I 20 racconti finalisti



Logo Racconti Tra Le Nuvole

 

 

Non senza difficoltà, i nostri magnifici membri della giuria della VII edizione del Premio letterario “RACCONTI TRA LE NUVOLE” hanno decretato, come da regolamento, i 20 finalisti della sezione letteraria.

Eccoli in ordine rigorosamente alfabetico di autore:



# VENTITRE’ SETTEMBRE 1945 – Clelia Accardo

# LA LEGGENDA DI CELESTINO – Elisabetta Benenati

# UNA STORIA CON LE ALI – Bruno Bolognesi

# LIBERO VOLO – Paolo Caminiti

# UNA NUVOLA PASSATA TROPPO IN FRETTA – Amalia Cavotti

# DUNQUE IL METALLO FUNZIONA – Simone Censi

# CELESTINO ROSATELLI – Claudio Di Blasio

# CHI LA DURA LA VINCE – Evandro Detti

# CIAO, SONO VOYAGER 1 – Santi Epasto

# VOGLIO VOLARE – Maria Fazio

# IN VOLO CON ZIA SUSY – Roberto Ferri

# I GIORNI DEL SILENZIO – Laura Gallo

# LA GABBIANELLA ALL’OMBRA DEL TORRAZZO – Stefania Granata

# DEBITO DI GUERRA – Pier Francesco Grazioli

# L’UNIVERSO UN SOGNO NEL CUORE – Maria Iannaccone

# UNA SERATA DI FINE INVERNO. STORIA DI UN SOGNO PER CASO – Michele Meloni

# LA VAGABONDA DELLE STELLE – Massimo Monetti

# IL FALCO E L’AQUILA – Roberto Paradiso

# NONNO E’ UN PILOTA – Patrizia Serveli

# L’ULTIMO CR – Maurizio Staid

# DAL BECCACCINO AL CR – Rosario Trimarchi



Occorrerà attendere fino al 1 settembre per apprendere finalmente i vincitori nonché la classifica generale con l’elenco dettagliato dei piazzamenti.

Ovviamente sarà cura della Segreteria del Premio informare a mezzo e-mail tutti gli circa l’esito finale della loro partecipazione alla VII edizione di “RACCONTI TRA LE NUVOLE”.

A questo punto, a nome degli organizzatori, permetteteci di ringraziare coloro che, pur partecipando con impegno e passione, non sono giunti in finale. Grazie per essere stati “dei nostri”, per esservi messi in gioco e per aver declinato a modo vostro il cielo, il volo e il mondo aeronautico in tutte le sue sfumature. Grazie davvero.

Ai finalisti auguriamo invece il nostro proverbiale “in becco all’aquila” affinché possano raggiungere la posizione di classifica che più meritano.

La Segreteria del Premio

 

Per qualsiasi informazione:

www.raccontitralenuvole.it

www.vocidihangar.it



Ustica, i fatti e le fake news

titolo: Ustica, i fatti e le fake news

autore:  Franco Bonazzi – Francesco Farinelli

editore: Logisma

anno di pubblicazione: 2019

ISBN: 978-88-94926-18-7

 





 

Sono rimasto sorpreso nel vedermi capitare fra le mani un ennesimo libro sul tragico epilogo del volo del DC9 Itavia che precipitò in mare dalle parti dell’isola di Ustica nel 1980. Avevo letto diversi libri sull’argomento. Ognuno prendeva in esame la notevole mole di elementi relativi, non solo al volo, ma anche a tutta la situazione politica internazionale di quel momento. Ognuno cercava di formulare delle ipotesi plausibili, ma nessuno riusciva a mettere esattamente a fuoco la vera causa del disastro. Ogni libro indicava una delle cause possibili come quella più probabile e utilizzava gli elementi disponibili in modo da poterla sostenere. E le cause possibili erano già diverse sin dall’inizio.

Si pensava ad una guerra aerea avvenuta nel mediterraneo, con caccia di diverse nazionalità che inseguivano un caccia libico, un MIG 23, che si era messo in formazione sotto l’aereo civile dell’Itavia per non farsi vedere dai radar. Il suo scopo era quello di attraversare abusivamente lo spazio aereo italiano e raggiungere la Libia, proveniente dalle officine aeronautiche che avevano sede nella Yugoslavia.

Giusto per ricostruire la dinamica di quanto avvenne … che è anche quello che tentato di fare, in particolare, uno degli autori,Francesco Farinelli. Egli è dottore di ricerca in storia. Ha iniziato a occuparsi del caso Ustica nel 2010, durante le ricerche per la sua tesi di dottorato presso l’Università di Bologna dal titolo: “La drammatizzazione della storia”. È autore di articoli e saggi in tema di radicalizzazione e terrorismo. Lavora come direttore di ricerca per la European Foundation for Democracy di Bruxelles ed è membro del pool di esperti RAN, Radicalisation Awareness Network, istituito dalla Commissione europea.

Una cosa possibile. Ma sommersa da una gran mole di dichiarazioni e smentite che, di fatto, lasciavano tutto allo stato, appunto, di ipotesi.

Si pensava ad una bomba a bordo, ma anche questa possibilità aveva sostenitori e oppositori, che usavano gli stessi elementi per sostenerla o negarla. Potenza della dialettica…

Qualcuno aveva messo in evidenza le condizioni economiche della società Itavia. Gli aerei non ricevevano le dovute manutenzioni e proprio quel DC9, in un precedente volo, aveva manifestato problemi di forti vibrazioni. Le vibrazioni, per una macchina che vola, sono una cosa deleteria, specie se superano certi valori e persistono a lungo. Ma è anche vero che la robustezza di un aereo di linea è notevole. Difficile che si possa smantellare in volo come se fosse esploso.

Qualcun altro aveva ipotizzato che il Mig 23 potesse aver superato il DC9 per sfuggire ai caccia nemici, coinvolgendolo così nella propria turbolenza di scia, notoriamente temibile. Ma per quanto temibile, la turbolenza di un aereo non potrebbe certamente smembrare un liner. Altrimenti che ne sarebbe di qualunque aereo passeggeri in caso di attraversamento di uno spazio aereo interessato da condizioni di turbolenza in aria chiara (C.A.T. che sta per Clear Air Turbolence), la peggiore esistente?

