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Bomba a bordo – Penna Alata

Bomba a Bordo Bomba a Bordo: e altri racconti...Marco Forcina; IBN Editore 2010WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

Occorre dirlo chiaramente: in Italia, l’aviazione generale, sportiva e non, annovera una sparuta schiera di praticanti e/o sostenitori … figuriamoci il settore della letteratura aeronautica. Dunque come catalizzare l’attenzione dei potenziali autori e, soprattutto, di lettori acquirenti di volumi? … ma certo! … un concorso letterario.

Deve essere stata questa la lungimirante intuizione che ha indotto Valeria Napoleone nel voler organizzare nel 2009, sotto la bandiera della casa editrice di famiglia, l’IBN (Istituto Bibliografico Napoleone), la I edizione del concorso letterario Penna alata.

Ebbene, il volumetto oggetto della presente recensione contiene appunto i vincitori di quel lodevole concorso.

Valeria Napoleone, curatrice anche del volume, nella prefazione al libro confessa che: “L’idea del concorso “Penna alata” è nata così per caso, in libreria, la nostra Aviolibri, divenuta un ritrovo di appassionati” e aggiunge: “[…] A questo punto, ho sentito quasi il dovere di trasformare questo salotto virtuale in qualcosa di cartaceo […]”.

Beh – replichiamo noi – l’intento è stato ampiamente raggiunto giacché i testi contenuti nel volume non lasciano adito a dubbi circa l’aspetto qualitativo nonché meritocratico. In “Bomba a bordo e altri racconti …” troverete 11 modi diversi di fare narrativa aeronautica, 11 storie diversissime per stile, ritmo e inventiva, oltre che per contenuti. Semmai l’unico obiettivo che non è stato centrato sono le dimensioni di questo libricino fin troppo “ino”. Possibile che non ci fossero altri testi degni di essere premiati e dunque pubblicati? Possibile che l’editore potesse concedersi un investimento economico pari a solo 106 pagine? E sia! … d’accordo, meglio di niente. Per stavolta la perdoniamo, anche in virtù delle belle foto presenti a commento dei testi che ritraggono i soggetti protagonisti dei testi medesimi.

Bomba a bordo - Penna Alata - Retro
Bomba a bordo – I edizione concorso letterario Penna Alata – La retrocopertina del volume che non si può dire certo prodigo di accattivanti dettagli e informazioni utili all’acquisto da parte di un poteziale acquirente.

Sempre nella prefazione, la visionaria Valeria Napoleone dichiara: “[…] tra i molti partecipanti, sia autori noti che alle prime armi, sono stati selezionati dalla Giuria quei racconti che, per vari motivi, sono sembrati più significativi” […].

Premesso che non ci è dato sapere da chi fosse composta la Giuria, né quali siano stati i nomi/testi dei molti partecipanti, certo è che, scorrendo i nomi degli autori premiati, non stupisce la presenza di penne alate assai note come quella di:

– Evandro Detti (autore di “Zingari del cielo” e del tuttora validissimo “Manuale di pilotaggio dell’aliante veleggiatore”),

o di:

– Gian Piero Milanetti (che ha firmato l’ottimo volume “Le Streghe della Notte”, dedicato alle vicende storiche delle aviatrici russe),

oppure di:

– Nicola Malizia (prolifico scrittore di monografie e di volumi dal notevolissimo valore storico),

e ancora del poliedrico:

– Michele Raffaele Gagliani (autore di innumerevoli pubblicazioni a carattere aeronautico) fino a giungere a quella di:

– Eugenio Vecchione (impagabile divulgatore delle sicurezza del volo e del fattore umano in aviazione).

A conferma della totale bontà dell’idea alla base del concorso, invece, viene da chiedersi se

In volo senza confini – Laura Mancuso

In volo senza confini In volo senza confiniLaura Mancuso; Corbaccio 2009WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

L’incidente nel quale ha perso la vita Angelo D’Arrigo ha lasciato tutti senza respiro. A distanza di anni, era il 26 marzo 2006, il vuoto incolmabile è ancora presente nei cuori di chi lo aveva conosciuto ed anche in quello di chi, come me, non lo aveva neanche conosciuto.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Retro Copertina
La vita di Laura venne sconvolta il 26 Marzo 2006.

