Di questo sono fatti gli aerei

titolo: Di questo sono fatti gli aerei

autore: Giuseppe Braga

editore: Mursia

anno di pubblicazione: 2019

ISBN: 978-88-425-5726-5





Ricordate la famosa barzelletta ambientata in un aeroporto che vede come protagonista il “pupone”? Ma sì, il venerato giocatore della squadra di calcio giallo-rossa della capitale!? E assieme a lui la sua signora, l’ex letterina nonché brillante presentatrice televisiva?

No? … beh, ve la riproponiamo:

“Guarda, Francè … l’aeroplano d-e-c-o-l-l-a”

“Macchè de-colla … a Illary … nun vedi che è de f-e-r-o!”.

Ebbene non ci è dato sapere se Giuseppe Braga abbia mai frequentato un ipotetico Bar dello sport della periferia romana che – neanche a dirlo – è ovviamente un noto covo di tifosi della squadra avversaria, quella con i colori bianco/celeste che – per inciso – ha come simbolo un’aquila ad ali spiegate. Perché è lì, o almeno immaginiamo che sia stato proprio lì, che questa freddura denigratoria sia stata proferita per la prima volta.

E non sappiamo dire neanche per certo se il nostro giornalista bolognese sia stato letteralmente folgorato da questa barzelletta – assai beffarda, non c’è che dire – tanto da stimolargli l’intuizione creativa dalla quale potrebbe essere scaturito il suo libro.

Di sicuro il titolo della sua opera letteraria:

Di questo sono fatti gli aerei – Storie e persone con le ali

potrebbe costituire, almeno nelle intenzioni, una risposta chiarificatrice per coloro che avessero un qualche dubbio circa l’affermazione del più amato calciatore della AS Roma.

Il velivolo quadrimotore Lockeed Constallation è legato nel bene e nel male all’eccentrico magnate del cinema e dell’aviazione Howard Hughes che è rimasto famoso nella storia dell’aviazone per aver finanziato la progettazione e la costruzione del famoso “Spruce Goose”. In effetti egli era anche il proprietario della compagnia aerea TWA per la quale ordinò giusto 40 velivoli Constallation solo con lo scopo di coprire le necessità di collegamento con l’Europa. Peccato che, nel frattempo scoppiò la II Guerra Mondiale e tutte le cellule furono requisite e militarizzate.  Alla fine della guerra poi ritornarono ad essere degli ottimi aeroplani per il trasporto commerciale. Un bell’esempio di trasformismo, non c’è che dire!

Nelle intenzioni appunto. Nel concreto non sperate di trovarvi tra le dita uno di quei bei (quanto rari) testi di divulgazione aeronautica, magari un prontuario per volenterosi costruttori di velivoli amatoriali o addirittura un vademecum per disegnatori e progettisti di macchine volanti. No, ci spiace, niente affatto.

Ed ecco come divenne il Constallation, affettuosamente denominato “Connie”, nella sua livrea militare con l’assunzione della denominazione C-69. E’ considerato uno dei velivoli da trasporto (militare e civile) tra i più eleganti mai costruiti al mondo. Merito anche di Howard Hughes?

Fortunatamente il sottotitolo – Storie e persone con le ali – dovrebbe dissipare eventuali equivoci e costituisce il vero manifesto d’intenti del volume, una sorta di anteprima veritiera di quanto potremo leggere all’interno.

Di questo sono fatti gli aerei, a detta del suo autore, è invece:

[…] un volumetto in forma di breviario, perché abbiamo ogni vicenda come una specie di preghiera laica […]

non diviso in capitoli bensì in:

dodici mesi, cinquantadue settimane. Cinquantadue racconti, quattro per ogni mese, di fatti e personaggi che proprio in quel mese vissero le vicende che narriamo.

In effetti, scandita secondo le cadenze del calendario, si tratta di una carrellata avvincente di episodi, situazioni a dir poco rocambolesche, eventi al limite del verosimile che abbracciano la storia dell’aviazione, praticamente dai suoi primordi preistorici fino a un passato relativamente recente.

I protagonisti sono i più disparati.

Si parte, ad esempio, con lo scapestrato Howard Hughes, magnate statunitense assurto alla cronache aeronautiche per aver finanziato la costruzione dello Spruce Goose (l’enorme idrovolante di legno che riuscì a malapena a staccarsi dall’acqua) e a quelle cinematografiche – più recenti – per essere stato impersonato da un giovane Leonardo Di Caprio nella pellicola degli anni ’90 intitolata “The Aviator”. La ricordate? … poco male perché in questo libro viene raccontata invece la vicenda che riguardò il Lockeed Constellation, splendido quadrimotore da trasporto civile pensato per i voli transcontinentali, che subì con onore le angherie volative del funnanbolico Mr Hughes.

Questo nel mese di gennaio.

Nel mese di dicembre si finisce invece con la tragica storia d’amore, più che altro epistolare, tra la splendida Alida Valli, celeberrima attrice degli anni ’40 (premiata al Festival del cinema di Venezia per un memorabile capolavoro come Piccolo mondo antico) e l’ufficiale pilota Carlo Cugnasca, perito in un combattimento aereo nei cieli africani a bordo del suo Fiat G50. I due si erano fidanzati dopo che lei, appena tredicenne, se ne era innamorata perdutamente mentre lui l’aveva notata solo diversi anni dopo per l’insistenza con cui lei gli scriveva lettere appassionate.

Mese di dicembre, dicevamo.

Questo passando per altri dieci mesi, pardon, dieci gruppi di quattro racconti ciascuno che hanno per protagonisti tra i più disparati.