Il volume intitolato: “USTICA, I FATTI E LE FAKE NEWS – Cronaca di una storia italiana fra Prima e Seconda Repubblica” si aggiunge alla chilometrica lista di libri (nonché film, inchieste giornalistiche televisive e addirittura canzoni) dedicate alla strage di Ustica. I-TIGI, queste le marche del DC-9 Itavia, al momento della sua disintegrazione, volava a circa 7000 m di quota e a una velocità di crociera di 800 km/h. Nell’incidente morirono tutti gli 81 occupanti dell’aeromobile, tra passeggeri ed equipaggio.  La foto ritrae la parte frontale del velivolo così come lo ha visto, seppure attraverso l’occhio digitale di una fotocamera,  Christian Boltanski che ha visitato, a Bologna, il  27/06/2007 il sito ove è stato traferito al termine della lunghissima inchiesta della magistratura.  Ricorreva il 27mo  anniversario della strage e il museo veniva aperto al pubblico per l’inaugurazione, presenti il sindaco Sergio Cofferati, il ministro Giovanna Melandri e la senatrice Daria Bonfietti.

Per ognuna di queste ipotesi esistevano forti indizi nella situazione di quel periodo. Si poteva sostenere tutto e il contrario di tutto.

L’ipotesi della bomba a bordo era stata subito fatta, ma era stata anche accantonata, per lasciare il posto ad ipotesi più evidenti, forse, oppure più convenienti, o solo più “suggestive”. E le fazioni politiche che avevano interesse a far prevalere una teoria piuttosto che un’altra si diedero subito da fare.

Il velivolo dell’Itavia si disintegrò e cadde in un braccio di mare del Tirreno meridionale compreso tra le isole di Ponza e Ustica a circa una sessantina di kilometri in linea d’aria dalle coste siciliane. In quel tratto la profondità del Tirreno supera i 3000 metri e questo costituì per anni il notevole impedimento per il recupero dei rottami del velivolo. Ci si mise di mezzo anche una sedicente società di recupero francese in odore di essere gestita dai servizi segreti francesi: l’ennesimo depistaggio, l’ennesimo tentativo di insabbiare quanto accadde.

Sin dall’inizio la faccenda divenne un guazzabuglio infernale, di proporzioni sempre maggiori.

Nel libro tutte queste teorie sono ben presenti e analizzate, messe in luce sotto diversi punti di vista.

In questo nuovo libro ho ritrovato gran parte delle cose che già sapevo, per aver letto gli altri libri e per motivi personali.

I motivi personali riguardano il fatto che nel 1980 avevo appena lasciato l’Aeronautica Militare. Ero fuori, facevo un altro lavoro, ma ero rimasto sempre nell’ambito aeronautico e, ovviamente, conoscevo tante persone, molti controllori del traffico aereo, compresi alcuni di quelli coinvolti, in modi diversi, in questo fatto. Alcun di loro frequentavano la mia famiglia e quindi ero stato davvero a contatto con la vicenda.

L’articolo con cui il quotidiano di Roma annunciava quella che poi fu definita una strage. L’indagine lunghissima e travagliatissima riempì i quotidiani e i telegiornali per molti anni a seguire, per non parlare di reportage giornalistici più o meno sensazionalistici che periodicamente apparirono in tv. Per i ragazzi nati nel nuovo secolo è però solo un eco lontano di qualcosa di torbido mai chiarito ancora oggi, una delle tante pagine oscure della storia italiana recente.

Però nessuna di queste persone ha mai detto di conoscere la causa del disastro. Nessuno sapeva davvero cosa fosse successo. Anzi, proprio loro avrebbero voluto ardentemente saperlo.

Ognuno conosceva la propria piccola parte.

Si era perso un aereo. Era scomparso dai radar. Erano state avviate le procedure di ricerca previste in questi casi. Di più non si sapeva.

Nei giorni successivi tutti noi cercavamo sulle pagine dei quotidiani gli sviluppi delle ricerche, in attesa di conoscere la verità.

Quella che ancora oggi manca all’appello.

Non senza difficoltà, dopo che il 96% dei rottami del velivolo erano stati recuperati e riassemblati in un simulacro presso un hangar dell’aeroporto militare di Pratica di Mare; una volta terminate le inchieste e le indagini tecnico-scientifiche, nel 2006 il velivolo fu trasferito e sistemato, grazie al contributo dei Vigili del Fuoco di Roma, nel Museo della Memoria di Ustica, approntato appositamente a Bologna, la città da cui il velivolo era decollato. Questa foto ritrae proprio quel luogo.

Diciamo subito che in questo libro la verità non viene rivelata. E, per ammissione degli stessi autori, non è questo lo scopo che si erano prefissi nello scriverlo.

Il loro intento è contenuto nelle ultime tre righe della presentazione della quarta di copertina: “Questo libro vuole ripercorrere quanto accaduto dal 1980 a oggi separando i fatti dalle false notizie. Perché non può esistere alcuna verità laddove il verosimile viene confuso con il vero e le opinioni tradiscono le fonti documentali della storia”.

Ho letto tutto il contenuto con grande interesse e posso dire che lo scopo di separare i fatti dalle false notizie, quelle che oggi si chiamano “fake news”, è stato raggiunto. Gli autori hanno sistematicamente preso in esame ogni singolo elemento, spiegandolo con la perizia che soltanto uno storico e un pilota sperimentale, uniti nel compito, possono fare. Hanno separato i fatti dalle chiacchiere di corridoio, che nel corso degli anni avevano assunto il rango di fatti inconfutabili, ad opera dei media e della loro autorevolezza. Hanno indicato, dove possibile, quali interessi politici avevano sostenuto le varie tesi, anche quando queste erano perfino assurde.

Il velivolo Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, identificato come volo IH870, era decollato dall’aeroporto di Bologna – Borgo Panigale e stava volando all’interno dell’aerovia denominata “Ambra 13” diretto all’aeroporto palermitano di Punta Raisi; perse il contatto radio con il controllo del traffico aereo sito sull’aeroporto di Roma-Ciampino, responsabile in quel settore e scomparve anche dagli schermi radar degli operatori dei centri radar Poggio Ballone, Grosseto, Ciampino e Licola che ne potevano osservarne la condotta di volo.

