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Bomba a bordo – Penna Alata

Bomba a bordo - Penna Alata - Copertina

titolo: Bomba a bordo e altri racconti 

autore: Autori vari 

editore: IBN

anno di pubblicazione: 2010

ISBN: 9788875650858





Occorre dirlo chiaramente: in Italia, l’aviazione generale, sportiva e non, annovera una sparuta schiera di praticanti e/o sostenitori … figuriamoci il settore della letteratura aeronautica. Dunque come catalizzare l’attenzione dei potenziali autori e, soprattutto, di lettori acquirenti di volumi? … ma certo! … un concorso letterario.

Deve essere stata questa la lungimirante intuizione che ha indotto Valeria Napoleone nel voler organizzare nel 2009, sotto la bandiera della casa editrice di famiglia, l’IBN (Istituto Bibliografico Napoleone), la I edizione del concorso letterario Penna alata.

Ebbene, il volumetto oggetto della presente recensione contiene appunto i vincitori di quel lodevole concorso.

Valeria Napoleone, curatrice anche del volume, nella prefazione al libro confessa che:

“L’idea del concorso “Penna alata” è nata così per caso, in libreria, la nostra Aviolibri, divenuta un ritrovo di appassionati” e aggiunge: “[…] A questo punto, ho sentito quasi il dovere di trasformare questo salotto virtuale in qualcosa di cartaceo […]”.

Beh – replichiamo noi – l’intento è stato ampiamente raggiunto giacché i testi contenuti nel volume non lasciano adito a dubbi circa l’aspetto qualitativo nonché meritocratico. In “Bomba a bordo e altri racconti …” troverete 11 modi diversi di fare narrativa aeronautica, 11 storie diversissime per stile, ritmo e inventiva, oltre che per contenuti. Semmai l’unico obiettivo che non è stato centrato sono le dimensioni di questo libricino fin troppo “ino”. Possibile che non ci fossero altri testi degni di essere premiati e dunque pubblicati? Possibile che l’editore potesse concedersi un investimento economico pari a solo 106 pagine? E sia! … d’accordo, meglio di niente. Per stavolta la perdoniamo, anche in virtù delle belle foto presenti a commento dei testi che ritraggono i soggetti protagonisti dei testi medesimi.

Bomba a bordo - Penna Alata - Retro
Bomba a bordo – I edizione concorso letterario Penna Alata – La retrocopertina del volume che non si può dire certo prodigo di accattivanti dettagli e informazioni utili all’acquisto da parte di un poteziale acquirente.

Sempre nella prefazione, la visionaria Valeria Napoleone dichiara: “[…] tra i molti partecipanti, sia autori noti che alle prime armi, sono stati selezionati dalla Giuria quei racconti che, per vari motivi, sono sembrati più significativi” […].

Premesso che non ci è dato sapere da chi fosse composta la Giuria, né quali siano stati i nomi/testi dei molti partecipanti, certo è che, scorrendo i nomi degli autori premiati, non stupisce la presenza di penne alate assai note come quella di:

– Evandro Detti (autore di “Zingari del cielo” e del tuttora validissimo “Manuale di pilotaggio dell’aliante veleggiatore”),

o di:

– Gian Piero Milanetti (che ha firmato l’ottimo volume “Le Streghe della Notte”, dedicato alle vicende storiche delle aviatrici russe),

oppure di:

– Nicola Malizia (prolifico scrittore di monografie e di volumi dal notevolissimo valore storico),

e ancora del poliedrico:

– Michele Raffaele Gagliani (autore di innumerevoli pubblicazioni a carattere aeronautico) fino a giungere a quella di:

– Eugenio Vecchione (impagabile divulgatore delle sicurezza del volo e del fattore umano in aviazione).

A conferma della totale bontà dell’idea alla base del concorso, invece, viene da chiedersi se un autore perfettamente sconosciuto, tale Marco Forcina, avrebbe mai goduto dell’opportunità, al di fuori del concorso letterario Penna alata, di partecipare, vincere e vedersi pubblicati, ben tre racconti. Siamo di fronte ad un nuovo exploit letterario? Finalmente un nuovo virgulto della narrativa italiana si è svelato a noi? … vedremo!

Completano lo stormo degli autori: Marco Zuccadelli, pilota in erba a soli 17 anni (ma che poi le vicissitudini della vita hanno allontanato dall’aviazione) e l’unica gentildonna, Agnese Roda che scrive per diletto poesie e racconti (molto più vicina al mondo della musica e dell’arte in generale che all’aviazione).

Elencati gli autori non ci resta che passare in esame i racconti.

Ebbene il primo racconto è quello dal quale ha preso il titolo l’intera raccolta “Bomba a bordo”, proprio di quel Marco Forcina di cui sopra. La scelta è stata assai felice – aggiungiamo noi – perché si tratta di un racconto leggero, piacevole quasi confidenziale. Fin dall’inizio si avverte un alone sottilmente ironico che poi deflagra in un finale a sorpresa strappa sorriso – fenomeno assai raro per un racconto di aviazione -.

L’antefatto vede il comandante di un aereo di linea della compagnia di bandiera italiana che è intento nei controlli pre-volo sul piazzale dell’aeroporto di Amburgo. La collocazione temporale non è meglio definita ma, a naso, siamo all’incirca intorno alla fine degli anni ’70.

La noia della routine pervade la cabina pilotaggio finché il secondo pilota irrompe dichiarando che c’è un emergenza: una bomba a bordo!