Tanto per raccontarne alcuni, come:

Progettato dal geniale ing. Filippo Zappata, il Cant Z.506 Airone volò la prinma volta nel 1935 e fu realizzato inizialmente come aereo civile e, all’occorrenza, utilizzato come idrovolante postale e da trasporto tuttavia, con lo scoppio della II Guerra Mondiale, divenne un bombardiere, ricognitore e mezzo da soccorso. Lo utilizzarono largamente la Regia Aeronautica e la Regia Marina tanto che, grazie l’Airone fu protagonista di decine e decine di salvataggi e/o di voli a scopo medico/soccorso sanitario. Dopo l’armistizio servì sia presso l’Aeronautica Cobelligerante Italiana che l’Aeronautica Nazionale Repubblicana e addirittura tra le fila della Luftwaffe che ne requisì diversi per lo stesso scopo. La versione militare si rivelò uno dei migliori idrovolanti mai costruiti nella storia dell’aviazione mondiale giacchè, pur essenso costruito prevalentemente in legno era in grado di operare in condizioni atmosferiche proibitive dote che, il suo ben più moderno successore (Il Grumman HU-16 Albatross), proprio non aveva. Fu sostituito egregiamente solo diversi anni dopo dagli elicotteri. La foto che riportiamo (disponibile all’indirizzo: https://www.flickr.com/photos/131974570@N05/25567737824) ritrae due Airone alla fonda e, in particolare la postazione dorsale del mitragliere di coda … proprio quel mitragliere di coda che viene citato nel libro di Braga

– il micidiale italiano mitragliere di coda di idrovolanti da soccorso CANT-Z 506 che abbatteva qualunque caccia nemico gli giungesse a tiro,

oppure:

Ad oggi esiste al mondo un solo esemplare dell’idrovolante Cant Z.506 “Airone”. E’ della versione “B” da bombardamento poi trasformata in “S” soccorso ed è religiosamente conservato in Italia, presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare situato a Vigna di Valle, sulle rive del Lago di Bracciano. Proprio in quel luogo, esso  prestò lungamente servizio (fino al 1960) nel reparto SAR (Search and Rescue – Ricerca e soccorso) che, prima di allora si chiamava Gruppo Soccorso Aereo . In effetti, prima di diventare sede del Museo, l’idroscalo di Vigna di Valle era sede di un munitisso reparto che, dopo l’Airone, ebbe tra le sue fila l’anfibio Grummann HU-16 Albatross e, per scopi addestrativi e di collegamento, anche il ben più piccolo Piaggio P.136. Enorme invece, come ben testimonia questo scatto, l’Airone. 

– il fortunato quanto abile pilota da caccia australiano che sparò con le mitraglie del suo caccia prima dell’inizio della Battaglia d’Inghilterra e che – un vero miracolo – sopravvisse alla II Guerra Mondiale.

E poi come non ricordare:

– i due fratelli Honda che, per la cronaca, combatterono contemporaneamente (ma in cieli diversi) nell’area del Pacifico durante il conflitto mondiale, entrambi piloti del favoloso caccia A6M Zero?

Ebbene il primo sopravvisse  mentre il secondo, fedele compagno di battaglie aeree del grandissimo asso nipponico Saburo Sakai, fu abbattuto in una missione in cui un altro ufficiale lo reclamò come gregario. Sakai, ovviamente, non se lo perdonò mai.

E ancora, non possiamo fare a meno di ricordare:

– il sergente pilota belga che, tra le file della RAF, abbatté prima una V1 (le terribili bombe volanti che devastarono Londra durante la II Guerra Mondiale) grazie alle raffiche di mitraglia del suo Spitfire MK XIV e poi, terminate le munizioni, deviò la traiettoria di una seconda appoggiandosi con l’ala del suo caccia sull’ala a brandelli della micidiale arma nazista.

E allora che dire:

– del famoso direttore d’orchestra Herbert Von Karajan che sul finire degli anni ’70 stupì il suo pubblico con una personalissima quanto vigorosa direzione di un concerto con musiche di Beethoven?

Che si era semplicemente ispirato alla bufera (prodiga di tuoni e fulmini) in cui era incappato in volo con il suo fido copilota a bordo di un Falcon 10 in avvicinamento a Parigi, luogo appunto del concerto in questione.

E vogliamo poi parlare:

– dell’ingegnere aeronautico Pier Luigi Torre?

E facciamolo brevemente … perché egli non viene assolutamente ricordato per aver perfezionato (assieme al divino ing. Alessandro Marchetti) l’originalissimo idrovolante Savoia Marchetti S.55 nella più evoluta versione X oppure per aver partecipato fisicamente alla Crociera del Decennale guidata da Italo Balbo, no. Egli è ricordato per aver regalato alla gloriosa casa ciclo-moto-automobilistica Innocenti un motociclo antesignano degli attuali scooter nonché acerrimo concorrente della mitica Vespa progettata dal collega ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio. Stiamo parlando della: Lambretta. Avete presente?

L’unico esemplare di S.55 arrivato sino ai nostri giorni è la versione C esposta presso il Museu TAM, già Museu Asas de um Sonho, sito a São Carlos nello stato federale brasiliano di San Paolo (São Paulo). L’S.55, soprannominato “Jahú” dal suo ultimo proprietario, l’aviatore João Ribeiro de Barros, lo stesso soprannominato “Alcione” dall’asso italiano della prima guerra mondiale Eugenio Casagrande, venne utilizzato per compiere la trasvolata atlantica del Sud Atlantico nel 1927 (testo e foto prelevate da https://it.wikipedia.org/wiki/Savoia-Marchetti_S.55). La versione X fu allestita migliorando l’S.55A e utilizzata per la la “Crociera aerea del Decennale”. Un progetto del venerabile Alessandro Marchetti e di uno sconosciuto Pier Luigi Torre.

L’elenco potrebbe essere assai lungo, giusto appunto 52 racconti dai contenuti spesso sorprendenti, altri originali e infine noti soli ai veri appassionati del settore aeronautico.