Hanno addirittura messo in luce l’opera dei cosiddetti periti, che veri periti non erano, ma che hanno prodotto documenti autorevoli, usati in tempi successivi come riferimento per ulteriori “analisi”.

Ci sono volute tutte le 368 pagine del libro per passare in rassegna la gran quantità di fango che si era accumulato nel corso dei decenni.

Gli autori sembrano orientati verso una delle ipotesi, quella della bomba a bordo. Anche se si sa chi potrebbe aver avuto interesse a compiere una cosa del genere, si sapeva anche all’epoca, nessuno ha mai rivendicato nulla e con gli elementi disponibili non si può provare veramente alcunché.

Tutte le ipotesi restano ancora aperte e lo resteranno finché qualcosa di nuovo, di risolutivo, non verrà fuori.

Non so se l’ipotesi della bomba sia quella giusta oppure no. Come ripeto, ad oggi la verità è ancora celata chissà dove. Non so nemmeno se verrà mai fuori.

Però, per chi fosse interessato a vedere un po’ più chiaramente i fatti, ben separati dalle fake news, questo libro è indispensabile.

Dopo, ognuno si potrà fare la propria idea personale.

 



Recensione a cura di Evandro A. Detti (Brutus Flyer).

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR


Ustica, i fatti e le fake news

Ustica, i fatti e le fake news





Atterrati!



 

Logo Racconti Tra Le Nuvole

 

 

E’ felicemente atterrata, come da piano di volo, domenica 30 giugno alle ore 23:59 e 59 secondi locali, meridiano del centro d’Italia, la VIIa edizione del Premio letterario RACCONTI TRA LE NUVOLE, ossia è scaduto il termine ultimo di presentazione dei racconti per partecipare al Premio, unico nel suo genere, che si prefigge di diffondere la cultura aeronautica nonché la memoria storica aeronautica attraverso la scrittura creativa.

Gli organizzatori del Premio, l’HISTORICAL AIRCRAFT GROUP (HAG, appunto) benemerita associazione composta dagli appassionati di volo che recuperano e fanno volare aeromobili storici dal passato glorioso e VOCI di HANGAR, il sito web di letteratura aeronautica e non solo, hanno sfatato il mito della crisi del settimo anno grazie alla collaborazione della prestigiosa rivista aeronautica VFR AVIATION, a una sinergia con la FISA (Fondazione Internazionale per lo sviluppo aeronautico) e il supporto economico di VR MEDICAL, azienda farmaceutica che ha sviluppato dei prodotti per il trattamento non chirurgico dell’artrosi, fratture ossee, tendiniti e neuropatie, oltre alla salute della donna. Non ultimo, da quest’anno, si è presa anche cura della nuova letteratura aeronautica italiana.

Numerosi i racconti giunti nell’ultimo giorno utile (ben dieci!) tanto che la Segreteria li sta ancora vagliando prima di darne ufficialmente il “ricevuto” e, ad ora, non ci è ancora dato sapere il numero complessivo dei testi partecipanti a questa edizione. Purtroppo alcuni racconti non stati accettati dalla Segreteria del Premio in quanto non conformi ai requisiti previsti dal regolamento del Premio, in particolare a quello fondamentale secondo cui il testo presentato deve essere un racconto anziché una fiaba/favola.

Diversi gli autori/autrici che per la prima volta si sono lanciati senza paracadute in questo confronto letterario come pure numerosi sono gli affezionati narratori/narratrici che hanno inviato i loro racconti sebbene con all’attivo già diverse partecipazioni al Premio con risultati, in taluni casi, anche assai notevoli. Benvenuti ai primi, bentornati ai secondi.

Sono inoltre pervenuti alcuni racconti, indubbiamente più audaci di altri, che hanno quale protagonista il personaggio storico scelto per questa edizione, l’ing. Celestino Rosatelli, e dunque godranno di un bonus supplementare rispetto agli altri.

Al momento, la giuria del Premio, è impegnata nel febbrile lavoro di lettura e valutazione del materiale ricevuto. Ai giurati, provenienti dal mondo dell’editoria e del volo, spetta dunque l’ingrato compito di decretare i 3 vincitori e i 17 finalisti della sezione letteraria i cui racconti costituiranno il contenuto dell’antologia del Premio pubblicata da Logisma che ormai è l’editore del Premio per antonomasia. Gli altri racconti, tutti classificati indistintamente in una virtuale XXIma posizione, troveranno ospitalità nel grande hangar di VOCI DI HANGAR, appunto.

Appuntamento perciò al 01 agosto per apprendere il nome dei 20 finalisti e dei XXImi classificati.

Un sincero ringraziamento a quanti si sono cimentati nella scrittura di soggetti aeronautici; dalla Segreteria del Premio giunga loro il nostro più che mai beneaugurale “in becco all’aquila”.

La Segreteria del Premio

 

Per qualsiasi informazione:

www.raccontitralenuvole.it

www.vocidihangar.it



 

In corto finale

Logo Racconti Tra Le Nuvole

E’ ormai in corto finale la VIIa edizione di RACCONTI TRA LE NUVOLE, il premio letterario organizzato dall’associazione di velivoli storici HAG, Historical Aircraft Group, e dal sito di letteratura aeronautica VOCI di HANGAR con la collaborazione della rivista VFR AVIATION e della FISA, Fondazione Internazionale per lo sviluppo aeronautico e il supporto economico di VR MEDICAL, azienda farmaceutica che ha sviluppato dei prodotti per il trattamento non chirurgico dell’artrosi, fratture ossee, tendiniti e neuropatie, oltre alla salute della donna. Per ultimo si sta prendendo anche cura della nuova letteratura aeronautica italiana.

L’azienda farmaceutica che ha sviluppato lenti a contatto innovative e prodotti specifici per la loro cura, prodotti terapeutici e chirurgici per l’ortopedia e medicina dello sport e tecnologie avanzate per la guarigione delle lesioni cutanee

Rimane ancora una settimana all’atterraggio di questa edizione che – lo ricordiamo – giungerà in aeroporto domenica 30 giugno alle ore 23:59 e 59 secondi, ora locale di Rieti (centro d’Italia). Dunque vi esortiamo a rompere gli indugi e inviarci il vostro racconto corredato di sinossi, biografia e scheda di partecipazione.

