in territorio sotto il controllo austriaco, si sia scientemente tolto la vita pur di non cadere prigioniero o di morire ustionato per effetto dell’incendio in cui era avvolto il suo velivolo. Per quanto possa apparire legittima – per non dire morbosa – la conoscenza della dinamica degli ultimi istanti di vita di Francesco Baracca, il mito degli assi degli assi italiano rimane indenne, per nulla scalfito dall’una o dall’altra versione. Perché, se la storia non riesce ancora a definire il suo epilogo, è pur vero che la storia non gli nega i 32, i 34 o forse 36 abbattimenti, lo spessore umano o le capacità di pilota combattente, l’abnegazione o l’amor patrio che lo animarono fino all’ultimo suo respiro. D’altra parte i miti nascono così: quando il corpo terreno si dissolve nasce la memoria imperitura delle gesta compiute.

Il 7 aprile 1916 Baracca abbatte il suo primo velivolo, quella stessa sera fa disegnare sulla fusoliera del suo Nieuport la figura del “Cavallino Rampante” presa dallo stemma del suo ex reggimento di cavalleria “Piemonte Reale”.

Il “Cavallino Rampante” nero su sfondo bianco entrerà anche lui nella legenda, continuando a volare con il 4° stormo dell’AMI di cui ha fatto parte la 91 squadriglia, e con il 9° Stormo Caccia Intercettori che includeva la 91 squadriglia.

La retrocopertina del bel libro che ci fornisce una visuale originale – almeno nell’espediente narrativo – del mitico Francesco Baracca.

Ma il “Cavallino Rampante” continua a correre anche con le auto diventando il simbolo della casa automobilistica “Ferrari”. Fu proprio la madre di Francesco, la contessa Paolina a dire a Enzo Ferrari: “Ferrari metta sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio. Le porterà fortuna.

Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiara guerra all’Austria, Baracca si trova in Francia per ultimare il suo addestramento sul nuovo biplano “Nieuport”.

In Italia il “Corpo aeronautico” costituito il 7 gennaio del 1915 dispone di 3 Gruppi con 11 squadriglie e 58 apparecchi quasi tutti di costruzione francese: Bleriot, Farman, Nieuport, e 5 scuole di volo.

Siamo agli albori dell’aviazione e dell’impiego dell’aereo per usi bellici.

I piloti erano allo stesso tempo collaudatori e istruttori che dalla loro stessa esperienza dovevano trarre insegnamento per se stessi e per gli altri.

Lo scatto che ha reso immortale il maggiore Francesco Baracca

Lo “stallo” o la “vite” che oggi sono manovre che fanno parte del programma di addestramento dei piloti, civili e militari, erano a quei tempi brutte esperienze : “Non m’era mai capitato! … d’un tratto sento i comandi molli! L’apparecchio piega a sinistra, cade, si avvita nell’aria e gira su stesso … Ho pensato che i comandi erano rotti:era finita …” (dal diario di Baracca 26-08-1915)

Le tattiche di caccia che oggi i piloti militari studiano in aula, erano allora sconosciute e il rischio di rimanere colpiti dai propri compagni di squadriglia non era tanto remoto.

Nel descrivere le missioni di volo Baracca ci lascia, involontariamente, anche una grande testimonianza della sua personalità.

All’alto senso del dovere univa un grande rispetto dell’avversario: “… Ho parlato a lungo con il pilota austriaco, stringendogli la mano e facendogli coraggio … Non aveva potuto salvarsi dalla mia caccia…”(lettera alla Mamma del 8-4-1916).

Alla freddezza e coraggio nell’azione univa una grande umanità: “Ieri vi fu un brillante bombardamento coi ‘Caproni, non andai di scorta perché non spettava a me; abbiamo mandato un messaggio al di là dalle linee con le notizie degli aviatori caduti” (lettera al Papà del 19-9-1916)

Non c’è nulla da aggiungere all’iscrizione che è scolpita nel duro travertino di Tivoli posta alla base del monumento che Lugo di Romagna ha dedicato al suo più illustre figlio.

Il 19 giugno 1918 Baracca, nato il 9 maggio 1888 a Lugo di Romagna, ha da poco compiuto 30 anni. Cinque mesi dopo, l’11 novembre 1918, la I Guerra Mondiale ha termine.



Recensione a cura di Franca Vorano

Didascalie stilate dalla Redazione di VOCI DI HANGAR