 

All’epoca, ricordo, avevo subito rivolto il pensiero verso la sua famiglia. Soprattutto pensavo a sua moglie, Laura Mancuso. Una donna che non conosco, ma della quale avevo conosciuto, attraverso la storia di Angelo, il coraggio senza fine con il quale si era opposta al destino ed era riuscita, lavorando senza sosta, a salvarlo dalla prigionia in Libia, dove ogni giorno poteva essere quello della sua esecuzione.

Lei aveva subito reagito, aveva sollevato il mondo, coinvolto gente importante, personaggi potenti. Attraverso di loro, idealmente, aveva esteso le sue mani oltremare, raggiunto suo marito nella squallida prigione dove era recluso, lo aveva afferrato, sollevato e riportato a casa.

Lei. Era stata lei a salvarlo.

Poi l’incidente. Una cosa assurda e irreversibile.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Quarta copertina
Angelo, in te non vedo il passato, ma il futuro che sgorga dalla tua vita

 

Un giorno mi è capitato tra le mani il suo libro. “In volo senza confini” sembrava la continuazione dell’altro: “In volo sopra il mondo”.

Ho comprato il libro.

Le prime parole sono: Questo è il libro che non avrei mai voluto scrivere.

Né io avrei mai voluto recensire.

Ma anche questo libro va letto. Ed è un dovere morale averlo. Fa parte di una storia che deve vivere per l’eternità. Ricordare è l’unica cosa che possiamo fare, visto che indietro non si torna.

Ovviamente Laura comincia con il ricordo dell’incidente e di quello che è accaduto dopo.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Copertina
Nella copertina una splendida foto di Angelo mentre spicca il volo assieme ai suoi Condor

Ma poi parla della sua storia, ovvero della stessa storia che conosciamo già, ma vista attraverso i suoi occhi. Parla dei falchi, dei voli, dell’imprinting degli uccelli con i quali Angelo compiva le sue imprese. Racconta i voli, quello sull’Everest del 24 maggio 2004.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Copri Copertina
Una storia di amore e di coraggio.

Poi riprende anche il discorso dei progetti che si erano interrotti e di come potrebbero essere continuati …

Laura parla della vita quotidiana, della vita familiare e di tante altre cose.

Ho letto questo libro. Quasi tutto. Anzi tutto, fino alla fine.

Però, devo ammettere che in parecchi punti ho dovuto, diciamo così … guardarlo. Ho dovuto scorrere con gli occhi, velocemente il testo, allo stesso modo di chi, a piedi nudi, dovesse camminare sulle braci. Veloce, per non scottarsi troppo.

Troppe volte viene fuori dalle pagine scritte la profonda ingiustizia che ha colpito questa straordinaria famiglia, questa donna eccezionale.



Recensione a cura di Evandro Detti

In volo sopra il mondo – Angelo D’Arrigo

In volo sopra il mondo In volo sopra il mondoAngelo D'Arrigo; Mondadori 2005WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

Ormai volo da più di quarant’anni. Gli episodi di cui sono stato protagonista o testimone sono già innumerevoli e tante sono le persone straordinarie che ho conosciuto. Qualcuno non l’ho conosciuto, ma in qualche modo i nostri sentieri si sono incrociati e comunque ho saputo di loro.

Uno di questi è Angelo D’Arrigo.

Ero venuto in possesso di una videocassetta da lui prodotta tanti anni fa, era una specie di video corso di pilotaggio del delta a motore.

In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Retro
La splendida retrocopertina di “In volo sopra il mondo”. Difficile dire quanti uccelli siano ritratti in questa foto

Negli anni ’80 facevo l’istruttore sugli ultraleggeri tubi e tela e, parallelamente, prendevo lezioni di deltaplano a motore, una macchina molto interessante per l’epoca. Il video-corso mi fu molto utile.