Ovviamente non vi sveleremo il prosieguo della vicenda … possiamo solo aggiungere che il pragmatico pilota, più che altro preoccupato di aver speso inutilmente del tempo a recitare l’odiosa check list, disinnescherà la “bomba non bomba” mostrando quel genuino disincanto e pragmatismo tipico di noi italiani.

Per inciso, secondo la nota in calce al racconto, pare che si sia trattato di un episodio realmente accaduto. Mah … ci crediamo sulla fiducia.

Il secondo racconto, sempre a firma di Marco Forcina, ha per titolo: “Lasciami lassù” e, al contrario del primo, vi procurerà un senso di tristezza e, ai più sensibili, addirittura un moto di pianto – e non stiamo esagerando: a noi è accaduto -.

Il testo prende spunto da un episodio realmente verificatosi, in quanto documentato dal diretto protagonista, Charles Lindbergh (il primo trasvolatore oceanico in solitaria), nel suo libro autobiografico “We”, pubblicato nel 1928.

Attorno ad un semplice flash di Lindergh, l’autore ha creato una vicenda verosimile che vede quali protagonisti un’anziana balia asciutta di colore e il futuro trasvolatore. Al termine di una delle sue esibizioni in una sperduta località del Mississipi, l’Aquila solitaria (questo uno dei soprannomi di Lindbergh) verrà avvicinato dalla donna, provata da anni di fatiche e di soprusi, minata nel corpo e nell’anima, beh … cosa pensate che possa aver chiesto la vegliarda al bel pilota biondo, a colui che può salire in cielo a suo piacimento tra gli angeli bianchi? … a voi svelarlo.

Là dove volano i cetrioli” è invece una fiaba mascherata da racconto. Una fiaba che, come tutte le quelle che si rispettino, si contraddistingue per il tipico testo destinato ai bambini, apparentemente, ma che in realtà, con la dovuta chiave di lettura, è diretto invece agli adulti, specie quegli adulti – come recita la nota finale dell’autore – che rivestono incarichi istituzionali in quegli enti locali desiderosi di dotare il proprio territorio di un aeroporto, possibilmente internazionale.

Anche in questo caso non vi vogliamo svelare il contenuto della fiaba bensì la sua morale. Proprio ad assessori comunali, consiglieri provinciali, amministratori regionali e politici non meglio identificati l’autore lancia il seguente monito: meglio avere un campo di cetrioli succosi e saporiti che un aeroporto deserto e inutile alla collettività.

E non aggiungiamo altro … se non l’autore del racconto che, qualora non l’abbiate intuito, è sempre quel Marco Forcina – ancora lui – che, con la sua terza composizione, dimostra di saper scrivere di tutto e con qualsiasi formula narrativa, dai contenuti strappalacrime a quelli giocosi ma sempre sorprendendo piacevolmente il lettore per originalità mista a buoni sentimenti.

Nell’antologia del concorso “Penna alata”, Evandro Detti è presente invece con due racconti: “I simboli perduti” e un “Merlo da marciapiede”.

Nel primo, il cronografo, la spilla con l’aquiletta dorata e tanti altri simboli tipici del mondo dell’aviazione, costituiscono il pretesto per l’autore per raccontare un po’ di sé e soprattutto di quel mondo che ha frequentato, attraversato in lungo e largo e che, nel corso degli anni, è mutato anche nei suoi simboli. Alcuni sono stati ormai tralasciati, altri ne sono stati acquisiti ma ciò che risulta invariato, pur con l’avvicendarsi delle generazioni di piloti, è il piacere puro ed unico del volo. Ebbene – senza possibilità di essere smentiti – questo piacere è rimasto inalterato e traspare nell’autore che, con tono fraterno ed una prosa semplice, ce ne rende partecipi.

Questo del buon Evandro non è dunque un vero e proprio racconto quanto piuttosto un rimuginare ricordi misti a considerazioni personali amalgamati in un testo molto scorrevole e piacevole che, per taluni aspetti, ha il sapore divulgativo del saggio. Osando un paragone … il nostro Detti potrebbe essere il Piero Angela del cielo, ossia un fine divulgatore di un mondo che rimane, nonostante tutto, assai distante dalla grande massa.

E’ più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche il secondo racconto di Detti che, pur essendo incentrato su un personaggio animale (un merlo che vive nell’albero di fronte all’abitazione dell’autore), è un ottimo testo divulgativo circa la fauna aerea che popola e spesso condivide il cielo con i piloti. Con la differenza – e questo l’autore ben lo sottolinea – che gli uccelli si trovano nel loro habit naturale mentre noi umani siamo solo ospiti.

Molti gli spunti di riflessione che scaturiscono da questo testo che, beninteso, non deve essere considerato un trattato di ornitologia … certo non stonerebbe affatto all’interno di riviste blasonate come l’illustre National Geographic o l’italianissimo Airone. Di sicuro la sua lettura colma quelle lacune di conoscenza che minano indifferentemente l’uomo della strada quanto i piloti più navigati. E di questo siamo riconoscenti al Detti.

Il sesto raccontonell’antologia del concorso “Penna alata” è: “L’aviere” di Marco Zuccadelli e ammettiamo che Valeria Napoleone non avrebbe potuto trovargli migliore collocazione giacché si tratta di un racconto di fantasia allo stato puro.

Il pretesto narrativo è costituito dal ritrovamento in un casolare del Monferrato del diario di un certo Marco Arcuri alla fine dell’agosto 2008 e dunque la vicenda si dipana secondo la cadenza delle registrazioni quotidiane tipiche di un diario.