Riassumendo: siamo di fronte ad un volumetto di sole 168 pagine che costituisce una sorta di campionario di varia umanità impegnata o coinvolta suo malgrado e a vario titolo da vicissitudini a carattere aeronautico. Oseremmo dire: un almanacco dell’aviazione, a metà strada tra un annuario e il catalogo di una mirabile mostra di storia dell’aviazione.

Ora vi domanderete come l’autore sia riuscito a curare questo catalogo denso di spigolature e di episodi storici a dir poco singolari. Semplicemente facendo tesoro del suo pluriennale ruolo di direttore responsabile di una delle più gloriose riviste aeronautiche che portava un nome semplice che era ed è tutto un programma: Volare.

E infatti nella prefazione del libro egli confessa che:

questo libretto […] è nato sulla base di una rubrica che tenuto per quasi nove anni sul mensile Volare, periodico che oggi non esiste più, come quasi tutti i sognatori, i geni, ragionieri, i deficienti di cui abbiamo scritto. Destino degli uomini, destino delle cose.

Occorre aggiungere altro? No … salvo una nota a margine che riguarda la prefazione.

Ebbene: non leggetela! O meglio, voi appassionati di cielo, di volo e di aviazione in tutte le sue forme non leggetela (come è naturale che sia) prima di tutti gli altri capitoli o, in questo caso specifico, mesi.

E badate che non è un suggerimento bensì una preghiera spassionata di chi è rimasto basito dalle prime righe di questa prefazione. S’intende: salvo che non vogliate chiudere il libro e gettarlo nell’immondizia. Perciò ascoltateci: leggetela dopo esservi stupiti, commossi e amareggiati visionando le 52 istantanee di vita vissuta da aviatori e pseudo aviatori. Sì perché il nostro direttore potrebbe scatenare in voi una reazione virulenta, quasi di una crisi di rigetto, un dolore lancinante pari ad una stilettata in pieno petto … non ci credete’ E allora ecco qua:

[…] da anni ho scoperto che nessun aeroplano ha un’anima. E’ una macchina. […] Un aereo sul piazzale, a guardarlo abbastanza a lungo, diventa un altro oggetto ingoiato dal panorama, come i sassi al bordo della pista, come la pista.

 Vi siete convinti? In realtà il direttore Braga dà dimostrazione di essere un abile manipolatore delle parole; egli attira l’attenzione (o l’indignazione del lettore?) per poi spiegargli, a proposito della macchina volante, che

 […] E’ il soffio vitale dell’ingegno umano. La forza motrice del sogno.

 Per poi concludere la prefazione, a proposito invece del suo volume, che:

 […] Se volete potrete maneggiarlo come un trampolino; e tramite esso, con un balzello dell’anima di cui i passeri e i gabbiani non sono capaci, nel tempo in cui girate una pagina, toccare nuove bellissime altitudini.

E bravo Braga, stupiti e colpiti! Come solo un vero giornalista sa fare.

Nel complesso un libro piacevole che si fa leggere volentieri, snello e che, proprio per la sua struttura multi-storie, non è mai noioso.

Dell’autore possiamo dirvi poco o nulla in più rispetto a quanto dichiarato nella breve biografia presente nella IV di copertina. Potremmo aggiungere che in occasione della I edizione del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE, abbiamo avuto il privilegio di averlo tra i giurati. E chissà che l’idea del racconto divenuto libro non gli sia venuta proprio allora? Di sicuro il direttore Braga non è avvezzo al marketing o alla promozione del proprio lavoro giacché non si è preso neanche la briga (perdonate l’assonanza) di informarcene o inviarci addirittura una copia del volume affinché potessimo parlarvene in anteprima attraverso il megafono del nostro hangar. Ma non per questo ne abbiamo meno stima o non per questo dubitiamo delle sue doti professionali. Però la prossima volta, direttore, manda un razzo di segnalazione, eh?

La brevità di alcune vicende spesso lascia un po’ di amaro in bocca tuttavia costituisce il pretesto per ulteriori approfondimenti da parte del lettore.

La formula letteraria è originale quanto inconsueta e dunque è di difficile collocazione, più vicina al mondo giornalistico che alla narrativa in senso stretto.

La prosa è scorrevole anche se, nel raccontare per 52 volte storie assolutamente diverse, l’autore ricorre a degli schemi che poi risultano ripetitivi, almeno agli occhi di un lettore attento. Ed ecco allora che, a volte, la vicenda narrata ha una premessa criptica con considerazioni apparentemente conclusive per poi dipanarsi e svelarsi, a volte la storia viene narrata con il tipico piglio giornalistico ma in modo lineare, in un’altra ancora la data dell’evento principale è il punto di apertura della narrazione, in talaltre la narrazione prende avvio da una domanda oggettivamente ineccepibile di fronte ad una situazione impensabile eppure realmente accaduta.

Il prezzo di copertina, ahinoi, non si ispira granché al principio della divulgazione disinteressata, tuttavia – occorre ammetterlo – un editore assai prestigioso come Mursia non concede la pubblicazione a chiunque e dunque costituisce i 15 euro necessari per acquistare il libro costituiscono una garanzia sulla bontà dei contenuti.

Ottimo e di dimensioni generose il carattere utilizzato per la stampa.

Libro in brossura fresata e carta opaca di qualità di un bianco forse troppo anche troppo luminoso.

Simpatica, eccentrica per alcuni versi, la copertina che – leggiamo – riporta un immagine creata da certo: Ruslan Romanchik.

Insomma un volume da leggere senza avere un segnalibro a disposizione perché non c’è un ordine preciso di pagina; il classico libro da aprire a caso per gettarsi semplicemente nell’oceano della storia dell’aviazione perché ovunque ci si tuffi sappiate che troverete acqua profonda.