Considero questo il primo contatto con la generosità di Angelo D’Arrigo, che aveva voluto diffondere e condividere una parte del suo sapere con altri appassionati della materia.

Quando decollavo dalla nostra pista di erba per i voli scuola, sorvolavo spesso una querciola dove stavano appollaiate alcune cornacchie. A volte volavano via per il rumore del motore e per qualche istante mi trovavo a volare insieme a loro, cosa questa che mi riempiva di gioia.

Ma poi seppi che qualcuno volava con un gruppo di uccelli nati in cattività, sottoposti all’imprinting studiato dall’etologo Konrad Lorenz e condotti lungo un percorso di migrazione da un ragazzo a bordo di un deltaplano a motore e questa vicenda mi interessò molto.

Era Angelo D’Arrigo.

Altro che qualche attimo di volo con un paio di cornacchie.

Premesso che ho letto quasi tutti i libri di Konrad Lorenz, cercai con ogni mezzo di sapere tutto su questo pilota straordinario. Internet non c’era, ma a volte leggevo qualcosa sulle riviste di settore. Comunque seppi del volo sopra l’Everest, anzi, su questo episodio trovai perfino un DVD con i filmati effettuati in quell’occasione.

Angelo D'Arrigo in volo con le gru in Siberia nel 2002 (foto Wikipedia)
Angelo D’Arrigo in volo con le gru in Siberia nel 2002 (foto Wikipedia)

Avrei voluto incontrare Angelo, ma non ne ebbi mai occasione, sebbene in una almeno ci andai molto vicino.

Al lavoro, al controllo del traffico aereo, avevo notato un notam che chiudeva lo spazio aereo sopra Guidonia e il monte Terminillo fino ad un livello altissimo, a semplice richiesta di un pilota di deltaplano che si trovava nell’aeroporto di Guidonia, in attesa che le condizioni meteo fossero favorevoli ad un tentativo di record o qualcosa del genere.

In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Copri Copertina
Il risguardo interno del bel libro di Angelo D’Arrigo. Sintetizzare il contenuto di questo libro non deve essere stato facile.

Come controllore la cosa mi riguardava fino ad un certo punto, ma come istruttore di aliante, proprio della sezione di volo a vela di Guidonia, ne ero coinvolto appieno. Infatti passai un pomeriggio a fare scuola a Guidonia, pronto a smettere di volare e a richiamare a terra i miei allievi e gli altri piloti non appena il notam fosse stato attivato. Ad ogni decollo vedevo un delta con ala rigida allungata, parcheggiato di fronte ad un piccolo hangar quasi al centro del campo. Mi dissero che si trattava di Angelo D’Arrigo.

Purtroppo quel giorno non ebbi tempo di andare a conoscerlo. Pensavo di farlo in seguito. Ma il giorno dopo il notam fu attivato ed Angelo fece il suo volo.

Il racconto è contenuto nel libro.

Il libro racconta tante altre cose e consiglio vivamente ogni appassionato di volo di leggerlo. Molte vi sorprenderanno, vi sembreranno incredibili, ma ci sono le documentazioni inconfutabili ed i filmati a confermarvi che è tutto vero. Perfino l’Aeronautica Militare effettuava studi insieme ad Angelo su un argomento che leggerete. Non ne parlo qui. Non mi credereste. Leggete il libro.

Angelo progettava di sorvolare le Ande insieme ad un condor, il più grande veleggiatore del mondo. Il pulcino era stato imprintato secondo gli insegnamenti di Konrad Lorenz e cresceva in attesa del grande giorno.

Insieme sarebbero saliti nelle correnti ascendenti della catena delle Ande fin sulla cima dell’ Aconcagua, senza ossigeno, utilizzando tecniche speciali messe a punto per l’occasione.

In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Copertina
La spettacolare copertina di “In volo sopra il mondo”. Questa impresa, in cui ha superato l’altezza dell’Everest, ha richiesto una preparazione di oltre due anni.