Chiunque viva o abbia vissuto nella pianura Padana sa bene quanto possa essere torrida l’estate e dunque non si stupirà di leggere di “sudore che esce da tutti i pori” o di “pareti che grondano sudore” oppure di “aria che frigge”. Ciò che invece vi stupirà – e non poco – sarà la visione in cui incapperà il protagonista, prologo di un’allucinazione ben più articolata quanto sorprendente dall’esito già preannunciato.

Il testo si legge tutto d’un fiato perché la prosa ha un ritmo incalzante che ben si addice alla dinamica della trama … insomma un ottimo racconto tanto che quella di Marco Zuccadelli riteniamo essere una delle “penne” più promettenti del concorso Penna alata.

E bravo Zuccadelli!

Che il mondo del volo fosse contraddistinto da persone alquanto eccentriche … beh, non avevamo dubbio alcuno ma che il racconto di Michele Gagliani ce ne fornisca la conferma, non lo avremmo mai creduto.

“Un eremita alato” ci introduce già il suo protagonista: un ex allievo dell’autore soprannominato: “Mani d’oro” che ha scelto di vivere un esistenza fatta di un camper, un aeroplano e il volo.

La “penna alata” di Gagliani – qualora fosse necessario – si conferma validissima, basata su una prosa schietta, non incline ad alcuna forma retorica e che trae dalla realtà le fonti d’ispirazione, quasi fosse un reportage giornalistico.

Un racconto fin troppo breve, purtroppo.

Ha invece il taglio tipico del racconto storico la composizione di Nicola Malizia dal titolo: “Estate 1943” e sottotitolo: “Un atto di umana pietà per un pilota tedesco”.

Sulle capacità narrative dell’autore non avevamo dubbi e questo racconto sembra far parte di un libro di storia. Rimane il dubbio se la vicenda narrata sia realmente accaduta: se lo è stata, Malizia dà prova di grande narratore e se non lo è stata … pure, giacché, oltre a dare dimostrazione di essere un sapiente narratore, egli denota una notevole dose di fantasia.

La vicenda si snoda sulle montagne del casentino, nell’estate del ’43, in pieno conflitto mondiale. Nel corso di un combattimento aereo, in condizioni di forte inferiorità numerico, un giovanissimo pilota tedesco viene abbattuto e, seppure ferito, riesce a portare a terra il suo caccia crivellato di colpi. A quel punto non esistono più colori e nazionalità, c’è solo un uomo in pericolo di vita ed ecco da qui l’atto di grande umanità compiuto dai pastori italiani, intere famiglie di sfollati che lottano per la propria sopravvivenza e che pure hanno ancora la forza di un grande gesto.

E’ ambientato più o meno nello stesso periodo ma a migliaia di chilometri di distanza, ovverosia nei desolati e grigi cieli del fronte russo, il nono racconto di questa antologia. E’ intitolato: “La steppa” e l’autore è Gian Piero Milanetti.

Di questo racconto adrenalinico è davvero difficile fare un sunto … vi diremo solamente che è la videocronaca di un duello aereo tra un Macchi MC200 Saetta italiano e uno Yakovlev Yak-1 russo. Dunque isolatevi dal resto del mondo e prendetevi tre minuti tutti per voi … perché salirete a bordo del Macchi e vivrete questa esperienza indimenticabile in cui da cacciatore diverrete cacciato e di lì fino al finale a sorpresa.

Un racconto palpitante scritto in modo magistrale in cui Milanetti dà prova di grande capacità descrittiva, oltre che di storico. Davvero splendido.

Il racconto che qualunque appassionato di storia dell’ Aviazione militare vorrebbe leggere. Un mirabile esempio di narrativa aeronautica.

Molto più pacato nello svolgimento, seppure attraversato da una sottile e crescente tensione emotiva, è invece il racconto di Eugenio Vecchione dal titolo “L’Allocchio Bacchini” che ha per protagonista, appunto, il famigerato apparato radio frutto dell’italico ingegno e che è stato il mezzo di comunicazione di un’intera generazione di piloti da diporto i quali, per alcuni versi, hanno inaugurato una nuova categoria di velivoli dell’Aviazione Generale dotata – fa quasi tenerezza a dirlo – di apparati radio VHF per le comunicazioni bordo-bordo e bordo-terra. Una vera rivoluzione.

In realtà la composizione del buon Vecchione scivola tranquilla e quasi serena perché siamo in volo, assieme all’autore, a bordo di un bel Aermacchi MB308, confidenzialmente chiamato “Macchino”, per svolgere un raid, ossia un volo di trasferimento in solitaria dall’aeroporto del’Urbe di Roma fino a quello di Napoli – Capodichino che consentirà al pilota in erba di accedere all’esame del brevetto di secondo grado .

Un racconto piacevole, cronaca di un’esperienza importante per l’autore, all’epoca all’incirca diciottenne.

Ultimo, ma solo in ordine di impaginazione, il racconto di Agnese Roda intitolato: “Baracca”.

Un racconto blandamente aeronautico che vuol essere più che altro un’occasione di riflessione partendo da elementi legati al mondo aeronautico come il cavallino rampante, Lugo di Romagna e lo stesso “Asso degli Assi”.

Tutto nasce dall’incontro infantile con la statua di Baracca appunto, che adorna la piazza principale della cittadina di Lugo di Romagna e da qui partono le diversioni verso argomentazioni che, apparentemente, nulla hanno di aeronautico e che invece hanno contenuti autobiografici.

Un racconto breve, talvolta criptico, se vogliamo psicologico.