 





Recensione e didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR





 

Celestino Rosatelli e la sua Belmonte

Il monumento dedicato a Celestino Rosatelli ancora coperto dal drappo, poco prima che venga svelato agli intervenuti. Lo custodiscono gelosamente il Sindaco di Belmonte e il picchetto d’onore dell’Aeronautica Militare italiana che era presente in forze all’evento.

Se in un prossimo domani potessi disporre di una macchina del tempo, ebbene l’ing. Celestino Rosatelli sarebbe sicuramente una di quelle persone che vorrei incontrare. Sul serio.

Il giovanissimo Sindaco di Belmonte in Sabina, Danilo Imperatori, prende la parola e apre il lungo susseguirsi di interventi dei vari prestigiosissimi relatori, non ultimo il padrone di casa (anzi di chiesa)

Lo vorrei conoscere di persona, in carne e ossa; gli porrei mille quesiti, sarei curioso di ascoltare la sua voce, osserverei i suoi modi e la mimica dei suoi gesti, le pieghe del suo viso austero con cui troppo spesso è ritratto nelle foto dell’epoca.

Le sig.re Rosatelli, (Luisa a sinistra e Silvia a destra) nipoti di Celestino Rosatelli assieme al loro consanguineo, anche lui Rosatelli, che vive a Belmonte. L’occhio vigile della nostra fotografa Irene Pantaleoni, li ha colti mentre sono fuori dalla chiesa di San Salvatore, accanto alle ali del CR1 in costruzione a cura dell’ARCA di Rieti. Impressionante la somiglianza della sig.ra Luisa con il suo illustre nonno di cui riprende alcune linee del viso e, probabilmente, anche un po’ il carattere che, riportano le poche cronache disponibili, pare fosse assai giocoso, serissimo sul lavoro ma un vero buontempone nella vita familiare e con gli amici, famiglia Agnelli compresa di cui era spesso ospite. Le sig.re vivono a Torino ed è stata la loro prima volta a Belmonte in Sabina … speriamo che non sia l’ultima!

Perché di Rosatelli, celeberrimo capo progettista della FIAT non ci è dato sapere granché. Purtroppo, aggiungo costernato.

Una vera e proprio perla ha impreziosito la cerimonia in onore di Celestino Rosatelli. E’ stata la presenza di alcuni studenti, di un docente e della preside dell’Istituto Tecnico “Celestino Rosatelli” che hanno presentato il frutto del loro progetto di costruzione di un velivolo CR1. Inquadrati in una società dal nome dal sapore biblico come l’ARCA (Azienda Reatina Costruzioni Aeronautiche) si prefiggono di realizzare una replica volante del famoso biplano progettato dall’ing Celestino Rosatelli, il primo di una lunga serie che troverà nel CR42 Falco la massima espressione della formula biplana dell’aereo da caccia. In primo piano la semiala realizzata sulla base dei pochi disegni oggi disponibili.

Le sig.re Rosatelli, cordiali e curiose, a colloquio con il Direttore generale dell’ARCA

Benché apparteniamo – volenti o nolenti – all’epoca delle informazioni digitali, delle immagini in tempo reale, benché il nostro sia ormai il mondo in cui tutti sanno di tutto di tutti (dove siamo in vacanza, cosa stiamo mangiando, chi sono i nostri amici e via discorrendo) del sig. Celestino non sappiamo praticamente nulla. Eppure non stiamo citando un personaggio storico che si perde nei meandri oscuri del tempo o che trascorse la sua esistenza all’altro capo del mondo. Egli visse a cavallo del 1900 e in una città come Torino, moderna e dall’alto grado di civilizzazione – non c’è che dire -. Eppure del nostro progettista visionario sappiamo davvero pochissimo.

La Chiesa di San Salvatore, gremitissima di ospiti durante la cerimonia organizzata a Belmonte in Sabina per omaggiare il più celebre belmontese: l’ing aeronautico Celestino Rosatelli.

Se avessi davvero a disposizione una macchina del tempo, l’unico dubbio da cui potrei essere attanagliato potrebbe essere: in quale anno incontrarlo?

Il Direttore generale dell’ARCA, Leo Pitotti, ha illustrato agli intervenuti le attività dell’azienda che dirige. Ha stupito per i suoi 17 anni e per il suo intervento che è stato davvero  impeccabile.

Quando era bambino nella sua rustica Belmonte? E allora potrei trovarlo all’ombra della grande quercia mentre, gli occhi persi nell’azzurro candido e nel bianco lattiginoso, fantastica sulle mutevoli forme delle nuvole. 

Lo storico aeronautico prof. Gregory Alegi, già docente presso l’università Luiss di Roma e l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, ha consentito ai presenti di conoscere alcuni aspetti della vita professionale di Celestino Rosatelli, compresi aneddoti assai sfiziosi come quello della formula matematica per definire lo stato di cottura degli spaghetti basata sull’osservazione del loro grado di curvatura quando infilzati nella forchetta. Pare che Giovanni Agnelli e gli altri commensali facessero di tutto pur di farsi svelare l’equazione ma che Celestino, schernendosi, evitasse rigorosamente la risposta trincerandosi dietro un inattaccabile: “segreto professionale”!

O forse – mi domando – sarebbe più utile sanare la mia curiosità incontrando il sig Rosatelli in età più adulta, quando era ufficiale del Genio Aeronautico? Forse potrei sgattaiolare in aeroporto e intrufolarmi in hangar mentre è in corso il volo da record del suo biplano R70. 

Chissà.