Ai fini squisitamente statistici, vi preghiamo altresì di comunicarci il canale attraverso il quale avete conosciuto il Premio (passaparola, sito web, Facebook, newsletter, ecc); potrete inserire questa informazione di servizio nella e-mail con cui invierete il materiale di partecipazione.

Al momento sono giunti alla Segreteria del Premio circa 30 racconti ma confidiamo che altrettanti ne arrivino in questa manciata di giorni che mancano al termine ultimo di presentazione.

L’associazione italiana che promuove lo sviluppo, la diffusione e l’approfondimento di tutte quelle tematiche inerenti il patrimonio culturale e tecnologico che gli aeromobili rappresentano. Un gruppo di piloti o semplici sostenitori simpatizzanti che si prefiggono di cercare, valorizzare e restaurare in condizioni di volo aeromobili storici

I contenuti e gli stili sono i più diversi, variegato il livello qualitativo, la lunghezza medio-breve e dunque si profila una valutazione assai problematica da parte della giuria.

Per inciso, sono giunti anche alcuni racconti che hanno come protagonista l’ing. Celestino Rosatelli, il personaggio storico di questa edizione.

A questo punto vi preghiamo di rompere gli indugi e inviarci il vostro racconto non appena avrete terminato l’ennesima rilettura, possibilmente non a ridosso della mezzanotte dell’ultimo giorno utile. Comprendiamo che difficilmente vi vorreste separare da un testo scritto fra mille dolori e sudori creativi o che pure amate come un figlio … tuttavia lasciate che il vostro racconto viva di vita propria e che cresca sano e forte lettura dopo lettura.

A scanso di essere ripetitivi, vi ricordiamo inoltre quali sono i requisiti fondamentali che la vostra composizione narrativa dovrà rispettare affinché possa essere accettata e dunque possa confrontarsi con le altri composizioni:

  • anzitutto si deve trattare di un racconto.

Apparirà una vera banalità ma occorre precisarlo, credeteci.

Il Premio – non a caso – si chiama: “RACCONTI tra le nuvole” e dunque di racconti si deve trattare. Non sono ammesse favole o fiabe, testi giornalistici o epistole.

Ad esempio, un racconto che inizi con la fatidica frase: “C’era una volta …” non può rispondere al requisito giacché, questo è il prologo universalmente riconosciuto di una fiaba/favola.

Altro esempio: soggetti inanimati o animali non possono dialogare tra loro o con umani in quanto questa è un’altra prerogativa delle fiabe/favole. Allo stesso modo spiritelli vari, alberi parlanti e nuvole canterine non appartengono all’universo dei racconti.

Sono tuttavia ammesse delle deroghe. Se ad esempio una favola o uno stralcio di favola fosse inserita all’interno di una composizione in quanto funzionale alla narrazione, alla definizione dei personaggi o in qualità di citazione, ebbene, in tal caso, quella composizione sarebbe assimilabile ad un racconto – seppure al limite di regolamento – e dunque sarebbe ammessa a partecipare.

E’ un editore con una valida collana a carattere aeronautico nella quale vicende moderne e piu`lontane nel tempo si alternano. Si è occcupata della stampa e della diffusione dell’antologia del Premio.

Ugualmente, se un aeroplano o un uccello esprimessero delle sensazioni, punti vista evidentemente assai originali o narrassero vicissitudini di cui sono stati testimoni o addirittura protagonisti … beh, anche questo tipo di testo sarebbe riconducibile ad un racconto, seppure al limite di regolamento e quindi ammissibile.

  • il racconto deve essere inedito.

Non può essere stato già presentato in altre edizioni del Premio né pubblicato on-line o in riviste, raccolte di racconti e giornali. In altri termini non deve esserne disponibile una versione stampata o digitale. Ne fa fede la l’autocertificazione dell’autore in coda alla scheda di partecipazione da accludere al racconto.

Non sono altresì accettabili riscritture o rielaborazioni anche parziali del testo se già pubblicato.

  • il racconto deve essere a tema aeronautico nell’accezione più ampia del termine.

Poiché l’astronautica (o cosmonautica, come preferite) è una branca dell’aeronautica, potranno essere presentati racconti che abbiano per soggetto anche lo spazio, sonde spaziali e viaggi nel cosmo profondo.

Quest’anno in particolare ricorre il cinquantenario del primo allunaggio umano e dunque racconti a tema spazio – immaginiamo – saranno numerosi. Essi potranno essere regolarmente inviati senza indugio alcuno in quanto rispettosi del regolamento.

Per l’intanto attendiamo fiduciosi i vostri racconti e se qualche dubbio dovesse tormentare la vostra creatività narrativa … beh, non esitate visitare:

         www.raccontitralenuvole.it                                                   www.vocidihangar.it

 

Ecco invece il bando :

Logo Racconti Tra Le Nuvole Bando Premio letterario Racconti fra le nuvole 2019



e la scheda di partecipazione:

Logo Racconti Tra Le Nuvole

Scheda di partecipazione Racconti fra le nuvole 2019

 



 

 

Il Gruppo Buscaglia

titolo: Il Gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani

autore:  Martino Aichner – Giorgio Evangelisti

editore: Longanesi & Co

anno di pubblicazione: 1967

ISBN:  non disponibile

 





Questo libro va ai giovani italiani di oggi e di domani, perché sappiano che tra noi giovani di ieri vi fu chi operò in guerra con capacità e serietà.

Un manipolo di questi giovani che, certamente, ha ben meritato della patria, costituiva il gruppo autonomo aerosiluranti Carlo Emanuele Buscaglia.