In definitiva si tratta di un’antologia che copre diversi gusti e generi dell’ambito narrativo e dunque lascia ben sperare in una II edizione cui – ci auguriamo – ai cinque autori della scuderia IBN – in quanto abitualmente editi da quell’editore -, vadano ad aggiungersene molti altri ugualmente talentuosi. Ciò affinché venga scongiurato il rischio che la prossima edizione del concorso rimanga pressoché “in famiglia” o quasi.

 




Recensione a cura della Redazione




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Emozioni in volo

In volo senza confini – Laura Mancuso

In volo senza confini - Laura Mancuso - Copertina

titolo: In volo senza confini

autore: Laura Mancuso

editore: Corbaccio

anno di pubblicazione: maggio 2011

ISBN versione cartacea: 9788850225019





L‘incidente nel quale ha perso la vita Angelo D’Arrigo ha lasciato tutti senza respiro. A distanza di anni, era il 26 marzo 2006, il vuoto incolmabile è ancora presente nei cuori di chi lo aveva conosciuto ed anche in quello di chi, come me, non lo aveva neanche conosciuto.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Retro Copertina
La vita di Laura venne sconvolta il 26 Marzo 2006. Assai singolare la sua scelta – e quella dell’editore – di apparire nella sezione con le sue note biografiche in uno scatto in cui indossa gli occhiali

All’epoca, ricordo, avevo subito rivolto il pensiero verso la sua famiglia. Soprattutto pensavo a sua moglie, Laura Mancuso. Una donna che non conosco, ma della quale avevo conosciuto, attraverso la storia di Angelo, il coraggio senza fine con il quale si era opposta al destino ed era riuscita, lavorando senza sosta, a salvarlo dalla prigionia in Libia, dove ogni giorno poteva essere quello della sua esecuzione.

Lei aveva subito reagito, aveva sollevato il mondo, coinvolto gente importante, personaggi potenti. Attraverso di loro, idealmente, aveva esteso le sue mani oltremare, raggiunto suo marito nella squallida prigione dove era recluso, lo aveva afferrato, sollevato e riportato a casa.

Lei. Era stata lei a salvarlo.

Poi l’incidente. Una cosa assurda e irreversibile.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Quarta copertina
La retrocopertina del libro che è un tutt’uno con la copertina

Un giorno mi è capitato tra le mani il suo libro. “In volo senza confini” sembrava la continuazione dell’altro: “In volo sopra il mondo”.

Ho comprato il libro.

Le prime parole sono: Questo è il libro che non avrei mai voluto scrivere.

Né io avrei mai voluto recensire.

Ma anche questo libro va letto. Ed è un dovere morale averlo. Fa parte di una storia che deve vivere per l’eternità. Ricordare è l’unica cosa che possiamo fare, visto che indietro non si torna.

Ovviamente Laura comincia con il ricordo dell’incidente e di quello che è accaduto dopo.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Copertina
Nella copertina una splendida foto di Angelo mentre spicca il volo assieme ai suoi Condor

Ma poi parla della sua storia, ovvero della stessa storia che conosciamo già, ma vista attraverso i suoi occhi. Parla dei falchi, dei voli, dell’imprinting degli uccelli con i quali Angelo compiva le sue imprese. Racconta i voli, quello sull’Everest del 24 maggio 2004.

In volo senza confini - Laura Mancuso - Copri Copertina
La sinossi del libro che ne anticipa i contenuti: una storia di amore e di coraggio.

Poi riprende anche il discorso dei progetti che si erano interrotti e di come potrebbero essere continuati …

Laura parla della vita quotidiana, della vita familiare e di tante altre cose.

Ho letto questo libro. Quasi tutto. Anzi tutto, fino alla fine.

Però, devo ammettere che in parecchi punti ho dovuto, diciamo così … guardarlo. Ho dovuto scorrere con gli occhi, velocemente il testo, allo stesso modo di chi, a piedi nudi, dovesse camminare sulle braci. Veloce, per non scottarsi troppo.

Troppe volte viene fuori dalle pagine scritte la profonda ingiustizia che ha colpito questa straordinaria famiglia, questa donna eccezionale.



Recensione a cura di Evandro Detti


La Coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina

titolo: La coda di Minosse – La verità sulla spedizione Nobile

autore: Felice Trojani

editore: Mursia

anno di pubblicazione: 1964

ISBN: 88425310499788842531043





Nel 1928 l’aviazione mondiale, non solo quella italiana, impiegava aerei terresti, idrovolanti e dirigibili allo stesso tempo, in quanto non era ancora ben chiaro quale fra questi mezzi avrebbe preso il sopravvento sugli altri nel futuro.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Retro
La retrocopertina del libro che, pubblicato per la prima volta nel 1963, era giunto alla bellezza della sua ottava edizione nel 2007 e dunque, occorre ricordarlo, costituisce a tutti gli effetti un classico della letteratura aeronautica italiana. Che sia il morboso desiderio di conoscere la vera storia del dirigibile Italia ad attirare così tanti lettori? In realtà la stesura di questo libro si deve fondamentalmente allo psichiatra statunitense George Simmons che nel 1960 contattò Felice Trojani allo scopo di raccogliere informazioni per il suo volume “Target: arctic”, dedicato alla storia della corsa verso il Polo Nord. Simmons riuscì a convincerlo a scrivere la sua versione dei fatti che accaddero prima, durante e dopo la sua partecipazione alla sfortunata spedizione polare. Così facendo “La coda di Minosse” divenne di fatto una sorta di autobiografia di Felice Trojani di cui, inevitabilmente, la missione del dirigibile Italia costituisce un’episodio molto saliente, anche e soprattutto in termini di estensione di pagine impegnate. Per inciso, Trojani fu l’ultimo, tra tutti i sopravvissuti ai 48 giorni sul pack, a rivelare le sue verità circa la drammatica esperienza polare.