 

Una delle numerosissime autorità militari presenti alla cerimonia di commemorazione di Celestino Rosatelli. Si tratta del Tenente Colonnello Adelio Roviti, direttore del Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, sulle rive del Lago di Bracciano di Roma. L’alto ufficiale, pungolato nell’orgoglio dagli interventi precedenti in cui è stato auspicata la necessità di far volare gli aeroplani custoditi all’interno del Museo – perché gli aeroplani soffrono a star chiusi là dentro – , ha spiegato che la stragrande maggioranza di essi non potrebbe mai più involarsi perché ormai troppo vetusti e inabili al volo per motivi di stabilità strutturale o di sicurezza in generale. Infine ha replicato bonariamente, rivolto in particolare ai vertici dell’HAG (che gli aeroplani d’epoca li restaura e li fa volare sul serio), pregando il presidente Rossetto e il vicepresidente Gambaro di lasciare al Museo qualche nuovo aeroplano storico da aggiungere alla preziosissima flotta già presente. L’intervento, ovviamente, ha strappato il sorriso a tutti i presenti e ha confermato che il direttore è persona sagace oltre che arguta.

Oppure, in virtù della convinzione comune che, un istante prima che l’ultimo anelito di vita ci lasci, la nostra esistenza scorra nei nostri occhi, potrei essergli accanto poco prima del suo trapasso.

Potrebbe essere un’idea … 

Ma – mi domando – avrei il tempo di chiedergli, di farmi spiegare, avrei modo di ricevere confidenze o rivelazioni preziose mai confessate ad alcuno?

Ad esempio gli chiederei della sua famiglia, di mamma Apollonia e del papà Bernardino. Vendettero davvero il piccolo podere di famiglia per mandarlo a scuola a Rieti? Erano severi? Che ricordi aveva dei genitori?

E poi vorrei sapere tutto a proposito della quotidianità di Celestino bambino nella piccola e rustica Belmonte in Sabina (che all’epoca faceva parte dell’Umbria) alle soglie del fatidico 1900.

Il suo gioco preferito era davvero imbrattare i muri appena calcinati con strane forme di uccello – forse i suoi primi progetti di macchine volanti – oppure si tratta di una leggenda?

Dietro al monumento eretto a Belmonte in Sabina per celebrare Celestino Rosatelli c’è l’idea di un creativo visionario e la realizzazione pratica di un artigiano altrettanto esperto a manipolare i materiali. Costui è Roberto Melchiorri che, anche grazie ai suoi collaboratori della sua azienda Labart,  ha supportato gli organizzatori per tutto quanto ha riguardato la cartellonistica, gli inviti, le locandine e, non ultimo, la stampa dell’antologia dedicata a Rosatelli. Brevissimo, quasi timido il suo intervento, segno evidente che Roberto preferisce lavorare con le mani piuttosto che con le parole.

Alcuni storici riportano la vicenda – anche questa grottesca per alcuni versi – secondo la quale il capofamiglia fu convocato dall’allora sindaco di Belmonte dopo l’ennesima denuncia di un concittadino che s’era visto impiastricciare i muri di casa appena imbiancati con una serie di strane linee e forme. L’abile amministratore era riuscito a far rientrare la denuncia e anzi aveva convinto i paesani a raccogliere dei fondi per mandare a scuola quel vero talento che portava il nome di Celestino. Gli chiederei se anche questa è una leggenda.

Poi gli chiederei della sua vita a Roma, delle ripetizioni tenute per sbarcare il lunario e mantenersi all’università. Del suo lavoro come assistente universitario: da allievo a docente. Che carriera!

Al termine della cerimonia di inaugurazione del monumento a Celestino Rosatelli non poteva mancare la foto di rito delle personalità presenti. Partendo da sinistra  verso destra riconosciamo: i vertici dell’HAG, Stefamo Gambaro e Andrea Rossetto; Luisa Rosatelli, il presentatore dell’evento, Luigi Aldini; la preside dell’Istituto Rosatelli, Daniela Mariantoni; Silvia Rosatelli, Dino Rosatelli, nipote del fratello di Celestino Rosatelli; il sindaco di Belmonte in Sabina, Danilo Imperatori

Si sentiva più un matematico o un creativo? 

Non mancherei di chiedergli perché, giovanissimo ingegnere alle prime armi, sopportò in silenzio il sopruso perpetrato da Savoia, Verduzio e dall’Ansaldo che firmarono con il loro nome il mitico biplano SVA 5 sebbene Celestino avesse calcolato e disegnato buona parte del velivolo.

Poi, a bruciapelo, gli chiederei di Giovanni Agnelli: com’era come persona, carismatico e austero come riportano le cronache del tempo? E’ vero che fu lui, in persona, a volerlo fortissimamente a capo dell’Ufficio Tecnico di progettazione della Fiat Aviazione?

E l’ing Gabrielli? Quale fu veramente il loro rapporto? Era davvero geniale oppure fu semplicemente l’uomo giusto al posto giusto al momento giusto? Divennero davvero amici o il loro fu solo un rapporto di lavoro animato dal reciproco rispetto?

Insomma gli farei una valanga di domande su tutti i fronti, alcune personali, altre sicuramente impertinenti e altre ancora solo per rivivere un’epoca, quella dei pionieri del volo, in cui egli visse e di cui fu protagonista.

A recare omaggio a Celestino Rosatelli, la mattina del 5 ottobre 2019, c’erano proprio tutti: autorità civili, aeronautiche e religiose. Lo testimonia questa foto che ritrae gli organizzatori con mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti che, nonostante altri impegni improrogabili richiedessero la sua presenza fisica altrove, non è voluto mancare all’inizio della cerimonia organizzata a Belmonte in Sabina. Grazie monsignore … d’altra parte come si fa a non rivolgere un pensiero o pronunciare una preghiera a favore di un personaggio che porta un nome come “Celestino”?

Non mancherei di chiedergli se l’ostinazione con cui progettò biplani fu una sua libera scelta o piuttosto un ordine di scuderia.