I fatti narrati sono veri e documentati, i caratteri dei protagonisti, messi a fuoco dalle lente di venticinque anni, sono veri: l’insieme rappresenta le illusioni e le delusioni di questo gruppo di uomini

 

Il Gruppo Buscaglia riunito davanti al S79 Sparviero per la foto di rito che è rimasta nella storia dell’aviazione

Si avvia con questa breve premessa il libro scritto a quattro mani da Martino Aichner e Giorgio Evangelisti dedicato ad uno dei più gloriosi reparti della Regia Aeronautica. Un reparto – strano a dirsi – non da caccia ma che, al pari di quelli ben più blasonati da caccia, si distinse nel corso della II Guerra Mondiale per audacia e senso del dovere anche e soprattutto per merito del suo ufficiale al comando, Carlo Emanuele Buscaglia, appunto, riconosciuto a tutti gli effetti come uno dei più grandi assi italiani nella storia dell’Arma Azzurra.

In verità, sebbene il titolo intenda abbracciare la storia degli aerosiluranti italiani, è innegabile che il protagonista assoluto di questo volume di 236 pagine (in formato pocket) sia proprio il suo comandante.

Giorgio Evangelisti così sintetizza la figura di Buscaglia e, in definitiva, il contenuto del volume:

La retrocopertina del volume in formato “tascabile”o, usando una termine anglofono ormai di uso corrente, “pocket” che fu la fortuna della casa editrice Longanesi. Sebbene la copia del libro in nostro possesso risalga al 1972, sappiamo per certo che la prima edizione fu pubblicata attorno alla fine del 1967: lo testimonia la breve prefazione a cura dell’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, al secolo Aldo Remondino, che costituisce un valore aggiunto al volume. Completano la narrazione: un bel trittico di un S79 Sparviero nonché una tabella che pone a confronto le caratteristiche principali di tutti i velivoli aerosiluranti utilizzati dai belligeranti della II Guerra Mondiale.

Il primo aprile 1942 assunse il comando del 132° gruppo autonomo aerosiluranti. Aveva soltanto 26 anni, era capitano, aveva vissuto mille avventure, si era coperto di gloria e aveva ricevuto numerose ricompense al valore; per la regia aeronautica egli rappresentava non soltanto un esempio di virtù militare da imitare, ma addirittura un simbolo, una bandiera da seguire: Il reparto di nuova formazione che venne posto ai suoi ordini era costituito dalla 278° squadriglia aerosiluranti (quella dei quattro gatti) e dalla 281° che sotto il suo comando aveva già operato con tanto successo nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale. Di queste due gloriose squadriglie Buscaglia, con le sue innate doti di comando, seppe fare un tutto omogeneo, un’arma formidabile che si impose all’ammirazione e al rispetto del nemico.

Di questo reparto in particolare, tratta questo libro.

La copertina interna del libro. Di questo volume esistono diverse edizioni, pocket e in brossura, con diverse foto di copertina, edite dall’editore Longanesi e nel 2008 da Mursia. Dunque non vi sarà difficile recuperarne una copia. Sì, perché questo è uno di quei libri che non può mancare nella libreria di un appassionato di storia dell’aviazione italiana, al di là degli orientamenti o delle simpatie politiche. E’ semplicemene un libro di storia, storia vissuta e raccontata in prima persona – almeno a nostro parere – con obiettività e senza alcuna enfasi.

L’immagine più vivida o, se preferite, la descrizione più attendibile di Buscaglia, ce la rende però l’altro autore, Martino Aichner, che, nato a Trento, classe 1918, fu scelto dallo stesso asso quale suo aiutante maggiore e dunque partecipò attivamente a tutte le operazioni del gruppo, sempre a stretto contatto del suo pilota più carismatico, quel Buscaglia assurto agli onori della propaganda fascista per aver dato prova – indubbiamente – di ardore guerresco ma anche di perizia tecnica e acume tattico.

Così infatti ne tratteggia la figura la medaglia d’oro al valor militare Martino Aichner:

Era l’asso degli aerosiluranti italiani e probabilmente anche di tutti i belligeranti, con 26 azioni di siluramento; 26 volte nel fuoco di sbarramento e sempre sotto, con un’onestà di condotta che poteva risalire soltanto a fanatismo o a senso del dovere senza limiti. E io posso testimoniare che Buscaglia non era un fanatico.

Il fotoritratto di Carlo Emanuele Buscaglia

Nelle prime pagine del libro è presente un sedicente ritratto fotografico dell’asso italiano ma lo riteniamo di pessima fattura, praticamente inguardabile. Fortunatamente nel web sono disponibili alcune istantanee che ci hanno consegnato la vera immagine di Buscaglia, tuttavia ci piace osservarlo attraverso gli occhi di Aichner che così lo descrive:

Nato a Novara, nel 1915, Carlo Emanuele Buscaglia aveva allora 26 anni. Era un giovane alto, robusto, dal viso regolare con una leggera fossa nel mento, uno sguardo tagliente che aggrediva l’interlocutore con una espressione decisa e più vecchia della sua giovane età. […]

A questo punto verrebbe da pensare che l’autore del libro fosse letteralmente affascinato dal suo comandante, che addirittura lo idolatrasse nonostante egli non fosse un carattere propriamente facile; è pur vero che Aichner scrisse questo libro a distanza di ben venticinque anni dagli eventi narrati e dunque con sufficiente freddezza e – immaginiamo – adeguata obiettività. In effetti, questo è quanto ci confida l’autore circa il suo ufficiale superiore:

Si son dette tante cose sul carattere di Buscaglia, e poiché egli fu elevato a simbolo del combattente alato italiano della seconda guerra mondiale, come lo era stato Baracca nella prima, evidentemente su di lui si sono puntati maggiormente gli sguardi e gli strali della critica. Era certamente un uomo normale, con i difetti di ogni creatura. L’elemento del carattere che lo faceva superiore a qualsiasi altro era l’incredibile forza di volontà dimostrata in ogni occasione.