Il pallone libero aveva ormai ceduto il posto ad altre forme di volo. Il motivo principale stava nella sua quasi nulla “dirigibilità”. Viceversa, proprio dall’intuizione che un pallone libero di forma allungata e più aerodinamica si potesse “dirigere”, scaturisce il nome di dirigibile.

Molti degli aviatori dirigibilisti, negli anni a venire, sarebbero passati all’aeroplano, conseguendo il brevetto per aeromobili ad ala fissa e diventando personaggi storici per eccellenza.

Umberto Nobile, però, era un ingegnere e cominciò con il costruire i primissimi dirigibili. Nel quartiere Prati, a Roma, nella stessa area che alcuni anni prima si era chiamata Piazza d’Armi e che era costituita essenzialmente da campi pianeggianti lungo il corso del Tevere, c’erano grandi capannoni dove parecchie persone svolgevano la loro opera quotidiana. Erano operai, impiegati, tecnici, ingegneri.

Uno di questi, neolaureato, si era presentato al capo dello stabilimento con la speranza di essere assunto. Si chiamava: Felice Trojani e ad assumerlo fu Umberto Nobile in persona.

Trojani portava gli occhiali da vista e all’epoca questo costituiva un handicap per chi avesse voluto volare come pilota di qualsiasi mezzo volante o anche come semplice equipaggio di volo.

Negli anni, però, lo sviluppo del dirigibile fu rapido e inesorabile. Uno dei primi dirigibili costruito in quelle officine da Umberto Nobile, da Trojani e dalla loro squadra, arrivò a sorvolare il Polo Nord, con a bordo il capo della spedizione Roald Amundsen. Il dirigibile era il N1-Norge.

L’eco dell’impresa portò al secondo tentativo con un altro dirigibile, stavolta con Nobile come capo spedizione e Felice Trojani come ingegnere membro dell’equipaggio, a dispetto del suo problema visivo.

Era il dirigibile Italia che si schiantò sul ghiaccio nel percorso di ritorno. La navetta si staccò e rimase sulla banchisa con alcuni uomini. Gli altri, quelli che in quel momento si trovavano all’interno dell’involucro del dirigibile, si dispersero nel cielo e non furono mai più ritrovati.

La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina
La copertina del libro con foto, in primo piano, delle gondole motore del dirigibile Italia. Siamo certi che, salvo che per i cultori della mitologia greca, il titolo del libro apparirà alquanto ermetico. In effetti “La coda di Minosse” riporta in primo piano un personaggio legato alla mitologia greca, o meglio, Trojani si riferisce al personaggio dantesco che, giudice infernale, arrotolava più volte la coda per indicare ai dannati il numero del girone al quale erano destinati. Questo per far comprendere ai propri lettori che solo un essere soprannaturale avrebbe potuto esprimere un sereno giudizio su quanto accadde sulla banchisa polare. In realtà il volume, nella sua prima stesura, aveva per titolo: “Gli occhiali” ma l’editore Ugo Mursia, ben più navigato e assennato di Felice Trojani circa gli aspetti di carattere editoriale, fece notevoli pressioni sull’autore affinchè lo sostituisse con qualcosa di più consono ed evocativo. Il libro fu un successo, sancito anche dal Premio di Cultura della Presidenza del Consiglio. A distanza di tanti anni risulta uno dei tanti documenti che narra e dunque ricorda quell’episodio glorioso e al contempo tragico delle missioni polari effettuate a mezzo di dirigibili. Un pezzo di storia dell’aviazione italiana e non.

Una tragedia.

I superstiti restarono sul ghiaccio e furono salvati dopo tanti giorni da una nave rompighiaccio russa, dopo che alcuni aerei li ebbero avvistati, tra cui un idro italiano con a bordo due piloti del gruppo di Italo Balbo.

Felice Trojani, che era tra i superstiti, negli anni successivi, scrisse questo libro nel quale narra la storia intera. Una storia sensazionale che consiglio a tutti di leggere.

Il suo racconto inizia proprio dalla Piazza d’Armi, da Delagrange che annuncia il suo primo balzello con un aereo di legno e tela e prosegue fino a quando non andò in pensione, dopo aver progettato e collaudato altre macchine aeree, dirigibili e aerei. Narra la storia del naufragio e del recupero, le conseguenze che tutto ciò ebbe negli anni successivi, quando Nobile soprattutto dovette misurarsi con il regime fascista di Mussolini. Dal libro si può respirare l’atmosfera di quei giorni.

Occorre tenere presente che Trojani, in qualità di ingegnere, aveva progettato tutto quanto fu utilizzato durante la missione al Polo Nord, compresi gli hangar aperti e i piloni necessari all’attracco del dirigibile lungo le tappe del percorso. Anche la tenda, dove trovarono rifugio i superstiti dell’Italia, la famosa “tenda rossa” (che rossa non era affatto, come si apprenderà durante la lettura del libro), era stata progettata da lui.

Consiglio questo libro a tutti gli studenti di ingegneria. Ci troveranno soprattutto la mentalità di un ingegnere. Oggi, nell’era dei computer, conoscere quella mentalità è ancora determinante.

Nel libro c’è molto, molto di più di queste cose essenziali che ho appena detto.