Nell’ultima pagina del libro Angelo scrive: “Molti mi chiedono che cosa mi spinga ad andare sempre oltre. Non è agonismo: con le sfide ho smesso da anni. Non è nemmeno il bisogno di misurarmi con i miei limiti, come a volte ho creduto. No, è qualcosa di più semplice ed intimo: l’istinto di essere nella natura a modo mio. Un istinto che mi domina, che mi tiene sveglio la notte, che mi illumina e mi entusiasma. Non seguirlo sarebbe tradire me stesso”.

Purtroppo qualcosa è riuscito a tradire lui. Un piccolo aereo, pilotato da un generale dell’Aeronautica in pensione, durante una manifestazione aerea, esegue un basso passaggio e una virata sfogata. All’apice della manovra si avvita e cade al suolo, mettendo fine alla vita del generale e a quella del suo passeggero: Angelo D’Arrigo.

Ora potrei scrivere tante parole inutili su questo fatto e sul grande dolore che ha provocato. Due sole sono sufficienti: stupore ed incredulità.

Angelo aveva un progetto, anzi, più di uno. Progetti rimasti incompiuti. E come tutte le cose incompiute restano nella mente umana molto a lungo, fino a quando, in qualche modo, qualcuno non le riprende e non le porta a termine.

Nel libro è anche contenuto il racconto di un volo dell’inizio anni novanta, in deltaplano a motore, dalla Sicilia all’Egitto. Per un disguido Angelo finisce nelle mani dei libici. Viene fatto prigioniero e per oltre un mese subisce ogni genere di privazione e violenza. Ma qui compare un’altra persona, degna di un grande come lui: sua moglie Laura Mancuso. Lei non si dà pace e lavora instancabilmente attraverso tutti i canali diplomatici. Riesce a dimostrare che suo marito non è una spia come creduto dai soldati di Gheddafi, ma soltanto uno sportivo impegnato in un’impresa pianificata e pubblicata. Ci vuole tempo e il tempo manca.

In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Retro Copertina ritagliata
La breve biografia di Angelo D’Arrigo presente nel retro del libro. Ovviamente si ferma al giorno in cui è stato stampato il libro … ciò che è accaduto dopo è cronaca, purtroppo.

Da un momento all’altro Angelo potrebbe essere giustiziato insieme ad altri prigionieri come lui. Laura arriva in tempo. Un diplomatico riesce a parlare con Gheddafi, a convincerlo a rilasciarlo e poi a prendere Angelo per i capelli e a tirarlo fuori dall’orlo dell’abisso. E’ libero e può tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli.

Ora non occorre spiegare quanto sia ingiusto che dopo un salvataggio così magistrale, possa bastare un banale voletto locale a mettere fine alla vita di un personaggio così grande.

Questo libro deve essere presente nella libreria di ogni appassionato di volo. E’ moralmente obbligatorio conoscere Angelo D’Arrigo. Conoscere le sue gesta.

Perchè fra tutti i futuri lettori del suo libro potrebbe essercene un altro simile a lui, che riprenda il filo dove lui, suo malgrado, ha dovuto lasciarlo cadere.



Recensione a cura di Evandro Detti

Didascalie delle foto a cura di Big Mark

In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Copertina in evidenza
In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo

Vittoria tra le nuvole – V.M. Yeates

Vittoria tra le nuvole Vittoria tra le nuvoleVictor Maslin Yeates; Elliot 2014WorldCatLibraryThingGoogle BooksBookFinder 

 Tanti anni fa, ma proprio tanti, comprai un libro su una bancarella. Il titolo era: “Alta quota” e per questo aveva attratto la mia attenzione. Ad una prima occhiata avevo visto che si trattava di un libro sulla I Guerra Mondiale, scritto da un pilota vero, che vi aveva combattuto veramente come pilota di un biplano inglese Sopwith Camel.

Vittoria tra le nuvole - V.M. Yeates - Retro
La retrocopertina del libro di memorie  di un pilota sopravvissuto ai caccia tedeschi ma non alla tubercolosi.

Lessi quel libro più di una volta, ma questa è una cosa normale per me. Se un libro mi piace lo rileggo, ogni tanto.