Non venne mai incuriosito dal mondo dei dirigibili? All’epoca ancora se la battevano alla pari con i sostenitori dei velivoli, aeroplani o idrovolanti che fossero.

Divenne ricco con il suo lavoro?

Ebbe davvero il rimpianto di non aver costruito ponti anziché aeroplani?

E ancora: perché non tornò mai a Belmonte in Sabina? Un caso o una scelta meditata? Possibile che il Celestino che da bambino riusciva a toccare le nuvole con le dita e sorridere al sole anche in pieno inverno si arrese alle lusinghe di una Torino gelida e brumosa?

E la sua famiglia? Sua moglie, suo figlio?

Dai racconti di chi lo conobbe appare quasi certo che fosse un buontempone,  un burlone che lavorava a testa bassa e con rigida discipina ma che nella vita privata era la gioia dei bambini e degli adulti sui amici. Perchè una riservatezza così ostinata a proposito della sua vita privata e del suo lavoro? Possibile che Celestino fosse un introverso, un timido?

Queste e altre mille domande gli porrei … ma riceverei risposta? Egli avrebbe la voglia o addirittura il desiderio di aprisi ad un suo estimatore? 

Sicuramente all’ing Rosatelli farei un’intervista serrata, minuziosa, quasi un interrogatorio … ma con garbo perché egli fu uomo vecchio stampo, classe 1885, non dovrei mai dimenticarlo.

D’altra parte potrei scegliere un qualunque altro periodo della vita di Rosatelli che, seppur breve, è stata costellata da giorni di lavoro intenso, di insuccessi ma anche di grandi soddisfazioni professionali

Che gli avversari politici debbano letteralmente temere le capacità oratorie del sindaco di Rieti se ne sono convinti tutti i presenti all’interno dell’antica chiesa di San Salvatore. Il primo cittadino della città “Centro d’Italia” ha infatti dato dimostrazione di un eloquio appassionato, per nulla retorico e storicamente ineccepibile. Egli ha infatti tratteggiato brevemente le figure dei grandi personaggi della storia dell’aviazione italiana originari della terra Sabina lasciando stupiti (per non dire estasiati) gli astanti. Non a caso, un applauso scrosciante ha salutato la fine dell’intervento del Sindaco Antonio Cicchetti che, probabilmente, ha incassato il rispetto degli avversari politici nonché un manifesto entusiasmo dei suoi sostenitori. Di sicuro ha mietuto diversi proseliti utili per il prossimo mandato. A noi, che di politica non sappiamo nulla né vogliamo saperne, l’idea di riaffidare il governo di Rieti ad un uomo colto e appassionato di aviazione non dispiace affatto. E questo a prescindere dal colore politico.

Ora però – in tutta onestà – siamo realisti: quando la inventeranno la macchina del tempo? Probabilmente mai … e il mio sogno di conoscere da presso il signor Rosatelli potrebbe svenire miseramente. Peccato.

Ma – a pensarci bene -, a cosa mi occorrerebbe un simile congegno se già ora posso rivivere quell’incontro, posso quasi toccare con mano una simile personalità storica attraverso il racconto – spesso di fantasia, non lo nego – di chi si diletta nella scrittura creativa? In effetti la grande forza dell’invenzione narrativa piega già la curva del tempo; l’intuizione letteraria, corredata da quelle scarsissime notizie biografiche, mi concedono già la possibilità di parlare con Celestino, di sapere di più, molto di più di quanto potrei apprendere da un gelido resoconto storico.

L’ex maestra della Scuola elementare di Belmonte “Celestino Rosatelli” che nel 1985, in occasione del centenario della nascita dell’ing Rosatelli, organizzò con i suoi allievi e allieve il primo lavoro di ricerca e rievocazione storica della vita dell’illustre cittadino. Non ultimo raccolsero le testimonianze orali di alcuni anziani che avevano conosciuto di persona il bambino Celestino nella sua Belmonte.

A pensarci bene Celestino Rosatelli – potenza della narrativa – è già tra noi. Questo grazie alla lodevole iniziativa del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE, di VOCI DI HANGAR e dell’HAG che hanno voluto rivolgere al progettista di Belmonte in Sabina la loro attenzione e, indirettamente, quella dei loro autori/autrici partecpanti al Premio.

Le nipoti di Celestino Rosatelli nel corso del loro breve intervento. In realtà ha preso la parola solo la sig.ra Silvia sebbene la sorella Luisa le abbia fornito alcuni preziosi suggerimenti e abbia continuamente annuito a sottolineare una piena condivisione. L’affascinante sig.ra Silvia ha spiegato che la loro estrema riservatezza e la loro ferrea volontà di non esprimersi mai con il tanto, troppo spesso abusato “siamo le nipoti di” è stato trasmesso loro dal padre Armando, figlio di Celestino, che del riserbo e della religiosa protezione della privacy familiare fece un vero e proprio credo. Ciò ha reso la figura del nonno Celestino assai nebulosa, per alcuni versi oscura agli occhi curiosi degli storici aeronautici in quanto nulla o pochissimo è trapelato sul suo conto da parte della famiglia Rosatelli nel corso di tutti questi anni. Che questo incontro rompa finalmente l’alone di mistero che avvolge la figura dell’ingegnere di Belmonte in Sabina? Silvia, Luisa … ci rimettiamo al vostro buon cuore!

E allora non occorre una fantomatica macchina del tempo per incontrare il nostro uomo. Lui è tornato tra noi e occorrerà solo sfogliare le pagine di:

“Belmonte in Sabina omaggia Celestino Rosatelli – raccolta antologica di racconti dedicati a Celestino Rosatelli”

per farlo vivere di nuovo. Oppure semplicemente per mantenerne viva la memoria.