Sul naufragio del dirigibile Italia di Umberto Nobile esistono metri cubi di libri; Nobile stesso ne ha scritti diversi … ma questo è veramente, se non il migliore come penso io, uno dei migliori.

Esistono sul mercato diverse ristampe e non dovrebbe essere difficile trovarlo.



Recensione a cura di Evandro Detti

Didascalie delle foto a cura della Redazione


L'ultimo volo

Ali e Poltrone

Ali e Poltrone - Copertina
Copertina di Ali e Poltrone

titolo: Ali e poltrone

autore:  Giuseppe D’Avanzo

editore: Ciarrapico editore

anno di pubblicazione: 1976

ISBN: non disponibile





Ecco il libro dei libri.

Per quanto riguarda la storia della nostra aviazione, questo libro, alto più di tre dita e parecchio pesante, contiene ogni passo di un lungo cammino, dagli albori del 1900 e anche da prima, fino alla fine degli anni 70. Dentro c’è la storia di tanti personaggi, la storia di tanti mezzi aerei, dal pallone libero, al dirigibile, ai primi aerei ed idrovolanti fino ai jet dei giorni nostri. Ci sono avvenimenti di cui nessuno di noi ha mai sentito parlare, ma che hanno portato a decisioni cruciali che hanno determinato gli sviluppi di cui siamo invece bene a conoscenza. Anche quelli che riguardano le guerre, la prima e la seconda, e al loro esito.

Ali e Poltrone - Copertina
La copertina di “Ali e Poltrone” di un profondo azzurro avio che, nelle intenzioni di chi ha curato la veste editoriale del volume, avrebbe dovuto mettere in risalto l’aquiletta dorata dell’Aeronautica Militare.

D’Avanzo non racconta semplicemente la sua versione dei fatti. Il libro è pieno zeppo di documenti e fotografie, tabelle, resoconti, decreti, organici, etc.

Per un appassionato di storia, questo libro è una miniera.

Vi sono riportati fatti, riunioni, discussioni, manovre politiche, decisioni, litigi e avvenimenti, non sempre emblematici, che hanno piegato il corso della storia, non sempre nella migliore maniera per raggiungere gli obiettivi più ottimali. Anzi.

Il mio collega Alfredo Stinellis, l’autore del libro “Storia di un aeroporto”, nel consigliarmi questo libro, mi disse una frase che non ho più dimenticato: “Leggendo qua e là, in alcune parti, ci sono discussioni e litigi che mi sembra di sentire echeggiare per le sale e i corridoi del Ministero dell’Aeronautica”.

Confermo. A volte pare proprio di sentirle quelle urla, quelle voci, nei locali del Ministero.

La copertina del libro di Giuseppe D’Avanzo nell’edizione pubblicata nel 1981

Il Ministero lo conosco molto bene. Ci ho fatto servizio per nove anni, conosco quei locali e alla mia epoca ho assistito anche a certi tipi di discussioni.

Dalle pagine del libro sembra di sentire uscire le voci di tanti, ufficiali, gerarchi o politici che in quei locali hanno determinato la storia, nel bene e nel male.

Ma naturalmente l’autore non parla soltanto del Ministero. Parla di tutto il teatro immenso dove si è svolta la storia, il Mediterraneo, l’Africa, orientale ed occidentale, l’Europa, L’America … il mondo intero.

Ora voglio aggiungere un’aspetto importante.

D’Avanzo ha un modo suo di scrivere. Le sue frasi sono lunghe, a volte lunghissime. Spesso bisogna tornare indietro per rivedere l’inizio della frase allo scopo di comprendere il resto. Sa usare la punteggiatura, ma non la usa se non è strettamente necessario. Diciamo che un libro di queste dimensioni, dove si è costretti a rileggere le frasi più di una volta per capirle, dovrebbe essere pesante. Invece no. Non è mai pesante. Gli avvenimenti che riporta sono talmente avvincenti che tutto diventa leggero. E’ un piacere leggerlo.

Ali e Poltrone - Retro
La retrocopertina del volumone di ben 939 pagine dal titolo eloquente (per non dire sibillino): ” Ali e Poltrone”. Retrocopertina essenziale – non c’è che dire -, forse anche fin troppo scarna rispetto a ciò che contiene. Qui infatti potrete trovare la storia dell’Aeronautica Militare italiana (ex Regia Aeronautica) dai suoi primordi fino al 1976, data di pubblicazione del libro.

Noi conosciamo solo alcuni pezzi della nostra storia aeronautica, quelli che più hanno stimolato la nostra attenzione perché messi in rilievo dai media. Ebbene, qui troviamo la loro genesi. Finalmente possiamo sapere perché le cose sono andate così.

Per chi non sia particolarmente ferrato in storia, sarà sorprendente vedere delinearsi un diverso profilo di personaggi che conosciamo sotto una luce diversa. La propaganda presentava tutto nel modo più ottimale per il regime, ma i fatti, dei quali possiamo ormai conoscere l’intero sviluppo dall’inizio alla fine, sono diversi. E diversi, sorprendentemente diversi, appaiono oggi quei personaggi.

Così, vedremo emergere la bassezza di coloro che pensavamo fossero grandi. E la grandezza di coloro che erano grandi davvero, ma che il regime teneva nell’ombra, per timore del confronto.

Le trame di questo tipo erano una costante e lo sono anche oggi.

C’è un altro elemento in questo libro. La connessione tra la politica, l’ambiente militare e l’industria.

“Ali e poltrone”, pur riguardando essenzialmente l’aeronautica, andrebbe utilizzato come libro di testo in molti corsi per aspiranti manager. Sarebbe utilissimo anche a chi frequenta il corso di laurea in Scienze politiche. Nulla è cambiato, il suo contenuto è assolutamente attuale, in linea di principio.