La Medaglia d’oro al valor militare fu attribuita a Martino Aichner, qui ritratto in una rara fotografia dell’epoca della guerra, con la seguente motivazione: “Partecipava, quale capo equipaggio di apparecchio aerosilurante, alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia nei giorni 14 e 15 giugno 1942 nel Mediterraneo. Incurante della violenta reazione contraerea che gli danneggiava gravemente l’apparecchio, portava decisamente l’attacco ad un cacciatorpediniere nemico, che colpiva con grande precisione, affondandolo. Nuovamente colpito dalla reazione avversaria, ammarava con grande perizia, rendendo possibile il salvataggio del personale di bordo. Cielo del Mediterraneo, 14 – 15 giugno 1942”

D’altra parte – ci tiene a precisarlo Aichner nel corso della sua ricostruzione storica – il comandante Buscaglia partecipò a tutte le missioni operative del suo reparto, sempre al comando della sparuta manciata di uomini e di aerosiluranti impegnati nelle sortite diurne o notturne, sempre in testa, in prima fila con il suo velivolo, a capo del suo equipaggio. Espressa in questi termini può apparire un mero aspetto propagandistico o una manifestazione gratuita di vana gloria … ebbene lo stesso Aichner riporta con identica schiettezza che:

L’unica foto disponibile nel web che ritrae l’autore con al petto la sua medaglia. Gli fu conferita il 07/04/1988. Al momento dell’azione che gli valse la massima onorificenza militare, Martino Aichner aveva il grado di Sottotenente. Avete letto bene: 1988, giusto appunto qualche anno dopo aver affondato il cacciatorpediniere britannico  Bedouin.

La media delle azioni di siluramento da cui si può tornare vivi è di tre

ossia dopo tre missione di volo operativo l’aerosilurante era destinato inesorabilmente ad essere abbattuto dal feroce fuoco contraereo o dalla caccia nemica. Sorte che – per inciso – sarà impietosa verso lo stesso autore e, neanche a dirlo, anche per il comandante Buscaglia. Ma delle loro vicissitudini avrete modo di leggere nel libro e dunque non anticiperemo altro.

Certo è che l’asso degli aerosiluranti fu davvero un ottimo comandante sebbene Aichner non ne esalti le doti di pilota se paragonato ad altri eccelsi “manici” in forza al reparto. Questo era l’uomo Buscaglia:

Il comandante si interessava di tutto: andava a assaggiare il rancio della truppa e dei sottufficiali, visitava ogni giorno le baracche degli alloggiamenti, gli ammalati in infermeria, l’officina dei siluristi. Controllava di persona la messa a punto dei siluri e dei motori e seguiva tutto come il capo di un’industria segue il proprio stabilimento.

L’S79 Sparviero, assieme a Carlo Emanuele Buscaglia, è il protagonista indiscusso di questo libro. Così ne parla Martino Aichner: ”Sembra incredibile; nell’ala destra c’è uno squarcio enorme e un alettone è quasi staccato, non riesco come abbia potuto navigare per oltre quattrocento chilometri in quelle condizioni […] certo questo bel velivolo è un formidabile incassatore, gli accarezzo il bordo dell’ala inconsciamente quasi per esprimere il mio riconoscimento per la sua bravura” Questa foto ritrae un S79 che, probabilmente colpito dalla contraerea o dalla caccia, è ammarato in acqua. Avendo l’ala costruita in legno, il velivolo era capace di galleggiare per diversi minuti, sufficienti all’equipaggio per mettersi in salvo. Sorte che, peraltro, capitò almeno due volte a Martino Aichner.

Buscaglia inoltre, nonostante le apparenze di “fegataccio” impavido, era uomo estremamente assennato e aveva un’elevatissima considerazione dei suoi uomini al punto che, lo riporta sempre l’autore, gli fece questa confidenza:

“Gli avieri” mi disse un giorno, ”hanno più bisogno di essere assistiti di noi ufficiali. Guai se un soldato non si sente protetto e difeso dal proprio ufficiale; le loro necessità e le loro esigenze sono più semplici, ma più urgenti delle nostre. E se un ufficiale non dà l’esempio nel momento del pericolo o della difficoltà, che cosa si può pretendere dal soldato?”

Nonostante questo, a distanza di tanti anni da quei giorni di guerra, oggettivamente, ci viene difficile pensare che il nostro comandante non fosse un esaltato o un invasato del regime fascista, al centro di una propaganda di cui era diventato simbolo e al contempo vittima, suo malgrado. L’autore invece, ci tiene a precisare che:

Buscaglia non fece mai segreto delle scarse simpatie per il fascismo. Egli aveva una viva ammirazione per Mussolini come uomo e come capo […] ma disprezzava, e lo diceva apertamente, tutte le bardature del regime, la pomposità, la retorica […]

Questa è la testimonianza che ci ha reso Aichner al netto di alcuni episodi illuminanti in cui il comandante non le mandò certo a dire ai suoi superiori incompetenti o prendendosi gioco del gerarca di turno. Perché, come ci rivela sempre l’autore a proposito di Buscaglia:

Il suo motto era il mazziniano: “Dio, patria e famiglia”. Nella completezza e nell’umiltà di questi tre simboli egli trovava l’ispirazione e la forza per la sua azione, portata avanti con tenacia e un coraggio difficilmente concepibili se non legati alla fede di un grande ideale.

Ovviamente anche gli altri ufficiali piloti membri del Gruppo autonomo non erano meno del suo fondatore e molti di loro, come lui, non giunsero vivi alla fine del conflitto. Tra loro ricordiamo in particolare Giulio Cesare Graziani e Carlo Faggioni solo per citarne alcuni. Ma di loro avremo occasione di parlare con il pretesto di recensire altri libri a loro dedicati o scritti addirittura di loro pugno.

Tornando a “Il Gruppo Buscaglia e gli aerosiluranti italiani”, occorre precisare che il libro è strutturato in tre sezioni nettamente distinte di cui la prima e l’ultima sono curate da Giorgio Evangelisti mentre quella centrale è appannaggio di Marino Aichner. Il primo si è preoccupato di fornire le necessarie premesse a proposito della storia degli aerosiluranti e su cosa accadde dopo il fatidico 8 settembre 1943, il secondo ha raccontato la sua vicenda personale che va dal suo arrivo al reparto aerosiluranti fino alla sua uscita a seguito del suo abbattimento con conseguenti ferite di guerra.

La lettura di questo libro è veloce e appassionante perché la prosa degli autori è fluida e assai piacevole. Quella di Evangelisti è tipica del giornalista che ha l’onere di collocare storicamente le vicende narrate dal suo compagno editoriale. D’altra parte era necessario creare un contesto, attribuire un contorno temporale con connotazioni tecniche alle attività del 132° Gruppo Autonomo Aerosiluranti e – dobbiamo ammetterlo – che lo scopo è raggiunto perché questa parte del volume, sebbene meno appassionante, è certamente utile alla comprensione di quanto accadde.