Forse fu per questo che un giorno, parlandone con un amico pilota, ebbi un momento di debolezza e glielo regalai. Un errore che commetto difficilmente. Di solito, se regalo un libro a qualcuno, glielo compro, non gli regalo un libro mio. Forse pensai che lo avrei potuto ricomprare, prima o poi.

Invece, nel corso degli anni seguenti, per quanto cercassi sulle bancarelle, non l’ho più ritrovato. Oltretutto quell’amico, dopo poco tempo lo regalò ad un altro pilota. Non so se prima lo abbia letto o no, ma almeno l’altro pilota disse che gli era piaciuto moltissimo.

Non ho mai dimenticato quel titolo e neanche la copertina. Ero pronto a comprarlo a vista se lo avessi trovato, ma niente.

L’era di Internet ha reso possibili anche questo genere di cose. Un giorno scrissi il nome dell’autore, Yeates, su Google e … paf! Trovai un libro diverso, ma che ricordava tanto quello che avevo avuto. Lessi la descrizione e ritrovai la storia intera. Il titolo, ora, era cambiato. Si intitolava: “Vittoria tra le nuvole”.

La Coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina

titolo: La coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

autore: Felice Trojani

editore: Mursia

anno di pubblicazione: 1964

ISBN: 88425310499788842531043





Nel 1928 l’aviazione mondiale, non solo quella italiana, impiegava aerei terresti, idrovolanti e dirigibili allo stesso tempo, in quanto non era ancora ben chiaro quale fra questi mezzi avrebbe preso il sopravvento sugli altri nel futuro.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Retro
La retrocopertina del libro che, pubblicato per la prima volta nel 1963, era giunto alla bellezza della sua ottava edizione nel 2007 e dunque, occorre ricordarlo, costituisce a tutti gli effetti un classico della letteratura aeronautica italiana. Che sia il morboso desiderio di conoscere la vera storia del dirigibile Italia ad attirare così tanti lettori? In realtà la stesura di questo libro si deve fondamentalmente allo psichiatra statunitense George Simmons che nel 1960 contattò Felice Trojani allo scopo di raccogliere informazioni per il suo volume “Target: arctic”, dedicato alla storia della corsa verso il Polo Nord. Simmons riuscì a convincerlo a scrivere la sua versione dei fatti che accaddero prima, durante e dopo la sua partecipazione alla sfortunata spedizione polare. Così facendo “La coda di Minosse” divenne di fatto una sorta di autobiografia di Felice Trojani di cui, inevitabilmente, la missione del dirigibile Italia costituisce un’episodio molto saliente, anche e soprattutto in termini di estensione di pagine impegnate. Per inciso, Trojani fu l’ultimo, tra tutti i sopravvissuti ai 48 giorni sul pack, a rivelare le sue verità circa la drammatica esperienza polare.

Il pallone libero aveva ormai ceduto il posto ad altre forme di volo. Il motivo principale stava nella sua quasi nulla “dirigibilità”. Viceversa, proprio dall’intuizione che un pallone libero di forma allungata e più aerodinamica si potesse “dirigere”, scaturisce il nome di dirigibile.

Molti degli aviatori dirigibilisti, negli anni a venire, sarebbero passati all’aeroplano, conseguendo il brevetto per aeromobili ad ala fissa e diventando personaggi storici per eccellenza.

Umberto Nobile, però, era un ingegnere e cominciò con il costruire i primissimi dirigibili. Nel quartiere Prati, a Roma, nella stessa area che alcuni anni prima si era chiamata Piazza d’Armi e che era costituita essenzialmente da campi pianeggianti lungo il corso del Tevere, c’erano grandi capannoni dove parecchie persone svolgevano la loro opera quotidiana. Erano operai, impiegati, tecnici, ingegneri.

Uno di questi, neolaureato, si era presentato al capo dello stabilimento con la speranza di essere assunto. Si chiamava: Felice Trojani e ad assumerlo fu Umberto Nobile in persona.

Trojani portava gli occhiali da vista e all’epoca questo costituiva un handicap per chi avesse voluto volare come pilota di qualsiasi mezzo volante o anche come semplice equipaggio di volo.