Una nota dolente: il libro è quasi introvabile. Tuttavia si può riuscire ad averlo frequentando i soliti mercatini, oppure su internet. Ogni tanto ne spunta uno a qualche asta online. Il mio l’ho avuto così.



Recensione a cura di Evandro Detti

Didascalie delle foto a cura della Redazione

Andrà bene di sicuro

Andrà Bene Di Sicuro - Alessandro Soldati - Copertina

titolo: Andrà bene di sicuro

autore: Alessandro Soldati

editore: Il ponte vecchio

anno di pubblicazione: aprile 2014

ISBN versione cartacea: 978-8865413913





Non poteva avere titolo più benaugurale il romanzo di esordio di Alessandro Soldati edito nel 2014 dalla Società Editrice “Il Ponte Vecchio” di Cesena, anche se, in verità, non ci è dato sapere se questo volume di 261 pagine, estremamente curato nell’allestimento grafico e tipografico, abbia riscosso un rilevante successo di vendite o goda del totale apprezzamento dei lettori che lo hanno acquistato … tuttavia possiamo rivelare che a noi è piaciuto – e molto anche – benché stalli improvvisi e virate non coordinate (tanto per rimanere in tema aeronautico) contraddistinguano questo volo letterario. Ma andiamo con ordine: anzitutto la trama.

Andrà Bene Di Sicuro - Alessandro Soldati - IV di Copertina
La IV di copertina di “Andrà bene di sicuro” che contiene una parte della prefazione, a cura dell’autore, presente all’interno del volume

Sanzio Ottaviani è un tardo adolescente diciottenne che ancora non sa cosa vuol fare da grande. Il classico diplomato giuggiolone, momentaneamente occupato (non senza grandi sofferenze) presso il mobilificio dove già suo nonno ha lavorato e tuttora suo padre lavora con grande entusiasmo. Il babbo e il nonno, non certo Sanzio.

Lui invece, attorniato da una frotta di amici e di amiche, è un vero buontempone perdigiorno dalla mente arguta che trascorre le sue giornate tra il bar del paese, il mobilificio, le balere della zona e, nelle ore dei pasti, alla tavola dei suoi genitori.

Questo fino a quando, non si imbatterà in un provocatorio cartello pubblicitario affisso sul muro antistante il bar ARCI-Casa del popolo che riporta l’esortazione:

VIVI IL CIELO DA PROTAGONISTA.

Ebbene, in quel preciso istante la sua esistenza cambierà completamente perché verrà folgorato dall’idea di arruolarsi in Accademia Aeronautica e diventare dunque pilota militare.

Ed è proprio da quell’istante che prende davvero avvio il romanzo perché è quello il perno principale su cui ruota la sua idea di base.

In realtà esso si sviluppa su due piani narrativi che si sovrappongono e si attorcigliano anche in termini temporali sicché, oltre alla vicenda principale di cui sopra, incontriamo all’inizio del libro due sedicenti piloti italiani impegnati in una missione di foto-ricognizione durante la guerra nei Balcani mentre al termine del volume, dopo essere incappati in alcuni flash che ci aggiornano circa l’evoluzione della missione, ecco giungere l’epilogo con la voce narrante di Andrea, il grande amico di Sanzio, al quale l’autore affida l’ingrato compito di chiudere le due trame fin lì tessute.

I personaggi.

Escluso Sanzio quale indiscusso personaggio protagonista, gli altri si possono considerare alla pari, ossia ritratti con pennellate e caratterizzazioni che costituiscono una buona parte del successo di questo romanzo. Sono personaggi naif, improbabili eppure verosimili che – ne siamo certi – si possono incontrare anche oggi nei tanti bar della profonda provincia emiliana. Che dire? … spassosissimi, grotteschi, surreali, vere perle di narrativa seminate tra le pieghe delle pagine di questo romanzo. Sembrano usciti dalla macchina da ripresa di Pupi Avati nel film “Gli amici del bar Margherita”, altri ancora somigliano a quelli capitanati da Claudio Bisio nella pellicola “Bar Sport”, versione cinematografica dell’omonimo romanzo di Stefano Benni. Forse appaiono figure stereotipate e, se vogliamo, estremizzate … ma non stentiamo a credere che abbiano popolato realmente la vita dell’autore.

Andrà Bene Di Sicuro - Alessandro Soldati - Copertina
La bellissima copertina del romanzo che ritrae in chiaroscuro un Tornado al parcheggio

Ambientazione.

La maggior parte delle azioni si svolgono nel paese natale di Sanzio – non meglio precisato, ma supponiamo essere il medesimo dell’autore, ossia San Mauro Pascoli in provincia di Cesena – con puntate a Firenze, Latina, Cervia e, ovviamente i cieli della Bosnia.

Merita una nota a parte l’esperienza traumatica di Sanzio a Napoli: un vero numero da cabaret!

Per quanto riguarda le date non c’è un’indicazione precisa ma supponiamo che le vicende narrate si svolgano a cavallo degli anni ’80-’90.

I contenuti

Anche se il romanzo apparirà in diversi punti alquanto ridanciano, vezzoso e tragicomico, in realtà si tratta di un testo che contiene diversi “pezzi” di spessore tanto da renderlo ricco di contenuti oltre che assai divertente.