L’S 79 Sparviero, soprannominato “Gobbo maledetto” per via della gobba posta appena dietro  la cabina di pilotaggio e resasi necessaria per alloggiare la mitragliatrice dorsale, era una macchina che aveva mietuto record di velocità e di distanza prima del conflitto ma la sua conversione in velivolo militare non fu altrettanto felice sebbene si dimostrò un ottima macchina che tenne botto durante tutto il conflitto. I cacciatori alleati ricordano che, nonostante fossero certi di averlo colpito in più punti, era un aeroplano che, inspiegabilmente, non riuscivano ad abbattere. La spiegazione la scoprirono dopo il conflitto: il velivolo aveva la fusoliera in tubi saldati ricoperta per lo più di tela e dunque le pallottole la attraversavano senza apparenti danni. In realtà gli equipaggi rimanevano pesantemento o mortalmente feriti e solo la loro tenacia e l’attaccamenteo alla vita li riportava spesso all’aeroporto di partenza. ​Quello ritratto è uno dei due esemplari recuperati in Libano. E’ stato restaurato proprio con le insegne della gloriosa 278° Squadriglia Aerosiluranti comandata da Carlo Emanuele Buscaglia ed è da molti anni uno dei velivoli più prestigiosi e splendidamente conservato nell’hangar Badoni del Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, sulle rive del Lagi di Bracciano, a pochi chilometri da Roma. 

 

La prosa di Aichner, benché più evocativa, è decisamente articolata in quanto alterna stralci di racconto in prima persona a parti con discorso diretto inframezzate anche dal testo giornalistico stilato da terze persone. In altri termini, non è assolutamente una raccolta di memorie bensì un narrare con molti dialoghi, quasi fosse un romanzo. Probabilmente la parte più statica della narrazione è quella relativa alla corrispondenza con gli ufficiali britannici e con l’Ammiragliato britannico che gli convalidarono ufficialmente l’affondamento del cacciatorpediniere britannico Bedouin e che gli valsero la medaglia d’oro al valor militare. Nel 1988. In realtà una medaglia d’argento al valor militare gli era stata conferita per lo stesso episodio da Mussolini in persona in quanto che la Regia Marina italiana aveva reclamato per suoi meriti l’affondamento del naviglio da guerra in questione.

Tornando alla prosa di Aichner, occorre ammettere che è moderna e per nulla faziosa, non sembra neanche scritta da un autore che ha ricevuto un’istruzione classica durante gli anni ’30; egli era divenuto avvocato prima dello scoppio della guerra e, appassionato di volo, si era brevettato divenendo eroe per caso.

I siluri aerei erano il vero anello debole degli aerosiluranti italiani in quanto, spesso e volentieri, non andavano a segno benché gli equipaggi si impegnassero al massimo per colpire il naviglio avversario (principalmente cargo e, in secondo ordine, militare). Lanciare il siluro richiedeva un incommensurabile sangue freddo e il risultato era spesso vano. Anche il caricamento dei siluri era assai macchinoso, ricorda Aichner, in quanto, almeno all’inizio, non erano disponibili gli appositi carrelli per il sollevamento meccanico dei siluri pesanti circa mille chilogrammi. Ciò rendeva lungo e assai faticoso il munizionamento dei velivoli con grandi sacrifici da parte del personale tecnico, spesso costretto ad operare in condizioni climatiche estreme o con il rischio di subire attacchi da parte dei velivoli nemici.

Martino Aichner ci ha lasciato già alcuni anni orsono dopo che, tornato alla vita civile, fondò la Aersud elicotteri, azienda sussidiaria italiana della  Aérospatiale francese. Sen non altro, egli ebbe il tempo di rivedere il suo SM 79 Sparviero, sebbene con la livrea dell’Aviazione Libanese, recuperato e restaurato all’interno del Museo Caproni di Trento. A imperitura memoria, la città di Trento ha onorato questo illustre cittadino con una strada che porta il suo nome. Con tanto di targa segnaletica che ricorda la sua medaglia d’oro al valor militare.

Di Giorgio Evangelisti non sapremmo dire granché tranne che la sua compartecipazione a questo volume è stato probabilmente uno dei suoi primi lavori editoriali, notevole prologo – non c’è che dire – di quella che poi si è sviluppata come una strepitosa carriera giornalistica.

Nel web non siamo riusciti a trovarne uno straccio di biografia, tuttavia sappiamo esserlo ancora in attività; ad oggi egli è autore di decina di volumi storico-aeronautico e dunque gli va riconosciuto di essere uno dei più prolifici e lodevoli divulgatori di storia dell’aviazione. Una sentito grazie da parte nostra e di tutti gli appassionati del settore.

In conclusione – la storia ce lo insegna – il Gruppo Buscaglia pagò un tributo elevatissimo in termini di uomini e mezzi come pure è certo che le azioni del reparto, benché spesso vanificate da guasti tecnici dei siluri (e forse anche da sabotaggi), furono dichiarate dall’ammiraglio Cunningham, comandante in capo della Marina britannica del Mediterraneo, una vera spina nel fianco degli Alleati, in particolare dei convogli che, da Gibilterra, rifornivano Malta e il Nord Africa. Dunque onore delle armi al quel gruppo di piloti che, come ricorda il sottotitolo della copertina, erano

i più spericolati: si gettavano negli sbarramenti micidiali della contraerea sino a sfiorare le navi nemiche per poterle affondare.

Il logo del Gruppo Buscaglia era estremamente evocativo dello stato del reparto: quattro gatti con la coda ritta e le unghie piantate su un siluro intenti a lanciarlo ancora tra le nuvole e in piena velocità. Era la sintesi fumettistica di un reparto che all’inizio era nato quasi per scommessa, composto da pochi piloti (quattro gatti, appunti e peraltro destinati a fare una brutta fine) che lanciavano il proprio ordigno trattenuto fino all’ultimo (con le unghie e con i denti) per metterlo a segno.