“Piacere di conoscerla, ing. Rosatelli …”



A cura del gestore di VOCI DI HANGAR, Marco Forcina

Foto a cura di Irene Pantaleoni, foto di copertina di Clara Bartolini



In evidenza l’immagine del monumento dedicato a Celestino Rosatelli inaugurato a Belmonte in Sabina, sua città natale, lo scorso 5 ottobre 2019. Da  notare come il viso di Rosatelli, per una strana combinazione, sia attorniato dalle nuvole che si riflettono dal cielo fin dentro il monumento. Celestino è ora a casa e la sua Belmonte lo omaggia con un cielo pieno di nuvole bonarie.

Omaggio a Celestino Rosatelli

VOCI DI HANGAR è lieto di annunciare che la cittadinanza e le autorità civili e religiose di Belmonte (in provincia di Rieti) renderanno omaggio – ed era ora, aggiungiamo – al loro pìù famoso concittadino: l’ing. aeronautico Celestino Rosatelli.

L’invito alla cerimonia di commemorazione di Celestino Rosatelli con l’immagine di quello che è universalmente riconosciuto come il suo miglior proggetto: il caccia Rosatelli nr 42 soprannominato Falco.

Sabato 5 ottobre avremo l’occasione di ricordare una personalità che ha segnato la storia dell’aviazione italiana e, in particolare, delle costruzioni aeronautiche. Egli è infatti ricordato come il geniale progettista che, a capo dell’ufficio tecnico della FIAT, ha reso la formula “biplano” la sua firma distintiva. Come non ricordare infatti il famosissimo FIAT CR 42 Falco? … non a caso  presente nella locandina contenente il programma di questa giornata memorabile.

La locandina che annuncia la giornata “Rosatelli”

E’ prevista la deposizione di un monumento in onore di questo grande personaggio che vide i natali a Belmonte nel lontanto 1885 e che si spense, ancora giovane, a Torino appena dopo la fine della II Guerra Mondiale, nel settembre 1945.

Sarà anche l’occasione di ricordarne la vita, il lavoro e la genialità a cura dello storico Gregory Alegi, presenti anche le nipoti di Rosatelli oltre che al Sindaco di Belmonte, il presidente dell’HAG (Historical Aircraft Group) e del segretario del premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE nonchè gestore del nostro hangar.

Non mancheranno ovviamente gli aeroplani, volanti e rombanti, che effettueranno diversi passaggi sopra la cittadina e nel cielo di Belmonte. Quello stesso cielo che – la storia ce lo testimonia – il giovincello Celestino osservava con occhi curiosi e sognanti.

Una bella immagine di Celestino Rosatelli che ci è giunta grazie al documento divulgato in occasione della cerimonia di commemorazione tenutasi a Torino, presso la FIAT, a cinque anni dalla tragica scomparsa dell’ing. Celestino Rosatelli

Non mancherà neanche una componente letteraria di questa celebrazione che rende onore ad un’ingegno italico fin troppo trascurato o, peggio, letteralmente ignorato dagli appassionati di aviazione. Con la preziosa collaborazione di RACCONTI TRA LE NUVOLE e il nostro hangar, gli organizzatori presenteranno infatti un’antologia che rinnova la memoria dell’ingegnere belmontese attraverso alcuni dei racconti presentati nella recente VII edizione del premio letterario nonchè la biografia del prof. Gregory Alegi di cui s’è detto prima. Nell’insieme si tratta di una sintesi di pura fantasia e al contempo di ineccepibile attendibilità storica della vita di Celestino Rosatelli che deve essere considerata assai preziosa in quanto costituisce una delle più dettagliate e autorevoli tra le pochissime disponibili in formato cartaceo e digitale.

Appuntamento dunque a Belmonte per una sana mattinata di aviazione, storia e letteratura.

La premiazione



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L’HISTORICAL AIRCRAFT GROUP (HAG) e VOCI DI HANGAR sono lieti di comunicare l’orario della cerimonia di premiazione della VII edizione del Premio letterario “RACCONTI TRA LE NUVOLE”.

Ebbene si terrà alle ore 11 e 30 di domenica 20 ottobre presso il:

Teatro comunale “Carlo Goldoni”, sito in via Piazza Unità D’Italia, 1 – 35023 Bagnoli di Sopra (PD).

 

In realtà ci farebbe molto piacere conoscervi in carne ed ossa, scambiare con voi un po’ di pettegolezzi in tema letterario e aeronautico già prima della premiazione e dunque, anche al fine di procedere all’accreditamento, vi suggeriamo di raggiungerci già a partire dalle ore 10 e 30.

Saremo ad attendervi nel foyer del teatro.

Naturalmente non vi fate intimidire dal prestigio del luogo della premiazione: non è previsto l’abito da sera, la giacca e la cravatta per gli uomini o l’abito in lungo per le signore. L’evento avverrà in un clima giocoso e familiare, una sorta di appuntamento tra amici che condividono lo stesso interesse e/o passione … dunque niente di formale. Certo non presentatevi in bermuda o costume da bagno: le temperature non lo consentiranno.

Durante la premiazione sarà presente anche l’editore dell’antologia, pertanto sarà possibile acquistare le copie dell’antologia ancora fresche di stampa e con un congruo sconto sul prezzo di copertina.

Poiché la chiusura della cerimonia è prevista per le 13 (massimo 13 e 30) avremmo piacere di trascorrere con voi il pranzo in un clima, se possibile, ancora più conviviale.

Al fine di organizzare al meglio l’evento, vi preghiamo di comunicarci se, orientativamente, contate di intervenire alla premiazione ed, eventualmente, al pranzo. Il pasto avrà un costo orientativo di 25 euro a persona.

Sono ammessi genitori, figli, mogli, amanti, simpatizzanti e sostenitori a vario titolo.