Tra tutti il racconto – purtroppo di ordinaria quotidianità – di come un’azienda assai prospera, seppure gestita con metodi apparentemente antiquati ma funzionali (il semianalfabeta anziano padre), possa essere annientata nel giro di poco tempo dal nuovo management (il quarantenne figliolo laureato in gestione aziendale con tanto di master). Oppure considerazioni alquanto amare circa la gerarchia militare, il falso pacifismo, i militari in quanto portatori di divisa.

D’altra parte l’autore lo dichiara con chiarezza nella prefazione:

“Quello che hai in mano non è un romanzo sugli aeroplani e sugli aviatori che ci stanno dentro. […] Io ho preferito raccontare coloro che stanno “dentro” gli aviatori. […] Siccome si parla di persone, alla fine, in questo mio cimento letterario si ride, si piange, si scherza, si fa sul serio parecchie volte, si sbagliano giudizi e si prendono persino cantonate.

Cos’altro aggiungere?

Giudizio globale.

Il romanzo è così intriso di ironia che si legge che è un piacere seppure, nelle prime pagine, stenti molto a decollare (sempre rimanendo in tema aeronautico). Per essere sinceri, giunti alla terza pagina, ci siamo visti costretti a compiere il gesto più catastrofico – per l’autore, s’intende – di cui abbia facoltà un lettore: saltare a piè pari l’intero capitolo (quello stampato in corsivo con la missione di foto-ricognizione). Ciò nella speranza che il successivo fosse meritevole di essere letto. E così è stato: la frase VIVI IL CIELO DA PROTAGONISTA ha schiuso a noi un altro romanzo, dallo stile completamente diverso, una narrazione fluida e piacevole, una storia accattivante che alla seconda pagina ci ha strappato il sorriso e che ci ha ben disposto per tutte le successive. Noi come qualsiasi altro generico lettore.

Ma se non avessimo compiuto quell’atto di buona volontà? … in quelle misere tre pagine si sarebbe compiuto il tremendo destino di Andrà bene di sicuro: una libreria polverosa dalla quale difficilmente sarebbe stato riesumato per una seconda lettura. Con grave danno per l’autore ma anche per noi lettori che ci saremmo privati di un così bel romanzo.

Andrà Bene Di Sicuro - Alessandro Soldati - III di copertina
La III di copertina che riporta una breve biografia dell’autore

A questo punto viene da chiedersi: perché? Possibile che il buon Alessandro Soldati non abbia mai frequentato un straccio di corso di scrittura creativa? Possibile che il suo editore, il correttore di bozze, gli amici cui ha fatto leggere il manoscritto non abbiano avuto il coraggio di svelargli che l’inizio della sua opera è lento, pesante, criptico? E sì che anche i manuali più improbabili che insegnano a scrivere un romanzo esortano furbescamente a redarre un inizio scoppiettante, accattivante al punto da catalizzare la curiosità del lettore affinché legga il romanzo, pagina dopo pagina, fino alla fine. Le prime tre pagine – per essere chiari – sono quelle che decidono le sorti di un’opera letteraria. E’ una sacra regola della narrativa.

Certamente non si può pretendere che il nostro fido autore sia edotto circa la fine arte scrittoria – in fin dei conti è al suo romanzo di esordio e qualche sbavatura gli va perdonata – tuttavia, rimanendo sempre in ambito aeronautico, qualunque pilota sa che un buon volo comincia da un ottimo decollo, dunque perché mai un ottimo pilota – come sappiamo essere Alessandro – è decollato in modo così stentato? … insomma: un terribile errore di strategia che da un autore avvezzo a manovre di attacco e contromisure non ci saremmo mai aspettati.

Tornando invece al concetto di romanzo di esordio, ebbene: Andrà bene di sicuro rispetta in pieno il dogma della narrativa secondo il quale il primo romanzo di un autore è sicuramente ad alto contenuto autobiografico. In questo niente di male, per carità, tuttavia, archiviato il successo dell’ottimo esordio, ecco la vera sfida: riuscirà il nostro autore a ripetersi in un secondo romanzo e poi in un terzo e così via? … noi glielo auguriamo di tutto cuore perché il suo stile ironico ci affascina e ci rallegra l’animo, i suoi personaggi macchiettistici ci rendono più fiducosi nei confronti dell’umanità e le sue storie, anche se attraversano per metà il mondo del volo – militare, per inciso – mostrano aspetti che generalmente sfuggono ai più mentre per l’altra metà descrivono persone comuni che vivono marginalmente il mondo del volo.

Un altro aspetto che ci è saltato agli occhi – e non siamo certo dei puristi della grammatica – è l’uso intensivo delle maiuscole praticato dall’autore. Forse a noi sfugge il recondito significato ma, ad esempio, nel periodo: “Sì, l’Assicurazione! Adesso un Aereo da Guerra ha l’Assicurazione, secondo te?” ci sembrano presenti un po’ troppe maiuscole. Specie perché già Maiuscolo è lo scambio di battute che avviene sull’argomento e quello ci basta e ci avanza!

Qui giunti, dopo aver sproloquiato in lungo e largo su questo libro nel tentativo maldestro di convincervi a leggerlo, non ci resta che chiudere con la frase finale che ne giustifica la sua lettura e che ne condensa in poche battute tutta la sua essenza. Dunque il protagonista si rivolge ai suoi allievi al termine del loro addestramento dicendo loro:

“Da questo momento vi dichiaro incapaci di fare puttanate, perciò andate per il mondo e, quando dovrete prendere decisioni cruciali, ebbene, a quel punto, fate un po’ come cazzo vi pare. ANDRA’ BENE di SICURO!”



Recensione a cura della Redazione