A distanza di più di settanta anni da quei giorni lontani, le gesta degli aerosilurantisti italiani si fanno sempre più sbiaditi; coloro che vissero quei giorni ci hanno ormai lasciato sotto l’inclemenza del tempo inesorabile mentre le generazioni attuali – a torto o a ragione – preferiscono curarsi più delle prodezze sportive del calciatore di turno o della diva al centro del chiacchiericcio effimero dell’universo digitale … ma tant’è. Grazie al cielo e – diciamolo pure – per merito di tanti uomini di buona volontà, è scoppiata la pace da molti anni ormai. Ciononostante il libro di Aichner/Evangelisti rimane lì, scolpito nelle pagine a perenne memoria di quanto accadde, a testimonianza dell’audacia e del senso dell’onore di uomini che sono d’esempio nei periodi storici – sempre più frequenti, è innegabile – in cui vengono meno i valori di amor patrio e di appartenenza alla comunità italiana tutta.

Vi dobbiamo confessare che chiudiamo la stesura di questa recensione mentre, per un caso assolutamente fortuito, scorrono in diretta, in televisione, le immagini della parata militare ai Fori Imperiali di Roma in occasione della giornata in cui si festeggia la Repubblica italiana. La lettura di questo volume era cominciato diversi giorni orsono ma è alla vista dei reparti in grande spolvero e soprattutto al passaggio delle Frecce Tricolore con la loro bandiera verde-bianca-rossa più lunga del mondo che ci sorge più forte il senso di orgoglio da una parte, e di riconoscenza dall’altra, nei confronti di chi ha sacrificato la propria esistenza per difendere l’onore della patria.

La recensione di questo libro dalle pagine ormai ingiallite è dunque il pretesto per consigliare una piacevole lettura ai visitatori del nostro hangar e al contempo – in tutta serenità – per mantenere vivida una pagina della nostra storia davvero memorabile.



Recensione a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR

Didascalie a cura della Redazione di VOCI DI HANGAR



Attenzione: Non esiste il Tag Autore Martino Aichner–Giorgio Evangelisti

Libro Il Nuovo Manuale del Volovelista di Guido Enrico Bergomi
Nuovo Manuale del Volovelista
Libro Cesare Carra - Una vita troppo breve dedicata al Volo
Cesare Carra - Una vita troppo breve dedicata al Volo
La Guerre Vue du Ciel
La Guerre Vue du Ciel

Zingari del Cielo
Gregory "Pappy" Boyington - L'asso della bottiglia
L'asso della bottiglia
Sopravissuto - Louis Zamperini
Sopravissuto
Fuori Campo - Antonio Colombi - Foto in Copertina
Fuori Campo
Avventure di un Pilota nella Compagnia di Bandiera - Guido Enrico Bergomi - Copertina
Avventura di un pilota nella compagnia di bandiera negli anni 60-70
Vivo per Miracolo - Guido Enrico Bergomi - Copertina
Vivo per Miracolo
Pionieri dell'Aviazione - Storia di un'associazione - Ferrante e Bacchini - Copertina
Pionieri d'Aeronautica - Storia di un'associazione
Azzurro Perfetto - Sergio Barlocchetti - Copertina Mini
Azzurro Perfetto
7 giorni tra le nuvole - Giuseppe Santucci - Copertina
7 giorni tra le nuvole
Il cane e l'arte del volo a vela - Maurizio Landi - Copertina
Il cane e l'arte del volo a vela
Copertina del libro "Oltre le nubi il sereno"
Oltre le nubi il sereno - L'uomo che visse tre volte
Cieli e Mari - copertina
Cieli e Mari - Le grandi crociere degli idrovolanti italiani (1925-1933)
Storia di un aeroporto - Da Roma Littorio a Roma Urbe - Alfredo Stinellis - Copertina Fronte
Storia di un Aeroporto - Da Roma Littorio a Roma Urbe
Biplano - Richard Bach - Copertina
Biplano
Un dono d'ali - Richard Bach - Copertina
Un dono d'ali
Andrà Bene Di Sicuro - Alessandro Soldati - Copertina in evidenza
Andrà bene di sicuro
Ali e Poltrone - Copertina
Ali e Poltrone
La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione di Nobile - Felice Trojani - Copertina
La Coda di Minosse - La verità sulla spedizione Nobile
Vittoria tra le nuvole - V.M. Yeates - Copertina
Vittoria tra le nuvole - V.M. Yeates
In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo - Copertina in evidenza
In volo sopra il mondo - Angelo D'Arrigo
In volo senza confini - Laura Mancuso - Copertina
In volo senza confini - Laura Mancuso
Bomba a bordo - Penna Alata - Copertina
Bomba a bordo - Penna Alata

La virata

La grande giostra

Ali di travertino

Fuoco dal cielo

La mia parte di cielo

Elisa Deroche alias Raymonde De la Roche

Gagarin

Il mistero dei cosmonauti perduti

La via del cosmo - Non c'è nessun Dio quassù

Avventure in punta di ali

Meteorologia Aeronautica – L’informazione meteo per piloti e assistenza al volo

L'amante della guerra

Il mio idroscalo (Orbetello)

Storia di un’avventura. Dalla trasvolata atlantica ai cieli della Cina.

I disperati

Storie della guerra aerea, della corsa allo spazio e di ciò che (in proposito) non è mai stato detto dal 1940 al 1986

Il giorno dell'aquila

Dove il tempo non era mai stato

La guerra nell'aria

Il pilota di ferro

Il padrone del cielo

L'U-2

I falchi del deserto

PASSIONE e i sogni diventano realtà

L'ultimo volo

Falco F8L

No dream is too high

Flying to the moon

Mission to Mars

Neil Armstrong - The success of Apollo 11 and the first man on the moon

The last man on the moon

Magnificient desolation

Return to Earth

La naissance d'un pilote

L'idea meravigliosa di Francesco Baracca

Amore per l’aria

Dear Bert. An American Pilot flying in World War I Italy

Capronis Farmans and Sias

I Foggiani

Ali di fantasia

La lunga notte delle aquile

Il volo dell'incursore

Forever young

Falling to Earth

Una donna può tutto

Ustica, i fatti e le fake news

Il Gruppo Buscaglia

Ustica, i fatti e le fake news





L'unico sito italiano di letteratura inedita (e non) a carattere squisitamente aeronautico.