Per qualsiasi informazione contattateci pure all’indirizzo:               

                                                                       raccontitralenuvole @ gmail.com

 



I vincitori, la classifica finale



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Non senza difficoltà, i nostri magnifici sette membri della giuria della VII edizione del Premio letterario “RACCONTI TRA LE NUVOLE” hanno espresso le loro valutazioni riguardo i 41 racconti pervenuti alla Segreteria del Premio.

Ecco dunque la classifica finale:



1) LIBERO VOLO – Paolo Caminiti



2) VENTITRE’ SETTEMBRE 1945 – Clelia Accardo

3) L’ULTIMO CR – Maurizio Staid

4) CELESTINO ROSATELLI – Claudio Di Blasio

5) DUNQUE IL METALLO FUNZIONA – Simone Censi

6) DEBITO DI GUERRA – Pier Francesco Grazioli

7) I GIORNI DEL SILENZIO – Laura Gallo

8) DAL BECCACCINO AL CR – Rosario Trimarchi

9) VOGLIO VOLARE – Maria Fazio

9) UNA NUVOLA PASSATA TROPPO IN FRETTA – Amalia Cavotti

10) UNA STORIA CON LE ALI – Bruno Bolognesi

11) L’UNIVERSO UN SOGNO NEL CUORE – Maria Iannaccone

12) CIAO, SONO VOYAGER 1 – Santi Epasto

13) NONNO E’ UN PILOTA – Patrizia Serveli

14) LA LEGGENDA DI CELESTINO – Elisabetta Benenati

15) LA GABBIANELLA ALL’OMBRA DEL TORRAZZO – Stefania Granata

16) IL FALCO E L’AQUILA – Roberto Paradiso

17) UNA SERATA DI FINE INVERNO.STORIA DI UN SOGNO PER CASO – Michele Meloni

18) CHI LA DURA LA VINCE – Evandro Detti

19) IN VOLO CON ZIA SUSY – Roberto Ferri

20) LA VAGABONDA DELLE STELLE – Massimo Monetti



cui si aggiungono, tutti a pari merito, classificati alla XXI) posizione e in ordine rigorosamente disordinata:



#  FANTASIA D’ALI- Maria Teresa Limonta

#  MA NON HAI PAURA QUANDO SEI LASSU’ – Luigi Cantini

#  CAPELLI ROSSI – Francesco Paolo Videtta

#  L’AEROPORTO – Massimo La Pegna

#  FLIGHT SIMULATOR – Giovanni Maria Pedrani

#  IL CIELO SOPRA BERLINO – Anna Pasquini

#  UN FALCO NEL CUORE – Alessandro Porri

#  LEONARDO DIARIO DI VOLO – Rosita Matera

#  L’ALBA DELLE FATE – Agnese Pelliconi

#  PENSIERI SOSPESI IN MONGOLFIERA – Paola Trinca Corridor

#  LA STELLA PERDUTA – Francesco Brusò

#  LA MAGIA DELLE NUVOLE – Maddalena Schiavi Medas

#  LESS IS MORE (L’ULTIMO VOLO DELLO SPARVIERO) – Massimo Bencivenga

#  IL PARTICOLARE DELL’AERONAUTICA – Marco Loperfido

#  ALI E PALLONE – Annalisa Amadei

#  VIAGGIAVA TRA LE NUVOLE CON ALI D’ACCIAIO – Maria Cristina Sabella

#  VORREI POTER VOLARE – Alessandro Corsi

#  BISMILLAH – Loretta Buda

#  OLTRE LE NUVOLE – Annunziata Luppino

#  LEGGERO COME IL VENTO – Concetta Figura

Anche VR Medical, nella persona del suo amministratore, ha decretato il vincitore del premio speciale intitolato all’azienda VR Medical appunto. Ebbene il vincitore è il racconto:

VENTITRE’ SETTEMBRE 1945 – Clelia Accardo

Rallegramenti ai due vincitori e ai finalisti tutti.

C’è inoltre un riconoscimento fuori programma che gli organizzatori del Premio e lo sponsor VR Medical intendono attribuire al racconto:

Il sogno di volare – Noemi Carta

la cui autrice, a soli otto anni, ha sentito il desiderio di partecipare al Premio. Il regolamento non prevedeva che potessero partecipare autori/autrici di così tenera età … dovremo rivederlo perché Noemi ci hai dimostrato questa lacuna. Grazie, Noemi.

La VII edizione ha riservato una piacevole sorpresa: un ex equo in IX) posizione … dunque, ai 20 finalisti che vedranno pubblicati le loro composizioni all’interno dell’antologia del Premio – edizione 2019, si aggiungerà un extra bonus con grande gioia dei nostri lettori.

Ricordiamo che, per gli altri partecipanti, tutti classificati alla XXI) posizione, la pubblicazione avverrà attraverso le pagine del sito web VOCI DI HANGAR. A loro verrà riservato un ampio angolo dell’hangar con acclusa biografia dell’autore, sinossi e recensione della Redazione.

Ovviamente sarà cura della Segreteria del Premio informare a mezzo e-mail tutti gli autori circa l’esito finale della loro partecipazione alla VII edizione di “RACCONTI TRA LE NUVOLE”.

A questo punto, a nome degli organizzatori, permetteteci di ringraziare coloro che, pur partecipando con impegno e passione, non sono giunti in finale. Grazie per essere stati “dei nostri”, per esservi messi in gioco e per aver declinato a modo vostro il cielo, il volo e il mondo aeronautico in tutte le sue sfumature. Grazie davvero.

Ci auguriamo che la sensibilità, le “storie”, il talento letterario di chi non è stato premiato in questa edizione possa trovare il giusto riconoscimento … magari non più tardi della prossima edizione del Premio. Ci contiamo!

Per qualsiasi informazione:                           

www.raccontitralenuvole.it

                                                                       www.vocidihangar.it

 



L'unico sito italiano di letteratura inedita (e non) a carattere squisitamente aeronautico.