Negli anni, però, lo sviluppo del dirigibile fu rapido e inesorabile. Uno dei primi dirigibili costruito in quelle officine da Umberto Nobile, da Trojani e dalla loro squadra, arrivò a sorvolare il Polo Nord, con a bordo il capo della spedizione Roald Amundsen. Il dirigibile era il N1-Norge.

L’eco dell’impresa portò al secondo tentativo con un altro dirigibile, stavolta con Nobile come capo spedizione e Felice Trojani come ingegnere membro dell’equipaggio, a dispetto del suo problema visivo.

Era il dirigibile Italia che si schiantò sul ghiaccio nel percorso di ritorno. La navetta si staccò e rimase sulla banchisa con alcuni uomini. Gli altri, quelli che in quel momento si trovavano all’interno dell’involucro del dirigibile, si dispersero nel cielo e non furono mai più ritrovati.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina
La copertina del libro con foto, in primo piano, delle gondole motore del dirigibile Italia. Siamo certi che, salvo che per i cultori della mitologia greca, il titolo del libro apparirà alquanto ermetico. In effetti “La coda di Minosse” riporta in primo piano un personaggio legato alla mitologia greca, o meglio, Trojani si riferisce al personaggio dantesco che, giudice infernale, arrotolava più volte la coda per indicare ai dannati il numero del girone al quale erano destinati. Questo per far comprendere ai propri lettori che solo un essere soprannaturale avrebbe potuto esprimere un sereno giudizio su quanto accadde sulla banchisa polare. In realtà il volume, nella sua prima stesura, aveva per titolo: “Gli occhiali” ma l’editore Ugo Mursia, ben più navigato e assennato di Felice Trojani circa gli aspetti di carattere editoriale, fece notevoli pressioni sull’autore affinchè lo sostituisse con qualcosa di più consono ed evocativo. Il libro fu un successo, sancito anche dal Premio di Cultura della Presidenza del Consiglio.

 

 

 

 

Una tragedia.

I superstiti restarono sul ghiaccio e furono salvati dopo tanti giorni da una nave rompighiaccio russa, dopo che alcuni aerei li ebbero avvistati, tra cui un idro italiano con a bordo due piloti del gruppo di Italo Balbo.

Felice Trojani, che era tra i superstiti, negli anni successivi, scrisse questo libro nel quale narra la storia intera. Una storia sensazionale che consiglio a tutti di leggere.

Il suo racconto inizia proprio dalla Piazza d’Armi, da Delagrange che annuncia il suo primo balzello con un aereo di legno e tela e prosegue fino a quando non andò in pensione, dopo aver progettato e collaudato altre macchine aeree, dirigibili e aerei. Narra la storia del naufragio e del recupero, le conseguenze che tutto ciò ebbe negli anni successivi, quando Nobile soprattutto dovette misurarsi con il regime fascista di Mussolini. Dal libro si può respirare l’atmosfera di quei giorni.

Occorre tenere presente che Trojani, in qualità di ingegnere, aveva progettato tutto quanto fu utilizzato durante la missione al Polo Nord, compresi gli hangar aperti e i piloni necessari all’attracco del dirigibile lungo le tappe del percorso. Anche la tenda, dove trovarono rifugio i superstiti dell’Italia, la famosa “tenda rossa” (che rossa non era affatto, come si apprenderà durante la lettura del libro), era stata progettata da lui.

Consiglio questo libro a tutti gli studenti di ingegneria. Ci troveranno soprattutto la mentalità di un ingegnere. Oggi, nell’era dei computer, conoscere quella mentalità è ancora determinante.

Nel libro c’è molto, molto di più di queste cose essenziali che ho appena detto.

Sul naufragio del dirigibile Italia di Umberto Nobile esistono metri cubi di libri; Nobile stesso ne ha scritti diversi … ma questo è veramente, se non il migliore come penso io, uno dei migliori.

Esistono sul mercato diverse ristampe e non dovrebbe essere difficile trovarlo.



Recensione a cura di Evandro Detti

Didascalie delle foto a cura della Redazione


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